Abilmente 2025: i demiurghi all’opera
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«Noi vogliamo creare una seconda volta l’uomo, a immagine di un manichino» (Bruno Schulz, Le botteghe color cannella 1934-1938, tr. it. Einaudi, Torino, 1997, p. 30).
E, si potrebbe aggiungere, un manichino a immagine di un essere umano.
Come ogni anno, Abilmente (tenutosi a novembre a Lingotto Fiere di Torino) ci porta nel mondo della manualità creativa e apre uno squarcio nella realtà, per far trionfare – attraverso i frammenti della realtà stessa – il racconto della fantasia. Figure umane diventano filamenti e colori che compongono immagini fantastiche: manichini umani, animali di pezza, creature grazie alle quali la vita ritorna come un lieto ricordo.
L’inversione del rapporto tra essere umano e manichino è paradossale, non meno di quanto lo sia il rapporto tra lo scarto tessile e il prodotto finito. Ma ecco che il ritaglio, considerato inutile, assieme ad altri ritagli inservibili, a bottoni e a spolette di filo da tessere, trova un colore e una forma che gli restituiscono unità: un manichino, l’effigie di un essere umano, di un altro animale, oppure di una pianta? Un manichino come imitazione di un essere umano o un essere umano divenuto un manichino?
Perché ciò accada, occorre un demiurgo, simile a quello immaginato da Platone nel Timeo, «artefice e padre dell’universo», capace di infondere un’anima o principio di movimento alle cose da lui plasmate – persino nei manichini, persino nelle imitazioni degli esseri viventi.

Una ghiaia di colori raccolta in anelli o in bracciali nelle ceste di Pachita (Ecuador Santo Domingo de Los Colorado, stand 316) cattura immediatamente lo sguardo. Ci si arriva dalla metropolitana o dal traffico grigio dell’autunno avanzato, e subito una disseminazione di colori vivissimi accoglie il visitatore. È un annuncio immediato del tema dell’“utopia estetica”: la fantasia come arte della costruzione di un mondo che non c’è, un «contenuto che è divenuto forma» (per dirla con Herbert Marcuse in La dimensione estetica, in Id., La dimensione estetica. Un’educazione politica tra rivolta e trascendenza, a cura di Paolo Perticari, Guerini e Associati, Milano, 2002, p. 13).
Un contenuto che è divenuto forma come un manichino virtuoso: esso indica la strada da seguire, la strada del colore al di là del grigio.
Il lavoro manuale, la manipolazione del colore e dei materiali, non è serialità, ma creatività: è trascendenza da ogni base puramente materiale. «L’arte sfida il monopolio della realtà costituita per determinare cosa sia “reale” e lo fa creando un mondo fittizio che è tuttavia “più reale della realtà stessa» (Herbert Marcuse, La dimensione estetica, cit. p. 25 il quale cita Leo Löwenthal, Das Bild des Menschen in der Literatur).
L’arte è dunque “sovversione dell’esperienza”, contro il principio di realtà costituita: per il colore vivente contro il grigio.
Ma la sovversione della realtà costituita può concretizzarsi in tante sfere di sapore pitagorico, come nelle “Cose di Laura. Creatività in feltro” (Cascinette di Ivrea, stand 401). Ciascuna sfera è completa, in sé, e differenziata dalla altre dal colore, pur essendo tutte costituite di feltro. Come sosteneva Parmenide, ciascun ente è sé stesso e diverso da ogni altro ente, ma ogni ente è fatto di essere. E, come sosteneva Pitagora, il kòsmos è stato formato dalla progressiva limitazione dell’illimitato da parte della potenza del limite, che lascia sussistere la “sostanza” ontologica e vede nella sfericità il segno della perfezione e della completezza.
Tante monadi leibniziane, eccezionalmente dotate di estensione, si affollano nelle ceste, ciascuna con la propria fisionomia e il proprio colore, strutturate secondo una geometrica “armonia prestabilita”, ciascuna tesa a realizzare la propria sfericità perfetta.

Non si tratta, dunque, di evocare alcunché ex nihilo, dal niente, ma di costruire quello che non c’è ancora a partire da ciò che già esiste. Come nelle cosmologie presocratiche, la materia originaria si plasma in molte forme, ma rimane come substrato vivente – non a caso detto phýsis, reso comunemente, anche se non senza dubbi, da parte degli studiosi, con il latino natura).
«In ciò da cui le cose hanno la loro nascita, esse hanno anche la loro distruzione per necessità, perché essi pagano l’uno all’altro la pena dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo» scriveva Anassimandro di Mileto (610-546 a.C.) nel celebre frammento 1 (= Simplicio, Commentario alla Fisica di Aristotele, 24, 13= H. Diels –W. Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, fr. 12, B 1).
Il succedersi delle forme è la creatività del principio di tutte le cose di cui l’artista-artigiano si fa interprete nello scenario della nostra quotidianità, offrendoci così un’immagine dell’ “oltre”: la trascendenza cui accennava Marcuse nello scritto poco sopra richiamato.
Ma ciò che non c’è può essere fatto esistere anche modificando l’immagine di quello che c’è, come nelle opere esposte dalla “Associazione sul filo dell’arte – Happy Art – omaggio a Romero Britto (stand 122).

Il teschio non ha l’aspetto di ciò che resta di una testa dopo la decomposizione: è un’iridescenza straordinaria, persino con un cuore rosso, secondo la poetica di Romero Britto, artista e pittore brasiliano neo-pop qui tradotto in filamenti di stoffa.
E siamo alla poetica del mercante di stoffe Jakub delle Botteghe color cannella di Bruno Schulz: il demiurgo-mercante di stoffe evoca, nel proprio negozio, una completa cosmogonia in cui frammenti di stoffa, lembi di tessuto, oggetti di varia natura si uniscono a formare esseri fantastici che imitano il mondo delle cose reali, per, poi, riappiattirsi nella loro dimensione oggettuale, strumentale o nella loro realtà di inutilità.
Si aprono le porte a un mondo di fiaba dove quasi tutto è possibile, sia pura nel breve tempo dello sguardo a uno stand. Tempo breve, ma sufficiente a scolpire nella mente di ognuno un motto: «Niente è impossibile, in un mondo di frammenti, per un autentico demiurgo, per il quale l’inutile non esiste.»
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- FRANCESCO INGRAVALLE
- Francesco Ingravalle, già ricercatore di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università del Piemonte Orientale, saggista e storico del pensiero e delle istituzioni politiche.
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