L’interfaccia che stiamo perdendo
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È quella fra mare e terra, la costa, ed è uno dei più straordinari ecosistemi, patrimonio di biodiversità, raccontata anche da Rachel Carson in un libro inedito in Italia. L’erosione, provocata soprattutto dalla mano umana e dalle politiche di privatizzazione, la sta però distruggendo a ritmi preoccupanti
L’Italia si è ristretta
Nel corso del Novecento l’Italia, rispetto ad una superficie totale di circa 300.000 chilometri quadrati, ha perduto da 200 a 400 chilometri quadrati di coste sabbiose, si è ”ristretta”, di un millesimo della sua superficie. Questo restringimento della superficie italiana, più rapido da un ventennio a questa parte, sta preoccupando amministratori pubblici e operatori turistici. Il fenomeno sta interessando le coste di tutte le regioni italiane, dalla Toscana, alle isole, alla Basilicata e alla Puglia, alle regioni adriatiche e tirreniche: dovunque si vedono sparire spiagge e crollare edifici costieri e pezzi di strade. Sarà anche un po’ colpa dei cambiamenti climatici, ma ci deve pur essere qualche altra ragione per questa rapida perdita di ricchezza ecologica ed economica. Le ragioni dell’erosione sono abbastanza note: la spiaggia è un ecosistema di grande bellezza, e anche di grande valore economico per il turismo che attrae. Purtroppo nell’uso delle spiagge a fini ricreativi, l’intervento umano apporta inevitabili modificazioni che possono compromettere la stabilità di tale ecosistema.
Dapprima si insediano delle cabine con gli ombrelloni, poi le cabine diventano di cemento e si trasformano in palazzine, poi nascono ristoranti e alberghi e per raggiungere la spiaggia e i ristoranti e i nuovi edifici vengono realizzate strade per le automobili e parcheggi e porticcioli turistici, addirittura piscine in riva al mare, spianando le dune, quelle ondulazioni sabbiose formate ad opera del vento e del moto ondoso che garantiscono la sopravvivenza della spiaggia, con distruzione della vegetazione spontanea che la natura ha predisposto proprio a difesa della costa. Se su una costa si interviene creando ostacoli stabili, come la diga di un porto, il movimento delle acque viene frenato e le sabbie si accumulano da una parte della diga e vengono asportate dalla parte opposta. Molti porti o porticcioli turistici, insediati nel posto sbagliato, ben presto si riempiono della sabbia asportata dalle coste vicine, e così si spendono soldi per svuotare i porti dai depositi e si spendono soldi per ricostruire le spiagge erose. Oltre agli interventi “economici” diretti che alterano i caratteri, la forma, le dimensioni e l’ampiezza delle spiagge, l’altra importante causa dell’arretramento delle spiagge è rappresentata dagli interventi sui fiumi, come la creazione di sbarramenti artificiali che trattengono le sabbie e ne impediscono l’arrivo sulla costa, o l’escavazione dal greto dei fiumi della sabbia occorrente per le costruzioni di edifici e strade o per la produzione di materiali industriali.
Per frenare l’erosione delle spiagge o la loro ricostruzione sono state proposte varie procedure. Una soluzione consiste nel prelevare la sabbia dove è abbondante e nello spostarla nelle zone in cui scarseggia; il “ripascimento” può essere fatto con sabbia aspirata dai depositi formati al largo o nei porti, o con sabbia trasportata con camion, in una specie di esportazione e importazione di questa ricchezza ambientale. Talvolta si tratta di una fatica di Sisifo, perché il mare si riprende la sabbia faticosamente depositata e la sposta al largo o lungo altre coste. Ne sono state tentate di tutti i colori. Sono stati costruiti dei “pennelli”, massi affioranti sulla superficie del mare, disposti perpendicolarmente alla spiaggia; in questa maniera si ricostruisce una qualche forma di spiaggia artificiale a forma circolare fra i pennelli. Se ne vedono esempi in molte parti d’Italia, per esempio lungo le coste marchigiane e abruzzesi. Un’altra soluzione consiste nel predisporre delle barriere di grandi massi disposti parallelamente alla costa, a qualche decina di metri di distanza, Ce ne sono esempi ben visibili sulla costa marchigiana. Le barriere parallele alla costa possono anche essere sommerse, suffolte, come le chiamano, talvolta realizzate con massi o pietre poste in tubi di plastica che presto si stracciano inquinando la spiaggia sabbiosa con pietre e pezzi di plastica.
Non esiste nessuna ricetta sicura; alcune hanno dato buoni risultati in qualche zona o sono fallite in altre; il successo dipende dalla conoscenza di che cosa sono e di come “funzionano” e si comportano, le coste sabbiose in ciascuna località. Davanti ai costi per riparare i danni dell’erosione delle coste ci sarebbe da aspettarsi che ci fossero decine di università e di centri di ricerca e documentazione sull’erosione costiera ma non è così, purtroppo, anche se la dinamica delle spiagge sarebbe un argomento di ricerca e di esplorazione di enorme interesse anche internazionale perché l’erosione costiera tende a manifestarsi in tutto il mondo. Forse la vera soluzione sarebbe una svolta nella politica degli insediamenti. Nel 1985 fu emanata una legge, che porta il nome dello storico Giuseppe Galasso che ha fissato un divieto di costruzioni entro una fascia di trecento metri dalla riva del mare e dei fiumi. Guardatevi in giro e osservate come questa legge è stata sistematicamente violata; non possiamo allora lamentarci se l’Italia si restringe, con l’assalto edilizio delle coste che c’è stato, sempre più arrogante e sempre più condonato.
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- GIORGIO NEBBIA (1926-2019)
- Giorgio Nebbia, scomparso all'età di 93 anni il 3 luglio 2019, è stato una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita (nel 1926), è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995, poi professore emerito, insignito anche dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti.
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