Una sfida per la scuola: Garantire una visione sistemica del sapere
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Quale scuola dopo la pandemia? Quella che cerca un nuovo approccio ai contenuti disciplinari più che una infatuazione per la “didattica delle competenze”. Nel contributo di Livia Barbareschi, proposte per una scuola sempre più “aperta” al territorio, alla relazione interpersonale, all’ascolto del disagio psichico, alla riflessione sulla condizione umana. Leggi anche il manifesto “Il senso di una sfida. Una scuola eretica per un’educazione sostenibile”.
Propone dei lineamenti per una “ecopedagogia” il saggio di Livia Barbareschi pubblicato nella nuova collana di “position papers” di “.eco”.
Napoletana, volontaria WWF, architetto, impegnata nella ricerca didattica per la promozione della tutela dei beni culturali e ambientali, Livia Barbareschi ha insegnato Disegno e Storia dell’arte nei licei. Come scrive nelle conclusioni, pone nelle mani dei docenti (la cui creatività è da valorizzare) la possibilità di rinnovare la scuola. I principi? «L’attenzione alla affettività, l’allenamento al pensiero complesso e all’approccio sistemico, interdisciplinare ed ecologicamente orientato ai contenuti didattici – scrive – dovrebbero essere perseguiti lungo tutto il percorso formativo dei futuri cittadini».
Una serie di contributi alla riflessione e al dibattito, scaricabili liberamente
La pubblicazione di una serie di saggi scaricabili liberamente e utilizzabili singolarmente rientra nell’impegno che “.eco” (storica voce italiana dell’educazione ambientale, nata nel 1989) e la Rete WEEC Italia (la rete nazionale collegata alla rete internazionale che organizza tra l’altro i congressi mondiali del settore) hanno di promuove la “cultura della sostenibilità” (che fa anche da titolo a un’altra nostra testata) e, per quanto riguarda la scuola, una rete tematica nazionale, la cui costruzione è cominciata con il manifesto “Il senso di una sfida. Una scuola eretica per un’educazione sostenibile”.
Livia Barbareschi_QUALE SCUOLA DOPO LA PANDEMIA
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