Adesso è il momento di agire: un “Viaggio nel mondo invisibile” per sopravvivere alla crisi climatica
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La XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino si è conclusa ieri, lunedì 18 maggio, dopo cinque giorni attraversati da incontri, dibattiti e migliaia di lettrici e lettori. Un’edizione partecipata e profondamente collettiva: oltre 254.000 visitatori, più di 1.000 spazi espositivi e centinaia di appuntamenti distribuiti tra Lingotto e Salone Off.
Un salone giovane, soprattutto. Quasi la metà del pubblico aveva meno di 35 anni. Ed è forse proprio per questo che molti degli incontri più significativi di questa edizione hanno cercato di parlare non soltanto del presente, ma soprattutto del futuro.
Tra questi, uno degli appuntamenti ospitati al Bosco degli Scrittori ha provato a spostare lo sguardo verso ciò che normalmente non vediamo: il mondo invisibile dei microrganismi.
Il mondo invisibile che tiene in vita il pianeta
“Perché il nostro futuro dipende dai microrganismi? Perché il nostro passato e il nostro presente dipendono già da loro.”

Con queste parole Antonella Fioravanti ha introdotto la presentazione del suo libro Viaggio nel mondo invisibile, pubblicato da Aboca Edizioni. Un incontro rivolto soprattutto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole secondarie, ma che ha finito per interrogare una questione molto più ampia: cosa possiamo imparare dagli organismi più antichi e diffusi del pianeta?
Il libro di Fioravanti attraversa microbiologia, biodiversità e crisi climatica, raccontando il microcosmo che abita il nostro corpo e gli ecosistemi terrestri. Non come semplice curiosità scientifica, ma come chiave per comprendere il presente.
Perché i microrganismi, spiega l’autrice, non sono un elemento marginale della vita sulla Terra: ne rappresentano la struttura profonda, invisibile ma fondamentale.
I veri dominatori del pianeta
I microrganismi sono ovunque. Nei ghiacciai, nei deserti, nelle foreste, nelle città, negli oceani e perfino negli ambienti più estremi.
Secondo diversi studi scientifici citati durante l’incontro, sulla Terra esisterebbero circa 10³⁰ microrganismi. Una quantità quasi impossibile da immaginare. Ma il loro dominio non riguarda soltanto i numeri.
Sono stati loro, ricorda Fioravanti, a “inventare” molti dei processi biochimici e molecolari che rendono possibile la vita stessa. Sono organismi capaci di adattarsi continuamente, di trasformarsi, di sopravvivere a condizioni che per gli esseri umani sarebbero incompatibili con la vita.
Ed è proprio qui che emerge il nodo centrale dell’incontro: mentre i microrganismi continuano ad adattarsi ai cambiamenti del pianeta, siamo noi esseri umani a trovarci in difficoltà.
La crisi climatica vista dal microcosmo

Il cambiamento climatico e l’inquinamento stanno modificando profondamente gli ecosistemi terrestri. Ma queste trasformazioni non colpiscono tutti gli organismi allo stesso modo.
“Loro non sono in crisi. Siamo noi quelli in crisi”, sottolinea Fioravanti. I microrganismi si adattano rapidamente alle nuove condizioni ambientali; il problema è che molte delle conseguenze di questi adattamenti ricadono sugli esseri umani.
Le crisi climatiche e sanitarie contemporanee sono infatti strettamente connesse anche al mondo microbico: dall’espansione di nuovi agenti patogeni fino alla trasformazione degli equilibri biologici negli ecosistemi.
Per questo motivo, comprendere il funzionamento dei microrganismi significa anche imparare a leggere meglio le trasformazioni del pianeta.
Imparare dai batteri
L’incontro non si è però limitato a descrivere scenari di crisi. Fioravanti ha insistito soprattutto sulle possibilità che la ricerca scientifica può aprire.
Tra gli esempi raccontati durante la presentazione, ce n’è uno che l’autrice definisce particolarmente significativo: alcuni microrganismi identificati alle Bahamas si sono rivelati fondamentali nella ricerca contro il neuroblastoma, una delle forme tumorali più difficili da trattare.
Ed è proprio questo, secondo Fioravanti, uno degli aspetti più importanti: le grandi scoperte nascono spesso dalla ricerca di base, da studi apparentemente lontani dalle applicazioni immediate.
Altre ricerche hanno mostrato come specifici batteri possano essere utilizzati per depurare le acque o rigenerare terreni contaminati da metalli pesanti e inquinamento industriale.
Guardare ai microrganismi, allora, non significa soltanto osservare un mondo invisibile. Significa iniziare a comprendere come la natura sviluppi continuamente strategie di adattamento, cooperazione e sopravvivenza che potrebbero aiutarci ad affrontare le crisi contemporanee.
La scienza deve uscire dai laboratori
La conclusione dell’incontro si è concentrata su un altro tema centrale: il rapporto tra ricerca scientifica, politica e società.
Le scoperte scientifiche, da sole, non bastano. Per diventare strumenti reali di trasformazione devono essere sostenute, finanziate e soprattutto comunicate in maniera chiara.
Per Fioravanti gli scienziati devono imparare a parlare fuori dai laboratori, mentre cittadini e istituzioni devono tornare ad ascoltare la scienza con attenzione e continuità, non soltanto nei momenti di emergenza.
Perché la vita sul pianeta continuerà comunque ad andare avanti. La vera domanda, suggerisce implicitamente questo incontro, è se gli esseri umani saranno capaci di imparare abbastanza in fretta da riuscire ad adattarsi senza distruggere definitivamente gli ecosistemi di cui fanno parte.
Leggi anche: Cultura Campania, esplorare Napoli con il digitale.
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