Don’t look up, quando si preferisce non alzare lo sguardo per non vedere i problemi legati all’ambiente (e non solo).

Adam McKay ha vinto la sua “grande scommessa”, così si chiamava uno dei suoi film di successo: riuscire ad intrattenere, far ridere, far riflettere e mischiare la scienza, con l’attualità, la comicità e la tragedia. È una novità assoluta non solo nel panorama cinematografico, ma nell’intero modo di fare comunicazione. La denuncia si camuffa con la risata. Il cast personifica delle (ahimè neanche troppo) caricature di alcuni  personaggi della società americana e non solo: il Presidente degli Stati Uniti attaccato ai consensi e alla popolarità con una totale non curanza del bene del Paese; i giornalisti televisivi superficiali e in cerca costante di share a scapito della vera informazione; gli scienziati che, inizialmente, non sanno comunicare le loro scoperte ad un largo pubblico; il popolo social che insegue una realtà fittizia, perennemente ridicolizzata e ridicola anche quando vuole mandare un messaggio catastrofico.

 

Meryl Streep nei panni del Presidente USA, Immagine tratta dal profilo instagram ufficiale, “Don’t look up”

La trama

Il film inizia, infatti, con la scoperta di una cometa non ancora identificata, da parte di una dottoranda di astronomia Kate Dibiasky, interpretata da Jennifer Lawrence. Il suo professore, Randall Mindy, (Leonardo Di Caprio), ne calcola la traiettoria, dimostrando il suo sicuro impatto sulla Terra in circa sei mesi. Da questa scoperta incredibile, una possibile fine del mondo a causa di una cometa di svariati kilometri che punta dritto verso il nostro pianeta, la vita dei ricercatori cambia con incontri alla Casa Bianca e in televisione, per poter comunicare e allarmare tanto i politici quanto i loro elettori. Ogni tentativo sembra fallire. Anche quando la catastrofe è imminente la scienza viene sottovalutata: il Presidente degli Stati Uniti (Meryl Streep) ridicolizza le conclusioni scientifiche e i giornalisti trattano con superficialità e ironia la scoperta. È interessante notare che quando la notizia viene finalmente diffusa dagli organi ufficiali (solo per interessi politici) e viene organizzato il lancio di un’astronave che possa colpire e deviare la cometa, salvando il pianeta, l’operazione sia annullata in corso d’opera. Uno dei più importanti imprenditori del Paese, ha scoperto infatti che l’asteroide sia composto da moltissimi materiali preziosi. Richiede quindi l’annullamento dell’operazione, che il Presidente accetta essendo egli il suo più importante finanziatore del partito, auspicando l’impatto della cometa in tanti frantumi sulla Terra, per potersi arricchire grazie agli elementi preziosi che la compongono. La denuncia è chiara: anche di fronte alla possibile estinzione della specie umana, gli interessi degli uomini e delle donne al potere rimangono gli introiti personali economici.

Come andrà a finire?

Colpirà il pianeta? I politici capiranno finalmente l’importanza della scienza? Gli scienziati avranno trovato un modo nuovo e inedito per saper comunicare a tutti le loro scoperte?

Don’t look up è un film che ci invita, paradossalmente, a guardare in alto. Ci invita a superare i limiti, a guardare oltre. È un film di un’attualità e di una verità strabiliante, che ci spinge a creare un proprio pensiero critico e ad affidarsi alla scienza. Nel periodo storico che stiamo vivendo, con una pandemia ancora in corso e un’emergenza climatica sempre più allarmante, il film ci dà le due soluzioni finali per evitare la fine del mondo: una corretta comunicazione e tanta, tanta scienza.

Scrive per noi

Carola Speranza
Carola Speranza
Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

Carola Speranza

Dopo aver conseguito la doppia laurea triennale nel dipartimento di Lettere moderne all’Università degli studi di Torino e Université Savoie Mont-Blanc, ottiene la laurea magistrale binazionale in Filologia moderna all’Università Sapienza di Roma e Sorbonne Université di Parigi. È fondatrice e autrice del blog “Grandi Storielle”.

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