Un invito alla complessità: il nuovo numero di “.eco”
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Il nuovo numero di “.eco”: un invito al pensiero critico e all’azione
In un’epoca definita dalla “policrisi”, dove le sfide globali sono sempre più evidenti e interconnesse, il nuovo numero di .eco – l’educazione sostenibile si propone come una guida essenziale per orientarsi in un mondo in continuo mutamento. Questo numero di settembre 2025, è un appello a superare le semplificazioni e a esplorare la complessità del reale con un approccio critico e consapevole. Le pagine della rivista, tra analisi approfondite ed esperienze pratiche, offrono una bussola per affrontare un mondo che cambia velocemente.
Disinquinare la mente per disinquinare il mondo
L’editoriale, a cura del direttore Mario Salomone (che è anche segretario generale della Rete mondiale WEEC), lancia un messaggio potente: una vera rivoluzione ecologica non può limitarsi a soluzioni tecniche superficiali, ma deve nascere da un profondo cambiamento interiore. Mario Salomone introduce il concetto di “sinapsi” per descrivere la capacità di pensare in termini di connessioni e interdipendenze tra ambiente, società, economia e cultura. È questo approccio sistemico, basato su una comprensione profonda della complessità, che permette di riconoscere che l’educazione non è un’opzione, ma la forma di lotta più efficace contro la distruzione ambientale, le disuguaglianze e i conflitti.
L’editoriale sottolinea come le parole siano veri e propri “fatti” che modellano il nostro ambiente, e che dietro alle crisi globali si nascondono spesso “narrazioni tossiche” e disinformazione. In questo contesto, l’educazione ambientale diventa l’arma fondamentale per contrastare l’inquinamento mentale e costruire ponti, anziché erigere muri.
Il testo richiama anche l’appello di Papa Francesco a “disarmare le parole per disarmare le menti e la Terra”, un principio che dovrebbe guidare i processi educativi, specialmente in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale rischia di amplificare la manipolazione. La battaglia contro la “policrisi” — termine che indica l’interconnessione di più crisi simultanee — richiede una nuova consapevolezza che respinga il “greenwashing” e il “soluzionismo tecnocratico”, e riconosca il potere intrinseco del linguaggio nel plasmare la realtà.
Le “nature morte” fotografiche: tra realtà e memoria
Il numero contiene anche una sezione visiva e filosofica. Roberto Besana (ex manager editoriale, realizza i suoi scatti legati prevalentemente ad ambiente e paesaggio) presenta le sue fotografie, commentate da Nello Rossi (ex insegnante nei Corsi 150 ore per lavoratori), che riflettono sull’interpretazione delle immagini tra realtà e memoria. Viene sollevata una questione filosofica: quando osserviamo una fotografia, vediamo la realtà oggettiva o la nostra soggettività? Citando Ando Gilardi, Rossi ricorda che la fotografia “muore” appena scattata, ma come suggerisce Besana, le “nature morte” fotografiche simboleggiano la trasformazione della realtà, racchiudendo il “senso della vita che si rinnova in un cerchio senza fine”.
Cinquant’anni dopo: la Carta di Belgrado, una bussola viva
Una sezione speciale celebra il cinquantesimo anniversario della Carta di Belgrado. Gabriella Calvano (docente di Pedagogia e educazione ambientale all’università di Bari, è co-coordinatrice del gruppo di lavoro Educazione della RUS e condirettrice di “.eco”) non si limita a ripercorrere i principi di questo documento storico, ma ne dimostra la vitalità e l’attualità come una “bussola viva” per orientare le pratiche educative di oggi.
Nata nel 1975, la Carta ha definito l’ambiente come l’insieme delle condizioni sociali ed economiche, oltre che naturali, con l’obiettivo di formare cittadini consapevoli e attivi. A cinquant’anni di distanza, i suoi principi, come la partecipazione e lo sviluppo della consapevolezza, rimangono cruciali per affrontare le sfide globali e costruire un futuro sostenibile.
L’arcipelago delle Scuole Verdi: progetti di sostenibilità in azione
Il cuore del numero è dedicato a una serie di iniziative concrete che dimostrano come le scuole possano essere agenti di cambiamento. Giovanni Borgarello (psico-pedagogista, lavora in Regione Piemonte, si occupa di formazione nelle scuole e con gli adulti) ci svela il potenziale delle “scuole eco-attive” in Piemonte, un movimento spontaneo che trasforma gli istituti in veri e propri “motori partecipativi” per la sostenibilità, affrontando temi come il risparmio idrico ed energetico.
Irene L’Abate (educatrice ambientale ed alla complessità e sostenibilità, lavora a Villa Demidoff, centro di educazione ambientale della Città Metropolitana di Firenze) e Carlo Boni (consigliere delegato della Città metropolitana di Firenze per Ambiente e parchi e Progetti educativi) presentano il progetto “Comunità Scolastiche Sostenibili” (CSS) di Firenze, che ha coinvolto cinquemila studenti in percorsi pratici di educazione tra pari.
Paola Sacchiero (Cast Ong ETS, è responsabile dell’Educazione allo sviluppo sostenibile e membro del Comitato tecnico scientifico di Green School) traccia la storia del movimento delle Green School in Italia, nato in Lombardia e diffusosi a livello nazionale, coinvolgendo oltre 800 istituti.
Infine, Bianca La Placa (giornalista professionista, è responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne e executive manager del Segretariato Permanente WEEC) illustra il modello internazionale promosso dall’UNESCO con il programma “Greening education partnership”, che mira a preparare ogni studente ad affrontare la crisi climatica attraverso quattro pilastri: scuole più ecologiche, curricola sostenibili, formazione degli insegnanti e coinvolgimento delle comunità.
Formarsi e lavorare in educazione ambientale: un nuovo strumento
La Rete WEEC ha lanciato la nuova piattaforma “educazionesostenibile.it”, che prenderà il via nell’anno formativo 2025-2026. L’iniziativa offre percorsi formativi, lezioni e corsi per chi opera nel campo dell’educazione ambientale, con l’obiettivo di creare una community di professionisti e persone “eco-attive”. La piattaforma mira a favorire la collaborazione, lo scambio di conoscenze e a generare nuove opportunità lavorative, basandosi sull’idea che l’educazione, se critica e sistemica, possa trasformare il mondo.
Altri approfondimenti: dalla didattica alla storia, fino alla spiritualità
Il numero continua esplorando numerosi argomenti. La copertina e il “Tema” monografico del numero sono dedicati a dare delle “contro-indicazioni”, alternative a quelle ministeriali.
Silvana Loiero (già dirigente scolastica e segretaria nazionale del GISCEL – Gruppo di intervento e studio nel campo dell’educazione linguistica) analizza in modo critico le nuove Indicazioni nazionali 2025 per l’italiano, temendo che la loro rigidità trascuri il pensiero critico.
Gabriella Corona (Director of Research dell’Istituto di studi sul Mediterraneo (ISMED-CNR). Docente di Storia economica, dell’ambiente e del territorio alla Federico II di Napoli), con l’articolo “Nuove domande”, spinge a riflettere sulla storia nell’era dell’Antropocene, sottolineando come la disciplina debba superare la distinzione tra storia umana e storia naturale.
Ugo Leone (condirettore di “.eco” e già professore ordinario di Politica dell’ambiente presso l’Università di Napoli “Federico II”) spiega perché la geografia è una disciplina indispensabile per affrontare i problemi del mondo attuale.
E, poiché, tra i testi suggeriti dalle indicazioni di Viale Trastevere per il primo ciclio e la scuola secondaria di primo grado compare la Bibbia, chiude il dossier monografico un’intervista stimolante a Roberto Cavallo (imprenditore, organizzatore culturale e comunicatore ambientale), che invita a una “lettura verde della Bibbia”, unendo spiritualità e impegno ecologico.
Nelle rubriche, Valerio Calzolaio (giornalista, scrittore ed ex sottosegretario al ministero dell’Ambiente) riflette sugli “evoluzionisti riluttanti”, mentre Charlotte Vallino (scrittrice e traduttrice, attiva nella promozione della cultura ecologica e della filosofia della sostenibilità) conclude il toccante ritratto di Albert Schweitzer (medico, teologo e filosofo) e del suo impegno contro le armi nucleari, la cui prima parte è apparsa nel numero di giugno di “.eco”.
Infine, una recensione di Mario Salomone del libro “Fumo e ceneri” di Amitav Ghosh, rivela come il colonialismo britannico abbia gettato le basi della Rivoluzione industriale attraverso il commercio di oppio, un vero e proprio “narcostato”.
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