Torre Annunziata, la strumentalizzazione di una tragedia
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“Quel palazzo crollato lo conoscevo bene”. Cialtroneria e incompetenza sono dappertutto
Il palazzo crollato, dicevo, lo conoscevo bene: ci viveva la mia amica e compagna di studi Patrizia Petrone, che, sono sicura, dopo quasi 30 anni continua a sognare quel balcone, quel mare che al mattino ti parla, e lo fa veramente: perché le voci dei pescatori, lì, ti arrivano direttamente dalla spiaggia, insieme al profumo delle onde.
E immancabile, ecco che gli inviati scorgono intorno al cratere delle macerie l’ombra della camorra. Intendiamoci: chi mi conosce sa che sono la prima a scagliarsi con forza contro l’abbandono dello stato, contro le infiltrazioni criminali nelle istituzioni: lo faccio in prima persona nei libri che scrivo, a lezione, nelle mie conferenze. Ma stavolta no: la camorra e il degrado e l’abbandono non c’entrano niente, mentre è più probabile che le cause prossime di questo dramma assurdo siano cialtroneria o incompetenza: perché anche queste possono essere mortali. Però dipingere la sciagura con le tinte del terzo mondo di casa nostra come hanno fatto i telegiornali non è onesto. Non è onesto farne una tragedia dialettale, una pizza coi soliti ingredienti: malaffare, degrado, criminalità. Non è onesto per le vittime, nessuna delle quali era particolarmente “degradata”: infatti erano tutte persone oneste, perfettamente (e generosamente) inserite nella comunità: studenti, professionisti, insegnanti-sindacalisti, giovani lavoratori e pensionati. E non è onesto per Torre Annunziata, che, come tutte le città ITALIANE e non solo meridionali, è piena di problemi, sì; ma è anche fatta di una comunità che reagisce, di persone che si sentono cittadine e lottano per la cittadinanza come bene comune, di energie culturali che aspirano a essere altro dal semplice folclore.
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- Serenella Iovino
- Serenella Iovino è professore ordinario di Italianistica ed Environmental Humanities alla University of North Carolina at Chapel Hill (USA).
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