Le Sacre du Printemps secondo Dewey Dell
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L’ancestrale naturale: le nostre origini e le nostre radici. Lo scenario immaginifico e sonoro della produzione di teatrodanza “La sagra della primavera” di Igor Stravinskij messa in scena a Genova da Dewey Dell.
di Ippolito Ostellino e Monica Mantelli

Ci sono alcuni prodotti artistico-culturali che possiedono tale intensità e ricchezza di messaggi, per i quali diviene davvero complesso riuscire a darne in qualche modo conto nel loro insieme tentando la via della recensione classica.
Forse in questi casi è meglio affidarsi ad un resoconto personale e di esperienza vissuta, nella speranza di trasmettere tutta l’emozione che si è potuta vivere: e così ecco cosa ci è successo a Genova, al Teatro della Tosse una domenica di novembre 2025.
Seduti nella bellissima galleria di questa istituzione della cultura italiana, dopo un caldo thè verde nell’ accogliente foyer dedicato a Tonino Conte, lo spettacolo inizia: le luci si abbassano lentamente e dal buio emerge – ancora più lentamente, quasi a provocare quella impazienza che ammala la voglia quotidiana dei più – qualcosa di spettacolare.
Una flebile luminosità: sotto, sopra o dentro di Essa, non era possibile valutarlo tanto era eterea, mentre una voce intona una nenia che sembra essere solo lontanamente umana, anzi la nostra mente fatica a capire cosa la emetta nello spazio sonoro semibuio, o quale sia l’entità vivente o paravivente che da quell’angolo si sta per presentare.
Tutto ruota e deriva da un antro-caverna simile a una cellula mitocondrica, che si intravede appena: è coperta da una luce di filtri e nebbia, ed al cui fondo si apre un foro buio, nel quale già s’immagina aprirsi un varco – forse il riparo di chissà quale creatura – che appare e scompare alla nostra vista, anzi alla nostra stessa immaginazione, facendoci entrare in una dimensione che non sembra avere confini.

Questo iato temporale dura per vari minuti, e riesce a mettere in crisi, dai commenti che sottovoce ci arrivano, coloro che bramano un inizio: già qui si può registrare la forza di una rappresentazione teatrale, che ci provoca proprio sull’attesa, e che di lì a poco entrerà come un bisturi nelle nostre apparenti sicurezze legate alla nostra identità umana, alla nostra percezione del tempo e dello spazio.
Lo spettacolo che la compagnia italiana Dewey Dell offre al numeroso pubblico presente, appare quasi come uno schiaffo al nostro esistere fatto di forme certe: nel buio si scorgono movimenti di una forma vitale che spinge per venire al mondo, per poi arrivare a scorgere una sorta di creatura ancestrale che si palesa alla nostra mente, quella di un bruco, della dimensione di un essere umano, a cui si sommano altri, in una unione di movimenti che porta, nel noto crescendo musicale, ad una vibrazione altissima, quasi ad una scossa che percuote chi sta assistendo.
In questo susseguirsi di luci, suoni e movenze convulse, lente e arrotate su se stesse, certo è proprio la musica che entra nel corpo di chi ascolta e lascia un segno potente: Le sacre du Printemps nasce infatti proprio come balletto, coniugazione tra sonorità e movimento, che Igor Stravinskij (Igor’ Fëdorovič Stravinskij, anglicizzato e francesizzato in Igor Stravinsky (in russo Игорь Фёдорович Стравинский) porta in scena per la prima volta a Parigi nel 1913.

L’ opera si presenta con una struttura che appare di forte coerenza con quanto arriva alle nostre sensazioni, quando le forme viventi proposte da Dewey Dell, che rinviano a insetti e larve, danzano, si rotolano, camminano e saltano di fronte a noi in una terra profonda.
Le Sacre è stata costruita nella sua originaria produzione in due parti chiamate proprio L’Adorazione della Terra e Il Sacrificio: sono gli stessi temi base che costituiscono la partitura dell’opera attuale, e che vengono ripresi dalle viscere terrene sapientemente ricostruite da una scenografia minimale, ma di forte e riuscito effetto, come nel sacrificio continuo che i protagonisti artropodi offrono al pubblico, tra larve in trasformazione e predazioni connesse alla lotta per la sopravvivenza.

L’innovazione artistica di Stravinskij appare in stretta contiguità con quella della compagnia teatrale d’avanguardia di Cesena, che sa colpire anche per l’estrema potenza immaginifica dei “personaggi” non umani che si alternano sul palco, seguendo con perfetta coordinazione le oscillazioni tra percussioni, oboe e trombe della musica del Maestro russo. Dal nero ragno gigante, a bruchi e farfalle da loro nate, alle cimici e a presunti pidocchi o piccoli ragni che saltano con scatti e movimenti laterali come avessero 8 zampe invece dei 4 arti dei performer che li animano, costituiscono uno zoo di “esseri” financo non classificabili, ottenuti dalla composizione di più corpi tra di loro.

E poi ecco la folgorante azione degli Elementi, rappresentati da grandi e movimentati drappi danzanti, che appaiono alti come tre uomini (e larghi altrettanto), scintillanti di rosso e di oro. Sono tessuti “viventi”, mossi dalle forze espressive dei componenti della compagnia, che giungono a creare veri “esseri altri” da cui si sente possano uscire ancora altre creature: ed è quello che accade, seguendo sempre il fraseggio musicale intenso e mai domito dell’opera musicale.
Ciò che forse colpisce il nostro interiore sforzo di comprensione, appare proprio il fatto che tanta diversità sia generata da corpi umani in una confusione tra umano e non, che riesce a penetrarci ed a porci domande anche se non lo vogliamo: da dove iniziamo noi e dove finiamo, e come lo stesso accade per gli esseri dai mille arti che da centinaia di milioni di anni vivono sul pianeta terra, per di più giunti molto, tanto, prima di noi.

È un continuum che pare una plastica rappresentazione della scala della Vita, che però qui ci appare compressa in unico punto, dove tutto è unito nell’unica grande avventura di Madre (Matrigna?) Terra che può dipanarsi nello spazio grazie ad una energia primordiale, e ad un fuoco che pulsa che grazie alla musica ideata di questo grande compositore ci permette di percepire, quasi fosse lei stessa la traduzione del respiro dell’inizio dell’universo, e con esso anche della creazione biologica.

In questa narrazione entomologica non manca però un’apparizione che porta sulla scena altri esseri, questa volta “antropoidi”: alcune forme di fattezze umane, dotate di tute che rimandano alle vestizioni degli addetti agli apiari, dai copricapi con reti di protezione dalle punture di insetti, si aggirano tra stupore e intenti di conoscenza, perlustrando le pareti e gli anfratti di questa barma primordiale, che custodisce bozzoli di vita posati sul pavimento, prima gonfi e poi via via svuotati del vivente che la era in metamorfosi, che tuttavia nella scena non si palesano.
Un passaggio dove l’umano pensa di scoprire tutto, apparendo in realtà molto più debole e fragile della forza naturale che gli altri viventi di questa antica pancia terrestre possiedono da sempre, e oltre la stessa presenza antropica sul pianeta.

E’ come un fiume del Tempo che scorre dinanzi a noi e che, per come noi naturalmente lo sentiamo, in realtà non può finire. Ed è infatti così, perché proprio alla fine nell’ ultima scena, dove tornano ciclicamente il buio e le movenze faticose di una forma che trapela dal flebile pertugio, ecco ripassare nuovamente quel bruco, ennesimamente pronto ad abitare con forza e intento superiore il palcoscenico della vita, con la presenza di una esistenza che pare animata dal solo scopo di dare continuità alla sua stessa esistenza.
Ma è in realtà proprio in quell’ eterno ciclo vita & morte, metamorfosi & cambiamento, sacrificio & rinascita, che lo scopo trova la sua vera giustificazione, perché si tratta dello stesso movimento spiraliforme che si muove in tutte le direzioni, alla ricerca di vie possibili che permettano di perpetrare l’esistenza di ogni forma di vita nel tempo.

In tutto questo travaglio si palesano le 100 domande che soggiacciono la storia della genesi, dalle prime cellule alla coscienza che già emerge in tanti viventi, e non solo in noi umani, come si credeva sino a qualche tempo fa. Ed è proprio la musica di Stravinskij che ci aiuta a capire la vitalità di questo entusiasmante flusso nel quale siamo immersi tutti, umani, animali, fiori e piante,viventi non umani, rocce, luci, stelle e galassie.
Tutto questo, e molto di più, ci attraversa, uscendo silenzioso e pieni di Tutto, nella fredda piazzetta invernale prospiciente il teatro. A fatica rientriamo anche noi in una trafficata realtà contemporanea, come se fossimo passati da una porta temporale ad un altra. Ed è proprio questo, a nostro parere, ciò che si deve percepire quando un’ opera d’arte vera raggiunge la sua massima espressione. Un Passaggio.

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- Monica Nucera Mantelli
- “La Natura torna ad Arte” è una piattaforma di rapporti/scambi tra la creatività e buone pratiche dell'uomo e lo spazio - paesaggio del pianeta Terra.
Ideata da Monica Nucera Mantelli.
Giornalista – Facilitatore di reti e progetti territoriali - Event & Communication Manager.
Monica Nucera Mantelli nasce in Italia ma cresce e studia sin da ragazzina in Inghilterra. Si forma in una cultura anglosassone innervata di valori sociali e attenti all’interdipendenza tra uomo e natura. Dopo il doppio diploma sia nel Regno Unito che a Torino, si laurea alla Facoltà di Magistero in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo comparativo ed artistico e si trasferisce per l’anno sabbatico in Nuova Zelanda dove si forma su agricoltura biodinamica, pratiche di vita sostenibili e eventi outdoor. Vince un Master Enea Olivetti per l’Imprenditoria al Femminile con il progetto TRENOVIVO sul turismo & slow living con i treni a vapore sulla linea Ciriè-Lanzo e Torino – Ceres in collaborazione con il Museo Ferroviario Piemontese. Nel mentre scrive articoli, interviene come divulgatrice e moderatrice su temi cultura-arte-natura a conferenze e tavole rotonde e collabora per testate nel settore dei beni culturali, artistici ed enogastronomici. Si diploma ONAV – Assaggiatrice di Vino – nel 1994. Parimenti lo stesso anno prende il Patentino da Giornalista Pubblicista e entra all’Albo di Roma. Si occupa di servizi di comunicazione, mkt culturale e pianificazione territoriale strategica per realtà aziendali di primo livello. Collabora con imprese agricole, ristoranti e strutture ricettive. Progetta con Enti pubblici e privati attività di animazione e fruizione di territorio, raccordando beni naturali/paesaggistici/produttivi a arte, ambiente e cultura.
Dopo aver maturato una solida esperienza di curatela espositiva e project management nella gestione di manifestazioni culturali inserite nei contesti più vari, decide di ampliare le sue competenze in ambito di buone pratiche sistemiche ed “eco-friendly” focalizzandole alla riqualificazione dei territori. Ad oggi si occupa di raccordi e facilitazione di rete tra produzioni di eccellenze locali e politiche di sostenibilità ambientale. E’ ideatrice di festival, convegni, eventi e incontri multidisciplinari. E’ stata direttrice del Museo del Design GH di Torino e Vice-Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) Piemonte e Valle d’Aosta.
Tra i molteplici servizi svolti, ha collaborato con l’Opera Torinese del Murialdo nel progetto di rigenerazione Artigianelli150. Ha creato e sviluppato eventi culturali con l’Orchestra da Camera “G. B. Polledro” diretta dal M° Federico Bisio. Ha ideato progetti di valorizzazione territoriale come DE.GU.CRE’ e SUPERGA PARK TOUR, la rassegna sui temi tra natura, ambiente e sostenibilità GREEN MOOD, il talk-show tra ecologia ed economia THE GREEN THEATRE PARK DAY e il format convegno/evento/mostra sulla rete territoriale GREEN GRAIN.
Suo il progetto di riqualificazione ILOVEPULCHERADA.
Ha teorizzato “PER UN UMANESIMO VERDE. TRA AREE VERDI E NUOVE MODALITÀ DI SVILUPPO METROPOLITANO” nell’ambito della progettazione di Torino Strategica 2015-2025. E’ stata collaboratrice per l’Ente Parco regionale del Po To.se per la nomina del comprensorio metropolitano di 86 Comuni torinesi a Riserva di Biosfera MAB UNESCO COLLINAPO.
Ha scritto e co-prodotto il film sul paesaggio urbano e live performance POEMA CIRCULAR con il regista Alessandro Avataneo. Ha scritto e diretto l’opera –concerto PIAZZOLLA’S DAEDALUS con il M° Raffaele Tavano e il Piazzolla Modern Quartet e l'agri-commedia DUE CUORI E UN PEPERO'con la cantante argentina Sonia Farrell. Pubblica saggi sulla rubrica editoriale IN PUNTA DI TANGO.
Ha curato circa un centinaio di mostre e scritto decine di testi critici di accompagnamento alla produzione artistica di artisti internazionali. Redige la sua rubrica fissa NELL'ANTRO DELL'ARTISTA sulla rivista ContemportArt.
E’ co-autrice con Ippolito Ostellino del libro “UN PO DA CAMMINARE” Ed. Il Capricorno. Sempre con Ippolito Ostellino ha fondato la piattaforma e comunità virtuale LA NATURA TORNA AD ARTE, da cui è nata la rubrica omonima sulla testata .ECO EDUCAZIONE SOSTENIBILE.
Da oltre un ventennio è direttrice artistica di ETNOTANGO LCMM, con autoproduzioni tra musica, arte, letteratura, danza e molto altro per comunicare e trasferire la ricchezza culturale il patrimonio UNESCO del Tango rioplatense.
Tra le sue passioni: la musica, il design, l’arte contemporanea, il tango argentino, l’enologia, la gastronomia gluten-free e la ricerca esoterica.
Tutti i suoi progetti sono caratterizzati da una peculiare chiave di volta: sottendono al risveglio evolutivo dell’Uomo.
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