L’illusione della pace e la metamorfosi del conflitto
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La contingenza storica che stiamo vivendo nella delicata situazione internazionale, ci induce a riflettere su come quelle che si presentano come conquiste e certezze umane non siano mai definitive e non possano mai essere date per scontate. Ci eravamo illusi di avere definitivamente superato la cruenta modalità di risoluzione delle controversie tra stati attraverso l’uso delle armi e di avere finalmente consolidato la pratica del dialogo e della collaborazione, quando invece ora il rischio di un conflitto di proporzioni globali sembra purtroppo sempre più pressante.
Gli studi antropologici ci spiegano che molto probabilmente l’uomo è nato pacifico, ma poi lo sviluppo della vita associata lo ha condotto ben presto a sviluppare relazioni conflittuali e ad adottare comportamenti bellicosi. La storia dell’umanità è costellata dalle guerre, che, in modi e proporzioni diverse, ne hanno sanguinosamente segnato e indirizzato il corso storico. I grandi conflitti mondiali del secolo scorso hanno segnato una tappa tragica per le proporzioni altamente distruttive che hanno raggiunto e per le tracce che hanno lasciato in modo indelebile nella coscienza e nella memoria di tutti, tanto che, perché non si ripetessero più esperienze così devastanti, sono nati Organismi Internazionali con la funzione di difendere e mantenere la pace attraverso modi alternativi e più pacifici di risoluzione dei conflitti. Tuttavia, constatiamo che la guerra continua ad essere diffusa e attualmente sono attivi nel mondo decine di conflitti.
Ma, com’è cambiata la guerra oggi?
Le teorie tradizionali che inquadrano il conflitto nell’ambito della politica, ritenendolo espressione naturale e quasi necessaria della ragion di Stato, per perseguire chiari obiettivi politici attraverso lo schieramento di eserciti regolarmente arruolati e addestrati e che si concludono con specifici trattati di pace, non appaiono più adeguate a descrivere e spiegare conflitti oggi profondamente trasformati.
Le guerre del nuovo secolo post Guerra Fredda sono più complesse, perché ambigue, frammentate, indefinite, non si comprende bene quando nascono e ancor meno quando finiscono, poiché laddove si svolgono gli strascichi perdurano e riaccendono micce mai definitivamente ed esplicitamente spente.
Non è sempre chiaro neanche chi le dichiara e chi le combatte, poiché i soggetti coinvolti non sono più gli Stati-nazione tradizionali, ma sempre più spesso reti intricate di gruppi statali e non statali, appaltatori privati e forze internazionali; l’obiettivo non è generalmente più conquistare territori, ma invece seminare paura e divisioni all’interno delle popolazioni civili.
I finanziamenti, inoltre, non provengono più dalla tassazione, ma dalle reti transnazionali di rimesse, saccheggi, aiuti esteri e commerci illeciti. Ancora, invece di battaglie decisive, i metodi di guerra utilizzati, che si avvalgono sempre più di droni e precisi strumenti impersonali di alta potenza distruttiva, si rivolgono deliberatamente contro i civili, violando profondamente i diritti umani.
Nell’attuale era della globalizzazione, le “nuove guerre ibride” si presentano non più solo come fenomeni militari, ma anche come espressioni politiche, e soprattutto economiche e sociali. I progressi scientifici e tecnologici, l’introduzione di forme sempre più sofisticate di intelligenza artificiale e la messa a punto di strumenti cibernetici sempre più raffinati, insieme ad interconnessioni globali sempre più pervasive stanno trasformando il nostro mondo e rendono le guerre sempre più distruttive per l’umanità e per l’intero pianeta.
L’auspicio è che, per salvaguardare il futuro di tutti, si possano intraprendere altre strade, che possa prevalere la logica del rispetto, del dialogo, della collaborazione.
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- Marica Biglieri
- Marica BIGLIERI è docente di Filosofia e Scienze Umane. Docente CLIL in lingua francese, responsabile della Biblioteca d'Istituto ed autrice di numerosi articoli per riviste italiane e straniere.
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