L’ambiguità del desiderio: Valter Malosti interpreta Shakespeare
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Shakespeare. Poemetti
Venere e Adone- Lo stupro di Lucrezia
Un progetto di e con Valter Malosti
Teatro Astra
Torino, 14-19 aprile 2026
Londra, 1593: è in corso una terribile pestilenza; William Shakespeare compone su commissione il poemetto Venere e Adone durante il periodo di chiusura dei teatri; il tema è tratto dalle Metamorfosi, libro X, di Ovidio. Nel 1594 compone la narrazione dello stupro di Lucrezia da parte di Sesto Tarquinio sulla base di Tito Livio (Ab urbe condita, I, 57-59), di Dionisio di Alicarnasso (Antichità Romane, IV, 64-67) e dei Fasti di Ovidio (libro II, 721-852).

“D’ora in avanti, l’amore sarà dolore e discordia”: Venere ha perduto Adone, ucciso da un cinghiale; ella è “indifesa contro la sua stessa legge”, ella che ha reso proprio schiavo addirittura il dio della guerra. Ma Adone le si era ostinatamente sottratto, nonostante tutte le lusinghe

“Lei ha perso più che la propria vita, lui ha avuto ciò che vorrebbe riperdere”: Lucrezia è stata stuprata da Tarquinio perdendo, così, il proprio onore, Sesto Tarquinio, commettendo lo stupro, ha ottenuto qualche cosa che, dopo averlo ottenuto, non vorrebbe più avere (e non a caso, prima di compiere l’atto nefando riflette: “Che vittoria sarà se otterrò ciò che voglio?”): “la lussuria spegne il timore”, la coscienza fredda confligge con il desiderio caldo; addirittura ”non c’è peccato che non venga assolto”. Infine: “devo andare fino in fondo alla mia infamia”.
Se la vicenda di Lucrezia mette sotto gli occhi del pubblico l’intima contraddittorietà della psiche del carnefice, Sesto Tarquinio, la vicenda di Venere e Adone è più complessa: non soltanto perché Venere è vittima della passione per Adone (come, del resto, Sesto Tarquinio è vittima della passione per Lucrezia), ma soprattutto perché, come scrive l’interprete Valter Malosti richiamando il poeta inglese Ted Hughes, Venere “si sdoppia nel cinghiale assassino di Adone che con un bacio di morte gli squarcia l’inguine”.
Le ambiguità e le contraddittorietà di Venere e di Sesto Tarquinio, potentemente rappresentate da Valter Malosti sulla scena si prestano a una duplice lettura: platonica e freudiana. Platonica: perché nel conflitto fra ragione e passione non è difficile cogliere il conflitto fra anima razionale e anima desiderante che caratterizza l’impianto della Repubblica di Platone, oltre che il “mito della biga alata” del Fedro. Freudiana: perché nel conflitto fra ragione e passione è agevole cogliere il conflitto fra Es e Super-Io di cui la coscienza è il “campo di battaglia”, il luogo in cui la contraddizione diviene conflitto, lotta, in cui l’amore e l’odio sono facce di un medesimo soggetto. Il soggetto drammatico cui Valter Malosti dà voce, mimica, gestualità penetrante. Le musiche che accompagnano lo spettacolo, che “ritmano” le contraddizioni, che evidenziano le ambiguità, si devono a G.U.P. Alcaro, sound designer e musicista: esse traggono dall’oscurità del palcoscenico lo scatenamento delle passioni, mentre la parola poetica dà loro quella forma narrativa che permette una catarsi tragica la quale, come scrive Aristotele (Poetica, 49 b 28-29), per mezzo di pietà e paura porta a compimento la depurazione stessa delle passioni e permette di coglierle oggettivamente, come in uno specchio.
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