Indovina chi ci inganna a cena. Lo spettacolo teatrale di Sabrina Giannini e Franco Berrino
Tempo di lettura: 5 minuti
Sabrina Giannini e Franco Berrino in scena (foto: press kit)
Indovina chi ci inganna a cena porta nei teatri i temi che Sabrina Giannini affronta nel suo programma di inchiesta “Indovina chi viene a cena”, in onda su Rai 3 da dieci anni.
Ambiente, cibo, rapporto tra uomo e animali, industrie farmaceutiche e agroalimentari, lobby e meccanismi che nascondono certe verità tra alimentazione e salute, ma anche consumo critico e modelli alimentari alternativi e sostenibili: di tutto questo si parla nelle due ore (o più) dello spettacolo che scorrono via senza che ce ne accorgiamo. Il merito va alla narrazione di Sabrina Giannini, chiara, semplice, ma ricca di informazioni, sempre radicate nel lavoro di inchiesta e nelle fonti giornalistiche.

Locandina dello spettacolo con date (foto: press kit)
Cibo, salute e industria
Tuttavia, il vero protagonista dello spettacolo è Franco Berrino cui Sabrina Giannini finisce per fare “da spalla”. È lui che calca il palcoscenico: si alza dalla poltroncina, cammina, interagisce con il pubblico, mima e racconta attingendo alla sua esperienza professionale o alla vita di tutti i giorni.
Sabrina Giannini lo introduce raccontando come lo conobbe trent’anni fa. Medico specializzato in oncologia ed epidemiologia, Franco Berrino lavorava all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Quando lo incontrò per la prima volta era impegnato in un laboratorio di cucina dove insegnava alle donne operate di cancro alla mammella come prevenire le recidive con l’alimentazione. Così, Berrino ha modo di spiegare come la medicina sia ancora troppo lontana dall’idea della prevenzione, malgrado gli studi epidemiologici (come EPIC European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) abbiano ampiamente dimostrato i legami tra dieta, fattori ambientali, stile di vita e l’insorgenza di tumori e altre malattie croniche.
Berrino elenca gli ingredienti del panino alla coppa che gli hanno dato sul Frecciarossa e quelli del KitKat che gli hanno offerto su Italo. È una lunga lista di addensanti, additivi, emulsionanti, aromatizzanti, coloranti… È la ricetta del cibo perfetto per i nostri sensi, quello a cui non possiamo resistere. Il racconto è l’occasione per parlare di cibi ultraprocessati che l’industria alimentare progetta e prepara per creare una dipendenza dal gusto. Ma anche una vera e propria dipendenza psicofisica, come quella dalle droghe, causata dallo zucchero.
Lo zucchero e i cibi ultraprocessati — come dolci, bibite zuccherate, carni insaccate e trasformate e piatti pronti — sono tra i principali fattori di rischio di sviluppare le patologie più diffuse e gravi, tra cui tumori, malattie cardiovascolari e neurodegenerative, obesità, diabete…
Il motivo, spiega Berrino è che ci pensiamo individui, ma nella realtà siamo in compagnia di miliardi e miliardi di microrganismi che abitano nel nostro intestino. E il nostro microbiota intestinale ha una grande responsabilità nella nostra salute, agendo sui processi ossidativi, infiammatori, immunitari. Quando facciamo la spesa dovremmo pensare a cosa dargli da mangiare. Quello che piace al nostro microbiota sono le fibre, per cui verdura e frutta (che, sì, ha lo zucchero, ma mescolato ad altri elementi che neutralizzano i sui effetti negativi) dovrebbero essere gli alimenti più presenti nella nostra dieta quotidiana. L’altra cosa che fa bene al nostro microbiota è la biodiversità: mangiare un po’ di tutto, anche quella verdura che non ci piace tanto, come il sedano rapa. Perché proprio il sedano rapa potrebbe avere quel componente che fa bene a quell’unico microrganismo rimasto nel nostro microbiota che in questo modo avrebbe la possibilità di riprodursi. Infatti, la diversità di quello che mangiamo corrisponde alla diversità del microbiota. Più il microbiota è ricco e più è in salute. E noi con lui.
La biodiversità dell’intestino è l’occasione per parlare di quella ambientale e agricola. Berrino spiega la terribile coincidenza che si è verificata nel passaggio dalle antiche varietà di grano, come il Senatore Cappelli, al Creso e nell’uso degli erbicidi come il glifosate. Le moderne varietà di cereali, ricchi in glutine, sono più efficienti nei processi di trasformazione industriale, ma sono anche responsabili della celiachia. Al tempo stesso sono più sensibili alla competizione delle erbe infestanti per cui hanno più bisogno di erbicidi. Con questo esempio al pubblico risulta chiaro come il sistema industriale avveleni noi e l’ambiente.
Berrino racconta anche una ricetta semplicissima per fare dei biscotti senza zucchero, perfetti per il microbiota: mescolare farina di mandorle e mela grattugiata in uguali quantità, aggiungere un pizzico di sale, fare delle palline e schiacciarle leggermente, fare asciugare in forno per pochi minuti.
Piccoli racconti che come semi germinano nella nostra coscienza e ci ricordano che la conoscenza e la consapevolezza sono le nostre armi di consumatori se vogliamo un cibo più sano per noi e per il nostro pianeta.
Parola a Sabrina Giannini
Dal press kit dello spettacolo:

Franco Berrino e Sabrina Giannini
Così spiega Sabrina Giannini: «“Indovina chi ci inganna a cena” è uno spettacolo che vuole alimentare la conoscenza e disintossicare dalla dipendenza del cibo industriale e dai loro veleni, causa di enormi danni alla salute, come spiegheremo con il prezioso contributo del dottor Franco Berrino, epidemiologo ed esperto di prevenzione dell’Istituto dei tumori di Milano. Metteremo in luce, caso per caso, i meccanismi perversi, ingannevoli, corruttivi e nascosti che portano all’autorizzazione in commercio di additivi, dolcificanti, emulsionanti, pesticidi e tutto quanto l’industria vuole portare sul mercato per fare profitto. L’iter di autorizzazione avallato dai governi sorprenderà e indignerà perché non rispetta il principio di precauzione, se non quello di avere una particolare attenzione per quella manciata di miliardari che depredano le risorse del pianeta e attentano alle coronarie dei loro finanziatori. Qual è la dieta ideale? Il digiuno serve? Mangiamo il doppio delle proteine ma continuano a spingerci al consumo. Dietro il sistema c’è un marketing incessante, accademici e politici asserviti alle logiche dell’economia (e dei propri interessi di carriera e portafoglio). Le prove? Le daremo. Chi paga le loro campagne elettorali? Qual è il meccanismo che attiva la dipendenza dal cibo e perché miliardi di persone abbandonano il cibo tradizionale per gli hamburger e le patatine trasformando i bambini obesi e dipendenti dal cibo spazzatura, a partire dalla mensa scolastica (gestita da multinazionali della ristorazione). Spiegheremo la fisiologia della sazietà indotta dalla consistenza e dagli ingredienti del cibo industriale e come uscirne. Diremo come, e quali sono i casi virtuosi che hanno attivato un cambiamento e una rivoluzione che non alimenta più le casse del sistema. Per il nostro bene e quello del pianeta. E degli animali, perfino quelli domestici, che subiscono la stessa sorte con il costoso e inutile cibo processato, fedeli anche nel destino alimentare. Questi imperi sono in mano a una manciata di “padroni” del cibo e del pianeta che vivono grazie ai soldi dei consumatori, che vengono ingannati e che acquistano i loro prodotti. Togliere il velo delle menzogne e il re è nudo».
Se volete vedere lo spettacolo dal vivo, queste sono le prossime date:
10 marzo – Roma, Teatro Sistina
11 marzo – Firenze, Teatro Cartiere Carrara
14 marzo – Venezia, Teatro Corso
17 marzo – Milano, Teatro Nazionale
Ultimi articoli
.Eco è la più antica rivista di educazione ambientale italiana. Un ponte fra scuola, associazioni, istituzioni e imprese
ABBONAMENTO INTEGRATO
Scrive per noi
- Elena Pagliarino



