La conferenza scientifica preparatoria del 12 aprile, a Milano

Alla vigilia dell’assemblea nazionale dei gruppi di Fridays for future di tutta Italia, la conferenza preparatoria del 12 aprile a Milano ha puntato a consolidare il rapporto tra la comunità scientifica italiana, che ormai da diversi anni, servendosi dell’autorevolezza del metodo scientifico, documenta le implicazioni che il cambiamento climatico sta apportando al nostro pianeta, con il neonato movimento Fridays For Future, che in pochi mesi è riuscito a rilanciare l’attenzione a livello globale. I relatori erano professori provenienti da università e centri di ricerca italiani.

Gli interventi degli scienziati

Elio Franzini, rettore dell’Università degli studi di Milano, ha dato inizio alla discussione affermando come il tema del surriscaldamento globale costituisca oggi una priorità per il sostentamento delle nuove generazioni. Il celebre metereologo Luca Mercalli è intervenuto alla conferenza con un videomessaggio, sottolineando come il Fridays For Future costituisca un aiuto per poter mantenere acceso il faro sull’urgenza della crisi climatica e ambientale. Successivamente, azioni come tenere alto l’interesse del tema nella sfera sociale, impegnarsi affinché avvenga un aumento del livello di conoscenza per poter padroneggiare al meglio le nozioni scientifiche e compiere delle consapevoli scelte individuali, costituiscono il mezzo per poter quantificare il progresso della sostenibilità. “La sostenibilità non si fa a parole, ma con i chilowattora, le tonnellate di CO2 e le tonnellate di petrolio non bruciate, le tonnellate di materie prime usate razionalmente e le tonnellate di rifiuti evitati. Solo così potremmo di essere sostenibili, con i numeri”.

Sergio Marchese (del movimento Fridays For Future) ha definito la crisi climatica la più grande sfida del nostro tempo, per superare la quale la società contemporanea possiede tutto il sapere e gli strumenti necessari a modificare positivamente le strutture fisiche e chimiche del pianeta.

I modelli di intelligenza artificiale proposte dal fisico e climatologo Antonello Pasini dimostrano che, dal 1960 ad oggi, il clima globale non avrebbe subìto alcuna oscillazione se il modello di sviluppo avesse preso una piega diversa.

L’ingegnere energetico Gianluca Ruggieri ha indirizzato il suo intervento verso la questione energetica, proponendo di cambiare il modo in cui pensiamo ai tre settori che richiedono più energia in Italia: il settore insediativo, dei trasporti e industriale. Per soddisfare il fabbisogno energetico, ad esempio, sono brillanti gli esempi della Francia e della Svizzera, che hanno investito in larga scala sul fotovoltaico, settore sempre più economico ed avanzato, che ha catturato l’attenzione massiva degli investitori italiani solo quando i prezzi erano al loro massimo picco.

Gli scenari di intervento su edifici antiquati verso NZEB (Near Zero Energy Building, che richiedono il minimo apporto di energia per il loro sostentamento), ci dicono che l’opzione più conveniente in termine di costi complessivi di intervento e di costi delle bollette nei prossimi 30-40 anni è quella in cui le emissioni si ridurrebbero dell’85%.

Francesca Ventura, docente di Agricoltura e Cambiamento Climatico all’Università di Bologna, ha illustrato i diversi casi per cui il cambiamento climatico e soprattutto la variazione della distribuzione nello spazio e nel tempo delle precipitazioni significhi anche tanto per la coltivazione delle piante, e ha introdotto i concetti di adattamento, che può voler dire cambiare le tipologie di culture, adattare le date della semina e applicare un’agricoltura di precisione, che consiste in applicare determinati concimi o pesticidi chimici, o irrigare, unicamente dove ce ne sia il bisogno, e di mitigazione, in questo caso sottrarre carbonio dall’atmosfera, attraverso il sequestro del carbonio nel suolo e altre misure che migliorano la qualità del terreno.

Il ciclo pledge-andreview (revisione degli impegni) quinquennale dell’Accordo di Parigi è secondo Stefano Caserini dell’Italian Climate Network un’ottima opportunità per la società civile di agire sulla politica per apportare un cambiamento.

Mario Salomone: la giustizia climatica e lo stretto legame tra giustizia sociale e giustizia ambientale

Infine, Mario Salomone, professore di Sociologia dell’ambiente nonché Segretario Generale di Weec Network, ha dedicato il suo intervento al delicato e complesso tema della giustizia climatica, strettamente correlata alla giustizia sociale e agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030. Un legame che è al centro anche del libro di Mario Salomone, di imminente uscita, “Giustizia sociale e ambientale (editore Doppiavoce di Napoli).

Ad esempio, la questione di genere è correlata nella misura in cui il più delle volte le donne sono incaricate di raccogliere l’acqua nei paesi in cui questa risorsa è raramente reperibile, impiegando anche diverse ore.
Soprattutto, c’è una forte correlazione tra giustizia sociale e giustizia ambientale: se è vero che l’effetto serra è responsabilità della produzione industriale, nata in Europa, e regioni come l’Asia del Pacifico e l’Africa hanno dovuto attendere rispettivamente la Prima Guerra Mondiale e il 1960 per rappresentare l’1% delle emissioni totali, per motivi di collocazione geografica le conseguenze del cambiamento climatico sono più sentite nelle stesse regioni comprese tra i Tropici.

La conferenza scientifica in preparazione della prima assemblea nazionale Fridays For Future ha costituito una preziosa opportunità di supporto da parte della comunità scientifica nazionale. Il metodo scientifico, infatti, costituisce uno degli strumenti più potenti per conoscere la realtà e, di conseguenza, per organizzarsi a cambiarla.

I paesi con la minore impronta ecologica soo anche le maggiori vittime del riscaldamento globale, che comunque sta sconvolgendo tutto il pianeta

[fonte: http://pthbb.org/natural/footprint]

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