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Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi: Casanova rivive al Teatro Astra

| FRANCESCO INGRAVALLE

Tempo di lettura: 3 minuti

Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi: Casanova rivive al Teatro Astra
Questa sintesi teatrale della storia di Giacomo Casanova, ormai vecchio, inizia con un recupero della vita passata, di una realtà fantasmatica

“Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” ha scritto il poeta statunitense David Foster Wallace (1962-2008); questa sintesi teatrale della Storia della mia vita di Giacomo Casanova, non a caso, inizia con un recupero della vita passata che possiamo giudicare una realtà fantasmatica: Giacomo Casanova, ormai vecchio, nel 1798, divenuto bibliotecario in Boemia, a Duchcov, nel castello del conte Joseph Karl von Waldstein, dopo avere composto la propria biografia ha perduto la memoria e si è rivolto a un esperto in mesmerismo, la teoria elaborata dal medico tedesco Franz Anton Mesmer (1734-1815) in merito al magnetismo animale: ciò che Mesmer cerca di attivare è il fluido magnetico presente nei corpi per sbloccare gli ostacoli responsabili, in particolare, delle sindromi isteriche.

Il medico John Elliottson (1791-1868), in Inghilterra, aveva praticato il mesmerismo in ambito chirurgico utilizzando l’anestesia e l’analgesia ipnotica. Tuttavia, qui, il medico seguace di Mesmer sembra prefigurare l’uso che dell’ipnosi ha fatto Freud basandosi sulle ricerche del medico francese Hippolyte Bernheim (1840-1919): lentamente, Giacomo Casanova riesce a liberarsi dal triste presente – risiede in un paese di cui non capisce la lingua, si sente isolato, si rifugia nei ricordi e proprio i ricordi sono scomparsi di colpo- e ripercorre il proprio passato che prende vita in un ambiente scenico tripartito; a sinistra una parete con pagine manoscritte attaccate attorno a una silhouette di donna dipinta su un foglio; al centro numerosi scaffali colmi di libri antichi, a destra una sorta di lastra circolare iridescente accanto a un appendiabiti ove sono appese una zimarra e una parrucca. Davanti, una vasca rettangolare con uno strato d’acqua.

Casanova chiede al medico come potrà recuperare la memoria e il medico gli espone la tesi mesmeriana: “perdere i contatti con le cose esterne ed entrare in un’altra dimensione.” La memoria si è trasposta nelle pagine dei Mémoires e ha abbandonato la mente; occorre fare silenzio intorno perché riaffiori il passato. Lentamente, un rumore d’acqua riporta il protagonista all’infanzia a Venezia, compare una donna velata e un bambino, vestito di tutto punto, con la parrucca, un bambino che soffre di emoraggie al naso: il piccolo Giacomo che la madre lascia alla nonna per andare a lavorare in un teatro di corte d Dresda.

A poco a poco riemerge anche l’esperienza del seminario dal quale egli è stato espulso. Una donna, senza vestiti, entra nella vasca d’acqua dove si trovano fogli manoscritti, mentre un frate grida oscenità (par di riconoscere qualche frammento dei versi del patrizio veneziano Giorgio Baffo (1694-1768)). Casanova si assopisce. Al risveglio egli è nel carcere dei Piombi, illustrato, in scena, da una stampa di Piranesi che scende dall’alto e ripercorre la vicenda della sua fuga, la permanenza a Parigi, la conoscenza di Voltaire al tempo delle sue considerazioni sul terremoto di Lisbona del 1759, la conoscenza della marchesa Jeanne d’Urfé, cultrice di esoterismo, che ricerca la giovinezza sottraendosi a qualsiasi contatto con il mondo esterno.

A lei Casanova, che le ha promesso di rivelarle il segreto dell’eterna giovinezza, rivela: “chi analizza un prodigio lo annulla”, Ma riappare anche l’immagine della donna che egli ha sedotto e abbandonato nel 1749, Henriette (della quale nessuno ha mai scoperto il vero nome); essa è un’immagine nel tempo, più che una presenza, sia pur illusoria, nello spazio, l’immagine più persistente e il rimpianto più forte nel momento della solitudine.

È l’alba: ormai, la seduta mesmerica è finita e nel buio del palcoscenico riemerge la tristezza del ricordo lontano che l’oblio aveva momentaneamente tacitato. Per sua sventura, Casanova ha recuperato la memoria. Come per il protagonista dello “stadio estetico” della vita secondo Soeren Kierkegaard, la sua vita, disseminata in istanti, non ha di fronte a sé che la disperazione. Non è un caso che – pare- abbia detto in punto di morte: “son vissuto come un filosofo e ora muoio come un cristiano”; se come filosofo e gaudente, ma soprattutto come uomo curioso, ha raggiunto la disperazione, egli è pronto per quello che  Kierkegaard chiama il “salto” nella fede (Timore e tremore, 1843).

Casanova

di Fabrizio Sinisi da Giacomo Casanova Storia della mia vita

Teatro Astra

Torino 18-23 marzo 2025

Regia di Fabio Condemi con Sandro Lombardi, Marcello Cavalcoli, Alberto Marcello, Betty Pedrazzi e…un’attrice in via di definizione.

Produzione LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, TPE-Teatro Piemonte Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi, partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco.

Scrive per noi

FRANCESCO INGRAVALLE
FRANCESCO INGRAVALLE
Francesco Ingravalle, già ricercatore di Storia delle istituzioni politiche presso l'Università del Piemonte Orientale, saggista e storico del pensiero e delle istituzioni politiche.