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Pace a colori: iconografia del conflitto e della pace

| Laura Tussi

Tempo di lettura: 2 minuti

Pace a colori: iconografia del conflitto e della pace

Illustrazioni, manifesti e disegni di dossier che trattano di conflitti e pace. Proprio nel poter confrontare le innumerevoli soluzioni grafiche proposte nei vari dossier che trattano di conflitti e pace e guerre nel mondo è facile osservare subito alcuni fattori dominanti come il ricorso massiccio a simboli universalmente riconosciuti.

La quantità di immagini e disegni proposti nella pubblicistica riguardante conflitti e pace consente soltanto qualche considerazione di insieme su un settore della cartellonistica per la pace estremamente problematico.

Funziona, in sostanza, come cartina tornasole delle contraddizioni sociali presenti nei messaggi delle campagne per la pace, nelle tecniche e nei linguaggi espressivi del manifesto in genere.

Confrontando le innumerevoli soluzioni grafiche proposte nei vari dossier che trattano di conflitti e di pace nel mondo è facile osservarne fattori dominanti come il ricorso massiccio a simboli di pace universalmente riconosciuti (dalle figure della colomba o della farfalla); i colori dell’arcobaleno e di una natura idealizzata; immagini di minaccia bellica (come il nero dei missili); l’uso di illustrazioni favolistiche e fumetti.

Forza e debolezza della grafica

La contrapposizione tra il realismo tragico e crudo della fotografia sommato alla rappresentazione\metabolizzazione fantastica del disegno rivelano il punto di forza e debolezza di una tradizione grafica costretta a lavorare su l’univocità del discorso retorico, non diversamente dalla cartellonistica bellica, piuttosto che sull’universo in atto.

Il mondo della pace è ancora povero di immaginazione rispetto alla ricchezza del mondo della guerra, più vicino invece alla vita sociale, al vivere quotidiano.

Questo meccanismo, in cui la grandezza utopica del tema schiaccia ogni articolazione quotidiana e gli effetti della guerra riconducono fatalmente ad una sola immagine di morte, si riflette anche nella costruzione degli slogan.

Il messaggio verbale è essenziale, vittima di sé stesso.

Riguardo il piano iconico e l’intelligenza grafica, la pulizia del segno e del ragionamento prescrittivo raffredda il tema sull’immagine di un dolore e di una violenza che sono apprezzabili solo nella loro autentica oscenità perché in nessun modo componibili.

Il problema cruciale è come dire ciò che non andrebbe detto, perché non dovrebbe essere stato mai detto nel senso di mai desiderato, mai accaduto.

Fascinazione del consumo

Dal canto suo, la bellezza grafica lasciata a se stessa e alla pura estetica delle cose può spingersi a rendere emotivamente appetibile persino il fungo atomico.

Pura fascinazione del consumo. Del parassitismo. Del mercato. Del potere.

Altro meccanismo rivelatore della contraddizione umana che sta alla base della guerra come forma culturale e memoria narratologica, è l’adozione di soluzioni violente per rendere la volontà di distruggere la guerra e i suoi simboli.

La scelta “immateriale” di inserire solo colore, senza alcun altro riferimento leggibile, è quella che corre meno rischi sul piano ideologico. Eppure, a mio parere, si tratta di nuovo di un compimento dell’uomo nell’artificialità, questa volta in quella dello spirito invece che in quella del materiale.

A questo proposito qualcosa andrebbe detto circa l’ideologismo tradizionalista che può celarsi nei casi in cui il manifesto fa riferimento a opere d’arte e ad artisti come testimoni ritenuti immediatamente riconoscibili di una cultura della pace.

Scrive per noi

Laura Tussi
Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.