GiornaLAB/Dalla profondità del Lario alle miniere del Congo: cronaca di un Pianeta interconnesso
Tempo di lettura: 3 minuti
di Paolo Avanzini
classe 3D Scuola Secondaria di 1° grado Leopardi di IC Como Lago Como
(L’immagine di apertura è tratta dal sito web del progetto Re-Lake)
GiornaLAB è lo spazio di “.eco, l’educazione sostenibile” che la voce storica dell’educazione ambientale italiana e la Rete WEEC Italia dedicano alla voce delle scuole. Questo articolo nasce dalla collaborazione con la Rete scolastica per l’educazione ambientale del Lario. Leggi anche “Plastica: un’innovazione che è diventata un problema globale” e la presentazione della rete comasca scritta da Paola Iotti.
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I polmoni del lago
Il Lago di Como non è solo un panorama da cartolina celebrato in tutto il mondo: è un ecosistema da sempre fiorente ma che negli ultimi anni sta scomparendo.

Il cambiamento climatico non si manifesta solo con lo scioglimento dei ghiacciai che lo alimentano, ma agisce anche sotto la superficie dell’acqua, alterando i cicli dell’ossigeno e minacciando la biodiversità. In questo scenario opera l’associazione Proteus con il progetto Re-Lake.
L’obiettivo è ambizioso: una vera e propria riforestazione subacquea. Attraverso la piantumazione di praterie di macrofite e di piante acquatiche autoctone, Proteus sta cercando di ricostruire l’antico equilibrio del Lario.
Queste piante non sono semplici elementi decorativi: sono i “polmoni” del lago che assorbono inquinanti, contrastano l’eutrofizzazione e offrono rifugio e permettono di far nutrire le specie ittiche locali come la carpa. È un esperimento di ingegneria naturalistica che ci insegna come la rigenerazione ambientale sia ancora possibile, se guidata dalla scienza.
L’invasione invisibile: la plastica nel nostro corpo
Mentre Re-Lake cerca di ripulire le acque, noi, spesso inconsapevolmente, continuiamo a immettere nel nostro sistema sostanze devastanti: le microplastiche. Queste minuscole particelle, inferiori ai 5 millimetri, derivano dalla degradazione di oggetti comuni o sono inserite intenzionalmente in prodotti di uso quotidiano.
Pensiamo ai prodotti per la cura del corpo: gli scrub, i glitter decorativi o il lucidalabbra. Anche l’uso di stoviglie in melammina contribuisce a questo rilascio. Il dato che emerge dalle ricerche scientifiche è scioccante: si stima che, attraverso l’alimentazione, ogni mese un adulto introduca nel proprio organismo una quantità di plastica pari a quella presente in una felpa. Questo significa che la plastica non è più solo “fuori” di noi, negli oceani o nei laghi, ma è diventata parte integrante della nostra vita quotidiana.
L’anatomia dello smartphone: la Tavola periodica e il conflitto
Se spostiamo lo sguardo dal lago ai dispositivi che portiamo in tasca, la complessità ambientale aumenta. Durante la nostra visita a Proteus, emerge chiaramente anche l’impatto dello smartphone. Per garantire prestazioni elevatissime – fotocamere che non “pixelano” le immagini, memorie vastissime misurate in Giga o Tera – l’industria ha dovuto attingere a quasi ogni angolo della tavola periodica.
Nell’ultimo secolo, l’uso industriale degli elementi chimici è esploso. Due in particolare raccontano una storia di sfruttamento: il Litio, fondamentale per le batterie, e il Coltan (composto da columbite e tantalite). La maggior parte del Coltan mondiale proviene dalle miniere della Repubblica Democratica del Congo, dove l’estrazione è spesso legata a conflitti armati e violazioni dei diritti umani. Possedere l’ultimo modello di smartphone non è quindi solo una questione di status o tecnologia, ma una scelta che alimenta un sistema estrattivo contribuendo a conflitti e allo sfruttamento globale. Ecco perché l’acquisto di un telefono ricondizionato non è più solo per una nicchia ristretta di persone, ma una necessità etica per ridurre l’inquinamento, la pressione sulle risorse del pianeta, ma soprattutto per aumentare il rispetto dei diritti umani.
Il “compromesso del Canada”: una lezione di convivenza
Tutti questi problemi, dal degrado del lago al consumo di minerali rari, sembrano insormontabili se affrontati individualmente. Qui entra in gioco l’esperienza vissuta durante l’attività sulla “scelta della vacanza”.
La scelta finale, il Canada, non era la prima opzione di nessuno. È nata dalla necessità di trovare un punto d’incontro tra desideri diversi. Questo esercizio di democrazia e mediazione ci ha insegnato che la sostenibilità non è un percorso lineare in cui tutti ottengono esattamente ciò che vogliono. È, invece, la ricerca del miglior compromesso possibile per la comunità.
Per salvare l’ecosistema del Lago di Como e smettere di alimentare industrie distruttive come la fast fashion o l’elettronica usa-e-getta, dobbiamo essere pronti a scegliere il nostro “Canada” quotidiano: rinunciare a qualcosa di superfluo, come l’ennesimo capo di abbigliamento o l’ultimo gadget tecnologico, in favore di un bene superiore e collettivo. Solo attraverso questo compromesso consapevole potremo proteggere le praterie subacquee di Proteus e, insieme ad esse, il nostro futuro.
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- Paolo Avanzini è uno stucente della classe 3D, Scuola Secondaria di 1° grado Leopardi di IC Como Lago (Como) (anno scolastico 2025-26)

