Il Grand Tour di Attilio Brilli: un viaggio nella cultura europea
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Secoli fa, viaggiatrici e viaggiatori, giovani e meno giovani, percorrevano le strade europee con finalità diverse: cultura, piacere, svago. La motivazione del viaggio variava in base all’età, al paese d’appartenenza e all’identità culturale. Questa pratica era particolarmente diffusa tra le classi aristocratiche e alto-borghesi, assumendo caratteristiche specifiche a seconda della mentalità e della religione dominante nel paese di origine, della situazione storica e politica, delle lingue conosciute o da apprendere, delle alleanze e delle guerre in corso.
Già nel secondo Cinquecento, l’umanista fiammingo Giusto Lipsio sottolineava l’importanza del viaggio in Italia, che doveva essere compiuto “non cum voluptate solum, sed cum fructu”. Tuttavia, l’enfasi sull’Italia come meta privilegiata ha spesso oscurato esperienze altrettanto significative nei paesi transalpini e mediterranei. Queste esperienze possono essere ricostruite ripercorrendo le strade, ascoltando racconti di altri viaggiatori, verificando itinerari e soste, frequentando salotti e interrogando istituzioni culturali come università, collegi e accademie.
Il Grand Tour: dalla formazione alla conoscenza
Il Grand Tour nasce come strumento di formazione del giovane gentiluomo destinato a diventare consigliere di corte, diplomatico, politico o amministratore di patrimoni familiari. Con il tempo, questa pratica si evolve, diventando un’opportunità di aggiornamento professionale per una platea più ampia, composta da intellettuali, artisti, scienziati, filosofi e studenti di varie discipline.
Il termine “Grand Tour” compare per la prima volta nel volume dell’inglese Richard Lassels del 1697, sebbene fosse probabilmente già in uso da tempo.
Il contributo di Attilio Brilli
Attilio Brilli, anglista, critico letterario e traduttore, è uno dei massimi storici della letteratura di viaggio. Nel suo documentato volume, appartenente alla collana editoriale “Ritrovare l’Europa”, esplora la pratica del Gran Tour attraverso un’analisi dettagliata di diversi itinerari europei.
Il viaggio si snoda tra città come Londra, simbolo della cultura classica, Parigi, centro del piacere dei sensi e della mente, e Lione, crocevia di strade che portano anche verso Tolosa. Amsterdam emerge come “la perla d’Olanda”, mentre Bruxelles porta con sé l’eredità dei viceré spagnoli.
A Ratisbona si svolgevano le diete dell’Impero, mentre Berlino divenne il centro delle arti della guerra. Vienna si affermò come baluardo del mondo cristiano, mentre Lisbona segnava il tramonto di un impero coloniale. Madrid si configurava come la cassiera d’Europa e Torino e Milano rappresentavano i primi contatti con l’Italia. Firenze evocava la sindrome di Stendhal, Roma si rivelava crogiuolo della storia e Napoli segnava la fine del continente. Venezia era considerata l’alcova d’Europa, mentre Mosca guardava verso Occidente. Il viaggio si spingeva fino a Larissa, con uno sguardo verso Oriente, e La Valletta, nodo delle rotte del Mediterraneo, ancora oggi di rilevante importanza.
Il volume si conclude con una pertinente nota bibliografica sugli studi relativi al Grand Tour e ai viaggiatori citati nel testo. Tuttavia, manca un indice dei nomi e dei luoghi, elemento che avrebbe ulteriormente facilitato la consultazione dell’opera.

Le vie del Grand Tour
Attilio Brilli
Viaggi
Il Mulino Bologna
2025
Pag. 253 euro 16
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- Valerio Calzolaio
- Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.
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