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Visibilità e realtà nelle relazioni internazionali oggi. La disputa Trump-Meloni: molto rumore per niente?

| FRANCESCO INGRAVALLE

Tempo di lettura: 5 minuti

Visibilità e realtà nelle relazioni internazionali oggi. La disputa Trump-Meloni: molto rumore per niente?
Il tormentone dello scontro tra Trump e Meloni nasconde una verità: che l’Italia è uno Stato soltanto relativamente sovrano, ma finge, da ottant’anni, di esserlo.

Prologo “in cielo”

“Il mondo è la mia rappresentazione” scriveva Arthur Schopenhauer nel 1819, in Il mondo come volontà e rappresentazione; gli replicava, in modo indiretto, Karl Marx, nel 1869, in Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte: ““Gli esseri umani fanno la loro propria storia, ma non arbitrariamente, scegliendo essi stessi le situazioni, bensì nelle situazioni che si trovano di fronte, determinate dai fatti e dalla tradizione.”

Nel 1911 (ma la prima elaborazione risale al 1877) compariva La filosofia del come se di Hans Vaihinger; un titolo che, secondo l’autore, esprimeva in modo convincente l’opinione secondo cui “l’apparenza, il consapevolmente falso, gioca un ruolo enorme nella scienza, nelle filosofie del mondo e nella vita”. Il mondo può essere “letto” soltanto con categorie concettuali umane, ma le categorie concettuali si applicano a una realtà che il soggetto umano non costruisce così com’essa è, ma che si trova di fronte, indipendentemente da sé e, per modificarla tecno-scientificamente, il falso ha lo stesso valore, se non maggior valore, del vero, soprattutto là dove, come nelle relazioni sociali e politiche, la comunicazione simbolica e linguistica hanno un peso decisivo nell’orientare i comportamenti.

Molto prima di Vaihinger, William Shakespeare aveva costruito Molto rumore per niente (1594), commedia in cui il modo di narrare i fatti incide sullo svolgimento della trama, al di là della distinzione tra vero e falso. È, del resto, questa, la “società dello spettacolo” nella quale “il vero è un momento del falso” (Guy E. Débord, La società dello spettacolo., tr. it. in Id. Commentari alla società dello spettacolo, SugarCo, Milano, 1990, p. 88).

Scendiamo in terra

È di questi giorni il “tormentone” sulle relazioni della presidente del Consiglio italiana e del presidente degli Stati uniti d’America.

Ricostruiamo la sostanza del “tormentone”: tutto sarebbe cominciato con il mancato consenso italiano all’uso delle piste di atterraggio e decollo italiane durante la guerra con l’Iran. Queste le dichiarazioni di Trump (secondo quanto riportato da Rai News 24): “Non ci ha nemmeno concesso di utilizzare le piste di atterraggio o decollo, causando un notevole disagio logistico, nonostante gli Stati uniti contribuiscano alla difesa dell’Italia e degli altri ‘cosiddetti’ alleati della Nato. Ora, dopo che gli Stati uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, lei vuole tornare a essere amica.” Quali disagi logistici? Domanda ovvia: non appena si guardi la carta geomilitare della Nato in Europa e si consideri che gli Usa, come ogni altro Stato, non appena si creano condizioni di necessità, passano sopra qualsiasi ostacolo.

Con 111 basi militari statunitensi sul territorio, è difficile credere che la sola parola della presidente del Consiglio dei ministri italiana abbia fermato uno Stato che ha prelevato Saddam Hussein e Maduro senza eccessive formalità. La posizione di Giorgia Meloni è chiara tanto quanto lo è quella di Trump: “Quanto alla mia popolarità, essere sua amica non l’ha certo aiutata, né dipende dal mio rapporto con lei. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto. È ciò che ho fatto anche riguardo alle basi americane in Italia. Il loro utilizzo è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non possono essere violati finché sarò Primo ministro. L’Italia rimane una nazione sovrana.”

Un paese a sovranità limitata

Lasciamo perdere il resto della polemica. Dal 1945 l’Italia è militarmente presidiata dalle forze armate statunitensi. Al punto che l’ingresso nella Nato nel 1949 è stato soltanto una pura formalità che ha riconosciuto uno stato di fatto. Uno stato di fatto che ha costituito un limite oggettivo alla sovranità dei governi italiani sotto il profilo politico dal 1945 a oggi.

Quali sono i dispositivi di diritto invocati dalla presidente del Consiglio italiano? L’uso delle basi in Italia è regolato dal Trattato di Washington, 1949, dall’Air Technical Agreement e dal Bilateral Infrastructure Agreement, 1954. Secondo il primo (art. 5), un attacco armato contro uno o più Stati membri in Europa o nel Nord America deve essere ritenuto un attacco diretto contro tutte le parti vincolate dal Trattato. In questo caso, le basi devono essere usate per la difesa collettiva.

Secondo l’art. 3 le nazioni vincolate dal Trattato si impegnano a sviluppare la propria capacità di resistere a un attacco armato contro la Nato; il che richiede la presenza e la gestione di infrastrutture e depositi logistici. Va aggiunto che alcune basi italiane (Aviano e Ghedi) hanno armi nucleari statunitensi sottoposte al controllo congiunto regolato dagli accordi di condivisione nucleare, il Nuclear Sharing, nel quale, ovviamente, pesa di più la potenza egemone.

Accordi coperti dal segreto di Stato

La maggior parte delle installazioni operative in Italia (a esempio: Aviano e Sigonella) sono regolate da accordi bilaterali tra i quali il SOFA (Status of Forces Agreement) e ulteriori memoranda. Abbiamo quindi operazioni logistiche e non cinetiche: gli alleati possono usare le basi per scopi logistici, di supporto o per missioni non di combattimento nell’ambito degli accordi del Trattato; l’uso delle basi italiane per operazioni di attacco, bombardamento o missioni al di fuori della dimensione difensiva della Nato richiede un’espressa autorizzazione preventiva del governo italiano.

Va aggiunto, anche se è noto, che tra le più importanti installazioni della Nato, abbiamo il comando della Sesta Flotta Usa a Napoli, l’installazione aeronavale a Sigonella (Sicilia) e il deposito logistico a Camp Derby, in Toscana (si veda Le basi americane in Italia-problemi aperti. Contributi di Istituti di ricerca specializzati, n. 70, giugno 2007 nel sito Senato della Repubblica Italiana).

Espressa autorizzazione preventiva del governo italiano: ma gli accordi che regolano l’uso della basi statunitensi in Italia sono coperti dal segreto di Stato, come opportunamente rileva Francesco Gaeta in “Il Post” dell’8 marzo 2025; il che significa, guardando alle cose dall’oggi, che se il governo dovesse sottoporre al Parlamento una eventuale richiesta di autorizzazione, l’autorizzazione stessa dovrebbe esser concessa o negata senza conoscere i dettagli dell’azione su cui ci si starebbe pronunciando.

Attacco all’Iran

Va considerato, inoltre, che la guerra è cominciata con i bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran che ha reagito contrattaccando Israele, Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti che, immediatamente si sono difesi. La guerra contro l’Iran non è una guerra di difesa, è una guerra di attacco. Che la Nato dovesse limitarsi a un’azione difensiva era il riflesso dell’ideologia del containment della forza della Russia sovietica, ideologia formulata, nel corso della “Guerra Fredda”, con l’attenzione rivolta ai partiti comunisti, tutti di osservanza russa, presenti in Italia e in Francia e considerati tutti come “postazioni nemiche” nel territorio egemonizzato dagli Stati Uniti.

Quante volte la politica italiana ha preso una via opposta a quella statunitense, dal 1945 su questioni fondamentali? Se lasciamo da parte la “crisi di Sigonella” dell’ottobre 1985 e quanto essa riguardasse questioni fondamentali, la risposta è mai. Questo significa che l’Italia è uno Stato soltanto relativamente sovrano, per il quale non vale il brocardo superiorem non recognoscens; qui il superior c’è ed è riconosciuto costantemente.

Peraltro, se si guarda alle ricerche di Sabino Cassese (Oltre lo Stato, Laterza, Roma-Bari, 2006; Chi governa il mondo, Il Mulino, Bologna, 2013), enorme è il numero di regimi internazionali che limitano la libertà degli Stati; ma va sempre osservato che questi regimi internazionali fanno capo, in un modo o nell’altro, sempre a uno Stato.

Ritorno in cielo

Che la presidente del Consiglio segua, più o meno consapevolmente, la regola della filosofia del come se lo testimoniano non soltanto la storia della legislatura della sua maggioranza, ma la storia ottuagenaria della Repubblica italiana. Si finge di essere sovrani pur di essere sovrani pur avendo circa 111 basi militari statunitensi sul territorio.

Che il presidente degli Stati uniti sia convinto che il mondo sia la sua rappresentazione (un’interpretazione individualistica della massima di Schopenhauer, non si può sapere quanto consapevole) è evidente dai suoi due mandati presidenziali.

Manca soltanto, nella comunicazione pubblica, nei media, la saggezza marxiana. Un evento, o un insieme di eventi, come ricorda Umberto Eco, “è un fatto o una sequenza di fatti. Ma nel parlarne li carichiamo di significati diversi” (Quale verità? Mentire, fingere, nascondere, La Nave di Teseo, Milano, 2023, p. 73) e lo facciamo soprattutto nella comunicazione pubblica e soprattutto se rivestiamo una carica pubblica, non importa di quale oggettiva rilevanza essa sia.

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore.