L’offensiva dei pantoclasti dietro gli incendi in Grecia e California

Per “pantoclastìa” i criminologi intendono quell’aggressività che può manifestarsi ”come diretta sulle cose e sull’ambiente, con significato genericamente distruttivo, quando la funzione aggressiva viene deviata dalla persona a cui è diretta verso gli oggetti; trovano così attuazione i reati di danneggiamento, incendio doloso etc.” (G.L. Ponti, Compendio di criminologia, Milano, Cortina, 1980, p. 328).

Grecia e California sono devastate dagli incendi: questo mese di luglio 2018 lascerà una traccia dolorosa nel futuro. Centinaia di vittime nella prima, più di cinquecento feriti, fra cui molti gravissimi, decine e decine di dispersi; in California una decina di vittime accertate. Josemith Park chiuso, la Sierra Nevada devastata, il Nord dello Stato della California parimenti devastato. In entrambe le zone c’erano pinete, aree residenziali, foreste, ambienti meravigliosi che non esistono più. Si chiede in entrambi i casi lo stato di calamità.

Che cosa provoca un incendio nell’ambiente naturale? Quali sono i danni provocati dal fuoco? Non soltanto il danno riscontrabile a occhio, ma il danno ambientale in prospettiva: la riduzione della massa boschiva o della macchia. Secondo ricerche della NASA gli incendi hanno anche conseguenze assai gravi sul clima a livello globale; non è solo quello che si vede, ma il danno è a lungo termine. Gli incendiari sono pantoclasti? Sono piromani. Gli incendi dolosi, come pare siano quelli scoppiati in Grecia e in California, in aree assai distanti, sembrano pianificati, volontari, appiccati in vista di interessi, non solo per il danno che verrà creato, ma per la scelta delle condizioni climatiche atte a rendere più distruttivo l’incendio (vento forte, caldo torrido, maggiore concentrazione di persone in un luogo). Solo in Italia, secondo Legambiente, a tutt’oggi, sono bruciati ventiseimila ettari di bosco. Nel 2007 ben centomila ettari di bosco sono andati in fumo.

È naturale, per usare l’aggettivo in modo un poco cinico, che le alterazioni climatiche producano fenomeni di autocombustione. Ma non si può spiegare tutto con l’autocombustione. Proprio gli incendi che avvengono simultaneamente in aree differenti o il ritrovamento di esche incendiarie non possono non suggerirci che ci siano all’opera incendiari intenzionali, dunque volontari. E qui sta il punto, lo snodo del discorso: il piromane non controlla la propria volontà; l’impulso ad agire è maniacale, è un’ossessione; l’aggressività manifestata sull’ambiente, aggressività distruttiva, o con funzione distruttiva e pantoclastìa. L’incendiario è un pantoclasta. Anche l’aumento dei fulmini, naturalmente, può produrre incendi: ma la percentuale è relativamente bassa, rispetto agli incendi intenzionali. Legambiente parla del 60% di incendi provocati volontariamente. Innescare gli incendi porta immediatamente nella direzione della ricerca degli interessi dei “committenti” degli incendi stessi.

Roberto Saviano ha ricordato, di recente che non soltanto i boschi vengono bruciati, ma anche gli ambienti più innaturali, le discariche abusive cui viene appiccato il fuoco approfittando del tempo torrido. Anche Saviano consiglia di non usare, in merito, la parola “piromane”, ma di raffigurarsi dei veri e propri professionisti degli incendi. Infatti dai piromani in senso proprio “il fuoco non è appiccato per un vantaggio economico, come espressione di un’ideologia sociopolitica, per occultare un’attività criminosa, per esprimere rabbia o vendetta, per migliorare le proprie condizioni di vita, o in conseguenza di un delirio o di una allucinazione”, come precisa il DSM5 (ed. italiana, Milano, Cortina, 2014, pp. 557-558).

La piromania è anche considerata come uno dei disturbi del controllo degli impulsi. La libido si sposta sul fuoco e il fuoco diventa l’oggetto sostitutivo che crea piacere, euforia, eccitazione. Ma non è questo, probabilmente, il caso degli incendiari di Atene e della California. Perché, dunque, i media continuano a parlare di “piromani”?

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TIZIANA CARENA
Giornalista, inizia l’attività saggistica per la rivista Filosofia. Vincitrice del Premio Gravina 2001 con l’opera Critica della Ragion Poetica di Gianvincenzo Gravina (Mimesis 2001); ancora sul Gravina pubblica per Brenner nel 2003. Tra i suoi scritti: Percorsi di storia della filosofia contemporanea (Hastaedizioni, 2005) e uno studio sul filosofo Vincenzo Gioberti (Accademia dei Lincei, 2005-2007).

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Giornalista, inizia l’attività saggistica per la rivista Filosofia. Vincitrice del Premio Gravina 2001 con l’opera Critica della Ragion Poetica di Gianvincenzo Gravina (Mimesis 2001); ancora sul Gravina pubblica per Brenner nel 2003. Tra i suoi scritti: Percorsi di storia della filosofia contemporanea (Hastaedizioni, 2005) e uno studio sul filosofo Vincenzo Gioberti (Accademia dei Lincei, 2005-2007).

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