Dall’abbandono delle fabbriche a quello delle nostre menti. Le Dismissioni di Gianni Maria Tessari nella sua mostra “LUOGHI DISMESSI” a cura di Enrico Perotto. Dall’8 novembre 2025 al 15 marzo 2026 presso il CENTRO CIVICO CULTURALE di Rittana (CN).
Tempo di lettura: 6 minuti
di Monica N. Mantelli e Ippolito Ostellino
Dismissioni.
Facile a dirsi e facile pensare pressoché immediatamente alle industrie dismesse, limitandosi a guardare quanto l’umanità ha creato e poi dimenticato all’interno ed esterno di esse.
Facile anche perché – immediato ed evidente – l’accumulo di edifici, capannoni ed altre costruzioni che la società del consumo capitalistico ha prodotto in questi ultimi tre secoli per poi abbandonare tutto ciò in cosiddetta virtù delle nuove dinamiche della globalizzazione.
Fa accapponare la pelle leggere che solo 5 anni fa la produzione di cose legate all’opera umana ha raggiunto e superato l’intera biomassa che abita il nostro Pianeta: 100 milioni di specie che producono una biomassa stimata di 1000 gigatonnellate, contro una specie sola, la nostra, che ha lasciato nell’ambiente che occupa addirittura di più (1100 gigaton). Davvero un confronto che ha dell’incredibile.
Parliamo di un prodotto del fare accumulatorio umano “non più usato”, che costituisce quindi un peso senza più scopo o senso per l’ambiente in cui viviamo.
Così accade per la dismissione degli spazi industriali, e di edifici rurali: il fenomeno dell’abbandono delle strutture che hanno rappresentato le icone, e le realtà dei due ultimi grandi periodi delle nostre economie – quella agricola prima e quella industriale dopo – è tutt’altro che privo di interesse in quanto da anni oggetto di studi, saggi, ricerche, convegni che sul finire dell’altro millennio hanno occupato tanti spazi del dibattito sull’uso del suolo specie nell’Occidente deindustrializzato, che ha scelto di delocalizzare nelle nazioni dell’est europeo come in altri continenti d’oriente e del sud del mondo, la sua produzione, approfittano di maggiori convenienze economiche e fiscali.

Le città in particolare hanno animato una pletora di dibattiti e di ricette urbanistiche sul cosa fare dei milioni di metri quadri lasciati a se stessi, alla ruggine o all’uso abitativo di disperati, magari in cerca di una nuova terra. Una porzione di territorio che ammonta, per dare una percezione della enormità del problema, ad esempio, a circa un terzo del territorio del Piemonte (parliamo di una superficie di ben 9000 km quadrati).
Questa dimensione, appunto, è quella più facile e immediata a cui guardare se evochiamo la categoria della dismissione.
Ma, grazie alla proposta artistica di Gianni Maria Tessari, la dimensione del dismesso ne presenta, ad una più profonda e attenta valutazione, anche altre, se vogliamo più inquietanti. Espressioni e rinvii concettuali come la dismissione del cervello e della mente (cosa ben diversa dal fenomeno solo biologico materiale), ma più in generale, la rinuncia volontaria o meno del pensare e financo conseguentemente alla cura della nostra anima.
Nell’esposizione settembrina di Torino sia nello spazio Mecanikós Mecanikós UNO di Fausta Bonaveri, che presso CSA Farm di Marcello Corazzini, alcune opere dal titolo “Luoghi dismessi – altri” le opere installate da Tessari non fanno solo riferimento a quanto è stato dimenticato come “prodotti” all’esterno di noi, ma anche di come, nel nostro contemporaneo recentissimo, la dismissione abbia interessato lo spazio interiore umano, cogliendo quegli accadimenti di perdita dei nostri spazi del vissuto interiore indotti da “sistemi sociali” o da noi, con le nostre scelte consapevoli o meno.

Nella rifessione di Tessari esistono da un lato le dismissioni delle funzionalità cerebrali causate dall’aumento delle malattie neurologiche come l’Alzheimer, il Parkinson o l’autismo, che colpiscono le funzionalità mentali in quanto prodotte da fattori disfunzionali biologici, causati da elementi inquinanti e ambientali di varia natura legati alla vita moderna, o peggio ancora, da errate somministrazioni di farmaci.
Ma quelle più subdole sono quelle generate da uno stile di vita artificializzato, nel quale, tra individuo e realtà, viene interposto uno spesso ed a volte impenetrabile filtro percettivo oggi di natura digitale: smartphone, computer e uso in generale della rete – oggi amplificato dall’introduzione dell’IA – stanno facendo sempre più arretrare le nostre naturali capacità intellettive, che vengono delegate/esternalizzate al di fuori di noi, andando incontro quindi alla dismissione della nostra forza mentale originaria.
Sono ormai all’ordine del giorno le indagini e inchieste che denunciano e segnalano la perdita dell’efficacia dei fattori educativi, con un calo della alfabetizzazione legata all’uso dello strumento digitale. Sono innumerevoli i campi nei quali l’impoverimento intellettuale si sta espandendo. Il ragionamento autonomo, che prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale rappresentava l’unica strada per costruire la propria visione delle cose, sta subendo duri colpi da parte di una crescente e massiccia espansione della delega – all’esterno di noi – dell’elaborazione intellettuale, che pare minare proprio le specificità evolutive che hanno segnato la nostra storia di specie umana.

Ci riferiamo ad esempio all’uso della mano e delle pratiche manuali che permettono di mantenere viva ed efficace la funzionalità del cervello, in quella straordinaria coppia vincente che mano e cervello ha permesso alla specie umana di far evolvere straordinarie qualità, che hanno portato alla creazIone del linguaggio e dei sistemi simbolici, della cultura e dell’arte.
Oppure alle relazioni interpersonali e della sfera sociale, ridotte e canalizzate tramite filtri paradossalmente definiti “social”, che invece stanno raffreddando la qualità dello scambio comunicativo umano, fino a produrre veri stati patologici negli individui.
È ancora il rapporto con l’ambiente e la natura, diminuito in modo esponenziale, con la conseguente diminuzione delle capacità di reazione ai fattori esterni, a causa dell’eccessiva protezione fornita dalla vita urbanizzata. Un fenomeno che determina minori capacità delle sfere dell’ apprendimento sin dalla tenera età, ed anche riflessi sulla sfera dell’inconscio, che costituisce un universo parallelo e profondo di così vasta influenza nella nostra crescita ontologica, i cui effetti ad oggi possiamo neanche lontanamente immaginare nella loro portata decostruttiva del nostro modo di “essere”.

Nel suo insieme questo scenario di dismissione del nostro cervello assurge a divenire parossistica nell’opera di Tessari, che forse più di tutte scuote l’osservatore: La dismissione che Dio decide dell’Universo. Una sequenza di occhi ripresi in una duplicazione reiterata in orizzontale e verticale, tutti chiusi, eccetto uno che è ancora aperto, ma solo per anticipare che anch’esso tra poco farà calare il buio dietro la sua palpebra. L’occhio di Dio, che sceglie così di dismettere quello spazio infinito che in un tempo indefinito decise di aprire allo scorrere degli avvenimenti, umani e non.
Nel suo complesso non si può affermare che questa opera esprima in forma eccessiva le conseguenze delle dismissioni del pensiero prima espresse: cosa può attendere alla realtà in cui viviamo se si persegue insistentemente nel disabilitare le nostre capacità di pensiero, elaborazione e creatività, se non proprio la finale dismissione della nostra esistenza intera.
Una dismissione che – nella rappresentazione di un Dio stanco delle miserie “terrene” – sceglie di porre la parola Fine ad uno scenario nato con altre prospettive.
Una scelta estrema che sembra fare da sfondo a quanto di folle e perverso si affaccia attualmente nelle comunità incredule delle persone d’animo buono, che vedono crescere, come un fistola purolenta, e nuovamente dalle viscere dell’odio umano, le volontà di guerra, di violenza e di discriminazione che attraversano come una vena scura tanti Paesi, specie occidentali o divenuti tali.

E’ in queste comunità sociali che sembra cedere l’argine della democrazia, con cittadini che si lasciano affascinare da delirii di un mondo dove elite più forti giungono a sottomettere chi non la pensa come loro, avendone negli anni, appunto, anestetizzato le menti.
Una operazione condotta scientemente utilizzando la persuasione di massa, la televisione e i social media affidate nelle mani di ristretti potentati come oggi sono denominati per segnare la loro straordinaria pervasività “turbocapitalistici”.
Si giunge davvero quindi a chiudere l’interruttore per una pervasa situazione di dismissione che potremmo definire quasi integrale? O queste opere prospettano una rinascita? L’arte ha il potere di porre le domande fondamentali, attraverso messaggi e simboli universali, come appunto un occhio che si chiude. Ma è proprio l’atto di riconoscere il problema, e denominarlo nella sua essenza, che attua il primo passo per superarlo. Forse non più attraverso le forme delle lotte popolari dell’inizio del ‘900, ma attraverso la rifondazione delle coscienze individuali, mosse da una sorta di rivoluzione morale universale, che nasce da un pianeta di individui interconnessi e che – da questa nuova dimensione interindividuale della sfera sociale, diversa dalla primigenia sfera di classi sociali – possa reagire e dare vita ad un rinascimento contemporaneo.

L’ occhio ancora aperto nella sequenza di sguardi presente nella tela di Tessari sembra suggerire in realtà che si possa coltivare una forma di pensiero sulla quale l’intelligenza artificiale potrà solo copiare la specie umana, senza mai sostituirsi: la Speranza.
Tessari agita le menti.
Forse in qualche modo canta ancora alle anime salve, come racconta il cantautore genovese. Certo è che il suo saluto straziante è assai più pungente di certi olii esausti che qualcuno desidera ancora che si nascondano sotto i tappeti.
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- Monica Nucera Mantelli
- “La Natura torna ad Arte” è una piattaforma di rapporti/scambi tra la creatività e buone pratiche dell'uomo e lo spazio - paesaggio del pianeta Terra.
Ideata da Monica Nucera Mantelli.
Giornalista – Facilitatore di reti e progetti territoriali - Event & Communication Manager.
Monica Nucera Mantelli nasce in Italia ma cresce e studia sin da ragazzina in Inghilterra. Si forma in una cultura anglosassone innervata di valori sociali e attenti all’interdipendenza tra uomo e natura. Dopo il doppio diploma sia nel Regno Unito che a Torino, si laurea alla Facoltà di Magistero in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo comparativo ed artistico e si trasferisce per l’anno sabbatico in Nuova Zelanda dove si forma su agricoltura biodinamica, pratiche di vita sostenibili e eventi outdoor. Vince un Master Enea Olivetti per l’Imprenditoria al Femminile con il progetto TRENOVIVO sul turismo & slow living con i treni a vapore sulla linea Ciriè-Lanzo e Torino – Ceres in collaborazione con il Museo Ferroviario Piemontese. Nel mentre scrive articoli, interviene come divulgatrice e moderatrice su temi cultura-arte-natura a conferenze e tavole rotonde e collabora per testate nel settore dei beni culturali, artistici ed enogastronomici. Si diploma ONAV – Assaggiatrice di Vino – nel 1994. Parimenti lo stesso anno prende il Patentino da Giornalista Pubblicista e entra all’Albo di Roma. Si occupa di servizi di comunicazione, mkt culturale e pianificazione territoriale strategica per realtà aziendali di primo livello. Collabora con imprese agricole, ristoranti e strutture ricettive. Progetta con Enti pubblici e privati attività di animazione e fruizione di territorio, raccordando beni naturali/paesaggistici/produttivi a arte, ambiente e cultura.
Dopo aver maturato una solida esperienza di curatela espositiva e project management nella gestione di manifestazioni culturali inserite nei contesti più vari, decide di ampliare le sue competenze in ambito di buone pratiche sistemiche ed “eco-friendly” focalizzandole alla riqualificazione dei territori. Ad oggi si occupa di raccordi e facilitazione di rete tra produzioni di eccellenze locali e politiche di sostenibilità ambientale. E’ ideatrice di festival, convegni, eventi e incontri multidisciplinari. E’ stata direttrice del Museo del Design GH di Torino e Vice-Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) Piemonte e Valle d’Aosta.
Tra i molteplici servizi svolti, ha collaborato con l’Opera Torinese del Murialdo nel progetto di rigenerazione Artigianelli150. Ha creato e sviluppato eventi culturali con l’Orchestra da Camera “G. B. Polledro” diretta dal M° Federico Bisio. Ha ideato progetti di valorizzazione territoriale come DE.GU.CRE’ e SUPERGA PARK TOUR, la rassegna sui temi tra natura, ambiente e sostenibilità GREEN MOOD, il talk-show tra ecologia ed economia THE GREEN THEATRE PARK DAY e il format convegno/evento/mostra sulla rete territoriale GREEN GRAIN.
Suo il progetto di riqualificazione ILOVEPULCHERADA.
Ha teorizzato “PER UN UMANESIMO VERDE. TRA AREE VERDI E NUOVE MODALITÀ DI SVILUPPO METROPOLITANO” nell’ambito della progettazione di Torino Strategica 2015-2025. E’ stata collaboratrice per l’Ente Parco regionale del Po To.se per la nomina del comprensorio metropolitano di 86 Comuni torinesi a Riserva di Biosfera MAB UNESCO COLLINAPO.
Ha scritto e co-prodotto il film sul paesaggio urbano e live performance POEMA CIRCULAR con il regista Alessandro Avataneo. Ha scritto e diretto l’opera –concerto PIAZZOLLA’S DAEDALUS con il M° Raffaele Tavano e il Piazzolla Modern Quartet e l'agri-commedia DUE CUORI E UN PEPERO'con la cantante argentina Sonia Farrell. Pubblica saggi sulla rubrica editoriale IN PUNTA DI TANGO.
Ha curato circa un centinaio di mostre e scritto decine di testi critici di accompagnamento alla produzione artistica di artisti internazionali. Redige la sua rubrica fissa NELL'ANTRO DELL'ARTISTA sulla rivista ContemportArt.
E’ co-autrice con Ippolito Ostellino del libro “UN PO DA CAMMINARE” Ed. Il Capricorno. Sempre con Ippolito Ostellino ha fondato la piattaforma e comunità virtuale LA NATURA TORNA AD ARTE, da cui è nata la rubrica omonima sulla testata .ECO EDUCAZIONE SOSTENIBILE.
Da oltre un ventennio è direttrice artistica di ETNOTANGO LCMM, con autoproduzioni tra musica, arte, letteratura, danza e molto altro per comunicare e trasferire la ricchezza culturale il patrimonio UNESCO del Tango rioplatense.
Tra le sue passioni: la musica, il design, l’arte contemporanea, il tango argentino, l’enologia, la gastronomia gluten-free e la ricerca esoterica.
Tutti i suoi progetti sono caratterizzati da una peculiare chiave di volta: sottendono al risveglio evolutivo dell’Uomo.
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