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“Colpo di luna”: l’orrore dell’Africa coloniale

| Valerio Calzolaio

Tempo di lettura: 3 minuti

“Colpo di luna”: l’orrore dell’Africa coloniale
Il romanzo del giornalista belga Georges Simenon, “Colpo di luna”,(1933) che ci fa aprire gli occhi sugli orrori dell’Africa coloniale.

Libreville, Gabon. Un agosto dei primi anni Trenta del Novecento, quasi un secolo fa

La nave si ferma in rada. La terraferma è ancora lontana, appare come una sabbiosa linea bianca sovrastata dalla linea scura della foresta; grazie a una scialuppa e all’aiuto di un “negro”, il beneducato 23enne Joseph Timar, francese originario di La Rochelle (a sud-ovest, fra Nantes e Bordeaux), con tanti bagagli sbarca infine al porto della capitale della colonia.

C’è un unico albergo, il Central, una costruzione gialla, arretrata rispetto alla banchina, a cinquanta metri dalle palme da cocco, e immersa in un intrico di piante dalle forme bizzarre. Le spoglie camere (tante sempre libere) si trovano al piano superiore: pareti in colori pastello, zanzariere sopra i letti, brulichii di animaletti, una brocca, un catino, un baule (i bisogni dietro un cespuglio, fuori). Sotto, nella sala principale, ci sono il caffè, aperto al pubblico (bianco), e il ristorante, dove quotidianamente mangiano gli scapoli (bianchi) della zona, ognuno possiede il proprio tavolo e il proprio portatovagliolo.

Grazie a un potente zio, lui è stato teoricamente assunto dalla compagnia Sacova, si presenta all’agenzia commerciale, malmessa; il direttore è ancor più stupito, il posto si trova praticamente a dieci giorni di navigazione, nella parte alta della foce del fiume, e la lancia è in riparazione, ci vorrà almeno un mese.

Una delle prime mattine (di sudata pigra attesa) si presenta in camera la calma sorridente 35enne sensuale bianca Adèle e scatta d’improvviso un’intimità frenetica e brutale; non è il primo. Lei è la padrona dell’albergo insieme al bianco marito, Eugène, il quale muore dopo qualche giorno, quasi in contemporanea con l’omicidio di Thomas, il “boy negro” dell’albergo.

Clima torrido equatoriale, torbido contesto coloniale, concessioni francesi di sfruttamento privato di innumerevoli alberi locali (ebani e mogani), regole storicamente razziali, da capire purtroppo.

Georges Simenon e “Colpo di luna”

Anche questo romanzo è molto bello (non Maigret, non giallo). Mesto angosciante avvilente, sempre eccelso e struggente. Di Simenon sappiamo quasi tutto (1903-1989, di origine bretone, belga di nascita, francese d’adozione, non solo parigino d’elezione, oltre trecento romanzi, uno degli autori più letti al mondo) e la grande casa editrice milanese Adelphi sta garantendo, in modo ottimale e progressivo, la pubblicazione integrale dei suoi scritti.

Questo breve impietoso excursus romanzesco nel mondo coloniale africano della Francia (visitato di persona poco tempo prima) è del 1933, già tradotto una ventina di anni fa. Scritto in un periodo di prodigiosa creatività, l’autore descrive l’ecosistema umano con crudo coraggioso realismo: da una parte la massa dei neri, schiavizzata seppur inafferrabile e minacciosa; dall’altra la comunità europea, mediocri funzionari più o meno cinici e più o meno corrotti, accanto a oppure essi stessi “naufraghi” della vita abbrutiti dal caldo, dall’alcol, dalle febbri tropicali. La narrazione è in terza varia al passato, fissa sul giovane inesperto sprovveduto Joseph Jo, vieppiù angustiato dalla situazione.

In copertina, un nudo di schiena (d’incarnato scuro) su un divano rosa di Vallotton (dipinto nel 1925), la coprotagonista verrebbe da dire. Il titolo allude ai tenebrosi allucinati chiaroscuri dell’Africa (che dicono misteriosa), a volte di notte appare il proprio colpo di luna, poi torna indimenticabile e inesorabile, una “crisi”, come potrebbe definirsi: “l’avrebbe aiutato, nel vuoto del letto, a ritrovare la carne troppo bianca di Adèle e l’aria pesante, e un sottofondo di sudore, e l’odore dei rematori neri, mentre sua moglie, in camicia da notte, gli avrebbe preparato una tisana”.

I “negri” possono essere frustati o appesi, pagati o sparati, alla bisogna.
Vini e liquori soprattutto patri (come giustizia e ingiustizia), ça va sans dire: champagne, pernod, calvados. Anche il contorno musicale ne risente.

Colpo di luna 

Georges Simenon

Traduzione di Marina Di Leo

Romanzo

Adelphi Milano

2025 (orig. 1933, Le Coup de lune, 1° ed. Adelphi 2004)

Pag. 166 euro 12

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.