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Con il regime fascista il pacifismo doveva sparire

| Laura Tussi

Tempo di lettura: 5 minuti

Con il regime fascista il pacifismo doveva sparire

Il fascismo non nascose mai la sua natura e il suo volto bellicista. Mussolini, guerrafondaio da sempre, diceva: «Nel dilemma burro o cannoni, dilemma superlativamente idiota, noi abbiamo già fatto la nostra scelta: i cannoni». Storia e educazione alla pace, una bibliografia.

(Nell’immagine di apertura, una cartolina di propaganda fascista; l’esercito italiano usò davvero più di 300 tonnellate di aggressivi chimici durante l’aggressione all’Etiopia; l’Italia aveva già usato i gas anche durante la Prima guerra mondiale)

Poche citazioni sono sufficienti per ricordare il rapporto tra il fascismo e la guerra.

Già nel 1919 Mussolini scriveva su Il popolo d’Italia che l’imperialismo è la legge eterna e immutabile della vita.

Mussolini diceva: «Nel dilemma burro o cannoni, dilemma superlativamente idiota, noi abbiamo già fatto la nostra scelta: i cannoni».

All’agente inglese Samuel Hoare nel 1918 dichiara: «Mobiliterò i militanti a Milano ed essi romperanno la testa di tutti i pacifisti che oseranno tenere nelle strade comizi contro la guerra».

Con il regime fascista il pacifismo doveva sparire. Mussolini stesso nell’enciclopedia Treccani scrisse: «Il fascismo respinge il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta, una viltà, di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le esigenze umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla».

La guerra, infatti, come valore positivo fu una delle idee guida del fascismo e lo stesso dittatore non dismise mai il suo amore per la guerra, tanto da affermare nel corso stesso del conflitto che la guerra è la cosa più importante nella vita di un uomo, come la maternità in quella della donna.

Ideologia aggressiva e bellicista

Il fascismo diffuse una ideologia militarista e aggressiva.

Lunga fu l’opera del regime per la penetrazione dell’ideologia aggressiva e bellicista della coscienza popolare.

Il militarismo fascista produce tra l’altro la legge per la preparazione militare del paese.

Si stabiliva per esempio, che l’addestramento militare avesse inizio a partire dagli otto anni; si costituiva un ispettorato per la formazione del cittadino soldato e si rendeva obbligatorio l’insegnamento della cultura militare nelle scuole.

La rivista antimilitarista e pacifista “La Pace” durante il fascismo fu persino tolta dalle biblioteche pubbliche. Il fascismo subito fa propria e rivendica la tradizione colonialista italiana. L’orientamento espansionista e militarista è uno dei cardini fondanti del fascismo, «paradossalmente proprio mentre gli altri imperi coloniali minati dai movimenti di liberazione stanno avviandosi sulla via del tramonto», Angelo Del Boca, Gli italiani, pagina 877.

L’eredita dello Stato liberale: razzismo e genocidio

Durante il fascismo tra l’altro qualsiasi espressione anticoloniale veniva anche schernita come “simpatia per i barbari”. «Dimenticata da tempo immemorabile la lezione del Risorgimento, lo Stato liberale affidava al fascismo altre eredità non trascurabili: una grande carica aggressiva, una lunga esperienza di pratiche del genocidio, il disprezzo per i popoli di colore, programmi ambiziosi già definitivi nei dettagli, legioni di predicatori dell’espansionismo, i quadri militari amministrativi per le future imprese coloniali. Il fascismo, che pure disprezzerà il lassismo e le rinunce della liberaldemocrazia, non avrà invece nulla da inventare in campo coloniale che lo Stato liberale non abbia già inventato e messo in pratica. Sarà solo più efficiente grazie ai meccanismi della dittatura, alle nuove armi belliche illecite e proibite, ai nuovi mezzi di comunicazione e di propaganda, all’adesione delle masse al mito di un posto al sole», Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale, pagina 280.

Guerra e rovina

«Per far grande un popolo – dice Mussolini a Ciano che annota in data aprile 1940 – bisogna portarlo al combattimento, magari a calci nel sedere. Così farò io. Non dimentico che nel 1918 in Italia c’erano 540.000 disertori», Ciano G, Diario 1937/1943, Milano 1980, pagina 418.

Con la decisione di conquistare l’Etiopia, Mussolini riprendeva la vecchia e sconfitta aspirazione di Crispi. La poderosa macchina della propaganda del regime, senza alcun contraddittorio, riesce a trasformare una brutale aggressione coloniale in necessaria guerra patriottica. L’Etiopia è l’ultima conquista coloniale della storia e la prima iniziativa di guerra di una potenza europea dopo la Prima guerra mondiale. L’avvio di una serie di conflitti che porteranno alla Seconda guerra mondiale. L’espansione coloniale era insita nella natura del regime fascista.

La guerra segnerà il culmine del consenso per il regime, ma pure l’inizio del declino e della rovina anche per l’Italia.

Bibliografia. Approfondimenti su guerra e pace

Bravo Anna, Donne contadine e Prima Guerra Mondiale, in Ricerche storiche, n.2, 1980

Lussu Emilio, Un anno sull’Altipiano, Einaudi, Torino 2000

Del Boca Angelo, La guerra d’Etiopia. L’ultima impresa del colonialismo, Longanesi, Milano 2010

Tranfaglia Nicola, Il fascismo e le guerre mondiali (1914-1945), Utet, Torino 2012

Riflessioni sulla contemporaneità

Pugliese F., Abbasso la guerra. Persone e movimenti per la pace dall’800 a oggi, Grafiche futura, Mattarello – Trento

Pugliese F., I giorni dell’arcobaleno. Diario-cronologia del movimento per la pace, prefazione di Alex Zanotelli, Futura, Trento

Pugliese F., Per Eirene. Percorsi bibliografici su pace e guerra, diritti umani, economia sociale, Forum Trentino per la pace e i diritti umani, Trento

Pugliese F., Carovane per Sarajevo. Promemoria sulle guerre contro i civili, la dissoluzione della ex Jugoslavia, i pacifisti, l’ONU (1990-1999), Prefazione di Lidia Menapace, Introduzione di Alessandro Marescotti, Alfonso Navarra, Laura Tussi

Manifesti raccontano… Le molte vie per chiudere con la guerra, a cura di Vittorio Pallotti e Francesco Pugliese, Recensione di Laura Tussi, Prefazione di Peter Van Den Dungen, coordinatore generale della Rete Internazionale dei Musei per la Pace e Joyce Apsel, Università di New York

Strada G., Ma l’abolizione della guerra non è un’utopia di sinistra, La Repubblica, 2006

Contributi femminili

Franca Pieroni Bortolotti, La donna, la pace, l’Europa, Franco Angeli, Milano

Maria Montessori, La paix et l’éducation, Genève, Bureau International d’éducation, 1932

Anna Maria Mozzoni, La liberazione della donna, a cura di F. Pieroni Bortolotti, Mazzotta, Milano

Mirella Scriboni, in Guerre e pace, marzo 2011

Approfondimenti sul pacifismo

Pallotti V., Cinquant’anni di pace in Europa: eventi e immagini, a cura del centro di documentazione del manifesto pacifista internazionale, Bologna

Pallotti V., Perché? Guerra, corsa agli armamenti. Catalogo della mostra del manifesto contro… per una cultura di pace e nonviolenza, Bologna

Pallotti V., Camminare per la pace. Marce e cammini per la pace e la nonviolenza, Comune di Casalecchio di Reno – Casa per la pace “la filanda”, Bologna 2009

Approfondimenti

Elorza, Documenti e discorsi del militare ingenuo, San Sebastian

Erasmo da Rotterdam, Contro la guerra, a cura di F. Gaeta, L’Aquila

Trattato sulla tolleranza, a cura di Palmiro Togliatti, Editori Riuniti Roma

Autori Vari, Bandiere di pace, Chimienti, Taranto

Aron R., Pace e guerra tra le nazioni, tr.it. Comunità, Milano

Balducci E., Vinceremo noi pacifisti. Fosse anche tra mille anni, in L’Unità, 6 marzo 1991

Bartels, L’Europa dei movimenti per la pace, in Giano n. 4/1990

Battistelli, Sociologia e guerra. Il problema della guerra nelle origini del pensiero sociologico, Archivio Disarmo, Roma

Bello Don Tonino, Alfabeto della vita, Paoline, Milano 2009

Bobbio N., Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna

Collotti, G. Di Febo, (a cura di), Contro la guerra. La cultura della pace in Europa (1789-1939), Dossier Storia, Giunti, Firenze

Rochat G., L’Antimilitarismo oggi in Italia, Claudiana, Torino

Taylor, English History 1914-45. Oxford University Press

Analisi storiche

Rochat G., La tradizione antimilitarista del movimento operaio italiano, in La critica sociologica, 1976

Rochat G., Breve storia dell’esercito italiano dal 1861 al 1943, Einaudi, Torino

Branson, M. Haienemann, L’Inghilterra degli anni Trenta, Laterza Bari

Ceadel, Pacifismi in Britain, Oxford University Press

Scrive per noi

Laura Tussi
Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.