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L’illusione della pace e la metamorfosi del conflitto

| Marica Biglieri

Tempo di lettura: 2 minuti

L’illusione della pace e la metamorfosi del conflitto
Le guerre contemporanee mostrano quanto le conquiste umane non siano mai definitive. I conflitti del presente sono frammentati, ibridi e sempre meno riconducibili ai modelli tradizionali tra Stati, colpendo soprattutto le popolazioni civili. In un mondo globalizzato e tecnologico, il rischio di una violenza permanente rende urgente ripensare il conflitto a partire dal dialogo.

La contingenza storica che stiamo vivendo nella delicata situazione internazionale, ci induce a riflettere su come quelle che si presentano come conquiste e certezze umane non siano mai definitive e non possano mai essere date per scontate. Ci eravamo illusi di avere definitivamente superato la cruenta modalità di risoluzione delle controversie tra stati attraverso l’uso delle armi e di avere finalmente consolidato la pratica del dialogo e della collaborazione, quando invece ora il rischio di un conflitto di proporzioni globali sembra purtroppo sempre più pressante.

Gli studi antropologici ci spiegano che molto probabilmente l’uomo è nato pacifico, ma poi lo sviluppo della vita associata lo ha condotto ben presto a sviluppare relazioni conflittuali e ad adottare comportamenti bellicosi. La storia dell’umanità è costellata dalle guerre, che, in modi e proporzioni diverse, ne hanno sanguinosamente segnato e indirizzato il corso storico. I grandi conflitti mondiali del secolo scorso hanno segnato una tappa tragica per le proporzioni altamente distruttive che hanno raggiunto e per le tracce che hanno lasciato in modo indelebile nella coscienza e nella memoria di tutti, tanto che, perché non si ripetessero più esperienze così devastanti, sono nati Organismi Internazionali con la funzione di difendere e mantenere la pace attraverso modi alternativi e più pacifici di risoluzione dei conflitti. Tuttavia, constatiamo che la guerra continua ad essere diffusa e attualmente sono attivi nel mondo decine di conflitti.

Ma, com’è cambiata la guerra oggi? 

Le teorie tradizionali che inquadrano il conflitto nell’ambito della politica, ritenendolo espressione naturale e quasi necessaria della ragion di Stato, per perseguire chiari obiettivi politici attraverso lo schieramento di eserciti regolarmente arruolati e addestrati e che si concludono con specifici trattati di pace, non appaiono più adeguate a descrivere e spiegare conflitti oggi profondamente trasformati.

Le guerre del nuovo secolo post Guerra Fredda sono più complesse, perché ambigue, frammentate, indefinite, non si comprende bene quando nascono e ancor meno quando finiscono, poiché laddove si svolgono gli strascichi perdurano e riaccendono micce mai definitivamente ed esplicitamente spente.

Non è sempre chiaro neanche chi le dichiara e chi le combatte, poiché i soggetti coinvolti non sono più gli Stati-nazione tradizionali, ma sempre più spesso reti intricate di gruppi statali e non statali, appaltatori privati e forze internazionali; l’obiettivo non è generalmente più conquistare territori, ma invece seminare paura e divisioni all’interno delle popolazioni civili.

I finanziamenti, inoltre, non provengono più dalla tassazione, ma dalle reti transnazionali di rimesse, saccheggi, aiuti esteri e commerci illeciti. Ancora, invece di battaglie decisive, i metodi di guerra utilizzati, che si avvalgono sempre più di droni e precisi strumenti impersonali di alta potenza distruttiva, si rivolgono deliberatamente contro i civili,  violando profondamente i diritti umani.

Nell’attuale era della globalizzazione, le “nuove guerre ibride” si presentano non più solo come fenomeni militari, ma anche come espressioni politiche, e soprattutto economiche e sociali. I progressi scientifici e tecnologici, l’introduzione di forme sempre più sofisticate di intelligenza artificiale e la messa a punto di strumenti cibernetici sempre più raffinati, insieme ad interconnessioni globali sempre più pervasive stanno trasformando il nostro mondo e rendono le guerre sempre più distruttive per l’umanità e per l’intero pianeta.

L’auspicio è che, per salvaguardare il futuro di tutti, si possano intraprendere altre strade, che possa prevalere la logica del rispetto, del dialogo, della collaborazione.

Scrive per noi

Marica Biglieri
Marica Biglieri
Marica BIGLIERI è docente di Filosofia e Scienze Umane. Docente CLIL in lingua francese, responsabile della Biblioteca d'Istituto ed autrice di numerosi articoli per riviste italiane e straniere.