E se l’uomo scomparisse?
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Un diffuso esercizio di fantascienza: la terra spopolata da una guerra atomica o da una catastrofe. Ma in passato molte civiltà sono scomparse davvero. Occorre un esame di coscienza del nostro comportamento
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Il bel film L’ultima spiaggia (1959), tratto da un romanzo del 1957 di Nevil Schute (1899-1960), è ambientato in un mondo in cui la maggior parte degli esseri umani è morta in seguito alla contaminazione radioattiva planetaria dovuta ad una serie di esplosioni di bombe nucleari; solo alcune migliaia di persone sopravvivono in Australia, in attesa che la nube radioattiva arrivi anche da loro. Nel racconto un radiotelegrafista crede di captare un segnale radio proveniente da San Francisco, in California. Che ci siano dei sopravvissuti? Per togliere ogni dubbio, un sottomarino, il cui comandante è interpretato da Gregory Peck, viene inviato nel Pacifico per andare a vedere se veramente in California c’è ancora qualcuno vivo. Il sottomarino arriva nel porto, alcuni marinai sbarcano e visitano la città: non trovano nessuno e “la vedono” deserta e abbandonata, con il graduale degrado di una grande struttura umana senza umani.

Alcune città sono state divorate dalla sabbia dei deserti o dalle frane e alluvioni, ma alcune sono state divorate “dalla natura”. In molte terre occupate dalle comunità Maya dell’America centrale la vegetazione e la giungla si sono riappropriate delle città e dei monumenti orgogliosamente innalzati al cielo; gli occupanti umani dapprima avevano distrutto dei tratti di foresta per coltivare i terreni da cui trarre il cibo; poi ben presto hanno dovuto constatare che la produzione agricola diminuiva rapidamente per esaurimento della fertilità dei suoli e hanno dovuto tagliare altri pezzi di foresta mentre la foresta si riappropriava, rigogliosa, dei campi abbandonati, e alla fine sono stati gli umani a scomparire. Col procedere dei secoli e della civiltà gli esseri umani sono intervenuti sul pianeta con mezzi sempre più potenti.
Che cosa succederebbe degli orgogliosi grattacieli di New York se la popolazione abbandonasse la città? probabilmente le piante spontanee che occupavano la penisola di Manhattan prima dell’arrivo dei coloni olandesi prenderebbero il sopravvento e ripopolerebbero con le loro foglie e radici le strade e gli edifici ricostruendo una foresta sui loro ruderi, come è avvenuto nelle terre dei Maya; la nuova foresta ospiterebbe di nuovo animali e uccelli scomparsi da tempo. Il grande ciclo dell’acqua, con le sue evaporazioni e piogge, continuerebbe inalterato, ma le acque che cadono sui continenti ricostruirebbero le proprie vie “naturali” di scorrimento verso il mare, quelle che erano state ostruite dagli edifici e strade e ponti che, nei secoli recenti, sono state costruite proprio nel corso dei fiumi, provocando le frane e alluvioni che stiamo conoscendo.
Gran parte dell’agricoltura attuale è basata su poche specie vegetali e animali addomesticate nel corso dell’ultima decina di migliaia di anni. Se i campi venissero abbandonati, probabilmente riprenderebbero il sopravvento le specie originali di grano, patate, viti, rispetto a quelle che sono state scelte e adattate per soddisfare le necessità umane della farina da pane, delle patate fritte e del vino. La fine della caccia riporterebbe il canto degli uccelli nelle terre oggi silenziose. I maiali da allevamento, che abbiamo fatto diventare “macchine per fare salumi”, e i gatti e i cani domestici, ridotti ad animali da compagnia, probabilmente tornerebbero a trasformarsi in animali “selvatici” come li chiamiamo noi, rigenerando rapporti biologici che gli umani hanno alterato. Si ricostruirebbe quella biodiversità di cui adesso stiamo lamentando la perdita, con conferenze, congressi e manifestazioni, dopo averla violata senza tregua per tanto tempo.
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- GIORGIO NEBBIA (1926-2019)
- Giorgio Nebbia, scomparso all'età di 93 anni il 3 luglio 2019, è stato una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita (nel 1926), è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995, poi professore emerito, insignito anche dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti.
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