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Contenitori Mediterranei dedicati alle culture e viaggi nel Mondo. Nel Ponente ligure reperti e magiche atmosfere create dal collezionista Giuliano Arnaldi 

| Monica Nucera Mantelli

Tempo di lettura: 8 minuti

Contenitori Mediterranei dedicati alle culture e viaggi nel Mondo. Nel Ponente ligure reperti e magiche atmosfere create dal collezionista Giuliano Arnaldi 
Di Monica Nucera Mantelli e Ippolito Ostellino Lungo la Valle Arroscia – che unisce, con un particolare andamento est-ovest per le valli liguri, la riviera con le Alpi Liguri –  la rete dei presidi tra arte, antropologia, etnografia e studi del contemporaneo del Museo Nomade di Arti Primarie, offre ai visitatori tre macro contenitori nati […]

Di Monica Nucera Mantelli e Ippolito Ostellino


Lungo la Valle Arroscia – che unisce, con un particolare andamento est-ovest per le valli liguri, la riviera con le Alpi Liguri –  la rete dei presidi tra arte, antropologia, etnografia e studi del contemporaneo del Museo Nomade di Arti Primarie, offre ai visitatori tre macro contenitori nati dalla genialità ed inesauribili curiosità di Giuliano Arnaldi. Un progetto scaturito nel 2004 che ad oggi coinvolge appassionati italiani ed esteri.


Il Ponente ligure non è immune da stereotipi che lo descrivono. 

Basta ricordare il Festival di Sanremo, le colture dell’Ulivo, le località balneari o i mitici borghi dell’entroterra, tra storie di streghe di Triora o Comuni aspiranti all’indipendenza come la nota Seborga, in un territorio dalle forti radici storiche e di collegamento con la confinante Costa Azzurra francese. 

Un insieme di cliché che ne danno un’immagine di un’area geografica per certi versi chiusa nelle sue tradizioni, come per l’ inflazionato culto dei prodotti enogastronomici o come per il destino comune ad altri angoli d’Italia, dove il recupero del patrimonio locale edilizio rimane spesso solo più ad appannaggio di stranieri innamorati del gusto “autentico” di ambienti affacciati alla costa marina, dove poter godere di delizie locali e ristorantini tipici, senza in realtà realmente consolidare un nuovo tessuto stanziale in grado di indurre volani di nuova economia e servizi.

Esiste però anche un altro Ponente, fatto di reti di connessioni immaginifiche con il Pianeta e le sue infinite culture, di sperimentazioni artistiche e socioantropologiche commoventi, intense e bellissime che, attraverso una miscela originale di sperimentazione e ricerca, unisce epoche storiche e Paesi, alla ricerca degli archetipi dell’umanità, per diffonderne la conoscenza e la memoria. Una memoria toccabile e interagibile di cui l’umanità ha sempre bisogno.

Un esempio di questa vocazione è il MAP, il Museo Nomade di Arti Primarie, una sigla che appare enigmatica ai più, ma che appena la si guarda con occhio attento si rivela come un cratere pieno di creatività e spunti di riflessione. Lo studio delle culture del Mondo è infatti un campo disciplinare affascinante e pieno di curiosità, che in particolare oggi, nell’era globale dovrebbe essere più frequentato e studiato da tutti, per meglio comprendere le dinamiche del vivere contemporaneo.

Una collezione di oltre 4000 reperti etnologici provenienti dagli angoli dei 5 continenti, che raccorda con gusto e criterio le testimonianze delle culture native o delle radici delle culture dominanti. Una raccolta curata con passione dall’ispiratore, esperto di tutela di beni culturali in siti ad alto rischio, e esploratore, Giuliano Arnaldi: dall’antico Giappone, allo sterminato patrimonio africano o sudamericano, passando per le culture degli indiani d’America e le antiche tradizioni d’oceania, Giuliano ha assemblato dai primi anni Duemila ad oggi un palinsesto ricchissimo di abiti, sculture, maschere, oggetti del quotidiano e opere d’arte che raggiungono le produzioni attuali, che – in un’idea classica di musealizzazione – sarebbero finite in fredde teche accompagnate da cartellini che dicono tutto e niente, ovvero aventi un senso solo per gli esperti capaci di riconoscerne significato e origine. 

Il MAP invece, ha scelto una strada alquanto diversa, offrendo a chiunque lo desideri, un viaggio nel tempo e nello spazio all’ interno di luoghi dove l’interazione tra artefatti umani e forme tangibili si accetta il free touch, spiega Arnaldi mentre ci guida tra gli allestimenti intangibili di bellezza, come la musica stessa, sono fruibili contemporaneamente.

Il tema dell’arte primitiva, come quello dello studio dei cosiddetti costumi delle culture diverse da noi, possiede una forza di carattere culturale e creativo di grande valore e interesse, che nell’antropologia del ‘900 ha assunto nuovi connotati divenendo non solo più “studio degli altri” ma terreno di analisi delle nostre stesse società considerate evolute. Illuminante a questo proposito per chi volesse approfondire questi temi il saggio “Dal tribale al globale” di R. Malighetti, Ugo Fabietti e Vincenzo Matera e il libro fondamentale  “Nuovi Riti, Nuovi Miti” di Gillo Dorfles.

Utilizzando i tre presidi e relativi spazi individuati in altrettante tre località lungo la Valle Arroscia (nei Comuni di Onzo, Cosio d’Arroscia e la recente Villanova d’Albenga) i reperti raccolti in anni di viaggi e ricerche, vengono esposti in modo del tutto originale di volta in volta in percorsi tematici e mostre di particolare rilievo, dove il contemporaneo, rappresentato da opere attuali o classiche, dialoga con oggetti di quella moltitudine culturale che Arnaldi ha chiamato Arte Primaria.

Si tratta di tre siti e di altrettanti Comuni che non passano inosservati ad un’attenta analisi, per motivi storici, economici e culturali. Una cifra che interessa aspetti anche di avanguardia che è stato oggetto anche di progetti di valorizzazione recenti come quello denominato “Avanguardie a Ponente”, che ha coinvolto uno dei tre Comuni sedi del MAP, come Cosio d’Arroscia.

Ad Onzo, oggi un paesino di 211 abitanti, oltre 400 anni fa (precisamente il 4 settembre 1581) i suoi cittadini, dopo aver cacciato Scipione del Carretto, si diedero liberi Statuti ed organismi Giudiziari autogovernandosi fino all’arrivo di Napoleone, un fenomeno che ci parla delle prime forme di autonomia gestionale del territorio, in un periodo segnato da sistemi di potere affatto diversi. Qui sorge la sede madre di Tribale globale, a cui corrisponde la casa degli artisti e l’omonima locanda osteria, presso le quali si tengono iniziative culturali e mostre, oltre ad attività di promozione del territorio legate all’outdoor.

Cosio d’Arroscia, posto più in alto nel bacino della Valle Arroscia, ha invece la sua storia legata ad uno dei fenomeni culturali e di tendenza artistica che solcarono l’Europa intorno agli anni ‘50: qui infatti nasce l’Internazionale Situazionista il 28 luglio del 1957, dalla fusione di alcuni componenti dell’Internazionale lettrista, del Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista, o MIBI, del movimento CO.BR.A. e del Comitato psicogeografico di Londra. 

Una esperienza culturale che raccolse intorno a sé nomi come Pinot Gallizio, Piero Simondo, Elena Verrone, Michèle Bernstein, Guy Debord, Asger Jorn e Walter Olmo. Il programma dell’Internazionale situazionista basava la sua idea nel creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi.

A Cosio si trova dunque, distribuita su più piani, l’altra casa degli artisti con una sede elegantemente corredata da dipinti, sculture, fotografie, libri e documenti riferibili al noto gruppo e movimento artistico denominato Cobra, uniti a reperti provenienti dalla collezione etnografica del MAP.

Infine ecco Villanova d’Albenga patria della originale coltivazione della violetta che segnó l’economia locale tra ‘800 e ‘900. La violetta di Villanova d’Albenga fu coltivata inizialmente in frazione Giairette (giaire = ghiaie), per mano di emigrati di ritorno dal Var francese, a fine ‘800 (anche grazie alla ferrovia Genova-Ventimiglia che unì la Riviera di ponente a molte aree europee), per poi proseguire ancora nel ‘900 grazie all’esportazione verso i paesi del Nord Europa ma questa volta via aereo, per poi spegnersi purtroppo nella recente era della globalizzazione. Oggi questa coltivazione sopravvive ancora ma nella più occidentale Arma Di Taggia dove questo fiore viene ancora coltivato e commercializzato.

Qui a Villanova, antica fortificazione della vicina Albenga, ha preso forma l’ultimo progetto, davvero ambizioso ma che ha già fatto i suoi primi passi a cavallo tra il 2024 e il 2025: la creazione di un polo culturale nuovo nell’area individuata da un pool di soggetti imprenditori, nella località Coasco di Villanova d’Albenga, già nota come polo sportivo e che oggi vede un progetto che interessa gli oltre 50.000 mq di superficie, con due padiglioni espositivi e una biblioteca di grande fascino. Un sito che si colloca nella piana d’Albenga e quindi con una accessibilità favorevole ad una fruizione artistica e culturale direttamente sulla Costa Gallinara, e che sta creando nuove reti di cooperazione con università e Politecnici sia in Italia che all’estero. Un nuovo laboratorio che darà certo nuovi e stimolanti frutti e che segnaliamo come centro culturale attivo, dove unire varie discipline ad archivistica, come fece ad esempio, negli anni d’oro, l’etnomusicologo Franco Lucà con il C.R.E.L e la Maison MUSIQUE a Rivoli (TO), Piemonte, con cui chi scrive ebbe l’onore di poter collaborare.

Come si legge nella presentazione del ricchissimo sito web che nella sua denominazione ricalca le radici di questa speciale esperienza culturale appunto “tribaleglobale”: “Tribaleglobale è un laboratorio permanente di idee e azioni in un mondo che cambia, tra appartenenze e globalizzazione. Esplora linguaggi attraverso l’uso delle arti e la loro contaminazione nel tempo e nei luoghi, con l’obiettivo di coglierne la dimensione archetipica e di rappresentarla con il linguaggio del nostro tempo.”

Lo spirito che abita questa progettualità si legge nell’uso del neologismo “tribale globale”, che punta a mettere in relazione le origini delle culture del pianeta e la loro storia antica con quella più recente di un sistema globale che sta sempre di più emarginando le culture nei giochi di dominio e di potere. Una storia che sappiamo è macchiata da tanti colonialismi classici o di sostituzione, come furono quelli americani, con le nazioni europee che nell’occupazione di Nord e Sud America operarono appunto una sostituzione etnica, sterminando le popolazioni originarie di quelle terre, o come sono le vicende attuali che colpiscono il Medio Oriente con i pesanti ritorni di violenza di oggi, e di nuove rimozioni etniche come quelle operate a scapito del popolo Palestinese. Una cancel culture sul tessuto umano e sociale a cui non possiamo rimanere indifferenti.

Il palinsesto delle mostre e delle iniziative che la rete del MAP propone sono molteplici e tutte di particolare interesse. Tra le più recenti l’ultima mostra Mottainai tenutasi proprio nei nuovi padiglioni a Villanova d’Albenga, dedicata al Giappone.

Il termine Mottainai, filo conduttore dell’esposizione, come recita la presentazione della mostra, va oltre il semplice riutilizzo: è una filosofia che trasforma la riparazione in arte, dove ogni oggetto si fa simbolo di cura e valore. Più nota, è sempre di pari provenienza culturale, la filosofia riparatoria del Kintsugi, con l’oro inserito nella ceramica. Tra le opere esposte i visitatori potranno ammirare i Boro, indumenti realizzati con pezzi di cotone di recupero, riutilizzati fino al loro limite e poi impiegati come toppa per altri Boro tramite la tecnica Sashiko.

Un curriculum quindi di numerose mostre sempre accompagnate da eventi e performance che coinvolgono giovani esperienze artistiche locali e internazionali, che proseguono un lavoro iniziato dal suo Patron insieme ad altri Soggetti ed Operatori lungimiranti. Una visione che spazia in decine di progetti richiamati nel sito web a cui rimandiamo.

Esiste quindi un altro Ponente nella Liguria d’Occidente, la cui scoperta e frequentazione può mantenere viva l’antica cultura dei luoghi che qui ha dato vita ad un intreccio tra storia arte e paesaggi unica in Europa, come testimoniano le presenze di tanti turisti dal Nord Europa e oltre che elessero questo angolo d’Italia tra residenze e ricerca di nuove ispirazioni di vita. 

Ci auguriamo che forti iniziative di questo tipo possano sempre più  attrarre le nuove generazioni, invogliandole a restare in questi luoghi/paesaggi che hanno bisogno di disegnare e costruire un nuovo futuro, più vicino alla cultura ed alla natura.

Immagini ed elaborazioni grafiche di Ippolito Ostellino

I contatti.

Casa degli Artisti Cosio d’Arroscia (IM)

Piazzetta Vittorio Emanuele II

tel 393 141 0498

[email protected]

Casa degli Artisti Locanda tribaleglobale Onzo (SV)

via capitolo 8

334 855 9850

[email protected]

Magazzini del MAP (Map Museo Nomade Arti Primarie) Coasco Villanova d’Albenga (SV)

Frazione Coasco Marina Verde 36

tel 334 855 9850

[email protected]

Siti web associazione:

http://www.mapmuseum.it/

http://www.tribaleglobale.it/

Scrive per noi

Monica Nucera Mantelli
Monica Nucera Mantelli
“La Natura torna ad Arte” è una piattaforma di rapporti/scambi tra la creatività e buone pratiche dell'uomo e lo spazio - paesaggio del pianeta Terra.
Ideata da Monica Nucera Mantelli.
Giornalista – Facilitatore di reti e progetti territoriali - Event & Communication Manager.
Monica Nucera Mantelli nasce in Italia ma cresce e studia sin da ragazzina in Inghilterra. Si forma in una cultura anglosassone innervata di valori sociali e attenti all’interdipendenza tra uomo e natura. Dopo il doppio diploma sia nel Regno Unito che a Torino, si laurea alla Facoltà di Magistero in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo comparativo ed artistico e si trasferisce per l’anno sabbatico in Nuova Zelanda dove si forma su agricoltura biodinamica, pratiche di vita sostenibili e eventi outdoor. Vince un Master Enea Olivetti per l’Imprenditoria al Femminile con il progetto TRENOVIVO sul turismo & slow living con i treni a vapore sulla linea Ciriè-Lanzo e Torino – Ceres in collaborazione con il Museo Ferroviario Piemontese. Nel mentre scrive articoli, interviene come divulgatrice e moderatrice su temi cultura-arte-natura a conferenze e tavole rotonde e collabora per testate nel settore dei beni culturali, artistici ed enogastronomici. Si diploma ONAV – Assaggiatrice di Vino – nel 1994. Parimenti lo stesso anno prende il Patentino da Giornalista Pubblicista e entra all’Albo di Roma. Si occupa di servizi di comunicazione, mkt culturale e pianificazione territoriale strategica per realtà aziendali di primo livello. Collabora con imprese agricole, ristoranti e strutture ricettive. Progetta con Enti pubblici e privati attività di animazione e fruizione di territorio, raccordando beni naturali/paesaggistici/produttivi a arte, ambiente e cultura.
Dopo aver maturato una solida esperienza di curatela espositiva e project management nella gestione di manifestazioni culturali inserite nei contesti più vari, decide di ampliare le sue competenze in ambito di buone pratiche sistemiche ed “eco-friendly” focalizzandole alla riqualificazione dei territori. Ad oggi si occupa di raccordi e facilitazione di rete tra produzioni di eccellenze locali e politiche di sostenibilità ambientale. E’ ideatrice di festival, convegni, eventi e incontri multidisciplinari. E’ stata direttrice del Museo del Design GH di Torino e Vice-Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) Piemonte e Valle d’Aosta.
Tra i molteplici servizi svolti, ha collaborato con l’Opera Torinese del Murialdo nel progetto di rigenerazione Artigianelli150. Ha creato e sviluppato eventi culturali con l’Orchestra da Camera “G. B. Polledro” diretta dal M° Federico Bisio. Ha ideato progetti di valorizzazione territoriale come DE.GU.CRE’ e SUPERGA PARK TOUR, la rassegna sui temi tra natura, ambiente e sostenibilità GREEN MOOD, il talk-show tra ecologia ed economia THE GREEN THEATRE PARK DAY e il format convegno/evento/mostra sulla rete territoriale GREEN GRAIN.
Suo il progetto di riqualificazione ILOVEPULCHERADA.
Ha teorizzato “PER UN UMANESIMO VERDE. TRA AREE VERDI E NUOVE MODALITÀ DI SVILUPPO METROPOLITANO” nell’ambito della progettazione di Torino Strategica 2015-2025. E’ stata collaboratrice per l’Ente Parco regionale del Po To.se per la nomina del comprensorio metropolitano di 86 Comuni torinesi a Riserva di Biosfera MAB UNESCO COLLINAPO.
Ha scritto e co-prodotto il film sul paesaggio urbano e live performance POEMA CIRCULAR con il regista Alessandro Avataneo. Ha scritto e diretto l’opera –concerto PIAZZOLLA’S DAEDALUS con il M° Raffaele Tavano e il Piazzolla Modern Quartet e l'agri-commedia DUE CUORI E UN PEPERO'con la cantante argentina Sonia Farrell. Pubblica saggi sulla rubrica editoriale IN PUNTA DI TANGO.
Ha curato circa un centinaio di mostre e scritto decine di testi critici di accompagnamento alla produzione artistica di artisti internazionali. Redige la sua rubrica fissa NELL'ANTRO DELL'ARTISTA sulla rivista ContemportArt.
E’ co-autrice con Ippolito Ostellino del libro “UN PO DA CAMMINARE” Ed. Il Capricorno. Sempre con Ippolito Ostellino ha fondato la piattaforma e comunità virtuale LA NATURA TORNA AD ARTE, da cui è nata la rubrica omonima sulla testata .ECO EDUCAZIONE SOSTENIBILE.
Da oltre un ventennio è direttrice artistica di ETNOTANGO LCMM, con autoproduzioni tra musica, arte, letteratura, danza e molto altro per comunicare e trasferire la ricchezza culturale il patrimonio UNESCO del Tango rioplatense.
Tra le sue passioni: la musica, il design, l’arte contemporanea, il tango argentino, l’enologia, la gastronomia gluten-free e la ricerca esoterica.
Tutti i suoi progetti sono caratterizzati da una peculiare chiave di volta: sottendono al risveglio evolutivo dell’Uomo.