È corretto costruire un presidio sanitario all’interno di un parco urbano? Il caso della Pellerina
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Il Parco della Pellerina, ufficialmente Parco Carrara (dedicato a Mario Carrara), è il più grande parco urbano di Torino. Attraversato dalla Dora Riparia, non è soltanto un’area ricreativa: è anche un elemento chiave nell’equilibrio ecologico e idrogeologico della città.
Perché ne parliamo oggi?
«Desidero chiarire fin da subito un punto essenziale: non sono contrario alla realizzazione di un nuovo ospedale, che considero necessario e urgente. La scelta che abbiamo davanti non è se costruire o meno un nuovo ospedale. La vera scelta è dove e come farlo, e con quale idea di città.»
Sono le parole di apertura di Luca Graziano, vicepresidente di Pro Natura Torino, intervenuto in Circoscrizione 4 durante il confronto sul progetto del nuovo ospedale previsto nel Parco della Pellerina.
Che cosa succede: l’antefatto
La localizzazione del nuovo ospedale all’interno del Parco della Pellerina è diventata una questione molto discussa a Torino negli ultimi mesi.
La decisione delle istituzioni ha generato un forte scontento tra cittadini, associazioni e comitati, che contestano l’assenza di un confronto preventivo e la percezione di una scelta calata dall’alto. Pro Natura Torino, nel comunicato stampa del 21 dicembre 2025, parla di una decisione che «non nasce dal dibattito, ma dal suo contrario: il silenzio».
Il nodo, però, non è la necessità di un nuovo ospedale – riconosciuta come reale e urgente – ma la sua collocazione: è corretto costruire un presidio sanitario strategico all’interno di un parco urbano?
«La mia contrarietà riguarda esclusivamente la localizzazione dell’opera nel Parco della Pellerina, una scelta che presenta criticità tecniche, ambientali e procedurali rilevanti. Costruire un grande presidio sanitario nel Parco della Pellerina significa mettere in conflitto due beni pubblici fondamentali: la salute e l’ambiente», ha spiegato Graziano nel suo intervento.
Il dibattito non nasce nel vuoto. Torino ha già conosciuto, negli ultimi anni, conflitti simili legati alla trasformazione degli spazi verdi. È il caso del Parco del Meisino, dove da tempo è in corso una mobilitazione contro il progetto comunale di realizzare una “Cittadella dello Sport e dell’Educazione Ambientale”, finanziata con fondi PNRR. Un intervento che prevede nuove strutture sportive e infrastrutture e che il comitato “Salviamo il Meisino”, insieme a diverse associazioni ambientaliste, considera impattante e in contrasto con la natura protetta dell’area.
Proteste, monitoraggi e azioni legali hanno reso evidente quanto la tutela dei parchi urbani sia diventata una questione strutturale nel dibattito cittadino, segno di un’attenzione crescente verso il destino degli spazi verdi. Ma che cosa significa, concretamente, intervenire su uno dei principali parchi urbani della città? Qui non si parla solo di “verde” in senso astratto: un parco è suolo permeabile, è capacità di assorbire acqua, è ombra e raffrescamento durante le estati sempre più calde, è uno spazio pubblico vissuto ogni giorno, capace di creare comunità e socialità.
Da qui la domanda che associazioni e cittadini pongono: sono stati consultati esperti in modo adeguato? È stato avviato un percorso di valutazione realmente approfondito e trasparente, capace di tenere insieme esigenze sanitarie e fragilità ambientali? È stato discusso il progetto coinvolgendo la cittadinanza?
Secondo la documentazione tecnica richiamata nel dibattito, l’area individuata rientra tra le più vulnerabili della città dal punto di vista idrogeologico ed è classificata come esondabile: la zona tende ad allagarsi e presenta criticità geomorfologiche che rendono problematica la realizzazione di un’infrastruttura sanitaria strategica. Nell’immagine di apertura, la fotografia dello stagno temporaneo formatosi dopo le alluvioni del 2000 nel parco.
A questo si aggiunge un altro elemento: osservazioni tecniche dettagliate, presentate da esperti e professionisti, non avrebbero ricevuto risposte puntuali nel corso dell’iter.
Eppure, un’alternativa esiste, come riportato da Pro Natura Torino: l’area di via Traves, ex Macello, un sito già urbanizzato e infrastrutturato, fuori dal rischio idraulico e coerente con la pianificazione vigente. Una soluzione che eviterebbe nuovo consumo di suolo e ulteriori forzature urbanistiche.
La domanda allora è semplice: perché continuare a consumare verde, quando esistono spazi già compromessi da recuperare e riutilizzare?
Il parco è un bene collettivo, così come lo è un ospedale: metterli in contrapposizione è una sconfitta per tutti. Proprio per questo, è giusto che una scelta di questa portata sia discussa apertamente e che la cittadinanza possa partecipare in modo informato.
La Pellerina non è un vuoto da riempire. È un luogo che funziona già, ogni giorno, per la città. E se si decide di cambiarlo per sempre, il minimo è farlo con un confronto vero e trasparente, lasciando spazio a una scelta consapevole tra alternative reali.
Anche per questo è fondamentale un’educazione alla cittadinanza e una partecipazione reale: perché cittadini informati e coinvolti nei processi di scelta non sono un ostacolo, ma una garanzia. Una comunità che comprende e discute le alternative, infatti, è una comunità che riduce il rischio di decisioni irreversibili.
A seguire, il comunicato stampa integrale di Pro Natura Torino, a firma del vicepresidente Luca Graziano.
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- Michela Colpo
- Michela Colpo, laureata in Scienze biologiche e in Didattica e comunicazione delle scienze naturali, si occupa di comunicazione scientifica attraverso diversi media: giornalismo, social e podcast. Attualmente produce il podcast Eco Talks.
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