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La filosofia del giardino

| TIZIANA CARENA

Tempo di lettura: 3 minuti

La filosofia del giardino
Omaggio a Pia Pera. A partire da Nina, Macchia e altre storie di alberi e giardini. Il giardino, con i suoi molteplici nomi e miracoli, è specchio, raddoppiamento, sdoppiamento, sosia, e alleato e antagonista e interlocutore e confessore, e spettacolo, maschera, teatro vuoto, solitudine, destino, e sacrario, epifania, porto, deriva, paradiso perduto, e però pur […]

Omaggio a Pia Pera. A partire da Nina, Macchia e altre storie di alberi e giardini. Il giardino, con i suoi molteplici nomi e miracoli, è specchio, raddoppiamento, sdoppiamento, sosia, e alleato e antagonista e interlocutore e confessore, e spettacolo, maschera, teatro vuoto, solitudine, destino, e sacrario, epifania, porto, deriva, paradiso perduto, e però pur sempre paradiso.

Nel boschetto allestito in una sala dell’Oval, nell’ambito del Salone del libro di Torino è stato presentato, il 14 maggio, il volume Nina, Macchia e altre storie di alberi e giardini (Salani, Milano, 2023) da Nicola Gardini, Cristina Palomba, Marco Vigevano.

Il giardino era, per il filosofo greco Epicuro, il luogo delle conversazioni filosofiche. Per Pia Pera (1956-2016), slavista (celebre la sua traduzione di Evgenij Oneghin di Aleksandr Puškin. Marsilio, Venezia, 2006 e la traduzione di Un eroe del nostro tempo di Michail Lermontov, Frassinelli, Milano, 1996), il giardino è una creazione artistica. Immersa nella vita cittadina, per amore degli alberi ha abbracciato la natura, considerata come un orizzonte da raggiungere che non si raggiungerà mai. Coltiverà un “giardino strano”, senza cànoni, sorta di “alter ego”. Ne parla nel suo libro L’orto di un perdigiorno (Ponte alle Grazie, Milano, 2003). La nota dominante della sua scrittura, come autrice, è l’ironia e l’autoironia.

Marco Vigevano afferma “ho conosciuto Pia come russista, con una vita cittadina, in cerca di qualcosa. Attaccata dalla SLA, ha portato nell’amore per il giardino la sua irrequietezza. Nei suoi libri: l’afflato per il giardino, il giardino come un suo ritratto a dipingere il quale dichiara di essere stata aiutata dalla propria asinella Nina e dalla cagnolina Macchia. Il giardino come suo ritratto: “amo il mio giardino non per una qualità intrinseca, ma perché ci apparteniamo”. Il giardino non è l’opposto dell’orto, ma la sua continuazione; e il giardino è anche la possibilità di autoprodurre il nutrimento.”

Il giardino diventa tutto il mondo

Particolarmente importante è ricordare la recensione pubblicata da Nicola Gardini nel domenicale del Sole 24 Ore (14 febbraio 2016) del libro Al giardino ancora non l’ho detto (Ponte alle Grazie, Milano, 2016): “Il racconto della malattia non si distingue dal canto d’amore. L’elegia trionfa nella declinazione più ambigua e complessa: il personaggio dice addio alla sua vita e dice addio all’amato. E così il giardino da realtà concreta e pulsante diventa un’allegoria, diventa tutto il mondo, tutto quello che si perde di momento in momento: è immagine della vita ed è, allo stesso tempo, immagine della fine. Il giardino, con i suoi molteplici nomi e miracoli, è specchio, raddoppiamento, sdoppiamento, sosia, e alleato e antagonista e interlocutore e confessore, e spettacolo, maschera, teatro vuoto, solitudine, destino, e sacrario, epifania, porto, deriva, paradiso perduto, e però pur sempre paradiso.” Nelle piante vive la metafora del ciclo naturale, per il quale si muore sempre ogni giorno nel mezzo di nuove vite che nascono e di vecchie vite che declinano. Il senso della physis dei pre-socratici, in altri termini.

“Il giardino che respinge tutti gli elementi architettonici, plastici e antropomorfici per giungere a una forma pura” scrive Hans Seldmayr in La perdita del centro e così Pia Pera vive il suo giardino come la straordinaria avventura di essere al mondo. Il bosco – un giardino più grande- è “la più nobile forma di chiesa”, di tempio della natura, ancora secondo Seldmayr. La natura, con il continuo nascere e morire delle sue figurazioni.

Scrive per noi

TIZIANA CARENA
Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.