Torre Annunziata, la strumentalizzazione di una tragedia

Serenella Iovino, nostra collaboratrice, ha così commentato su Facebook le reazioni al tragico crollo di una palazzina  Torre Annunziata:
A tre giorni dalla tragedia di Torre Annunziata la cosa più difficile è trovare le parole. Difficile, perché quel luogo lo conoscevo bene. L’edificio crollato è un tiro di schioppo dalla casa dove sono nata e dove continua a vivere parte della mia famiglia. Tra la nostra terrazza e quei balconi, la ferrovia borbonica e i ponti di pietra lavica. I fichi d’India, gli oleandri, le bougainvillee, una discreta presenza di munnezza, e in fondo il mare. Ci si salutava con la mano, con chi abitava lì; ci si trovava a cinque minuti di cammino sulla curva di via Gino Alfani a guardare Capri tutta azzurra, e il Monte Faito, e le luci di Sorrento. Perché di fronte a quella casa c’è uno dei panorami più belli del mondo, quello di cui Goethe scrisse parole piene di stupore che ancora stupiscono noi.
Il palazzo crollato, dicevo, lo conoscevo bene: ci viveva la mia amica e compagna di studi Patrizia Petrone, che, sono sicura, dopo quasi 30 anni continua a sognare quel balcone, quel mare che al mattino ti parla, e lo fa veramente: perché le voci dei pescatori, lì, ti arrivano direttamente dalla spiaggia, insieme al profumo delle onde.

Un problema italiano
Abbiamo sentito dai telegiornali nazionali storie di degrado, di abbandono, di terzo mondo.

E immancabile, ecco che gli inviati scorgono intorno al cratere delle macerie l’ombra della camorra. Intendiamoci: chi mi conosce sa che sono la prima a scagliarsi con forza contro l’abbandono dello stato, contro le infiltrazioni criminali nelle istituzioni: lo faccio in prima persona nei libri che scrivo, a lezione, nelle mie conferenze. Ma stavolta no: la camorra e il degrado e l’abbandono non c’entrano niente, mentre è più probabile che le cause prossime di questo dramma assurdo siano cialtroneria o incompetenza: perché anche queste possono essere mortali. Però dipingere la sciagura con le tinte del terzo mondo di casa nostra come hanno fatto i telegiornali non è onesto. Non è onesto farne una tragedia dialettale, una pizza coi soliti ingredienti: malaffare, degrado, criminalità. Non è onesto per le vittime, nessuna delle quali era particolarmente “degradata”: infatti erano tutte persone oneste, perfettamente (e generosamente) inserite nella comunità: studenti, professionisti, insegnanti-sindacalisti, giovani lavoratori e pensionati. E non è onesto per Torre Annunziata, che, come tutte le città ITALIANE e non solo meridionali, è piena di problemi, sì; ma è anche fatta di una comunità che reagisce, di persone che si sentono cittadine e lottano per la cittadinanza come bene comune, di energie culturali che aspirano a essere altro dal semplice folclore.

Responsabilità degli individui e mancanza di politiche estese
Insomma, l’Italia diventerà un paese civile solo quando smetterà di guardare alle sue catastrofi come episodi “vernacolari”. Non esiste niente di più comodo di capri espiatori “locali”, siano essi la camorra o il “degrado”, per neutralizzare responsabilità ben più serie: come, per esempio, una tutela scientifica e rigorosa del patrimonio edilizio NAZIONALE, a tutte le latitudini. Le indagini della magistratura chiariranno i responsabili, certo. Ma è solo da queste due ottiche – responsabilità degli individui e mancanza di politiche estese in cui la tutela del paesaggio coincida con i diritti costituzionali dei cittadini – che si deve partire per dare una rappresentazione onesta a questo evento che forse si poteva evitare. Ultima domanda: perché i TG ci hanno mostrato solo le macerie e non ci hanno fatto vedere dov’era il luogo nel suo contesto? Sarebbe bastato girare le telecamere per vedere quello che tutti quelli erano lì avevano davanti agli occhi: il mare di Goethe, con Capri azzurra e Sorrento in lontananza. Ma magari mostrare che le tragedie convivono la bellezza assoluta avrebbe potuto danneggiare la narrazione dei cronisti-antropologi delle nostre reti nazionali. Perché la bellezza non è dialettale, e si fa fatica ad ammettere che Torre è “anche” questa bellezza.

Scrive per noi

Serenella Iovino
Serenella Iovino
Serenella Iovino è professore ordinario di Italianistica ed Environmental Humanities alla University of North Carolina at Chapel Hill (USA).

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Serenella Iovino è professore ordinario di Italianistica ed Environmental Humanities alla University of North Carolina at Chapel Hill (USA).

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