Fumare fa male. Anche all’ambiente, specialmente marino

Ecologia dei circa due milioni di tonnellate di mozziconi di sigaretta gettati ogni anno. Si sa che il fumo delle sigarette fa entrare nel corpo umano sostanze tossiche e cancerogene, nonostante il filtro. Oltre al catrame, la nicotina, altri composti volatili fra cui ossido di carbonio e metalli tossici fra cui cadmio, piombo, arsenico e anche il polonio radioattivo, presenti nelle foglie del tabacco, oltre a molti additivi e ingredienti segreti aggiunti dall’industria del tabacco per rendere più gradite ai consumatori le sigarette (nel mondo circa seimila miliardi di sigarette l’anno). Le sostanze rimaste nei mozziconi avvelenano l’ambiente, danneggiando soprattutto la vita acquatica. Mentre le fibre del filtro si decompongono soltanto dopo alcuni anni.

Giorgio Nebbia

nebbia@quipo.it

 

“Il mare non vale una cicca”? è la campagna di Marevivo contro l’inquinamento marino da mozziconi di sigarette. Secondo una recente ricerca delle Nazioni Unite, i mozziconi sono ai primi posti nella “top ten” dei rifiuti che soffocano il Mediterraneo (le cicche rappresentano il 40% dei rifiuti, contro il 9,5% delle bottiglie di plastica).

Può sembrare strano parlare dell’ecologia dei mozziconi delle sigarette, eppure anch’essi contribuiscono, e in maniera non lieve, alla contaminazione ambientale. Nel mondo si fumano circa seimila miliardi di sigarette l’anno; la felicità dei fumatori viene apparentemente (non lo so di persona perché non ho mai fumato) dal fatto che il tabacco delle sigarette, bruciando lentamente, fa arrivare in bocca e nei polmoni, con una corrente di aria aspirata dall’esterno, varie sostanze chimiche, fra cui la nicotina e molte altre. Dopo qualche tempo, dopo che sono bruciati circa i due terzi o i tre quarti della sigaretta, resta un mozzicone che viene buttato via. In seguito ai continui avvertimenti, da parte dei medici, che il fumo delle sigarette fa entrare nel corpo umano sostanze tossiche e cancerogene, le società produttrici di sigarette hanno cercato di attenuare i relativi danni ponendo, nel fondo delle sigarette, dove vengono posate le labbra, un “filtro” che, come promette il nome, dovrebbe filtrare, trattenere, una parte delle sostanze nocive.

 

Sostanze altamente cancerogene

Quando una sigaretta è stata adeguatamente “consumata”, il filtro, con ancora attaccato un po’ di tabacco, viene buttato via; sembra niente, ma la massa di questi mozziconi è grandissima. Ogni sigaretta pesa un grammo, il mozzicone pesa da 0,2 a 0,4 grammi e il peso di tutti i mozziconi di tutte le sigarette fumate nel mondo ogni anno ammonta a circa due milioni di tonnellate. I mozziconi dei circa 100 milioni di chilogrammi di sigarette fumate in Italia hanno un peso di circa 20-30 mila tonnellate, poche rispetto ai quasi quaranta milioni di tonnellate dei rifiuti urbani, ma moltissime se si pensa al potenziale inquinante di tali mozziconi, un problema a cui si è finora prestata troppo poca attenzione.

I mozziconi sono costituiti in gran parte dal filtro, un insieme di fibre di acetato di cellulosa intrecciate in modo da offrire un ostacolo alle sostanze trascinate dal fumo delle sigarette verso la bocca e i polmoni dei fumatori. Il fumo delle sigarette contiene numerosissimi composti chimici, solo in parte trattenuti dal filtro. Se si osserva il filtro di un mozzicone, si vede che ha assunto un colore bruno, dovuto alle sostanze trattenute, principalmente nicotina e un insieme di composti che rientrano nel nome generico di “catrame”, fra cui idrocarburi aromatici policiclici altamente cancerogeni; la quantità di “catrame” trattenuto dal filtro di una sigaretta è di circa 2-10 milligrammi.

 

Il filtro, un palliativo

Il catrame si forma durante il fumo delle sigarette per le particolari condizioni in cui avviene la combustione del tabacco; se le foglie del tabacco conciato, quello che fa parte delle sigarette, bruciassero con una quantità sufficiente di ossigeno (il gas presente nell’aria insieme all’azoto), si formerebbero sostanze relativamente innocue come anidride carbonica e vapore acqueo. Ma le sigarette sono progettate proprio in modo che la combustione del tabacco avvenga con una quantità di ossigeno insufficiente per la combustione completa del tabacco; in queste condizioni di combustione “incompleta” si liberano dal tabacco proprio le sostanze “piacevoli”, le quali però sono in gran parte tossiche e sono solo parzialmente eliminate dal filtro.

Il fumo delle sigarette contiene, oltre al catrame, la nicotina, altri composti volatili fra cui ossido di carbonio, e poi metalli tossici fra cui cadmio, piombo, arsenico e anche il polonio radioattivo che erano originariamente presenti nelle foglie del tabacco. La natura e la concentrazione delle sostanze presenti nei mozziconi dipendono dalla tecnologia di fabbricazione delle sigarette che le industrie modificano continuamente per renderle più gradite ai consumatori; la natura di molti additivi e ingredienti è tenuta gelosamente segreta, il che non facilita la conoscenza e la limitazione dell’effetto inquinante dei mozziconi abbandonati. Il disturbo ambientale dei mozziconi delle sigarette viene anche dall’acetato di cellulosa del filtro, una sostanza che nelle acque si decompone soltanto dopo alcuni anni, tanto che alcune società cercano di proporre sigarette con filtri “biodegradabili”, il che farebbe sparire rapidamente alla vista i mozziconi, ma lascerebbe inalterate in circolazione le sostanze tossiche che il filtro contiene.

 

Seguiamo il cammino di un mozzicone di sigaretta

Proviamo a seguire il cammino di un mozzicone di sigaretta. I mozziconi delle sigarette fumate in casa o nei locali chiusi, in genere finiscono nella spazzatura, ma quelli delle sigarette fumate all’aperto o in automobile finiscono direttamente nelle strade e quindi nell’ambiente. I fumatori più attenti, si fa per dire, all’ecologia hanno cura di schiacciare con il piede il mozzicone buttato per terra, per spegnerlo del tutto ma anche credendo di diminuirne il disturbo ambientale; avviene invece esattamente il contrario: il mozzicone spiaccicato spande tutto intorno per terra le fibre del filtro con il loro carico di sostanze tossiche e il residuo di tabacco che è ancora attaccato al filtro. Alla prima pioggia queste sostanze vengono trascinate nel suolo o per terra e da qui allo scarico delle fogne e da qui in qualche fiume o lago o nel mare. Le fibre del filtro galleggiano e vengono rigettate sulle coste dal moto del mare; a molti lettori sarà capitato di fare il bagno nel mare e di dover spostare fastidiosi mozziconi galleggianti.

Nel contatto con l’acqua le sostanze che il filtro contiene si disperdono o si disciolgono e possono venire a contatto con gli organismi acquatici. Si sta sviluppando tutta una biologia e tossicologia delle interazioni fra i componenti dei mozziconi di sigarette e la vita acquatica, specialmente di alghe e altri microrganismi. Rilevanti effetti tossici sono dovuti alla stessa nicotina e non meraviglia perché la nicotina è stata usata come un antiparassitario proprio per la sua tossicità verso molti organismi viventi. Come vedete, c’è ancora molto da studiare sulla chimica e sui danni ecologici di tanti corpi apparentemente insignificanti come sono appunto i mozziconi delle sigarette. Senza contare che molti fumatori hanno la pessima abitudine di buttare via i mozziconi ancora accesi, potenziali cause di incendi.

Scrive per noi

GIORGIO NEBBIA (1926-2019)
Giorgio Nebbia, scomparso all'età di 93 anni il 3 luglio 2019, è stato una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita (nel 1926), è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995, poi professore emerito, insignito anche dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti.

GIORGIO NEBBIA (1926-2019)

Giorgio Nebbia, scomparso all'età di 93 anni il 3 luglio 2019, è stato una delle principali figure del movimento ambientalista. Bolognese di nascita (nel 1926), è stato professore ordinario di Merceologia all’Università di Bari dal 1959 al 1995, poi professore emerito, insignito anche dottore honoris causa in Scienze economiche e sociali (Università del Molise) e in Economia e Commercio (Università di Bari; Università di Foggia). Le sue principali ricerche vertono sul ciclo delle merci, sull’energia solare, sulla dissalazione delle acque e sul problema dell’acqua. Per due legislature è stato parlamentare della Sinistra indipendente alla Camera (1983-1987) e al Senato (1987-1992). L'archivio Giorgio e Gabriella Nebbia è ospitato presso il centro di storia dell'ambiente della Fondazione Luigi Micheletti.

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