Skip to main content

Tra Alpi Liguri e mare guidati dal profumo e dal gusto della Lavanda

| IPPOLITO OSTELLINO

Tempo di lettura: 11 minuti

Tra Alpi Liguri e mare guidati dal profumo e dal gusto della Lavanda
I patrimoni di conoscenze ed esperienze tra economia, culture territoriali, agricoltura, enogastronomia, turismo e filiere della creatività nel lavoro dell’Associazione Produttori Lavanda Riviera dei Fiori, nata nel 2014 in Liguria dalla estrosa capacità di Cesare Bollani. Dalla Lavanda alle Aromatiche, un viaggio nella Botanica e nelle nuove prospettive alimentari e di promozione territoriale. di Ippolito […]

I patrimoni di conoscenze ed esperienze tra economia, culture territoriali, agricoltura, enogastronomia, turismo e filiere della creatività nel lavoro dell’Associazione Produttori Lavanda Riviera dei Fiori, nata nel 2014 in Liguria dalla estrosa capacità di Cesare Bollani. Dalla Lavanda alle Aromatiche, un viaggio nella Botanica e nelle nuove prospettive alimentari e di promozione territoriale.

di Ippolito Ostellino e Monica Mantelli

Tra Albenga, Sanremo e Bordighera, lungo la Riviera dei Fiori, più che in altri luoghi del nostro Paese, omaggiare in occasione di eventi e spettacoli ad artisti e performers un presente floreale o botanico assume un significato particolare. 

Direte, perché ? Perché questa terra affonda le sue radici in un’antica e florida tradizione botanica e vivaistica, frutto di una contaminazione tra gli habitat del nostro Stivale e la cultura naturalistica dei Paesi nord europei: un mix particolare tra predisposizione climatica, geografia e storici legata alle frequentazioni straniere tra ‘800 e ‘900. 

Donare una pianta corrisponde quindi ad un omaggio rituale per celebrare l’anima ibrida di un territorio unico, un concetto onorato anche nella letteratura, persino dal Sanremasco Italo Calvino (andar per vivai in Liguria di Ponente 1 andar per vivai in liguria di Ponente 2).

Qui in Liguria di Ponente l’universo vegetale ha potuto esprimersi al massimo delle sue potenzialità, favorito da un clima mite, che non sottopone le piante a forti sbalzi termici, ma anche dalla posizione a ponte tra i climi mediterranei e quelli alpini. L’angolo ovest della Liguria è infatti incastonato ai piedi dei massicci delle Alpi occidentali, dalle quali prende le nevi e i ghiacci invernali oltre alle elevate quote altimetriche, e rimane altresì adagiato sulla costa tirrenica in un grande golfo racchiuso tra Livorno, Marsiglia e Genova, sede del Santuario dei Cetacei, che beneficia del clima del bacino marino riconosciuto come un hotspot di biodiversità a livello mondiale.

Le fortune floristiche e della cultura botanica hanno avuto, in quest’area del sud Europa, uno sviluppo importante, specie nel secolo scorso, quando ancora l’economia globale non aveva messo a dura prova quelle iniziative territoriali locali che giovavano di una loro particolare qualità e di una speciale innovazione scientifica e culturale intorno alla coltivazione floristica di essenze vegetali. 

A questa particolarità si affiancava anche l’origine nativa di molti imprenditori e personaggi, viaggiatori ed esploratori –  in particolare inglesi – che qui raccolsero essenze e semi provenienti dai 5 continenti, dando vita ad una rete di Giardini Botanici di particolare ricchezza. 

Uno fra tutti occorre ricordare Ludwig Winter, botanico ed esperto ibridatore e giardiniere, che in questa zona diede vita alle prime coltivazioni di Rosa recisa e della oggi notissima Mimosa, progettista del famoso Giardino Hambury di Capo Mortola, nel cui sito web sono rintracciabili moltissimi dati storici per conoscere una favolosa realtà scientifica e turistica.

Come non poteva nascere proprio qui una iniziativa che valorizzasse altre colture, in particolare quelle delle piante officinali (che per la loro morfologia botanica – in quanto spesso suffrutici – sono particolarmente adatte ai climi mediterranei come anche a quelli alpini con i loro adattamenti “nani”), e al di sopra di tutte della Lavanda (Lavandula angustifolia Miller), grazie alla particolare iniziativa di un piacentino specializzato nella promozione turistica dei territori e con un curriculum di attività in diverse regioni d’Italia, che ha raccolto in rete quasi 60 realtà produttive specializzate nel settore, oltre ad altre aziende che sviluppano l’utilizzo dell’olio essenziale in molti altri settori dal cosmetico al gastronomico.

Il progetto Lavanda della Riviera dei Fiori è una iniziativa di Cesare Bollani nata per promuovere turisticamente l’entroterra e le Alpi Liguri stimolando la curiosità dei turisti presenti nelle località sul mare. “Dallo studio del Territorio – dichiara Cesare Bollani – ho compreso che la coltivazione della lavanda era una tradizione secolare delle nostre Alpi Liguri . Da qui l’idea di trasformarla in un vero e proprio volano per lo sviluppo turistico. Ho coinvolto persone che lavorano in diversi settori per creare un gruppo sinergico. I primi ad aderire al progetto sono stati Andrea Curto, vivaista e Franco Stalla, ibridatore.”

Insieme questi innovatori ed innamorati del loro territorio, sono partiti con un progetto territoriale che si ponesse questi obiettivi:

a. recuperare le tradizioni;

b. recuperare gli antichi terrazzamenti, fermando il degrado, il dissesto idrogeologico, l’abbandono, dando la possibilità alle aziende agricole di avere un’integrazione di reddito;

c. far rivivere l’entroterra con una sinergia del territorio coinvolgendo le varie Amministrazioni Comunali e le aziende presenti.

La Lavanda della Riviera dei Fiori è il progetto che vede coinvolte le province di Imperia, Savona e Cuneo nella cultura e tradizione delle Alpi Liguri e Marittime. Partendo dall’importante tradizione che la cultura della lavanda rappresenta per il territorio, grazie al lavoro di Franco Stalla, l’Associazione ha promosso l’uso di  diverse tipologie di lavanda italiana partendo dalle storiche Col di Nava e Boscomare arrivando alla lavanda angustifolia IMPERIA, una delle più pregiate ed ottima per l’uso gastronomico, alla lavanda angustifolia Augusta in onore delle vie romane in questo areale della via Julia Augusta.

Una creatività particolare distingue questa progettualità che si spinge sino ad utilizzare il fiore come simbolo e veicolo di promozione di eccellenze del territorio, come è nel recentissimo caso della Lavanda bianca dedicata all’Astronomo Giovanni Domenico Cassini originario di Perinaldo nell’entroterra di Ponente, del quale ricorrono i 400 anni dalla nascita proprio nel 2025. 

Una iniziativa (sempre di Bollani e dell’ibridatore Stalla), che segue il caso analogo nella ideazione della Rosa di San Colombano Abate, una rosa rifiorente dalla primavera all’autunno, con colori di un caldo giallo solare al centro che virano al rosso ai bordi dei petali. Questa magnifica rosa, che ricorda una gettata di sangue mistico, deriva da un incrocio con un’antica rosa autoctona proprio dell’isola Gallinara di Albenga, detta “Rosa gallinariae”, peraltro scoperta da due botanici francesi al seguito di Napoleone nella campagna d’Italia nel 1797. L’intitolazione della rosa richiama il forte amore per la natura di San Colombano Abate, connaturato con la sua origine celtica e alimentato dalla sua formazione druidica, amore così profondo da farlo considerare un ecologo ante litteram, in anticipo su San Francesco. I missionari colombaniani vivono da sempre il carisma ambientalistico di Colombano, e proprio in Liguria nell’isola Gallinara si erano insediati i monaci colombaniani provenienti dal monastero di Bobbio.

La realtà territoriale che costituisce il centro sperimentale focus di tutto il progetto è lo spazio di coltivazione e ricerca I Fiori nel cuore di Franco e Claudia Stalla, un luogo unico nella piana di Albenga (e oltre) simile a un piccolo Paradiso Terrestre, con ogni sorta di meraviglia di radicato da fiore e da frutto, originario dalla Mongolia alla Nuova Zelanda, e ambienti curati amorevolmente sin nei minimi dettagli, persino nella casetta per i servizi igienici (da sempre vera cartina di tornasole per la qualità dei luoghi).

Questo splendido giardino/ stazione botanica di estende su un’ampia area che accoglie al suo interno numerosi spazi che ne fanno un vero Giardino botanico di valore anche didattico. I giardini e le serre qui accolgono specie e varietà locali e dal mondo, che si possono conoscere grazie alla sua guida esperta di Franco e della moglie Claudia. 

Grazie all’esperienza e la conoscenza dei processi di distillazione e dell’attenta verifica chimica dei prodotti, si tengono i corsi di avviamento alle attività di uso dell’essenza di Lavanda, al fine di permettere ai produttori dell’Associazione di potersi rendere autonomi nei processi di trasformazione, settore dove la redditività è maggiore rispetto all’uso tradizionale del fiore, nel tentativo di contrastare le filiere produttive che oggi forniscono oli essenziali a bassissimo costo ma dalle caratteristiche di minor qualità rispetto a quelle prodotte da questa realtà. Tra storici alambicchi in rame e macchinari di ultima generazione, i processi di prima trasformazione dei padroni di casa rendono questa sede alquanto unica nel suo genere in Italia. L’Essenza – che poi giunge al consumatore finale principalmente come olio essenziale anche edibile ( ottimo per risotti e intingoli, oltre che per pasticcini dolci e salati – a proposito, noi da celiaci  vi consigliamo gli ottimi Cecioni e Biscotti Gluten Free della Vaiani di Voghera, davvero notevoli )  – è un processo alchemico delicatissimo, che necessita davvero di buoni maghi della biochimica, della botanica del cuore, e non solo.

È poi naturalmente, c’è lo sguardo verso l’economia del futuro. Come bene descrive Cesare Bollani: “La Lavanda è infatti una coltivazione che dà possibilità di un’integrazione di reddito per le aziende agricole che rimangono a presidiare e a salvaguardare il Territorio ma è una grande opportunità di promuovere, rilanciare e far crescere con un lavoro di rete tra operatori dei diversi settori (agricolo, commerciale, ricettivo ed anche culturale) un comprensorio che in Italia è davvero unico.” A conferma di ciò, noi abbiamo conosciuto questa straordinaria  Realtà proprio grazie ad una operatrice ricettiva e imprenditrice locale, impegnata anche sulla conduzione amministrativa di Seborga, Susanna Millo. 

Prosegue Bollani,  “Poter presentare lavande italiane selezionate per l’uso ottimale che possono avere sul mercato è il modo migliore per far fronte alle produzioni estere che per meccanizzazione e per bassi costi salariali difficilmente possono essere battuti. La lavanda è una aromatica che oltre ad attirare gli impollinatori attira anche i bipedi (le persone) facendo conoscere le varietà esistenti che sono molte e diverse tra loro, per colore, caratteristiche, profumazione ed utilizzi. Ciò  permette di valorizzazione il territorio attraverso un’esperienza emozionale visiva e olfattiva ed oltre a valorizzare il prodotto in sè. Per recuperare i terreni incolti, per fermare il degrado ed il dissesto idrogeologico, è stato creato questo progetto con nuove e diverse varietà di Lavanda brevettate con caratteristiche performanti differenti da quelle attualmente sul mercato creando un nuovo prodotto che sia remunerativo nella nostra realtà.”

L’azienda agricola di Albenga, oggi divenuta il parco I Fiori nel Cuore, nasce agli inizi del 1900 con il nonno Angelo, all’epoca coinvolto nel monopolio tabacchi dello Stato, e viene portata avanti dal padre Vittorio che poi l’ha “tramandata” a Franco. Franco all’inizio è partito con un coltivazione dedita alla frutticoltura (pere, pesche) e all’orticoltura, e poi è passato alla creazione di serre riscaldate dedicate alla produzione di primizie  (pomodori, zucchine, peperoni ecc.), per giungere alla produzione di fiori e piante verdi in vaso. Con gli anni 90  nasce la  società per la sperimentazione e gestione dei brevetti: attualmente oltre 500 aziende hanno coltivato le varietà innovative dell’azienda agricola albenganese Stalla, vero e proprio laboratorio nel quale i fiori vengono “creati” attraverso ibridazioni ed incroci che vengono poi valutate – e spesso premiate – di anno in anno per caratteristiche e qualità.

A questo si affianca, nel gruppo di coordinamento del progetto, Andrea Curto (presidente dell’Associazione) con il suo centro di produzione, un vivaio specializzato nella coltivazione di piante, erbacee e aromatiche orientato prettamente alle lavande, dove è sito anche il vivaio di riferimento per i coltivatori.

L’attività di promozione non si ferma alla sola produzione, ma come è nell’intento del progetto, le iniziative coinvolgono anche il territorio a tutto tondo, con proposte di fruizione e conoscenza di siti e giardini tramite suggerimenti di visita ed esperienze di soggiorno e turistiche che integrano la proposta delle aziende aderenti in un vero programma di utilizzo consapevole e sostenibile delle risorse locali.

 18 vallate sono coinvolte con tutte le loro caratteristiche e il sito web le presenta con una ampia galleria fotografica e specifica descrizione. A tutto questo si affianca una progettualità di natura turistica con esperienze proposte da ben 13 realtà che offrono attività tra natura, storia e gastronomia. Ma le buone idee a volte crescono superando i confini locali. Da queste convinzioni è nato infatti successivamente il progetto di valore nazionale attraverso la costituzione del CIL – Centro Italiano Lavanda,  dedicato alla filiera della Lavanda In Italia, nato con l’obiettivo di creare intorno alla Lavanda un punto di riferimento per formazione, ricerca e scambio di informazioni ed esperienze. Una realtà in grado di fornire tutto il supporto scientifico, culturale ed esperienziale necessario allo sviluppo delle attività di coltivazione, diffusione e promozione della Lavanda in quanto prodotto di pregio che affonda le proprie radici nell’antica tradizione italiana.

La particolare capacità professionale e di costruzione di reti di questo gruppo ha dato vita all’adesione e promozione di numerose progettualità anche di area vasta ed europea. Due esempi sono il progetto ANTEA,  iniziato nel 2017, che ha avuto l’obiettivo di riorganizzare la filiera emergente dei fiori eduli, in modo tale da far evolvere la più antica produzione transfrontaliera di fiori ornamentali, attraverso l’applicazione di innovazione tecnologica in grado di mettere in valore ogni aspetto legato a produzione, qualità, sicurezza d’uso, trasporto, conservazione e mercato. Un seconda iniziativa è stata il progetto Lavanda C.I.G. Riviera: Lavanda: Conservazione Integrata del Germoplasma risorsa floreale della Riviera Ligure, che ha dato vita tra altre iniziative al Campo di Conservazione Varietà Lavandula «Boscomare» per recuperare e conservare attivamente il patrimonio delle varietà locali del germoplasma di lavanda come la «Boscomare» è un ibrido naturale di Lavandula angustifolia e Lavandula latifolia. 

Ma tutte queste progettualità hanno il valore particolare di aver sviluppato un ricco insieme di esperienze dell’applicazione della speciale coltivazione a tante declinazioni, come testimoniano i partner dell’Associazione, come Olefaciò, che nel piccolo laboratorio artigianale produce  saponi, candele, sacchetti profumati, o il biscottificio Gibelli di Vallecrosia dall’iniziativa e la passione di Ettore Gibelli, giovane pasticcere, formatosi nelle più prestigiose pasticcerie di Torino, o ancora, a Ormea, la pasticceria, biscottificio e agroalimentare Omero che elabora anche favolose composte es. di cipolla, con Lavanda,  e altri ancora che si possono conoscere tra i partner elencati nel sito web dell’Associazione. 

Ma forse il campo di maggiore e nuovo interesse è quello legato all’uso gastronomico del distillato. Infatti la particolarità della Lavanda Riviera dei Fiori sta nei contenuti chimici del suo olio essenziale:  qualità più importante e ricercata nell’olio essenziale di lavanda è l’elevata percentuale di linalolo. L’olio essenziale ricavato dalla Lavandula Angustifolia IMPERIA, fra le regine della lavanda, vanta una presenza di linalolo pari a circa il 70%, ed  è praticamente privo di canfora, caratteristica che lo rende straordinario per l’uso alimentare, e meno adatto per l’uso igienizzante e di profumazione di ambienti.

La lavanda in cucina, è un’idea di sviluppo sulla quale Bollani ha anche avviato il progetto dell’Ordine Gastronomico, che nasce il 04 settembre del 2015  per dar vita ad  un’associazione culturale che promuova l’utilizzo della lavanda officinalis “Imperia” a tavola. Attendiamo sviluppi, poiché il progetto ci intriga non poco, specie nei suoi sviluppi Gluten Free. 

L’Ordine promuove iniziative culturali in campo enogastronomico diffondendo una vera e propria cultura della lavanda officinalis “Imperia” come pianta aromatica attraverso la valorizzazione e la ricerca di ricette e notizie storiche, anche attraverso il un riconoscimento dei, “I paladini della Lavanda Imperia”, deliberato dal consiglio come portatori della “cultura della Lavanda a Tavola”. 

L’idea ha dato anche vita, dalla collaborazione tra Cesare Bollani  con il presidente dell’Associazione Culturale Ligys Giovanni Damele alla raccolta di ricette alcune storiche altre di nuova creazione, ricordando che tra le tante proprietà la lavanda è un forte stimolante per la digestione e la Lavanda Officinalis “Imperia”, da questo punto di vista, è il top.

Non resta che scaricare dal sito il ricettario, pensando nel mentre che si spadella in cucina, che in questa era di dominio annunciato dell’intelligenza artificiale, la materia viva da cui traiamo il nostro sostentamento quotidiano non potrà mai essere prodotta da questi robot che assorbiranno enormi investimenti delle società cosiddette avanzate. 

Nella ricchezza della materia vivente sta la nostra origine, come anche tuttavia il nostro futuro, nel quale sopravvivranno solo le realtà legate alla terra e non quelle ammaliate dall’ incessante crescita della tecnica, con buona pace dei teorici dell’era postumana, legati solo ad interessi finanziari e non al benessere della nostra specie e di quelle che da oltre 3 miliardi di anni condividono l’esistenza sul pianeta Terra, e tra questa la nostra amata e cara Lavanda.

Redazione e ricerche di Ippolito Ostellino e Monica Mantelli

Immagini ed elaborazione grafica Ippolito Ostellino (eccetto foto Giardini Hambury da web)

Riferimenti

Associazione Produttori Lavanda Riviera dei Fiori

Presidente: Andrea Curto

Sede legale: Via Piandalpe 4 – fraz. Nava –  Pornassio (Im)

Sede operativa: Regione  Isolabella, 5 – Albenga (Sv)

Campo sperimentale “I Fiori nel cuore” : Regione Pontelungo inferiore, 7 – Albenga (Sv)

[email protected]

Scrive per noi

IPPOLITO OSTELLINO
Ippolito Ostellino nasce a Torino il 16 agosto 1959. Nel 1987 si laurea in Scienze Naturali e opera come prime esperienze nel settore della gestione e progettazione di Giardini scientifici Alpini. Nel 1989 partecipa alla fondazione di Federparchi Italia. Autore di guide botaniche e di interpretazione naturalistica e museale, nel 1997 riceve il premio letterario Hambury con la guida ai Giardini Alpini delle Alpi occidentali. Dal 2007 al 2008 è Presidente nazionale AIDAP, Associazione italiana dei direttori dei parchi italiani. Dal 2009 partecipa come fondatore al Gruppo di esperti nazionale sulle aree protette "San Rossore". Nell'area torinese opera in diversi campi: è il promotore del progetto Corona Verde dell'area metropolitana torinese per la Regione Piemonte, e svolge attività di docenza presso il Politecnico di Torino; nel 2008 progetta il format della Biennale del Paesaggio Paesaggio Zero; nel 2009 è autore con i Prof. Pala e Occeli del progetto della ciclovia del canale Cavour; nel 2011 ha ideato il marchio di valorizzazione territoriale “CollinaPo” sul bacino di interesse dell'area del fiume Po e delle colline torinesi e nel 2016 porta a riconoscimento UNESCO Mab il territorio di riferimento; nel 2016 coordina il tavolo Green infrastructure nel III Piano strategico dell'area metropolitana. Autore di saggi, contributi congressuali e libri sul tema Natura, Paesaggio e Ambiente, nel dicembre del 2012 è stato insignito del premio Cultori dell'Architettura da parte dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Torino.
Dal 2022 è membro effettivo del Centro di Etica ambientale di Parma, mentre nel dicembre 2024 lascia anticipatamente il mondo dei parchi nei quali ha lavorato per oltre 30 anni, svolgendo prima attività professionale e poi accedendo alla pensione, proseguendo oggi nel suo impegno teorico e pratico a favore del pensiero ecologico.