Nel nuovo “.eco” di giugno, educazione e comunità: percorsi di aggregazione, partecipazione e rigenerazione
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C’è un filo verde che attraversa l’intero nuovo numero di “.eco – l’educazione sostenibile”, in uscita a giugno 2025: è il concetto di comunità, intesa non come parola magica o nostalgica, ma come pratica viva, come luogo di educazione, di conflitto e di rigenerazione.
Dopo la conferenza nazionale della Rete WEEC a Ischia e in un anno segnato dal decennale della Laudato si’, la rivista torna a interrogarsi su cosa voglia dire “fare educazione ambientale” oggi, nell’epoca del tardo Antropocene. Non si tratta di una disciplina fra le altre. L’educazione ambientale, scrive il direttore Mario Salomone, è la possibilità concreta di imparare a costruire il futuro. E questo futuro si gioca nelle comunità: reali, intenzionali, glocali.
Isole o arcipelaghi? Il dilemma delle comunità
Il tema centrale del numero si muove tra due immagini: le “isole” di esperienze virtuose e il sogno di un “arcipelago” connesso. La conferenza di Ischia ha mostrato proprio questo: che la transizione ecologica passa da comunità che si formano attorno a progetti di cura, educazione e partecipazione. Dalle cooperative di comunità ai patti educativi di quartiere, dalle aree MAB Unesco alle comunità energetiche, ogni esperienza racconta una sfida: mettere insieme soggetti diversi, costruire strumenti comuni, mediare visioni. Tutto questo – ci ricorda Salomone – è educazione.
E in fondo, non è proprio questo il senso dell’educazione ambientale? Aiutare le persone e i territori a immaginare un’alternativa, a costruire senso, a praticare la speranza?
Dalla Laudato si’ a Papa Francesco: un’eredità viva
Il numero di giugno arriva in un momento simbolico e toccante: il decimo anniversario della Laudato si’, ma anche la scomparsa di papa Francesco, che proprio quell’enciclica aveva voluto dedicare “a tutte le persone di buona volontà”. La rivista dedica ampio spazio alla figura del pontefice, ricordandone le parole pronunciate alla conferenza “Nature in Mind”, organizzata con la partecipazione della rete WEEC: «Non di eroismo titanico abbiamo bisogno, ma di una mite e paziente fratellanza».
Nel numero si legge il dolore per la perdita di un punto di riferimento globale, ma anche la consapevolezza che la sua eredità resta viva. Francesco ha saputo collegare come pochi giustizia sociale e giustizia ambientale, spiritualità e politica, bellezza e responsabilità. Il suo invito ai giovani a “fare chiasso” torna oggi come un monito: il futuro si costruisce qui e ora, nei territori, nelle scuole, nelle comunità.
Maria Novo: educare nella società della fretta
A completare questo quadro, un’intervista intensa a María Novo – scienziata, artista, educatrice – che mette in discussione il mito dell’efficienza e dell’accelerazione. La sua “società della fretta”, come l’ha definita nel suo ultimo libro, è il volto di un mondo che ha smarrito il senso del limite. Educare, dice Novo, significa anche rallentare, abitare l’incertezza, dare spazio all’imprevedibilità.
Con il progetto EcoArte, Novo mostra come scienza e arte possano intrecciarsi per una nuova alfabetizzazione emotiva ed ecologica. Anche questa è educazione ambientale: insegnare a vedere, a sentire, a trasformare.
Le sfide della complessità e il ruolo dell’educazione
A più voci, il numero affronta i temi della complessità, della crisi, delle nuove forme del potere. Sergio Bellucci firma un contributo denso e provocatorio sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’apprendimento e sulla democrazia: il rischio, scrive, è che l’educazione diventi addestramento, che la cittadinanza si riduca a consumo. Anche qui, l’antidoto è una educazione umanistica, capace di critica, lentezza, dialogo.
Lungo tutto il numero, si susseguono contributi che chiamano in causa le comunità come spazi educativi: Gabriella Calvano racconta l’intreccio tra partecipazione democratica e ecologia, Tomaso Colombo riflette su come i processi educativi possano rafforzare il senso di appartenenza, Mariachiara Santoro indaga il ruolo dell’educazione nella società della complessità.
Non bastano le buone pratiche. Serve una rete di senso
Il rischio, però, è che tutte queste esperienze restino isolate, soffocate da un contesto che premia l’individualismo, la frammentazione, la rassegnazione. Il numero lo dice con chiarezza: serve costruire una visione, un linguaggio comune, una connessione tra pratiche. Come scrive Salomone, “anche i giganti si possono legare”, come insegna la favola di Gulliver. Le comunità, se dialogano tra loro, se imparano a essere arcipelago, possono cambiare la direzione della storia.
Un invito alla speranza attiva
Ma la speranza – sottolinea la rivista – non è una fuga nella retorica o nell’ottimismo facile. È progetto, è anticipazione, è esercizio di futuro. È, ancora una volta, educazione. Il numero si chiude con un appello: trasformare l’educazione ambientale in una vera leva politica e sociale. Una scuola, una comunità, un parco, una biblioteca: ogni luogo può diventare laboratorio di cittadinanza ecologica. Ogni cittadino può diventare custode della Terra e della democrazia.
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Il nuovo numero di “.eco – l’educazione sostenibile” è già disponibile: approfondimenti, testimonianze e strumenti per chi vuole educare al cambiamento. È possibile abbonarsi in formato digitale o cartaceo su www.shop.weecnetwork.it. E ricordiamo che una parte del ricavato viene destinata all’acquisto di boschi da proteggere: un gesto simbolico ma concreto per prenderci cura della nostra casa comune.
Comunità, educazione, speranza: tre parole chiave per orientarsi nel presente e costruire insieme un altro futuro. Un futuro possibile. Ma, come sempre, da immaginare. E da educare.
Scopri i contributi del primo numero del 2025 di .eco
Editoriale. In cerca di sostenibilità, navigando tra isole di comunità. Cercando di farle arcipelago, di Mario Salomone
Prendersi cura della casa comune. Ambiente, partecipazione e democrazia nei cammini per l’ecologia integrale, di Gabriella Calvano
Apprendere nell’era della transizione verso un nuovo potere assoluto, di Sergio Ballucci
L’apparentemente insignificante e il “segreto” della fotografia, di Roberto Besana e Nello Rossi
Laudato Sì, Francesco, di Mario Salomone
Il ruolo dell’educazione ambientale nella società della complessità. Intervista a Marìa Novo, di Mariachiara Santoro
Una vita in relazione con il mondo vivente, di Serenella Iovino
Fulco Pratesi e noi. La targa che non si può staccare, di Mario Salomone
Fulco e Gabriella, due perdite per l’ambiente, di Ugo Leone
Con Fulco pratesi un investimento sull’azione educativa e i giovani, di Maria Antonietta Quadrelli
Passione, curiosità, amore: l’umanità e lo spirito, di Fulco Pratesi di Antonio Bossi
Alla scoperta della “diversità oscura”: quando le piante mancano all’appello, di Arianna Ferrara e Alessandro Chiarucci
Elegia dell’orchidea non calpestata, ovvero come i processi educativi rafforzano la comunità, di Tomaso Colombo
Legami che creano sostenibilità, di Mariachiara Santoro
Educare nel tempo della complessità, di Mariachiara Santoro
Per un ambiente rigenerato. Le sfide che ci attendono, di Ugo Leone
Realtà partecipanti ai panel all’interno del programma Ischia 2025, di La Redazione
Uniti nella protezione e nella fruizione del territorio: comunità di residenti e visitatori, di Angelo Mojetta
Questione meridionale, una questione tuttora irrisolta, di Ugo Leone
Un’etica universale che abbraccia tutti gli esseri viventi: ritratto di un precursore, di Charlotte Vallino
Natura come maestra di sostenibilità e inclusione, di Giovanni Lamacchia
Leggere di ambiente e dintorni, di Valerio Calzolaio
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- Federica Colucci
- Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.
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