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Il plastic litter del Po

| Elena Bonino

Tempo di lettura: 4 minuti

Il plastic litter del Po
Con plastic litter si intendono tutti quei rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente, in mare e lungo le coste, ma anche nei fiumi e in altri ambienti terrestri.

L’inquinamento da plastica è uno dei problemi ambientali più urgenti, sia per la sua gravità sia per il fatto che è stato ignorato per troppo tempo.

Le plastiche sono classificate in due categorie:

  • le macroplastiche, che hanno una dimensione superiore a 25 mm;
  • le microplastiche, che hanno dimensioni comprese tra 1 nm e 5 mm, e si suddividono in primarie (ad esempio i granuli abrasivi presenti nei cosmetici) e secondarie, che si formano durante l’uso e lo smaltimento di prodotti in plastica (ad esempio dall’abrasione degli pneumatici o dei tessuti sintetici durante i lavaggi) o in fase di decomposizione delle macroplastiche.

Negli ultimi decenni la produzione e il consumo di oggetti in plastica hanno registrato una crescita esponenziale (Fonte:Autorità di bacino distrettuale del fiume Po).

Che cos’è il plastic litter?

Sono tutti quei rifiuti di plastica dispersi nell’ambiente, in mare e lungo le coste, ma anche nei fiumi e in altri ambienti terrestri. Questi rifiuti possono essere costituiti da qualsiasi tipo di oggetto in plastica, come bottiglie, sacchetti, imballaggi, reti da pesca e così via. Il plastic litter rappresenta una grave forma di inquinamento, con impatti negativi sugli ecosistemi, sulla fauna selvatica e, potenzialmente, anche sulla salute umana.

Gran parte del plastic litter proviene dalla terraferma ed è trasportato da fiumi, vento, acque di dilavamento e abbandono indiscriminato. La plastica tende a non biodegradarsi facilmente, quindi rimane nell’ambiente per lungo tempo, causando un inquinamento persistente.

Il plastic litter danneggia gli ecosistemi marini, uccidendo o ferendo animali che rimangono intrappolati, ingeriscono la plastica o ne vengono contaminati.

Dal fiume al mare

Per ridurre l’impatto ambientale e igienico-sanitario è importante intercettare i rifiuti plastici prima che arrivino al mare. Inoltre, intercettare i rifiuti di plastica nei corsi d’acqua è più facile ed economico rispetto al recupero in mare e previene la degradazione causata dall’acqua salata.

Cosa si trova nel Po?

La plastica nel fiume Po è un problema ambientale significativo.

La macroplastica più comune è il polietilene, che proviene da fusti utilizzati in ambito agricolo e industriale, e da contenitori per liquidi in polietilene tereftalato. La principale fonte di microplastiche è rappresentata da polimeri utilizzati nel settore civile e in quello industriale. Ne fanno parte il polistirene espanso, il polietilene, il polipropilene, il polistirolo e la poliammide. Si osserva una predominanza di rifiuti plastici con dimensioni inferiori ai 10 centimetri di lunghezza. Questo suggerisce che i rifiuti subiscano intensi processi di frammentazione prima di giungere al mare; ciò è dovuto ai lunghi tempi di permanenza nel fiume.

Alcuni dati sulle microplastiche

Il valore medio più alto è stato registrato nella stazione di Chivasso (4,2 n°/m³), seguito da Pontelagoscuro (2,1 n°/m³), Boretto (1,3 n°/m³), Isola Serafini (1,2 n°/m³), Po di Goro (1,0 n°/m³) e Isola Sant’Antonio (0,5 n°/m³).

I dati evidenziano una variabilità delle concentrazioni di microplastiche tra le diverse stazioni, che potrebbe essere influenzata anche da fattori locali, come la presenza di scarichi industriali e urbani, l’idrodinamica e la velocità di sedimentazione, sottolineando così la complessità del problema. (Fonte)

Dal progetto sperimentale di monitoraggio applicato alle plastiche nel fiume emerge che i rilevatori rilasciati due anni fa a Torino confermano lo stallo prolungato in alveo del plastic litter (rifiuti plastici di medie e grandi dimensioni) e che solo il 15% del quantitativo raggiunge l’Adriatico; si registrano inoltre accumuli di plastica anche tra la fitta vegetazione del fiume.

La quantità totale di plastic litter trasportata dal Po è sensibilmente inferiore rispetto a quella attribuita in passato.

Sforzi di riduzione

Sono in corso progetti e iniziative, come PoSalvaMare, per ridurre l’inquinamento da plastica nel fiume e sensibilizzare sul problema.

In sintesi, la plastica nel Po è un problema complesso, con diverse cause e conseguenze. Il monitoraggio e la riduzione dell’inquinamento sono fondamentali per proteggere l’ecosistema fluviale e marino. Il contrasto all’inquinamento da plastica è necessario per la tutela degli ecosistemi e, soprattutto, della salute umana. Il problema del plastic litter è globale e richiede un impegno collettivo per essere affrontato e per trovare soluzioni sostenibili.

Proposte didattiche per la scuola primaria

“Clean-up Day” scolastico: organizzare una giornata di pulizia nel cortile della scuola, in un parco vicino o in spiaggia, classificando i rifiuti raccolti.

Analisi dei “micro-rifiuti”: setacciare sabbia o terra per individuare microplastiche, discutendo del loro impatto sulla catena alimentare.

Esperimento del “Gomitolo di plastica”: utilizzare un gomitolo per simulare le connessioni tra produzione, consumo e smaltimento, evidenziando cosa succede se un anello (es. riciclo) si interrompe.

Ambiente: Inaugurato il Museo della Plastica, a Milano reperti dagli anni ’50 per testimoniare quanto il monouso resti nell’ambiente più delle nostre vite

Il 6 giugno è stato inaugurato a Milano, nel mercato di via Rombon 34 (zona Lambrate), il Museo della Plastica, un progetto promosso da Plastic Free Onlus in collaborazione con il Municipio 3 e Sogemi. L’obiettivo è sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni sull’inquinamento da plastica e sulla lunga permanenza dei prodotti monouso nell’ambiente.

L’esposizione raccoglie flaconi, contenitori e altri oggetti recuperati dai volontari lungo il Delta del Po, rimasti intrappolati nella vegetazione per decenni e riportati alla luce da piene e mareggiate. Grazie all’intelligenza artificiale, molti reperti sono stati identificati e datati: alcuni risalgono addirittura agli anni ’50, mentre altri appartengono agli anni ’70-’90.

Nonostante il lungo periodo trascorso nell’ambiente, molti oggetti risultano ancora quasi integri, dimostrando la straordinaria persistenza della plastica e i suoi potenziali effetti sugli ecosistemi e sulla salute umana. Il museo nasce anche come strumento di educazione ambientale per le nuove generazioni e punta a diventare uno spazio permanente di divulgazione, visitabile nei prossimi mesi durante gli orari di apertura del mercato di via Rombon.

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.