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Tu ricicli le batterie? Il problema che ignoriamo ogni giorno

| Elena Bonino

Tempo di lettura: 4 minuti

Tu ricicli le batterie? Il problema che ignoriamo ogni giorno
Ogni giorno le usiamo per caricare il telefono, guidare l’auto elettrica, ascoltare musica. Ma cosa succede davvero dentro – e dopo – una batteria? Dall’estrazione del litio in Sud America al cobalto del Congo, l’impatto ambientale che non vediamo è molto più grande di quanto pensiamo.

Parliamo di inquinamento da batterie

Le pile scariche rientrano nella categoria dei rifiuti urbani pericolosi, poiché i metalli pesanti contenuti al loro interno possono essere dannosi per l’uomo e per l’ambiente se dispersi in natura. Attraverso la raccolta differenziata è possibile estrarre i singoli metalli (ferro, manganese, zinco, piombo, cadmio, mercurio) e le soluzioni acide o alcaline, per provvedere al riciclaggio o al corretto smaltimento. Non devono mai essere gettate nell’indifferenziata, ma consegnate all’oasi ecologica.

Le batterie agli ioni di litio sono ricaricabili e vengono utilizzate in veicoli elettrici, smartphone, computer portatili, spazzolini elettrici e molti altri dispositivi. Rappresentano la spina dorsale della mobilità elettrica e richiedono poca manutenzione, non necessitando di cicli programmati per preservare la loro durata. Hanno inoltre una densità energetica e un voltaggio molto elevati, e sono in grado di immagazzinare energia rinnovabile, come quella solare ed eolica.

Dietro ogni batteria, un costo nascosto

L’inquinamento da batterie – sia durante la produzione che lo smaltimento – rappresenta una sfida ambientale significativa. La produzione di batterie, in particolare quelle agli ioni di litio, comporta l’estrazione di risorse come il litio, con conseguenze che includono deforestazione, erosione del suolo e contaminazione delle acque. Il processo produttivo è inoltre molto energivoro e genera emissioni di gas serra. Secondo Euronews.com, la produzione di litio tramite bacini di evaporazione utilizza circa 21 milioni di litri d’acqua al giorno.

Le batterie al litio contengono PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), composti chimici persistenti che possono inquinare aria e acqua. Secondo un rapporto del 2021 pubblicato su Nature, il mercato delle batterie agli ioni di litio crescerà dai 30 miliardi di dollari del 2017 a 100 miliardi nel 2025.

Nelle zone aride del Sud America in cui si svolge l’attività mineraria, l’acqua – che già scarseggia – viene sottratta alle comunità locali per le operazioni di estrazione, causando gravi contaminazioni da acido solforico e idrossido di sodio e aggravando ulteriormente i problemi di scarsità idrica. Le batterie al litio possono inoltre essere soggette a fughe termiche e incendi, con potenziali conseguenze negative per l’ambiente e la sicurezza. 

Oltre al litio, queste batterie contengono altri materiali: in una batteria da 60 kWh si trovano 5 kg di litio, 5 kg di cobalto, 39 kg di nichel, 5 kg di manganese, 45 kg di grafite, 30 kg di alluminio, 20 kg di rame e 20 kg di acciaio.

La produzione delle batterie genera in media tra i 61 e i 106 chilogrammi di CO2 equivalente per chilowattora di capacità. Le auto elettriche, tuttavia, producono meno emissioni durante il funzionamento: secondo lo strumento di calcolo Carculator dell’Istituto Paul Scherrer, il bilancio ecologico di un’auto elettrica diventa nettamente migliore a partire da 40.000 km circa. Su un ciclo di vita di 200.000 km, il risparmio stimato è di 30 tonnellate di CO2. (Fonte: gofass.swiss)

Dalle Ande al Congo: chi paga davvero il prezzo del litio

Sulla Cordigliera delle Ande, nella Bolivia sudoccidentale, si estende una grande distesa di sale chiamata Salar de Uyuni. Caratterizzata da vaste superfici a specchio e da un’atmosfera molto secca, questa pianura nasconde il prezioso metallo alcalino che alimenta gran parte del mondo moderno.

Il Salar de Uyuni si trova nel cosiddetto “Triangolo del Litio”, che comprende Argentina, Bolivia e Cile: la regione con le più grandi riserve di litio al mondo, da cui provengono le batterie che alimentano i dispositivi elettronici di miliardi di persone. Secondo il Natural Resources Defense Council, le comunità locali segnalano l’abbassamento dei livelli d’acqua in pozzi, lagune, falde acquifere e zone umide, con ricadute negative sulle pratiche agropastorali. È stato inoltre osservato che due specie di fenicotteri della regione sono minacciate dall’attività estrattiva. (Fonte: nationalgeographic.it)

In Congo, dove si estrae circa il 70% del cobalto mondiale – utilizzato anche nelle batterie – si lavora quasi sempre senza adeguate protezioni.  L’estrazione produce scarti tossici che inquinano sia l’ambiente circostante sia l’aria.

Il paradosso del riciclo: quasi nessuna batteria viene recuperata

Un altro problema rilevante è lo smaltimento delle batterie esauste: se non gestito correttamente, può portare alla dispersione di sostanze inquinanti nel terreno e nelle falde acquifere. Le batterie vengono progettate per durare dagli 8 ai 10 anni, ma tendono a degradarsi prima, intorno ai 7 anni. Attualmente solo una piccola percentuale viene riciclata, con il rischio concreto che la maggior parte finisca in discarica. 

Dalla crisi all’opportunità: le soluzioni esistono

È fondamentale investire nello sviluppo di tecnologie di riciclo efficaci per recuperare i materiali preziosi dalle batterie esauste e ridurre l’impatto ambientale dello smaltimento. 
La ricerca di materiali alternativi meno impattanti – come le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) – rappresenta un altro passo importante. È altresì necessario promuovere un consumo responsabile, incoraggiando l’uso di prodotti longevi e a basso impatto ambientale.

Il regolamento UE sulle batterie, in vigore da febbraio 2024 in tutti i Paesi membri, mira a migliorare i tasso di riciclaggio e a promuovere pratiche responsabili lungo l’intera filiera produttiva, favorendo al contempo l’innovazione e la produzione in Europa e garantendo maggiore trasparenza nelle catene di approvvigionamento.

Tra le soluzioni praticabili vi sono anche il riutilizzo delle batterie al litio esauste come sistemi di accumulo stazionario – ad esempio in impianti fotovoltaici, stazioni di ricarica o centrali elettriche – e il recupero delle materie prime contenute nelle batterie litio-ferro-fosfato. (Fonte: gofast.swiss

A scuola di riciclo: idee per i più piccoli

Per gli studenti della scuola primaria è possibile proporre attività didattica che aiutino a comprendere l’importanza del recupero dei materiali e del riciclo. Alcuni esempi:

  • Creare nuovi oggetti con materiali di recupero, incluse le parti non pericolose delle batterie (da smontare con cautela e sotto supervisione), per insegnare il valore del riuso.
  • Organizzare una raccolta differenziata di batterie esauste a scuola o a casa, per portarle nei punti di raccolta dedicati.
  • Utilizzare giochi, filastrocche e storie per spiegare il ciclo di vita delle batterie, l’importanza del loro corretto smaltimento e i pericoli dell’inquinamento. 

Scrive per noi

Elena Bonino
Elena Bonino
Bonino Elena, insegnante di Discipline Sanitarie presso la scuola secondaria di secondo grado, Laurea in Farmacia, Master di primo livello in ‘’Metodologie dell’insegnamento e didattica multimediale per l’apprendimento attivo’’, Corso di Perfezionamento Post lauream in:- ‘’Educazione e insegnamento multiculturale: elementi di didattica’’ e in: -‘’Bisogni Educativi Speciali: Metodologie Didattiche per la gestione di Disturbi Evolutivi Specifici’’. Corso di Specializzazione Biennale Post lauream in: -‘’Teoria e metodologia della valutazione e della programmazione scolastica: elementi di didattica’’. Co-autrice dei libri: -‘’Il nonno racconta: favole di Natale ed altre storie’’,- ‘’Raccolta di poesie e racconti’’, -’’Il Viaggio di Istruzione in Italia-Pedagogia, Didattica e Esperienza’’. E’ anche autrice del libro:’’Natale e l’amore’’.