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Figure professionali sanitarie a confronto

| Elena Bonino

Tempo di lettura: 8 minuti

Figure professionali sanitarie a confronto
Il rapporto addetti all’assistenza/ ospiti in Italia è uno dei più bassi rispetto alla media OCSE. Secondo fonti ministeriali, almeno 80.000 Operatori Socio Sanitari. Le carenze riguardano sia l’ambito pubblico sia quello privato e ci vorrebbero 13.000 assistenti sanitari.

Ad oggi, nel nostro Paese, secondo una recente stima pubblicata sul sito www.nurse24.it, operano circa 330.000 O.S.S. (Operatori socio sanitari). In termini di pianta organica il rapporto addetti all’assistenza/ospiti, è di 1,5 unità ogni dieci ospiti. Invece gli infermieri del SSN nel 2020 ammontavano a 617.466. In particolare gli infermieri attivi su 460mila iscritti agli albi sono circa 395.000 di cui 277.171 dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Poi ci sono 45.000 liberi professionisti puri (che esercitano cioè solo la libera professione) e circa 75.000 dipendenti da strutture private e altri enti.

Il rapporto fra infermieri e medici, a livello nazionale, si attesta sul valore di 2,63 infermieri per ogni medico. L’età media degli infermieri è di 48,7 anni e, pur essendo una delle professioni sanitarie mediamente più “giovani”, l’impossibilità di effettuare assunzioni legata alle razionalizzazioni e ai blocchi decennali del turn over hanno fatto innalzare l’età media in ragione di poco meno di un anno ogni sei mesi a partire dal 2018, quando l’età media era di circa 45 anni. (https://www.salute.gov.it). Gli assistenti sanitari in Italia sono circa 4.000.

Tuttavia per garantire un sistema efficiente, servirebbero circa 70.000 infermieri, anche per far fronte ai nuovi standard fissati dal PNRR e stabiliti nel DM 77 di riorganizzazione dell’assistenza territoriale. Gli infermieri di famiglia e comunità necessari sono oltre 20.000  (1 ogni 3.000 abitanti). Ci sono gli infermieri per l’assistenza domiciliare integrata ad  anziani e malati terminali, quelli delle Case  e Ospedali di Comunità, quelli necessari alle nuove terapie intensive e subintensive nate durante la pandemia. In base alle dimensioni regionali ne mancano circa il 45% al Nord, il 20% al Centro e il 35% al Sud.

Rispetto alla situazione internazionale il rapporto infermieri-abitanti in Italia è di 5,5-5,6 infermieri ogni mille abitanti, uno dei più bassi d’Europa, secondo l’Ocse, dove la media raggiunge gli 8,8 e il rapporto infermieri-medici, che dovrebbe essere secondo standard internazionali di 1:3 è, secondo l’Ocse, di 1:1,5 (la media Ocse è 2,8: il Regno unito è nella media Ocse, la Germania raggiunge i 3,2, la Francia i 3,3, la Svizzera i 4,1). Mancano, secondo fonti ministeriali, almeno 80.000 Operatori socio sanitari. Le carenze riguardano sia l’ambito pubblico sia quello privato e ci vorrebbero 13.000 assistenti sanitari.

Le figure professionali: studi, compiti, competenze

L’infermiere è l’operatore sanitario in possesso di laurea triennale universitaria abilitante, a cui si accede dopo aver superato il test d’accesso, e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.

Cos’è l’assistenza infermieristica? L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa, riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa. Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria. 

I compiti dell’infermiere sono

  • pianificare, gestire e valutare l’intervento assistenziale infermieristico;
  • partecipare all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività;
  • garantire la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche; 
  • farsi carico della totalità dei bisogni del paziente; 
  • occuparsi dei pasti;  raccogliere i dati;
  • identificare i problemi del paziente e le cause correlate; stabilire gli interventi appropriati e i risultati attesi;  attuare gli interventi assistenziali; valutare i risultati raggiunti;
  • occuparsi delle medicazioni; somministrare le medicine prescritte dal medico.

Per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto. Agisce sia individualmente, sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali. Lavora in ospedale, nelle cliniche private, sul territorio, a domicilio, come libero professionista  o come dipendente.

L’assistente sanitario è un professionista dedicato alla promozione, prevenzione ed educazione alla salute. Il suo ruolo è ufficialmente delineato dal Decreto ministeriale n. 69 del 17 gennaio 1997. In Italia, è necessario frequentare un corso di laurea triennale dopo aver superato il test d’accesso alle professioni sanitarie. Quella dell’assistente sanitario è la figura con più alto tasso occupazionale in assoluto (e ben sopra la media del 78,5%). Come capitato anche alle altre professioni sanitarie, l’assistente sanitario ha avuto un ruolo centrale durante la pandemia da Covid-19, in particolare nel corso della campagna vaccinale.

Compiti dell’assistente sanitario:

  • collaborare alla definizione delle metodologie di comunicazione, ai programmi e alle campagne per la promozione e l’educazione sanitaria;
  • concorrere alla formazione e all’aggiornamento degli operatori sanitari e scolastici per quanto concerne la metodologia dell’educazione sanitaria e intervenire nei programmi di pianificazione familiare e di educazione sanitaria, sessuale e socio-affettiva;
  • attuare inoltre interventi specifici di sostegno alla famiglia, attivare risorse di rete anche in collaborazione con i medici di medicina generale e altri operatori sul territorio e partecipare ai programmi di terapia per la famiglia;
  • sorvegliare, per quanto di sua competenza, le condizioni igienico-sanitarie nelle famiglie, nelle scuole e nelle comunità assistite: controllare l’igiene dell’ambiente e il rischio infettivo e relazionare e verbalizzare alle autorità competenti e propone soluzioni operative;
  • operare nell’ambito dei centri congiuntamente o in alternativa ai servizi di educazione alla salute negli uffici di relazione con il pubblico, e collaborare, per quanto di sua competenza, agli interventi di promozione e educazione alla salute nelle scuole;
  • partecipare alle iniziative di valutazione e miglioramento della qualità delle prestazioni dei servizi sanitari (rilevando, in particolare, i livelli di gradimento da parte degli utenti) e alle attività organizzate in forma dipartimentale, sia distrettuali sia ospedaliere, con funzioni di raccordo interprofessionale, con particolare riguardo ai dipartimenti destinati a dare attuazione ai progetti obiettivo individuati dalla programmazione sanitaria nazionale, regionale e locale;
  • concorrere alle iniziative dirette alla tutela dei diritti dei cittadini, con particolare riferimento alla promozione della salute, svolge le proprie funzioni con autonomia professionale anche mediante l’uso di tecniche e strumenti specifici, e agisce sia individualmente sia in collaborazione con altri operatori sanitari, sociali e scolastici, avvalendosi, ove necessario, dell’opera del personale di supporto.

L’operatore socio-sanitario (O.S.S.) è una figura professionale istituita con atto del 22  febbraio 2001 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome. Requisito culturale per l’accesso a questa figura professionale è il diploma di scuola media secondaria di primo grado e la frequenza di un corso di qualificazione che ha la durata di 1.000 ore, di cui 440 di stage. La durata del corso può essere ridotta nel caso di riconoscimento di eventuali crediti formativi.

Svolge la sua attività sia nel settore sociale che in quello sanitario, residenziale o semiresidenziale, in ambiente ospedaliero o al domicilio dell’utente. L’OSS lavora con persone che vivono in una condizione di disagio sociale, fragili o che sono malate: anziani con problemi sociali e sanitari, famiglie, bambini e ragazzi problematici, persone disabili, adulti in difficoltà o con problemi psichiatrici, degenti in ospedale, case di cura private, residenze sanitarie, case di riposo, centri diurni o in ambito territoriale (domicilio del paziente). L’Operatore Socio Sanitario svolge il proprio lavoro nei servizi sanitari e sociali gestiti da enti pubblici, da cooperative sociali e da privati.

Rispetto alla collaborazione con altre figure professionali, deve saper lavorare in équipe nella quale confluiscono più professionalità, come assistenti sociali, educatori, medici, infermieri, fisioterapisti e animatori. L’OSS deve documentare il proprio lavoro in modo utile per gli altri operatori.

La competenza specifica in ambito sanitario è la condizione necessaria per assumere la responsabilità di un intervento assistenziale. L’Infermiere coordina l’assistenza di base assegnando la tipologia di attività all’OSS dopo aver effettuato la presa in carico del paziente e dopo aver pianificato l’assistenza (formulazione degli obiettivi e scelta degli interventi). L’operatore socio sanitario osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni dell’utente, collabora all’attuazione degli interventi assistenziali, valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre e collabora all’attuazione di sistemi di verifica degli interventi assistenziali. L’OSS sa attuare piani di lavoro ed è in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli, ecc..).

Dal punto di vista normativo le competenze tecnico-assistenziali dell’OSS sono:

  • Competenze tecniche: analizzando i bisogni della persona, seguendo la teoria della piramide di Maslow, ha acquisito le competenze necessarie per soddisfare tutti i bisogni di primo livello, svolgendo attività finalizzate a garantire l’igiene alla persona, l’espletamento delle funzioni biologiche, l’aiuto o sostegno nella mobilizzazione/deambulazione e il mantenimento di una corretta postura. Sviluppa competenze riguardo il controllo e l’assistenza durante la somministrazione delle diete, assicurando al paziente una nutrizione adeguata.
  • Competenze relazionali: sa lavorare in équipe multiprofessionale, garantendo il suo contributo all’assistenza sanitaria al paziente; sa coinvolgere la famiglia dell’assistito fornendo sostegno; agisce secondo norme etiche e gestisce i propri interventi assistenziali con riservatezza garantendo la privacy all’utente. Molti studi hanno dimostrato che le competenze di natura relazionale abbiano un ruolo fondamentale nel processo assistenziale, l’inosservanza è spesso causa di fallimenti e aumento dei costi sanitari e sociali. Dal punto di vista formativo, affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.
  • Competenze specifiche: è in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell’utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche, rilevando e segnalando problemi generali e specifici relativi ai bisogni dell’utente; conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione; attua i principali interventi semplici di educazione alla salute e prevenzione delle complicanze in pazienti con compromesso stato di benessere.

In un turno, per quanto riguarda il personale ausiliario, qualora il servizio non sia esternalizzato, devono essere previsti nei turni almeno 2 unità al mattino ed una al pomeriggio.

Secondo la lgs. n°66 del 2003 la partecipazione alle riunioni o alle attività formative obbligatorie determina la sospensione del riposo giornaliero. Un operatore sociosanitario non può lavorare per più di 13 ore al giorno e qualora il turno giornaliero sia superiore alle 6 ore, si ha diritto ad una pausa di almeno 30 minuti.

Differenze tra Operatore socio sanitario (OSS) e infermiere 

Queste figure svolgono ruoli distinti ma complementari, contribuendo entrambi in modo significativo alla cura e al benessere dei pazienti. Di seguito, mettiamo a confronto le responsabilità e le mansioni di queste due figure, evidenziando le differenze fondamentali nei compiti e nelle competenze. Al contempo, è cruciale sottolineare come la collaborazione tra di loro sia essenziale per garantire un approccio completo e integrato. Mentre gli OSS si concentrano sulla cura quotidiana e il supporto emotivo, gli infermieri forniscono competenze mediche e coordinano trattamenti specifici. Riportiamo ora tre domande al dottor Davide Sprocher, laureato in farmacia e docente di Discipline sanitarie (ex Igiene e cultura medico sanitaria) presso la scuola secondaria di secondo grado, corso Servizi alla sanità e all’assistenza sociale.

Quanto dura il corso e quali sono le materie di indirizzo?

Nella foto, il professore Davide Sprocher

“Il percorso di studi dei servizi per la sanità e l’assistenza sociale mira a formare del personale di nuova concezione, che sappia rispondere alle più basilari norme di igiene ambientale e personale, all’aderenza delle terapie farmacologiche attraverso un aspetto educativo derivante da una conoscenza adeguata delle stesse, dall’impostazione della risoluzione di tensioni all’interno dei nuclei familiari problematici alla promozione dell’aspetto sociale e di condivisione dei propri bisogni come delle proprie capacità insite.

Il percorso di studi si sviluppa in cinque anni. Le materie di indirizzo sono: discipline sanitarie (a partire dal terzo anno), psicologia generale ed applicata, metodologia operativa e diritto-economia e tecnica amministrativa socio sanitaria.

La novità del percorso educativo dei servizi per la sanità e l’assistenza sociale non trova ancora oggi un adeguato riconoscimento a causa di vecchie logiche politiche, di strombazzate priorità della scuola che poi non si vogliono tradurre in realtà organizzative e laboratoriali per timore di “invadere” i territori di competenza dei medici, infermieri e non in ultima istanza degli OSS.” 

Quali sono le competenze in uscita di un diplomato in Servizi alla Sanità e all’Assistenza Sociale?

“Il notevole sviluppo tecnico-scientifico che ha caratterizzato la seconda metà del ‘900, il cui motore propulsivo è stato senza dubbio il raggiungimento di un più largo benessere socio-economico e l’aumento delle aspettative di vita, ha d’altra parte messo in evidenza una completa incapacità della struttura sociale di comportarsi come tale, garantendo un miglioramento dell’assistenza e delle cure alle persone in uno stato di fragilità vuoi per età, condizione sanitaria, economica o sociale. 

L’invecchiamento progressivo della popolazione con le cambiate esigenze socio-sanitarie non ha trovato nel welfare-state una risposta adeguata e pronta, essendosi di fatto formato quando la composizione demografica risultava essere completamente diversa e le esigenze di spesa in ambito sanitario molto diverse per volume e composizione rispetto alle attuali.

Il ciclo di studi consente l’acquisizione di tutte le competenze necessarie ad ottenere a livello sociale un’adeguata condizione di benessere psico-fisico con evidente giovamento della spesa sanitaria sia pubblica che privata.”

Quali sono le prospettive future per chi consegue questo tipo di diploma?

“La possibilità di accedere ai percorsi universitari, previsti dall’ordinamento vigente, in scienze infermieristiche, scienze dell’educazione e scienze delle professioni sanitarie e della prevenzione, il corso regionale da OSS della durata di mille ore, nonché l’immediato inserimento nelle strutture educative private per l’infanzia e la crescente domanda di tali figure a livello economico-sociale rappresentano un evidente punto di forza del percorso di studi prima citato.

Se le prospettive occupazionali certo non mancano e la richieste sul mercato socio-sanitario sono in costante crescita (e possono essere ulteriormente e drasticamente accelerate da eventi come quello pandemico del 2020) si deve lamentare però una certa miopia delle istituzioni pubbliche che (solo ancora in Piemonte) non permettono l’equiparazione del titolo di studio dei servizi per la sanità e l’assistenza sociale a quello di operatore socio-sanitario, OSS per intenderci; miopia che sembra però affliggere non solo l’istituzione pubblica nella sua sfera ministeriale ma anche nella veste dell’assessorato alle politiche sociali, a quello per l’educazione e per il lavoro, senza dimenticare quello della sanità.

Anche la classe docente, pur nella pienezza dell’autonomia scolastica, non ha saputo sanare la mancanza delle discipline mediche nel primo biennio di istruzione, per dare spazio all’istruzione farmaceutica tecnologica applicativa come la cosmesi e l’erboristeria, oggi forse le uniche ad essere ancora relegate nei percorsi delle scuole universitarie, che invece rappresentano adesso e nel futuro un’importante voce del benessere psico-fisico e sociale che si continua a rincorrere affannosamente con vecchie mentalità corporative.”

Scrive per noi

Elena Bonino
Elena Bonino
Bonino Elena, insegnante di Discipline Sanitarie presso la scuola secondaria di secondo grado, Laurea in Farmacia, Master di primo livello in ‘’Metodologie dell’insegnamento e didattica multimediale per l’apprendimento attivo’’, Corso di Perfezionamento Post lauream in:- ‘’Educazione e insegnamento multiculturale: elementi di didattica’’ e in: -‘’Bisogni Educativi Speciali: Metodologie Didattiche per la gestione di Disturbi Evolutivi Specifici’’. Corso di Specializzazione Biennale Post lauream in: -‘’Teoria e metodologia della valutazione e della programmazione scolastica: elementi di didattica’’. Co-autrice dei libri: -‘’Il nonno racconta: favole di Natale ed altre storie’’,- ‘’Raccolta di poesie e racconti’’, -’’Il Viaggio di Istruzione in Italia-Pedagogia, Didattica e Esperienza’’. E’ anche autrice del libro:’’Natale e l’amore’’.