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CER: innovazione e trasformazione sociale nella transizione energetica

| Redazione

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CER: innovazione e trasformazione sociale nella transizione energetica
Il convegno al Campus Einaudi di Torino ha esplorato il ruolo delle CER nella transizione sostenibile e nella trasformazione sociale.

Venerdì 13 dicembre, presso il Campus Luigi Einaudi di Torino, si è svolto il convegno intitolato Le CER: tra innovazione e trasformazione sociale per una transizione energetica sostenibile e giusta. L’evento ha approfondito il ruolo delle Comunità energetiche rinnovabili nella transizione energetica sostenibile e nella trasformazione sociale.

Organizzato dai docenti di sociologia dell’Università di Torino, Alessandro Sciullo e Dario Padovan, il convegno ha visto la partecipazione di numerosi esperti ed esperte provenienti da diverse regioni d’Italia, che hanno presentato le loro ricerche sulle Comunità energetiche rinnovabili e sulle loro potenzialità in ambito energetico e sociale.

Sciullo e Padovan hanno introdotto il tema adottando un approccio transdisciplinare, con un focus specifico sull’analisi delle scienze sociali. La discussione si è incentrata sul concetto di comunità, un elemento centrale delle discipline sociali, sollevando una serie di interrogativi:

  • Che tipo di comunità rappresentano le CER?
  • Possiamo considerare comunità le organizzazioni collettive legate all’energia?
  • Quali sono le potenzialità delle CER in termini di organizzazione, consumo e gestione dell’energia?
  • Come possono integrarsi in un’infrastruttura tecnica e giuridica più ampia?

Gli interventi degli speaker hanno offerto numerosi spunti di riflessione, ma il tema resta vasto e il dibattito aperto.

Le CER come motore di trasformazione

La prima relatrice a intervenire è stata Natalia Magnani, dell’Università di Trento, che insieme a Giovanni Carrosio ha curato il volume Sociological Approaches to Renewable Energy Community. Questo lavoro raccoglie una serie di casi studio situati in contesti territoriali diversi, con l’obiettivo di esplorare il rapporto tra le Comunità energetiche rinnovabili e le istituzioni.

I cinque contributi presentati nel volume analizzano gli impatti delle CER, in una fase iniziale di organizzazione, sulla governance territoriale. Le comunità energetiche potrebbero promuovere un approccio democratico al sistema energetico, creare nicchie di economia post-crescita e generare “turbolenza istituzionale”. Tuttavia, l’identificazione di modelli di sviluppo futuri è complicata dalla varietà delle forme che le CER possono assumere e dalle dinamiche di interazione tra potere, territorio e salute.

Ivano Scotti, dell’Università di Napoli Federico II, ha successivamente presentato il blocco monografico sulle comunità energetiche pubblicato su Culture della sostenibilità n. 33 (primo semestre 2024). Il fascicolo raccoglie dieci contributi – tra studi di caso e approfondimenti teorici – , con l’obiettivo di superare una visione meramente tecnica o istituzionale delle CER, che spesso si concentra solo sugli incentivi economici. Il volume riflette criticamente sulla dimensione della partecipazione e si interroga su quanto le CER possano diventare luoghi di democrazia e catalizzatori di cambiamento all’interno di un contesto capitalistico orientato alla crescita continua.

Culture della sostenibilità

In particolare, Scotti sottolinea il rischio che il contesto istituzionale europeo e il mercato energetico, dominato da grandi attori economici, non lascino spazio sufficiente per lo sviluppo di comunità autentiche. Per costruire comunità energetiche rinnovabili efficaci potrebbe essere necessario il ruolo di un facilitatore, una figura in grado di favorire la coesione sociale e la fiducia durante le fasi preliminari di aggregazione.

Luca Tricarico, ricercatore del CNR-IRCRES, ha presentato il volume Energie di Comunità, curato insieme a Francesco Gerli. Questo testo analizza le CER adottando l’approccio degli studi radicali sulle innovazioni sociali. Tricarico evidenzia come il potenziale innovativo delle CER sia spesso limitato dal quadro giuridico nazionale e dalla complessità delle infrastrutture energetiche italiane, che rappresentano una sfida per la loro implementazione.

Le CER e le disparità socio-economiche

A seguire, sono intervenute Debora Cilio, ricercatrice di RSE (Ricerca sul sistema energetico), e Chiara Candelise, dell’Università Bocconi e dell’Imperial College di Londra.

Debora Cilio ha affrontato il tema della Valutazione di impatto sociale (VIS) applicata alle CER. Ha sottolineato come queste organizzazioni, che possono assumere diverse forme giuridiche (associazioni, cooperative o fondazioni), debbano mirare a rafforzare la coesione sociale, ridurre le disuguaglianze e garantire la sostenibilità a lungo termine. Secondo Cilio, la VIS non deve essere un mero esercizio formale o burocratico, ma uno strumento per misurare il valore aggiunto generato dalle CER.

Chiara Candelise ha approfondito l’evoluzione storica delle comunità energetiche nel contesto europeo, evidenziando come le prime iniziative siano nate da movimenti ambientalisti e siano state riconosciute e incentivate solo successivamente dalle direttive europee. Tuttavia, ha posto l’attenzione su un tema cruciale: le CER tendono a emergere in aree benestanti, piuttosto che in contesti di povertà energetica. Per affrontare quest’ultima sfida, è necessario tenere conto di tali disparità e agire per colmare il divario.

Progetti concreti: REC@UNITO e la visione regionale delle CER

La mattinata si è conclusa con gli interventi di Alessandro Sciullo, che ha presentato la piattaforma REC@UNITO, promossa dall’Università di Torino per sviluppare una CER d’Ateneo in grado di soddisfare parte del fabbisogno energetico dell’università, e di Gianluca Ruggeri, rappresentante di èNostra e docente all’Università dell’Insubria. Ruggeri ha evidenziato come le normative regionali sulle CER presentino approcci molto diversi e ha sollevato il problema della proprietà delle CER, spesso limitata a singoli attori o municipalità. Perché le CER possano generare un impatto sociale significativo, sarebbe auspicabile che diventassero motore di impianti collettivi e non solo iniziative isolate.

Un tema centrale emerso da tutti gli interventi è il valore politico delle CER e la complessità dei fattori coinvolti, primo fra tutti il rapporto tra comunità ed energia. Nei prossimi anni, la maggiore diffusione delle CER permetterà di valutare se e come queste strutture potranno effettivamente contribuire alla coesione sociale, alla riduzione della povertà energetica e a un cambiamento sistemico più ampio.

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.