A Laigueglia, Domenica 13 ottobre, il tango de “La Letra mai Letta” per Il Salto dell’Acciuga.
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Sul palco, una produzione “dal basso” con Casa de Tango by Etnotango, generata tra le note di Piazzolla, Bacalov e De Andrè. Con il fisarmonicista Gianni Martini e una ventina tra Maestri, ballerini, lettori e teatrodanzatori. Ideazione e regia di Monica N.Mantelli. Ospite d’onore il Console Aggiunto Argentino Simon Germanetti.
La testimonianza della sceneggiatrice sulla genesi dell’opera scenica realizzata ad hoc per ll Salto dell’Acciuga 2024 dedicata ai grandi temi sociali del vivere di ieri e di oggi, trattati attraverso la cultura italo-argentina e le memorie popolari laiguegliesi raccolte nel libretto di Emilio Grollero.

“Nella produzione de La Letra mai Letta – spiega la sceneggiatrice e regista Monica Nucera Mantelli – ho utilizzato il tango come mezzo per raccontare i viaggi oltreoceanici, le pene del cuore, le aspirazioni e travagli, i disastri inaspettati e le seduzioni. Di fatto sono partita dal tango per costruire uno spettacolo che ambisce a qualcosa di più che il puro divertimento. Il tango rioplatense è tante cose…. Non è solo musica, come non è solo esibizione, e neppure solo ballo sociale, come invece gran parte della gente pensa. Il tango non è nemmeno solo poesia, o, agli opposti, “moda”. Il tango è anche transumanza di popoli e generazioni. E’ sradicamento e riscatto. E’ un rito individuale e collettivo nella ricerca di una appartenenza.
Per citare Ferrer, il paroliere di Piazzolla, “é blues, cueca, choro, danzón, romancero”. Ma é anche murga, habanera, candombe, polka e valzer, quando in Argentina arriva l’influsso dalla Germania, Francia, Austria, dall’ Europa, insomma. E infine, con Piazzolla, il tango diventa anche jazz e rock. E’ uno stile di vita, con i suoi “codigos”, i suoi codici non scritti, e le sue vestizioni “tribali”, talvolta d’antan. Musicalmente è un genere tripartito (tango, vals, milonga), ma non è solo strumentale. Spesso è “memoria” trasferita sotto forma di “tango cancion”. Offre testi “manifesto” ovvero canzoni che tracciano, tra colpi di pennello, piume di struzzo e di coltello, un’epoca o una condizione umana universale.

Il tango si veste di stracci o paiettes, a seconda dei casi. I testi dei brani cantati – anche detti Letras, appunto – ovvero canzoni che noi definiamo “evergreen”- scritte in linguaggio “lunfardo”, un gergo forgiato da tanti dialetti e lingue diverse proprio grazie ai viaggi per mare verso il Sud America da parte di Europei, Africani, Creoli etc, che hanno contribuito a mescolare e depositare una stratificazione di musica, danze, tradizioni e ricette (come le empanadas di origini Sarde) mescolatisi proprio dentro le pance dei piroscafi.

Ma nella “Letra mai Letta” si respira anche l’allure dell’emigrazione. Questo tema è di grande attualità. Dalle emigrazioni per le guerre e le instabilità politiche, a quelle pseudo-religiose e climatiche, oggi gli esodi non sono più solo da sud a nord, ma toccano tutti i punti cardinali. In questa produzione scenica dal basso, ovvero realizzata a piccolo budget e con una trentina tra protagonisti diretti e indiretti, si intrecciano nuovi e antichi messaggi esplorati attraverso una sceneggiatura che tocca autori come Piazzolla e De Andrè per affrontare le storiche migrazioni tra Italia e Argentina.

La corrispondenza tra i marinai e le loro famiglie passava per il mare, spesso affidata alle botti. Quando i marinai si imbarcavano, non sapevano esattamente quando sarebbero tornati. Il Fato – in questo dare alle botti la fiducia di “tornare a casa” – è molto da America latina, e il gioco di intrecci nella trama di questo tango show nasce su un caso reale, quello di Lorenzo che scrive alla sua futura sposa, ma questa sua lettera si perderà, e le loro vite cambieranno inevitabilmente. Una storia vera tra le decine di migliaia che si sono succedute in tutto il mondo. Da queste mancate consegne di missive, è nato un epistolario “mancante”, uno iato.

La sfida più grande de La Letra è stata quindi quella di trovare una letra (testo) di un tango che potesse sostituire la mancata consegna, realizzando una sceneggiatura che prenda sia spunto da una serie di ricordi annessi alla memoria locale di Laigueglia, contenuti in un libricino scritto da Emilio Grollero che si intitola “Perché non vadano mai via” (che è già di per sé un dichiarativo del fatto che, in realtà, già molti se ne sono già andati via), sia di amalgamare insieme ingredienti di plot narrativo tipico del Tango e suoi massimi esponenti degli ultimi cento anni – da di Sarli a Piazzolla. E del cantastorie ligure più famoso nel mondo, Fabrizio De Andrè.

C’è poi una cifra originale, in questo nuovo lavoro come Casa de Tango by Etnotango, che ha a che fare con la difficile condizione dell’Uomo oggi. Questo elemento porta un segno particolare in questa produzione. Infatti ne la Letra rinvio alla sempre più difficile convivenza tra esseri viventi e territorio, a causa della violenza- scommessa dell’uomo sull’urbanizzazione rispetto alla campagna e ambiente rurale (vedasi per parallelo La Pampa Argentina). Oppure alla fatica di vivere a causa della difficoltà economica crescente negli strati sociali medio bassi, al limite della sussistenza, che sta rendendo invivibile quei luoghi nei quali si sono rifugiate persone che vivono spesso ai margini della società.

Tutto ciò ha fatto sì che una parte di questa popolazione, ormai emigrata, non faccia più riferimento interiore alla propria terra di origine ma neppure a quella nella quale ormai risiede. Motivo per il quale spesso c’è profondo spaesamento, non c’è identità tra ciò in cui si vive e ciò che si è. Questo porta a una chiara forma di alienazione, e a un intimo distacco dallo spazio abitato, che viene conseguentemente ancor più trascurato. La psicanalisi tratta ampi studi a riguardo. Ma anche l’arte contemporanea! Faccio riferimento ai lavori per esempio legate al ” desarraigo” (sradicamento) di un artista, ex marinaio, come Bruno Catalano, che lavora sulla metafora del Viaggio – un artista che in questo periodo sta esponendo a Genova ma anche ad Alassio – alcune sue grandi sculture in bronzo che rappresentano emigrati “stracciati” o non finiti in alcune parti del corpo. Osservandole, si evince chiaramente quanto questo slabbramento tra quelli che sono i propri valori personali, anche di origine familiare o etnica, si scontrino con le leggi più crude e dure della nuova vita e lavoro.
Penso ancora come nel tango si parli di golondrinas (rondini), lavoratori stagionali. Allora, come in parte ancora oggi, sorge alla mente la vicenda del capolarato in Italia, cosi come in America Latina. Come si può vedere, come non c’è molta diversità tra passato e presente. Fenomeni di ingiustizia umana e sociale che ovviamente ingenera malcontento, male di vivere direbbe Cesare Pavese, fatica esistenziale, rabbia, depressione. Elementi per cui facilmente si arriva allo scontro, e si è più manipolabili. Dal micro al macro poi è facile raggiungere il concetto del grande conflitto come sono appunto le guerre.
Si può infine affermare che questo lavoro corrisponde ad un pout-pourri di vite ed esperienze, che si sfiorano e si intersecano come in una stazione, tipo “sliding doors”, che si collocano questa volta sul mare, in un porto. Molti italiani infatti – molti liguri, nello specifico – hanno lasciato il loro paese d’origine dal porto di Genova, e poi di Imperia, per un riscatto sociale verso una vita migliore nell’oltre Oceano. Dicevo prima che la sfida più grande è stato trasferire con rispetto e in modo originale, alcune “spezie” del messaggio primario che Grollero, storico del territorio, aveva raccolto già anni fa, tramite la memoria orale della popolazione laiguegliese, inserendovi però tratti identificativi del tango, oltre al cantautorato di Faber, che sul tema “vita di mare” tanto ha composto.

Il libretto di Grollero mi ha offerto un punto di partenza sull’ispirazione iniziale. Su di esso ho incastonato alcune memorie degli avi che si sono succeduti nelle molte migrazioni verso il Mar de la Plata, tra Argentina e Uruguay, il luogo del tango battezzato geograficamente tra Montevideo e Buenos Aires. Tramite poi la ricerca di Letras specifiche che trattano temi come il rifarsi una identità dopo esser stati malandrini, allo sposarsi a distanza, al consumarsi per amore nell’attesa di un ritorno che non ci sarà mai – ho esplorato e recuperato elementi da ciò che era la corrispondenza nei tanghi, e non solo di amorosi sensi.

La Letra è infine una produzione che intende segnare una controtendenza rispetto alla predominante narrazione sul ruolo solo seduttivo e peccaminoso del Tango, ad oggi instillato ovunque a livello iconografico e promozionale. Ma d’altronde c’è da chiedersi: cosa vende di più? Il sesso o l’emigrazione? Nel mio operare, da oltre un trentennio, ovvero da quando studio la produzione culturale intorno al tango – e nello specifico quella di Astor Piazzolla – ho compreso che il tango rioplatense è soprattutto un deposito memoriale preziosissimo, in cui ricadono pressoché tutti gli stilemi, gli archetipi, le disavventure e le dinamiche umane del mondo. E in questo ci sta il catino strabordante del bene e del male. E’ chiaro che, ieri come oggi, fa più notizia la storia di una puttana con un “tagliabudella”, che non di un figlio che ritrova la propria madre o di una sposa “per procura” che riesce a raggiungere il promesso marito dall’altra parte del mondo. Ne la Letra, ho messo sia l’uno e l’altro aspetto.

Nel tango argentino ritrovi le esperienze e i vissuti dei creoli e degli europei, degli schiavi liberati cosi come quelli di tutti coloro che sono stati perseguitati. E ne La Letra mai Letta (ho scelto un titolo che giocasse sull’ allitterazione) il pubblico assaggia un metissage, non solo fatto di apparati musicali di alto livello – ciò soprattutto grazie alle esecuzioni e inventiva straordinaria del Maestro fisarmonicista Gianni Martini – o di coinvolgenti interpreti coreutici, come i Maestri Marco Cavalli e Tiziana Ignazzi e altri talentuosi interpreti – ma c’è anche un’altra parte, più sottile, sottotraccia direi, che a mio parere è più pregnante, ed è portatrice di un messaggio sociale connesso all’accogliere ciò che è diverso da noi.
Perché questo è ciò che il tango fa: il tango ti crea l’abbraccio con una persona sconosciuta, ti fa vivere camminando all’unisono con chi magari non parla la tua lingua o viene da chissà dove. Ti fa sudare e scambiare emozioni profonde con un lui o una lei senza di cui forse non conoscerai mai il nome.

Se quindi vogliamo chiederci cosa è esattamente La Letra mai Letta, potremmo dire un po’concerto, un po’ spettacolo, un po’ reading, un po’ “manifesto”. La tecnica di stesura scenica ricorda quella dello “Zainete”, nella sua versione più matura, quando il tango fa capolino con la sua musica da ballo, e poi come colonna sonora live alle letture o alle declamazioni dello storytelling. Ma in realtà si tratta di uno spettacolo dove ci sono pochissime parole. Molto passa attraverso le atmosfere sceniche, i gesti del il corpo, i colori dei costumi, le musiche. La ventina di protagonisti tra ballerini, attori e teatro danzatori interpretano personaggi tipici delle letras, come la Mina, il Payador, il Gaucho o il Compadre. Modelli popolari in grado di dar voce alle dinamiche di un conflitto d’amore, di una bravata, di una prevaricazione o di un duello per la conquista. Tutti temi facilmente riconducibili anche alla vita di oggi. Mi auguro che la genesi scenica e il pathos musicale de La Letra mai Letta, nata appositamente pe Il Salto dell’Acciuga 2024, faccia sì che, con più facilità, e sotto forma di metafora visivo- sonora, si riescano a rilanciare valori umani fondamentali, che abbiamo dimenticato, causa l’intolleranza globale sempre più dilagante.
I protagonisti:
LA LETRA-LETTERA MAI LETTA
di Monica Nucera Mantelli (Sceneggiatura, regia e storytelling)
Spettacolo patrocinato culturalmente dal Consolato Argentino in Milano.
Con – in concerto – il M° Gianni Martini (IM) alla fisarmonica e special guest il piccolo allievo musicista Ismaele.
Esibizioni dei Maestri Marco Cavalli e Tiziana Ignazzi (AO)
e con i Maestri Raffaele Prota e Maura Traverso di Protango (IM)
Le ballerine di Tango interleading Concetta Violante e Nicoletta Chiornio (TO)
I ballerini cristallo – migranti Anna Cervasio e Alessandro Capellaro (TO)
L’attrice teatrale Mimma Caserta (TO)
I Ballerini & teatrodanzatori Etnotango Friends tra cui Carlo Pavone, Angela Morreale, Antonio Tartaglia e
Patrizia Milani, Giampaolo Pitzalis, Antonio Perrone, Etta Barbarotto.
E con una ospitata speciale de i ballerini Laura Paini e Carlo Tagliabue (MI)
La voce narrante dell’attore Mario Brusa (I)
Letture di Letras in lunfardo di Claudia Farias (AR) Letture in italiano di Luca Valentini (IM)
A vidiwall le illustrazioni di Cinzia Ghigliano ispirate alle canzoni di Fabrizio De
André tratte dal progetto artistico sinestesico “Se suoni e parole fossero colori”.
Speciale allestimento a palco: Lara Giurdanella (IM)
Assistenza alla regia Ippolito Ostellino (IM)
Si ringrazia il Comitato organizzativo de Il Salto dell’Acciuga, Laigueglia (SV).

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- Monica Nucera Mantelli
- “La Natura torna ad Arte” è una piattaforma di rapporti/scambi tra la creatività e buone pratiche dell'uomo e lo spazio - paesaggio del pianeta Terra.
Ideata da Monica Nucera Mantelli.
Giornalista – Facilitatore di reti e progetti territoriali - Event & Communication Manager.
Monica Nucera Mantelli nasce in Italia ma cresce e studia sin da ragazzina in Inghilterra. Si forma in una cultura anglosassone innervata di valori sociali e attenti all’interdipendenza tra uomo e natura. Dopo il doppio diploma sia nel Regno Unito che a Torino, si laurea alla Facoltà di Magistero in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo comparativo ed artistico e si trasferisce per l’anno sabbatico in Nuova Zelanda dove si forma su agricoltura biodinamica, pratiche di vita sostenibili e eventi outdoor. Vince un Master Enea Olivetti per l’Imprenditoria al Femminile con il progetto TRENOVIVO sul turismo & slow living con i treni a vapore sulla linea Ciriè-Lanzo e Torino – Ceres in collaborazione con il Museo Ferroviario Piemontese. Nel mentre scrive articoli, interviene come divulgatrice e moderatrice su temi cultura-arte-natura a conferenze e tavole rotonde e collabora per testate nel settore dei beni culturali, artistici ed enogastronomici. Si diploma ONAV – Assaggiatrice di Vino – nel 1994. Parimenti lo stesso anno prende il Patentino da Giornalista Pubblicista e entra all’Albo di Roma. Si occupa di servizi di comunicazione, mkt culturale e pianificazione territoriale strategica per realtà aziendali di primo livello. Collabora con imprese agricole, ristoranti e strutture ricettive. Progetta con Enti pubblici e privati attività di animazione e fruizione di territorio, raccordando beni naturali/paesaggistici/produttivi a arte, ambiente e cultura.
Dopo aver maturato una solida esperienza di curatela espositiva e project management nella gestione di manifestazioni culturali inserite nei contesti più vari, decide di ampliare le sue competenze in ambito di buone pratiche sistemiche ed “eco-friendly” focalizzandole alla riqualificazione dei territori. Ad oggi si occupa di raccordi e facilitazione di rete tra produzioni di eccellenze locali e politiche di sostenibilità ambientale. E’ ideatrice di festival, convegni, eventi e incontri multidisciplinari. E’ stata direttrice del Museo del Design GH di Torino e Vice-Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) Piemonte e Valle d’Aosta.
Tra i molteplici servizi svolti, ha collaborato con l’Opera Torinese del Murialdo nel progetto di rigenerazione Artigianelli150. Ha creato e sviluppato eventi culturali con l’Orchestra da Camera “G. B. Polledro” diretta dal M° Federico Bisio. Ha ideato progetti di valorizzazione territoriale come DE.GU.CRE’ e SUPERGA PARK TOUR, la rassegna sui temi tra natura, ambiente e sostenibilità GREEN MOOD, il talk-show tra ecologia ed economia THE GREEN THEATRE PARK DAY e il format convegno/evento/mostra sulla rete territoriale GREEN GRAIN.
Suo il progetto di riqualificazione ILOVEPULCHERADA.
Ha teorizzato “PER UN UMANESIMO VERDE. TRA AREE VERDI E NUOVE MODALITÀ DI SVILUPPO METROPOLITANO” nell’ambito della progettazione di Torino Strategica 2015-2025. E’ stata collaboratrice per l’Ente Parco regionale del Po To.se per la nomina del comprensorio metropolitano di 86 Comuni torinesi a Riserva di Biosfera MAB UNESCO COLLINAPO.
Ha scritto e co-prodotto il film sul paesaggio urbano e live performance POEMA CIRCULAR con il regista Alessandro Avataneo. Ha scritto e diretto l’opera –concerto PIAZZOLLA’S DAEDALUS con il M° Raffaele Tavano e il Piazzolla Modern Quartet e l'agri-commedia DUE CUORI E UN PEPERO'con la cantante argentina Sonia Farrell. Pubblica saggi sulla rubrica editoriale IN PUNTA DI TANGO.
Ha curato circa un centinaio di mostre e scritto decine di testi critici di accompagnamento alla produzione artistica di artisti internazionali. Redige la sua rubrica fissa NELL'ANTRO DELL'ARTISTA sulla rivista ContemportArt.
E’ co-autrice con Ippolito Ostellino del libro “UN PO DA CAMMINARE” Ed. Il Capricorno. Sempre con Ippolito Ostellino ha fondato la piattaforma e comunità virtuale LA NATURA TORNA AD ARTE, da cui è nata la rubrica omonima sulla testata .ECO EDUCAZIONE SOSTENIBILE.
Da oltre un ventennio è direttrice artistica di ETNOTANGO LCMM, con autoproduzioni tra musica, arte, letteratura, danza e molto altro per comunicare e trasferire la ricchezza culturale il patrimonio UNESCO del Tango rioplatense.
Tra le sue passioni: la musica, il design, l’arte contemporanea, il tango argentino, l’enologia, la gastronomia gluten-free e la ricerca esoterica.
Tutti i suoi progetti sono caratterizzati da una peculiare chiave di volta: sottendono al risveglio evolutivo dell’Uomo.
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