di Monica Mantelli
Oggi il trattamento dei dati, il flusso gigantesco delle informazioni digitali che stanno pervadendo ogni ambito della cultura e della ricerca contemporanea, pare essere a prima vista uno strumento dedicato solo alla costruzione degli scenari futuri, agli studi per andare oltre il presente: dagli esperimenti sull’allungamento della vita a quelli sull’intelligenza artificiale e la robotica.
Ma il digitale è innanzi tutto uno strumento, e come tale può essere applicato ad ogni scibile ed ambito di ricerca. Anzi, proprio laddove è necessario poter connette dati tra di loro scollegati a causa di vuoti temporali o materiali, il trattamento digitale può dare risultati straordinari.
Così accade nell’archeologia, e proprio alle ricerche che in essa sono sviluppate grazie alle tecniche attuali del digitale è dedicata la mostra Archeologia invisibile visitabile in un allestimento di gusto particolarmente elegante ed efficace al Museo Egizio di Torino.
Un percorso che aiuta a conoscere però non solo le tecniche ma sopratutto le metodologie della ricerca, e le connessioni culturali e narrative che i ricercatori creano per poter ricostruire il passato della vita della grande civiltà egizia, considerata da sempre e per antonomasia una delle pietre miliari del percorso evolutivo dell’uomo sul pianeta.
E proprio – ed anche – sulla “narrazione” è impostata l’agevole audioguida che viene consegnata ai visitatori, curata dal regista e storyteller Alessandro Avataneo, docente alla Scuola Holden di Torino.
Ma perché segnalare questo prodotto di accompagnamento virtuale (tramite una voce narrante e non con una persona fisica, che in ogni caso non mancano nei servizi eccellenti della struttura museale torinese) ?
Perché la capacità affabulatoria e il delicato progetto dei tempi e delle intonazioni che hanno colorato il testo illustrativo che compone i contenuti tecnico didattici del percorso curato da Avataneo, è di tale efficacia da riuscire in quell’intento a cui ogni interprete attoriale di un testo aspira: sollevare l’ascoltatore in uno stadio intermedio tra realtà e sogno, e accompagnarlo lungo un percorso di conoscenza quasi sospeso, per riconsegnarlo alla fine dell’itinerario alla sua personale realtà.
L’accoglienza del visitatore parte con la conoscenza del rapporto tra oggetto e sua narrazione, con una carrellata di materiali di oggi per noi riconoscibili in riferimento all’immaginario collettivo di cui disponiamo, che nel racconto parlato esplicano di se stessi, per farci capire quanto esiste di “invisibile” (ovvero di implicito e talvolta sottaciuto) dietro alle loro singole storie.
E’ inoltre presentata l’estesissima mappa delle collaborazioni scientifiche (nazionali e internazionali) attivate per poter raggiungere questa mostra davvero unica, per poi partire e sviluppare le diverse tappe sul “dietro le quinte” dell’archeologia ignoto ai comuni cittadini, partendo dal momento del “portare alla luce” ovvero dello scavo archeologico. E qui si presenta un excursus dalla fotografia alla tecnologia fotogrammetrica odierna, che consente di ricostruire interi contesti virtuali nei quali quegli oggetti erano collocati al momento della loro deposizione.
La seconda tappa è invece dedicata alle analisi diagnostiche, per poter descrivere gli“strati invisibili” di informazioni: studi multispettrali, archeometrici , sono spiegati con particolare semplicità sempre dalla nostra voce narrante, che non manca di tenete compagnia allo spettatore con aneddoti, poesie e piccole evocazioni immaginifiche laddove Egli intensa soffermarsi per più tempo rispetto al quantum comunemente prospettato. Colpisce in questa parte l’analisi radiologica delle mummie di animali che permette di studiare le tecniche di imbalsamazione a partire dalle scoperta di necropoli del mondo animale.
E’ quindi solo dopo aver svelato il senso della vastità dei dati invisibili resi “in superficie” in questo primo percorso, che si può comprendere il lavoro dei restauratori con tre casi esempio dedicati alle strutture parietali, tessuti e papiri.
Ma il visitatore, pur grazie a tutte queste “sorprese” miscelate tra metodo, scienza e tecnica, non si aspetta cosa sta per attenderlo all’ultima tappa delle sale: assiste infatti ad un fascio incredibile di informazioni “proiettate” graficamente su pareti con l’ausilio di particolari effetti luminosi che donano alla stanza una allure unica in particolare modo grazie all’evocazione sonora dettata dalla raffinata scelta musicale. Questa originale scenografia è dedicata alla rappresentazione di una copia in 3D e in scala 1:1 del sarcofago di Butehamon.
Una delle condizioni della sostenibilità è la possibilità di rendere accessibile e fruibile a tutti un prodotto culturale. E in questo allestimento la scelta dei testi, la particolare qualità della voce narrante a tutto tondo – dal tenore utilizzato ai tempi ed alla particolare empatia che esprime – la qualità e sintonia dell’apparato musicale e sonoro utilizzati, sono tutti orientati a favorire un rapporto armonico tra visitatore e mostra. E’ infatti il percorso narrativo ad essere in grado di modularsi rispetto alle necessità di chi percorre la vista e non il contrario, mettendo a suo agio anche il più distratto fruitore.
Ecco perché questo esempio di capacità interdisciplinare a cui si sono ispirati il Direttore Christian Greco ed Enrico Ferraris, egittologo del Museo, è davvero consigliabile, dimostrando quanto la ricerca archeologica debba oggi dialogare e intrecciarsi indissolubilmente con i più recenti sviluppi scientifici, in continuo aggiornamento.