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La mostra ‘Change!’: riflessioni sul fiume Po e il cambiamento climatico

| Michele Lo Cicero

Tempo di lettura: 6 minuti

La mostra ‘Change!’: riflessioni sul fiume Po e il cambiamento climatico
In un momento storico segnato da crescenti preoccupazioni per il futuro del nostro pianeta, la mostra “Change! Ieri, oggi, domani. Il Po”, appena conclusa a Palazzo Madama di Torino, ha offerto una riflessione profonda e necessaria sulle crisi climatica, idrica e ambientale. Il percorso espositivo, incentrato sul fiume Po, ha fornito una chiave di lettura originale e suggestiva per comprendere le sfide che ci attendono.

Lunedì 13 gennaio si è conclusa la mostra “Change! Ieri, oggi, domani. Il Po”.

In un momento storico segnato da crescenti preoccupazioni per il futuro del nostro pianeta, la mostra “Change! Ieri, oggi, domani. Il Po”, appena conclusa a Palazzo Madama di Torino, ha offerto una riflessione profonda e necessaria sulle crisi climatica, idrica e ambientale. Il percorso espositivo, incentrato sul fiume Po, ha fornito una chiave di lettura originale e suggestiva per comprendere le sfide che ci attendono.

Una visione storica approfondita

Non una semplice cronaca degli eventi recenti, ma un’analisi profonda che affonda le sue radici nel tempo. La mostra, con una prospettiva di longue durée, ha indagato i cambiamenti millenari del Po, offrendo una chiave di lettura inedita sulla crisi globale: un processo complesso e stratificato, le cui origini si perdono nella storia.

Un linguaggio espositivo efficace e innovativo, capace di parlare a pubblici diversi. La mostra ha saputo intrecciare arte, scienza e storia attraverso un percorso ricco di stimoli: quadri, ritrovamenti fossili millenari recuperati dal Po, cartografie d’epoca, pannelli scientifici, opere multimediali interattive e progetti fotografici, per una comprensione più profonda delle tematiche affrontate.

Il rapporto millenario tra uomo e fiume

Il rapporto dialettico millenario, quello tra l’uomo e il territorio del Po, ha lasciato un’impronta indelebile. Il fiume non è solo un elemento geografico, ma un vero e proprio protagonista che ha definito la vita quotidiana, le attività agricole e produttive, l’ecosistema e persino il rapporto simbolico tra il corso d’acqua e le popolazioni che lo abitano. Le opere artistiche presenti nella mostra offrivano una preziosa testimonianza di questa profonda connessione tra uomo e natura, mediata sia da contesti rurali e che urbani.

Il Po è un fiume che segna il territorio e la storia d’Italia. Con una lunghezza di 652 chilometri, è il corso d’acqua più esteso del Paese, unendo idealmente il Monviso all’Adriatico attraverso Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Il suo vasto bacino idrografico, di circa 82.000 km², ne sottolinea ulteriormente l’importanza per l’ecosistema e le attività umane.

Inoltre non è solo un fiume, ma una vera e propria risorsa economica, da secoli fondamentale per il tessuto produttivo dell’Italia settentrionale. Basti pensare che produce più della metà (il 55%) dell’energia idroelettrica lorda nazionale. E non solo: sostiene quasi la metà (il 47,5%) degli allevamenti e contribuisce per un terzo (il 32%) alla produzione agricola.

Il Po nell’immaginario storico e letterario

Questo fiume è oltretutto carico di significati simbolici. Esso ha nutrito l’immaginario collettivo, diventando simbolo di identità e di legame con la natura. Questo legame era ben rappresentato in opere come “Borgo Po 2. Veduta ideale” di Carlo Bossoli (1863), che trasfigura Torino, in particolare la zona che attualmente corrisponde ai Murazzi, in un luogo di armonia tra uomo e fiume, invitandoci a riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente e su come possiamo immaginarlo e progettarlo in armonia con gli elementi naturali circostanti.

La mostra ha spiegato come, 50 milioni di anni fa, l’attuale pianura fosse un mare, popolato da una ricca fauna marina, di cui erano esposti affascinanti fossili. Il sollevamento dei fondali, con la conseguente formazione delle Alpi, portò poi alla luce queste testimonianze del passato. Tra 30 e 5 milioni di anni fa, l’Adriatico occupò la valle, fino a quando, circa 3 milioni di anni fa, l’azione combinata dei fiumi e dei movimenti della crosta terrestre diede origine al paesaggio che vediamo oggi.

L’esposizione ha esplorato anche la dimensione storico-letteraria del Po, ricordando come già nell’antica Grecia, con Esiodo, si parlasse di un fiume chiamato Eridano, che secondo diverse interpretazioni corrisponderebbe al nostro Po. Una testimonianza di come il fiume abbia da sempre influenzato la cultura e l’immaginario delle popolazioni che lo abitano.

La domesticazione del Po: dall’antica Roma alla Rivoluzione industriale

Anche la civiltà romana comprese l’importanza strategica del bacino del Po, contribuendo alla sua valorizzazione con opere infrastrutturali di grande rilievo, come la Via Emilia, che ancora oggi rappresenta un’arteria fondamentale per la regione. I Romani, inoltre, diedero inizio a un fenomeno che si perpetua fino ai nostri giorni: la “domesticazione” del fiume, attraverso la costruzione di arginature per adattarne il corso alle esigenze umane ed economico-produttive, in particolare per lo sviluppo dell’agricoltura.

L’immagine del Po attraverso i secoli, dai quadri medievali e rinascimentali alle rappresentazioni dell’età dei Lumi, culminava nell’epoca della Rivoluzione Industriale, che segnò un’intensificazione dello sfruttamento del fiume per esigenze produttive. Questa evoluzione storica ci invita a riflettere sull’importanza di una gestione sostenibile delle risorse idriche, per conciliare le esigenze economiche con la tutela dell’ambiente.

Inquinamento delle acque tra rifiuti e plastiche

Un’ondata di inquinamento senza precedenti investì il Po durante il boom economico degli anni ’50 e ’60. I rifiuti derivanti da attività industriali, civili e agricole aumentarono a dismisura, causando danni gravissimi agli ecosistemi fluviali. Solo alla fine degli anni ’70 si iniziò a porre un freno a questa situazione, con l’introduzione di normative ambientali e un sistema di monitoraggio, che includeva l’utilizzo di bioindicatori, per valutare lo stato di salute del fiume.

Inoltre l’invenzione della plastica nello scorso secolo ha rivoluzionato la nostra quotidianità, poiché compone la maggioranza dei prodotti che utilizziamo.

Essa crea problemi di ordine ambientale e sanitario: queste plastiche e microplastiche inquinano i corsi dei fiumi come il Po, come abbiamo potuto verificare durante l’evento della Trashchallenge, un evento di pulizia fluviale organizzato da “il Pianeta azzurro” qualche mese fa. Anche durante l’esposizione veniva resa l’idea della quantità dei rifiuti trovati nel Po, rifiuti che rimarranno negli strati geologici come fossili della prossima era: è necessario agire per far diminuire la domanda e la produzione di plastica già da ora.

La crisi idrica globale e il cambiamento climatico

La mostra ha messo in luce come la crescente domanda di acqua, alimentata dall’aumento della popolazione, dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione, si intrecci strettamente con gli effetti del cambiamento climatico, innescando una crisi idrica globale. Questo aspetto fa riflettere riguardo le modalità di gestione del ciclo dell’acqua, inoltre, ne acuiscono la gravità e ne influenzano le traiettorie.

Riguardo l’acqua intesa come risorsa ed alimento, sono stati esposti alcuni dati riguardanti l’importanza dell’acqua, soprattutto quella dolce, che da sempre si configura come la risorsa essenziale  per la nostra sopravvivenza: nel nostro paese si prelevano 33 miliardi metri cubi d’acqua e se ne consumano circa 26 miliardi. Il consumo d’acqua in Italia viene diviso in diversi settori.

Il contesto dell’Antropocene fa emergere questioni problematiche che generano problemi di accesso alla risorsa e relativi alla gestione del suo intero ciclo; ovvero dei problemi sistemici legati all’aumento dei rischi di disastri naturali: gli eventi meteorologici estremi, combinati con particolari condizioni del territorio, possono innescare fenomeni di rischio idrogeologico come le alluvioni.

Inoltre in relazione al fiume Po, si manifesta un aspetto relativo al calo della portata del fiume che genera diverse questioni problematiche: la diminuzione della portata dell’acqua dolce del fiume verso il mare, lascia spazio all’acqua salata che risale il fiume dalla costa.

Questo fenomeno è detto “cuneo salino”: l’acqua salata penetra in profondità e raggiunge le falde acquifere, causando problemi sia all’agricoltura che alle fonti idriche, oltre che alla creazione di effetti di micro-desertificazione nelle aree colpite.

Riflessioni interdisciplinari per una governance efficace

Queste riflessioni, rese possibili dall’approccio interdisciplinare della mostra, si collegavano alle diverse conferenze ed eventi paralleli all’esposizione di questi mesi, come quella del 16 ottobre raccontata sulla nostra rivista. L’evento a Palazzo Madama ha visto interventi di importanti relatori che hanno esplorato le connessioni ecologiche del fiume Po tra la pianura Padana e le Alpi, discutendo la migrazione delle specie, la classificazione degli habitat fluviali, la biodiversità delle acque dolci e gli interventi di riforestazione e monitoraggio della biodiversità. È stata sottolineata la necessità di una gestione unitaria del bacino idrografico del Po e l’importanza delle connessioni umane e naturali per una tutela ambientale efficace.

La responsabilità di affrontare le pressanti questioni ambientali non può che risiedere in un approccio politico e propositivo che coinvolga tutti i livelli di governance. Dai soggetti internazionali ed europei alle agenzie e realtà locali, è fondamentale un’azione sinergica e competente per contrastare fenomeni, sempre più frequenti, come frane, alluvioni, criticità legate alla qualità dell’acqua, siccità e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. 

Solo attraverso politiche mirate ad una forte volontà di agire si potrà garantire un futuro sostenibile.

Scrive per noi

Michele Lo Cicero
Appassionato di sviluppo sostenibile e innovazione sociale, con un solido background in governo del territorio e rigenerazione urbana. Attualmente volontario presso l'Istituto Scholé Futuro - Rete WEEC, si dedica con entusiasmo alla comunicazione e alla gestione di eventi, promuovendo iniziative che valorizzano l’ambiente e la comunità. La sua visione integra cura del territorio, partecipazione attiva e sensibilizzazione, contribuendo a costruire un futuro più equo e resiliente.