XXI secolo, il campanello d’allarme suona ancora
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(Nell’immagine di apertura, da sinistra, Iris Nicomedi, Mariaclaudia Cusumano, Giulia Pellizzato, Roxani Roushas, Maria Vittoria Dalla Rosa Prati – foto Soka Gakkai)
Quarant’anni fa usciva l’edizione italiana di Campanello d’allarme per il XXI secolo (v.o. Before it is too late), un dialogo tra Aurelio Peccei (1908-1984), fondatore del Club di Roma e Daisaku Ikeda (1928-2023), maestro buddista e presidente della Soka Gakkai Internazionale (SGI). Il 29 novembre scorso, presso il centro congressi dell’Università La Sapienza di Roma, si è tenuto l’evento commemorativo, organizzato dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, dal Club of Rome, dall’Università La Sapienza di Roma, dalla Fondazione Be the Hope e da The Fifth Element. L’evento ha aderito alla Settimana nazionale dell’educazione alla sostenibilità 2025 con il patrocinio della Commissione nazionale italiana dell’UNESCO.
La giornata è stata aperta da Alice Ferrario dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG) che ha ricordato l’importante eredità di Aurelio Peccei e Daisaku Ikeda, un patrimonio di risorse inesplorate per affrontare le più che attuali crisi planetarie.
Il 2025, anno di importanti anniversari
Nel 2025, ha ricordato Ferrario, ricorrono importanti anniversari internazionali, il convegno Riflettere, unirsi, agire è stato pensato a partire dai dialoghi di Peccei e Ikeda ripercorrendo la cornice delle ricorrenze internazionali: dieci anni della “Laudato sì” di Papa Francesco, i dieci anni dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico, il Patto sul Futuro delle Nazioni Unite e la Dichiarazione per le future generazioni.

Dopo i saluti istituzionali di Antonella Polimeni, rettrice dell’Università La Sapienza, che ha ricordato quando sia urgente la necessità di accogliere le sfide adottando un ruolo attivo e responsabile anche nell’ambito accademico affinché si indirizzino le scelte strategiche per attuare la transizione ecologica, per promuovere il patrimonio culturale, promuovendo la crescita responsabile e riaffermando la cultura dell’inclusione, sono seguiti i saluti di Riccardo Peccei, figlio di Aurelio Peccei e professore emerito di Management e Risorse umane presso King’s College London, e di Livio De Santoli, prorettore alla Sostenibilità dell’Università La Sapienza, il quale ha sottolineato l’importanza dell’agire comune cercando soluzioni sul solco di incontri interdisciplinari per promuovere occupazione e ricerca.
Dare un senso agli accadimenti del mondo
I saluti istituzionali sono proseguiti con il messaggio cordiale inviato da Carlos Álvarez Pereira, segretario generale del Club of Rome, letto da Chiara De Paoli (IBISG). Álvarez ha ribadito, riprendendo il monito dei fruttuosi dialoghi di Peccei e Ikeda, che stiamo andando nella direzione sbagliata e che occorre dare un senso agli accadimenti del mondo. L’accelerazione delle tragedie globali che si autoalimentano riduce la speranza e l’amore per un mondo più giusto, stelle guida del club fondato nel 1968 da Aurelio Peccei. È necessario rimanere fedeli a Limits to Growth e dobbiamo imparare ciò che serve, affinché si possano aprire le prigioni mentali e si offrano bellezze e verità nuove.
É seguito l’intervento di Anna Conti, vicepresidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG), la quale ha ricordato che questo anniversario celebra un incontro e uno spazio prezioso dedicato al sapere. La Soka Gakkai si impegna a promuovere costantemente la pace e il dialogo nella società. Il dialogo è un ponte tra gli esseri umani; si configura come una crescita reciproca. Peccei e Ikeda, con lungimiranza, indicarono la via d’uscita dalle crisi globali, mostrando come ogni persona, attraverso la rivoluzione umana, può trasformare il proprio futuro e quello del pianeta, adottando un approccio proattivo e aprendo nuove strade alla pace.
Abbiamo un disperato bisogno di sapienza
Enrico Giovannini, direttore scientifico di Asvis e professore di economia statistica all’Università Tor Vergata, ha poi evidenziato che Peccei ha cambiato la direzione di molte vite. Tuttavia, alcune generazioni si porteranno molte colpe per non aver fatto abbastanza; se si guarda al significato di “Sapienza”, si nota che essa è identificata con la conoscenza, l’abilità pratica e la moralità nel mettere in pratica le competenze. Oggi, continua Giovannini, si assiste ad un disperato bisogno di Sapienza. Il mondo sembra perdersi. Citando Carlo Rovelli, Giovannini ricorda che dobbiamo accogliere l’incertezza e combattere la paura. La scienza ha insegnato che, quando la paura agisce, genera stupidità. L’uomo tende a chiudersi, evitando l’approccio cooperativo. Oggi è necessario riflettere sul futuro, sulla paura e sulla speranza, per coniugare questi aspetti con i rischi che stiamo correndo. Nel rapporto Asvis 2025 “Pace, giustizia, diritti: pilastri della sostenibilità”, così come emerge dal recente monito di Papa Leone XIV, è stato evidenziato come i cristiani siano oggi così divisi. In questo contesto, accettare di superare la diversità è l’elemento più difficile: è necessario fermare il proprio io e rafforzare la cooperazione per alimentare la speranza.
Rinunciare all’avidità di possesso
Nel 2022, pochi giorni prima dell’invasione della Russia in Ucraina, nel nostro Paese è avvenuto qualcosa d’importante: la modifica dell’Art. 9 della Costituzione, nel quale è stato introdotto, oltre alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche l’interesse delle future generazioni. Questo rappresenta un grande risultato. Dal 2016, come AsVis – ha proseguito Enrico Giovannini –, stiamo promuovendo la Valutazione di impatto generazionale (VIG) per la giustizia delle seconde generazioni, recentemente approvata alla Camera dei deputati. Giovannini ammonisce, inoltre, che “dobbiamo prendere consapevolezza che da soli non si va da nessuna parte; bisogna mettere il futuro al centro dell’economia. Oggi gran parte della popolazione non ha una visione del futuro; per questo stiamo portando questo tema nelle università. Dobbiamo smettere di parlare di giovani, ma dobbiamo ascoltare i giovani, abbiamo bisogno di un pensiero nuovo, del futuro, dobbiamo accettare i nostri limiti per creare un futuro equo e sostenibile”.
La prima sessione di dialoghi “L’essere umano e la natura” per riflettere a dieci anni della “Laudato sì” di Papa Francesco è stata moderata da Stella Bianchi della Fondazione Be The Hope, che ha ricordato che l’essere umano si sta sempre più allontanando dalla natura, bisogna correggere il rapporto alla natura, avvicinarsi alla cultura ecologica, questa comporta rinunciare e rifiutare la cultura dello scarto, rinunciare all’avidità di possesso.
Il contributo delle religioni
Ha aperto il dibattito di questa prima sessione padre Giuseppe Buffon, professore di Storia della Chiesa moderna e contemporanea della Pontificia Università Antonianum, ripercorrendo le principali tappe della Laudato sì‘. Papa Francesco, in una chiesa in cui il naturalismo era latente, ha deciso di prendere il nome di Francesco, smontando il papato, rifiutando la ricchezza e pronunciandosi a favore dell’ecologia, ancora più della pace; assumere questo nome, ha continuato Buffon, è stato deflagrante: ha significato mandare in frantumi il pontificato. Avere assunto un Papa proveniente dall’America Latina ha significato riportare a Roma il grido della Terra, dei poveri; il Sinodo per l’Amazzonia non ha risonato in Occidente, eppure metteva al centro quanto Peccei e Ikeda discutevano: è necessario ripartire da un’epistemologia del Sud, ripartire dalla Sapienza e non dalla scienza.
Tuttavia, ci sono esperienze positive da cui ripartire per ripensare il futuro: bisognerebbe abolire la dicotomia “Ecologia umana” o “Ecologia sociale” e sviluppare quelle competenze che Papa Francesco auspicava per la riforma, al fine di stare dentro la complessità. Bisogna comprendere che oggi non si tratta di curare l’ambiente, ma di riscrivere le origini da cui proveniamo e il senso della nostra vita; le religioni devono dare il loro contributo per stimolare nuovi dialoghi.
Comprendere il nesso profondo tra gli umani e la natura
È seguito l’intervento di Fausto Manes, professore emerito di Ecologia all’Università La Sapienza, ricordando che nonostante il mondo si stia sgretolano, sei dei nove “Tipping point” sono stati già superati, la Natura continua ad offrire servizi ecosistemici quali la regolazione della temperatura attraverso i processi di ombreggiamento urbano attraverso l’acqua che viene trasportata alle foglie riducendo la temperatura circostante, eppure in Italia, secondo l’Agenzia europea per l’ambiente sono state registrate 40,000 morti premature, concentrate nel periodo estivo a causa della concentrazione del PM 2.5. È necessario aumentare la forestazione urbana, ricorda Manes, in linea con la legge europea sul ripristino della natura. Infine, ha ricordato come i servizi di impollinazione consentono di avere la sicurezza alimentare e che solo attraverso la strategia One Health, preservando la salute degli ecosistemi, è possibile ottenere dei benefici per l’umanità.
La seconda sessione, che trova ispirazione nel dialogo Peccei-Ikeda, “L’essere umano e i suoi simili”, è stata inserita all’interno della cornice dei dieci anni dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico.
La sessione è stata moderata da Diva Tommei, presidente Fondazione Aurelio Peccei, la quale ha ricordato che l’Agenda 2030 e gli Accordi di Parigi sono grandi strumenti per comprendere il nesso profondo tra gli umani e la natura; è necessario però effettuare una disamina di cosa ha funzionato e cosa non sta funzionando, riflettendo sulle responsabilità reciproche, identificando cosa siamo disposti a cambiare nelle nostre vite, trasformando i valori in azioni pratiche, trasformando i quadri tecnici in applicazione e guide pratiche.
Di fronte a una completa mutazione culturale
Ha preso parte alla discussione Mariella Nocenzi, professoressa di sociologia all’Università LUMSA, che ha posto l’accento sul fatto che c’è molto da fare per contemperare chi vive in condizioni di incertezza e per diffondere speranza. È necessario riflettere su ciò che sta andando bene e su come superare il tempo dell’incertezza: la retrotopia di Bauman. Oggi abbiamo a disposizione più strumenti rispetto al passato, ha continuato Nocenzi, ma paradossalmente non sappiamo come utilizzarli per costruire un futuro più giusto. Stiamo costruendo città dove la disuguaglianza è di prossimità, bisogna far confluire le varie forme di conoscenza, la transdisciplinarietà ci aiuta a comprendere il mondo in cui viviamo, la specializzazione della conoscenza non permette di integrare le conoscenze, in quanto ne scorpora i valori etico-morali; bisogna dare parole alle nuove sfide, creare significati, valori, costruire un vocabolario comune come patrimonio comune.
Livio De Santoli, prorettore alla Sostenibilità dell’Università La Sapienza, ha ribadito che siamo di fronte a un quadro di mutazione culturale completa. Le fonti energetiche alternative, ad esempio, hanno un significato che va al di là dell’aspetto centralizzato, si configurano come un modello di energia distribuita; tuttavia, è necessario far notare che il modello di per sé non basta, ma è necessario che vada ricreata la comunità, mettendo al centrola cura del bene comune per ricercare una vera felicità. Oggi, inoltre, si riscontra un grave problema di democrazia e libertà, che sono sempre più a rischio nel nostro tempo e, per questo, è necessario difenderle quotidianamente.
Stare nei limiti della natura
Conclude la sessione Gianfranco Bologna, del Club di Roma e della Fondazione Aurelio Peccei, il quale, ricalcando i temi trattati in “The Limits to Growth” del Club di Roma, riparte dai limiti interni del pianeta, ossia dagli obiettivi che l’umanità deve prefigurarsi. La parola sostenibilità, argomenta Bologna, oggi è stata svuotata di significato, eppure ha racchiuso un concetto ben preciso: stare nei limiti della natura, eppure questo continua ad essere attraversato come un problema: nessun mondo vuol parlare di limiti, nessuno intende stare nei limiti; eppure è necessario imparare a vivere entro i limiti in quanto non possiamo ritenerci al di fuori della natura, noi siamo natura; la parola “ecologia” fu coniata dopo “economia” e ancora paga questo ritardo, eppure entrambe derivano da “oikos” gestione della casa, del mondo. Dobbiamo individuare un nuovo modo di fare scienza; siamo di fronte a nuove questioni; siamo di fronte a una sfida enorme.

Robert Harrap della Soka Gakkai Europe, ha ripercorso l’amicizia di due grandi uomini molto diversi tra loro: da un lato Daisaku Ikeda, che osserva il mondo postbellico dal Giappone e dall’altro lato Aurelio Peccei, un industriale antifascista, attento ai diritti umani, entrambi uniti dalla determinazione di conoscere cosa potevano vedere e imparare l’uno dall’altro sguardo sul mondo, trovando nella speranza e nella rivoluzione umana la possibilità di contribuire al cambiamento del destino comune, allontanando i tre veleni: avidità, collera e stupidità e sviluppando come medicina la passione, l’amore, il coraggio, l’onestà intellettuale e spirituale.
Noi siamo responsabili dello stato del pianeta, facciamo la nostra rivoluzione, il momento è arrivato, ha concluso Harrap.
Cosa possiamo imparare: l’iniziativa internazionale “No Limits to Hope”
La terza sessione di dialogo era incentrata su “la Rivoluzione umana”. Moderata da Giulia Pellizzato (Cambio io cambia il mondo e Fondazione Be The Hope), la sessione ha cercato di incarnare lo spirito del dialogo di “Before it is too late”, per individuare cosa possiamo imparare per iniziare a costruire il patrimonio comune, condividendo le scelte che facciamo; la rivoluzione umana, ha detto Pellizzato, ci incoraggia a mobilitare la creatività per portare nell’infinito nel finito.
Per Ikeda, la rivoluzione umana ha significato esplorare con l’interiorità, la spiritualità e l’educazione, mentre Peccei parlava di sviluppare la piena realizzazione delle capacità innate, migliorare la qualità interiore per acquisire piena consapevolezza per raggiungere il traguardo. Dobbiamo migliorare la nostra qualità interiore e acquisire piena autonomia per raggiungere un periodo più florido.
L’intervento dell’autrice di questo articolo, Mariaclaudia Cusumano (WEEC Network e gruppo di lavoro di No Limits to Hope), ha introdotto l’iniziativa “No limits to Hope”, progetto pensato da WEEC Network, Club of Rome e The Fifth Element, che mira a rivisitare il rapporto al Club di Roma del 1979 No Limits to Learning e a promuovere il cambiamento dell’educazione verso un modello trasformativo.
Allora No Limits to Learning invitava a ribaltare il “Limits to Growth” del celebre primo rapporto del Club di Roma: se da un lato siamo consapevoli che è necessario porre limiti alla crescita, dall’altro non ci sono (o meglio, non devono esserci) limiti all’apprendimento. Con “No Limits to Hope” il Clun di Roma e la rete mondiale WEEC uniscono le forze per ripensare cos’è l’educazione oggi, ripensare al lifelong learning, un concetto che va oltre l’educazione nella misura in cui riguarda un processo che si protrae per l’intero anno di vita. La riflessione di No Limits to Hope, inoltre, mira ad uscire dal perimetro dell’occidentalizzazione e dell’eurocentrismo.
Un volume, un forum online e un report finale a Perth (Australia)
Oltre al volume in fase di elaborazione, abbiamo inaugurato un forum (disponibile su www.weecnetwork.org) per stimolare la discussione su che cosa oggi è l’educazione e a che punto siamo. Il forum, accessibile a tutte e a tutti, è multilingue perché vogliamo dialogare con chi promuove diverse forme di educazione in tutto il mondo, anche negli angoli più remoti.
Il rapporto del progetto sarà presentato a settembre 2026 in occasione del 13° Congresso mondiale dell’educazione ambientale (13th WEEC) a Perth in Australia.
Iris Nicomedi di Cambio io cambia il mondo e Fondazione Be The Hope ha presentato il progetto Cambio io cambia il mondo, nato come mostra itinerante che è stata già ospitata da 26 città italiane, e ha visto più di 20.000 visitatori.
Si tratta di un viaggio per comprendere le basi scientifiche del cambiamento climatico e esplorarne le conseguenze sociali. La mostra rappresenta un potente mezzo di educazione che può innescare un processo trasformativo e di cambiamento individuale. Ciò che promuoviamo, ha continuato Nicomedi, è far sì che si discuta, che si apprenda, che si rifletti al fine di responsabilizzare ad agire.
Il dialogo è proseguito poi con Maria Vittoria Dalla Rosa Prati, coordinatrice Gruppo Giovani Asvis, che ne ha illustrato le finalità del gruppo, ovvero a rafforzare la voce dei giovani nelle diverse attività che Asvis porta avanti, come giovani ci impegniamo per contribuire ad un cambiamento in quanto c’è una missione condivisa, ci teniamo molto nell’avere un contatto con gli altri umani anche a fronte di un mondo sempre più digitalizzato.
Ha concluso la sessione Roxani Roushas, sede di Roma della UNDP, che dopo aver condiviso alcuni dati sui giovani: i giovani al di sotto dei 30 anni corrispondono a metà della popolazione mondiale e questi giovani sono oggi sette volte più vulnerabili al cambiamento climatico rispetto a quelli delle precedenti generazioni.
I giovani, oggi si impegnano di più rispetto alle passate generazioni, ma ricevono meno dell’1% dei fondi monetari. L’UNDP contribuisce a sostenere diversi progetti trasformativi in varie aree del mondo. In due anni, ha detto, “abbiamo stanziato 4 milioni di USD su progetti nel Sud globale, metà di questi sono guidati da giovani donne, popoli indigeni, si tratta di progetti sul clima, energia, ambiente, pace e sicurezza, la metà di questi progetti si stanno realizzando in paesi in cui sono in corso conflitti armati, ad esempio, in Colombia una donna ha avviato un progetto sulle ex piantagioni distrutte dalla coca, ci sono oltre 148 progetti che lavorano con questo spirito”.
La fiducia è un fattore chiave per portare avanti questi progetti, un secondo fattore è l’importanza di essere parte di una comunità. Questo significa avere la possibilità di scambiare progetti con altri giovani, imparare insieme a livello internazionali, portiamo i progetti dove mancano queste voci, i giovani hanno un’esperienza vissuta della comunità, hanno esperienze traumatiche di disastri naturali, hanno nuove competenze “green”, ha concluso Roushas.
L’evento è disponibile online https://www.youtube.com/watch?v=PfNiLUlXXc0
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- Mariaclaudia Cusumano
- Mariaclaudia Cusumano ha conseguito il dottorato di ricerca in Sociologia dell’ambiente e del territorio all’Università Kore (Enna). Assegnista di ricerca a Milano Bicocca, fa parte del comitato scientifico di Effetto farfalla e della redazione di Culture della sostenibilità.

