Skip to main content

Philippe Daverio (1949-2020)

| TIZIANA CARENA

Tempo di lettura: 2 minuti

Philippe Daverio (1949-2020)

Scompare prematuramente il critico gentile. Uno storico dell’arte che ci ha fatto amare il modo di “leggere” un quadro, uno spazio architettonico, una scultura. Filosofia, arte e scienza la sua triade postmoderna, perché alla base di filosofia e scienza c’è l’ironia.

Tiziana C. Carena

Philippe Daverio, la nostra guida al mondo dell’arte che appariva come un flash nella quotidianità televisiva, è morto all’età di 70 anni, il 2 settembre. Docente e saggista, storico dell’arte, ex assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha scritto e condotto per 10 anni “Passepartout” su Rai3.

Un breve testo, Pensare l’arte, Milano, Albo Versorio, 2013, introduce ad alcuni aspetti del suo modo di intendere l’arte come momento essenziale dell’esperienza umana.

In Pensare l’arte Daverio ha scritto che gli esseri umani «quando speculano, generalmente lo fanno in tre direzioni possibili: quella filosofica, quella artistica e quella scientifica» (Pensare l’arte, p. 7).

Filosofia, arte e scienza: una triade, come quella, celebre, hegeliana: Arte, Religione e Filosofia; per Hegel Filosofia e Scienza erano una cosa sola, capace di manifestare per gradi l’essere umano e la sua aspirazione all’assoluto: l’assoluto come immagine dell’unione del finito e dell’infinito, l’assoluto come sentimento dell’unione del finito e dell’infinito, l’assoluto come piena consapevolezza razionale dell’appartenenza del finito all’infinito.

Rottura di un sapere consolidato

Ma la triade di Hegel rispecchiava il mondo culturale del Romanticismo, quando ancora il vero sembrava a portata di mano; quella di Daverio rispecchia, invece, il post-moderno; e quindi rispecchia il singolare rapporto tra arte e scienza che Daverio descrive così: alla base dell’arte e della scienza c’è l’ironia; l’ironia, un tratto antropologico e caratteriale con conseguenze filosofiche: spostamento di un dialogante sulle posizioni dell’avversario, con rottura di un sapere consolidato, di una tradizione di pensiero; arte e scienza rompono sempre con la continuità del quotidiano “fare” e il sapere assume nuove posizioni: così Pasteur intuisce la verità microbica, così Giotto intuisce la bellezza della sofferenza del Christus dolens et patiens in contrasto con la bellezza serena della statuaria greca.

L’ironia socratico-platonica rovescia le posizioni acquisite e innova, manifestandosi nel divenire dell’arte e della scienza. Picasso presenta «un feticcio africano che non ha più l’equilibrio perfetto della Grecia e riesce a essere classico – perché cita – ed espressionista in quanto cita qualcosa che non ha niente a che fare con il nostri parametri»” (Pensare l’arte, p. 16).

Secondo Daverio, noi diventiamo moderni con i Greci e con i Tedeschi: «trovare nell’antichità non il reperto, ma ciò che vive ancora»” (Pensare l’arte, p. 19). Nel presente dobbiamo trovare il punto di connessione fra passato e futuro. E qui un ruolo determinante ha giocato l’escatologia, l’attesa del Messia o del suo ritorno trasmessa dall’Ebraismo, attraverso il cristianesimo, alla cultura occidentale. Per evitare gli effetti negativi dell’escatologia (le dittature del XX secolo), secondo Daverio (Pensare l’arte, p. 27) abbiamo inventato il pensiero debole (nulla è vero; tutto è interpretazione); oggi ci troviamo di fronte a diagnosi che ci parlano di fine del pensiero (esaurito dalla penetrazione scientifica del reale) e di fine della storia (esaurita da una dimensione di “eterno presente”. Siamo vicini, dunque, a quel punto in cui il divenire potrebbe cristallizzarsi in essere. Ed è questo il problema reale che affrontano le arti e la filosofia, oggi.

Daverio lascerà un grande vuoto: uno storico dell’arte che ci ha fatto amare il modo di “leggere” un quadro, uno spazio architettonico, una scultura immergendoci in una dimensione in cui lo sguardo artistico predomina, ma non è disgiunto dalla storia e dai rapporti sociali. Anche la sua figura era arte: la scelta dei colori nell’abbigliamento, i suoi famosi papillons, i suoi occhiali rotondi che accennavano a un secolo “altro”, la sua eccentricità, il suo amore per le lingue. Un critico d’arte completo che sapeva portare l’arte del passato nel presente e l’arte del presente nel passato, che sapeva giocare artisticamente con il tempo.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.