Skip to main content

Clima ingiusto, ambientale e sociale

| Elena Pagliarino

Tempo di lettura: 2 minuti

Clima ingiusto, ambientale e sociale
La crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo. Clima ingiusto di Carrosio e Cogliati Dezza (Donzelli, 2025) mostra come giustizia ambientale e sociale siano inseparabili, e perché una transizione ecologica che ignora le disuguaglianze rischia di aggravarle.

Clima ingiusto di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza (Donzelli Editore, 2025) è un saggio che affronta la crisi climatica da una prospettiva originale e necessaria: quella dell’intreccio tra ambiente e disuguaglianze sociali. Il punto di partenza è chiaro e viene esplicitato fin dalle prime pagine: «non c’è giustizia sociale senza giustizia ambientale e viceversa».

Il libro si distingue per la capacità di tenere insieme teoria e realtà concreta, «impianto concettuale e piedi per terra», come sottolinea Fabrizio Barca nella prefazione. Le storie di Margherita, Dimitri o Ester mostrano come la crisi climatica non sia un fenomeno astratto, ma qualcosa che incide direttamente sulle condizioni di vita quotidiane: il caldo insopportabile nelle case popolari, l’impossibilità di pagare le bollette, la precarietà delle abitazioni. In queste vicende emerge quella che gli autori definiscono una «doppia ingiustizia, sociale e ambientale» che colpisce soprattutto i più vulnerabili.

La crisi climatica è una crisi sistemica che «attraversa tutte le principali dimensioni che riguardano la vita privata e pubblica di tutti e tutte: ecologica, tecnologica, economica, sociale, culturale, politica…». «È una crisi globale e puntuale. […] Globale perchè coinvolge tutto il pianeta […] Puntuale perché «si scarica» sui territori, in forme e tempi violenti e solo in parte prevedibili, e riguarda le scelte puntuali negli stili di vita delle persone».

Dal punto di vista teorico, il contributo più interessante è la definizione della giustizia ambientale come concetto “bicefalo”: da un lato legato agli equilibri ecologici, dall’altro alle scelte sociali e politiche. Questo implica che anche le politiche climatiche debbano essere progettate tenendo conto delle disuguaglianze, altrimenti rischiano di peggiorarle. Non a caso, gli autori sottolineano come «le persone più fragili e povere rischiano di pagare il prezzo più alto delle politiche contro il cambiamento climatico».

Il cuore del libro è la proposta di un “welfare energetico-climatico” che superi la logica puramente compensativa o riparativa del welfare tradizionale. Non basta intervenire dopo i danni: è necessario prevenire, ridistribuire le risorse e, superando una visione frammentata e settoriale, costruire politiche integrate che tengano insieme ambiente, salute, abitazione e lavoro. Politiche che si adattino ai diversi contesti territoriali, che siano inclusive delle differenze sociali, ma che siano anche partecipate, mettendo insieme azione pubblica e collettiva. In questo senso, il saggio si colloca nel dibattito contemporaneo sulle trasformazioni del welfare, proponendo una visione che gli stessi autori definiscono come un ampliamento necessario del suo campo semantico.

Il limite del testo sta forse in una certa densità teorica, che in alcuni passaggi può risultare impegnativa. Tuttavia, questa complessità è anche il segno di un lavoro rigoroso, che evita semplificazioni e affronta fino in fondo le contraddizioni della transizione ecologica.

Clima ingiusto è un libro importante e attuale, capace di offrire strumenti utili per comprendere una delle sfide cruciali del nostro tempo: costruire una transizione ecologica che sia anche socialmente giusta.

Consigliato per studenti di sociologia, economia, scienze politiche, persone interessate all’ambiente e alla giustizia sociale e chi vuole capire i limiti reali della transizione ecologica.

Giovanni Carrosio
Vittorio Cogliati Dezza

Clima ingiusto

Prefazione di Fabrizio Barca, Stefano Cianfani, Mariateresa Imparato

Donzelli Editore

2025