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Moni Ovadia, l’inizio di un viaggio verso l’abolizione nucleare

| Laura Tussi

Tempo di lettura: 9 minuti

Moni Ovadia, l’inizio di un viaggio verso l’abolizione nucleare
Moni Ovadia chiama l’Italia ad aderire al TPNW per abolire le armi nucleari e promuovere la pace, invitando tutti a diventare attivisti per la vita.

Appello di Moni Ovadia perché l’Italia aderisca al trattato TPNW: “Cominciamo ad abolire le armi nucleari per poi abolirle tutte. La questione in campo è assoluta, è la questione della vita”.

“Cominciamo dall’abolizione delle armi nucleari perché, un giorno, si arrivi all’abolizione totale di tutte le armi”, suggerisce Moni Ovadia, artista poliedrico e attivista per la pace, in un video a sostegno di ICAN. Questa campagna contro le testate nucleari ha ricevuto nel 2017 il Premio Nobel per la Pace. Tuttavia, finora solo poco più di un terzo dei 193 paesi membri dell’ONU ha ratificato il Trattato per il disarmo nucleare (TPNW), nato anche in risposta all’appello di Papa Francesco nel suo storico discorso all’ONU del 2015.

Purtroppo, l’Italia, pur affermando di “condividere con gli Stati parte del Trattato l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari” e di apprezzare “il ruolo svolto dai Parlamenti e dalla società civile per raggiungere questo obiettivo”, ha deciso di non aderire al TPNW. Ha scelto di rimanere fedele alla NATO piuttosto che ascoltare la volontà del suo popolo.

Il TPNW proibisce agli Stati di sviluppare, testare, produrre, trasferire, possedere, immagazzinare, utilizzare o minacciare di usare armi nucleari, e impedisce loro di consentire la presenza di testate nucleari sul proprio territorio. Inoltre, vieta di assistere, incoraggiare o indurre altri Paesi a partecipare a tali attività proibite, che è esattamente ciò che fa la NATO.

Attualmente, 68 Stati hanno ratificato il Trattato, impegnandosi a promuovere un processo graduale e sicuro verso il disarmo nucleare totale. Inoltre, 92 Paesi lo hanno firmato. Negli ultimi mesi, altri 9 Stati si sono uniti ai ratificatori, segnando una crescita che dimostra una dinamica positiva per il rafforzamento del Trattato, come evidenziato dal dibattito della Conferenza di Vienna dell’anno scorso. Questo incontro, nonostante le tensioni internazionali, ha condannato inequivocabilmente “qualsiasi minaccia nucleare, sia essa esplicita o implicita, a prescindere dalle circostanze”. Si tratta della più forte e chiara condanna multilaterale mai espressa riguardo alla minaccia di usare armi nucleari.

Come molti altri attivisti per la pace, tra cui Laura Tussi, scrittrice, giornalista ed esperta di tematiche educative, Moni Ovadia, nato nel 1946 a Plovdiv, in Bulgaria, da una famiglia ebraico-sefardita, non si arrende di fronte a questo stallo. Tale situazione, che consente la proliferazione delle armi nucleari, rischia di condannare l’umanità all’estinzione.

In un video, Ovadia spiega le ragioni dell’ICAN: “Sono Moni Ovadia”, esordisce. “Sostengo ICAN (International campaign to abolish nuclear weapons), una campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. ICAN ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per l’importanza del suo impegno nella lotta per la pace. Diventiamo tutti attivisti di pace insieme a ICAN, donne e uomini di pace. La questione è assoluta: si tratta della questione della vita.

La differenza tra chi lotta per l’abolizione delle armi nucleari e chi, invece, rimane indifferente è fondamentale. Da un lato ci sono coloro che scelgono la vita; dall’altro, chi accetta l’abbraccio della morte come condizione di esistenza. Pertanto, sostenete questa campagna: diventate attivisti per la vita. Non è difficile capire cosa sia in gioco: siamo noi, ma anche i nostri figli, i nostri nipoti e i nostri pronipoti. Cominciamo dall’abolizione delle armi nucleari, perché un giorno si arrivi all’abolizione totale di tutte le armi.”

Questo obiettivo è diventato sempre più urgente, soprattutto in seguito agli eventi recenti, come la guerra tra Russia e Ucraina e la situazione in Medio Oriente, dove un ministro israeliano ha evocato l’uso di una bomba atomica su Gaza. Un traguardo a cui si potrebbe realmente avvicinare implementando le 50 proposte del “Piano di Azione” elaborato a Vienna nel giugno dello scorso anno, durante la prima Conferenza degli Stati Parti del Trattato.

L’appello di Moni Ovadia: la questione in campo è assoluta, è la questione della vita.

“Sono Moni Ovadia e sostengo ICAN (International campaign to abolish nuclear weapons) campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari. A ICAN è stato conferito il premio Nobel per l’importanza del suo magistero di pace. Premio Nobel per la pace. Diventiamo tutti insieme a ICAN attivisti di pace, donne e uomini di pace.

La questione in campo è assoluta: è la questione della vita. La differenza fra chi combatte per l’abolizione delle armi nucleari e chi invece non fa nulla e è indifferente, è il discrimine per chi vuole stare dalla parte della vita e chi invece accetta l’abbraccio della morte come condizione di esistenza. Dunque sostenete questa campagna: diventate attivisti della vita e non è difficile capire che cosa è in gioco. Siamo in gioco noi, ma sono in gioco i nostri figli, i nostri nipoti e i nostri pronipoti. Cominciamo dall’abolizione delle armi nucleari perché è un giorno ci sia l’abolizione totale delle armi”.

Guarda il video di Moni Ovadia che parla del Premio Nobel per la pace assegnato a ICAN: clicca qui per vedere il video

ICAN, la rete globale per la pace contro il nucleare

Da anni, insieme a molte personalità dell’attivismo nonviolento per la pace, facciamo parte della rete internazionale ICAN, dedicata al disarmo nucleare universale. In Italia, questa rete include diverse associazioni. Siamo un coordinamento di associazioni ispirato ai potenti moniti e agli appelli all’umanità del partigiano francese Stéphane Hessel, il quale ha pubblicato in Italia il suo libro postumo Esigete! che chiede un disarmo nucleare totale.

La rete ICAN è stata insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017 a Oslo, un riconoscimento che onora tutti gli attivisti che si dedicano al disarmo nucleare nel mondo. Questi attivisti sono guidati dall’obiettivo di promuovere l’abolizione e l’interdizione degli ordigni nucleari, un progetto fondamentale del diritto internazionale.

Tuttavia, il governo italiano non ha ancora approvato e ratificato il trattato ONU del 7 luglio 2017, un accordo che ha contribuito a far ottenere a noi di ICAN, e a tutti gli attivisti antinucleari, il Premio Nobel per la Pace.

Il trattato ONU è stato adottato a New York, presso il Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite, da 122 nazioni grazie all’importante spinta della società civile internazionale organizzata in ICAN. Alla sua stesura erano presenti Alfonso Navarra, storico ecopacifista e attivista nonviolento, noto per il suo impegno insieme a Peppino Impastato e per il suo ruolo nelle lotte per il disarmo nucleare, da Comiso ai porti a rischio nucleare; Giovanna Pagani, dirigente di WILPF Italia; e il noto scienziato italo-francese Luigi Mosca.

I nostri libri, La follia del nucleare e Antifascismo e nonviolenza, delineano il percorso che ha condotto l’ONU e la società civile internazionale al trattato del 7 luglio 2017.

Lo slogan che esprime la cultura di pace alla base di questi trattati si riassume nel motto “Prima l’umanità, prima le persone”. Questo principio, nella nostra interpretazione, applicata specialmente in Italia ma con una visione globale, contrappone la nuova cultura della pace del XXI secolo al rischio di una subcultura fascista. I fascisti, a partire dal presidente americano e proseguendo con politici e capi di stato, impongono uno slogan negativo, opposto al nostro: “Prima gli americani, prima i francesi, prima gli ucraini, prima i russi, prima gli italiani, prima i padani”, e così via.

Tuttavia, nel nostro villaggio globale e nel sistema mondiale che ci unisce, ci rendiamo conto, come attivisti ecopacifisti, di appartenere a un’unica razza umana, come sosteneva Einstein, a una sola famiglia. Per questo motivo, adottiamo il celebre adagio del pacifista e attivista Vittorio Arrigoni, barbaramente assassinato a Gaza nel 2011: “Restiamo Umani”.

Una comune umanità è minacciata da tre “bombe” che incombono come una spada di Damocle sulla sua incolumità. Queste tre bombe, di cui parla anche il comboniano padre Alex Zanotelli, sono:

  • La bomba militare, che si esprime nella guerra nucleare.
  • La bomba climatica, responsabile di disastri e dissesti quotidiani a causa delle eccessive emissioni di gas serra.
  • La bomba dell’ingiustizia sociale e della disuguaglianza globale, dove l’1% della popolazione detiene risorse pari a quelle controllate dal restante 99% dell’umanità.

Per questo motivo, facciamo nostre le parole e gli appelli del partigiano Stéphane Hessel, deportato a Buchenwald, padre costituente della Dichiarazione dei Diritti dell’Umanità del 1948 e presidente del Tribunale Russell sulla Palestina.

Il suo saggio Indignatevi! ha venduto milioni di copie in tutto il mondo e ha ispirato movimenti come gli Indignati e Occupy Wall Street. Hessel è stato un autentico uomo di pace, rappresentando una speranza per il futuro e un ponte intergenerazionale tra il passato antifascista e le alternative per le nuove generazioni. Promuove una rivoluzione ecologista, pacifista, disarmista e femminista, e sostiene un’utopia realizzabile di pace e solidarietà.

In risposta alla crisi strutturale e al revanchismo delle nuove destre estreme e dei populismi, è fondamentale adottare soluzioni democratiche e civili per offrire risposte di sinistra.

Stéphane Hessel, nell’appello scritto con i Resistenti francesi nel 1944 e pubblicato nel suo saggio Indignatevi!, propone delle soluzioni per affrontare la crisi economica e i valori che attualmente stanno stritolando e destrutturando il pianeta.

Tra le sue soluzioni, Hessel suggerisce la nazionalizzazione delle banche e delle industrie strategiche, con l’obiettivo di creare un’economia al servizio delle persone. Questo richiede investimenti pubblici per generare lavoro e ridurre la disuguaglianza globale e sociale, prevenendo la miseria dei ceti più deboli, che alimenta risposte razziste e cerca capri espiatori.

La campagna ONU per il disarmo nucleare universale, insieme alla rete ICAN e alle COP ONU sul clima, rappresenta un tentativo globale di costruire una nuova internazionale dei diritti, che abbraccia le persone, i popoli e l’umanità.

Infatti, la dipendenza dai combustibili fossili e dal nucleare alimenta un modello sociale predatorio, insostenibile e basato sull’accumulo, che è una delle principali cause di guerre e conflitti nel mondo. Per questo motivo, il nostro attivismo e l’impegno di noi “AlterGlocalisti” sono orientati a salvaguardare il clima e la pace, promuovendo una conversione ecologica fondata su un nuovo modello energetico alternativo: decarbonizzato, denuclearizzato e rinnovabile al 100%, ovvero pulito, democratico e socialmente giusto.

La divisione dell’umanità in tutte le sue forme—dal razzismo al fascismo, dalla xenofobia ai nazionalismi e agli etnicismi—contrasta nettamente con il contesto culturale e giuridico di un’unica famiglia umana proclamato dalla Dichiarazione ONU del 1948. Questa dichiarazione è nata dall’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che ha causato 65 milioni di morti, lasciando interi paesi in macerie, con bombardamenti a tappeto come a Dresda, dove morirono 100.000 persone, e con orrori come quelli di Auschwitz e Hiroshima.

Da questo trauma immenso scaturisce un rinnovato slancio positivo, rappresentato dalla Dichiarazione ONU e dalle Costituzioni antifasciste, emerse dalla Resistenza partigiana. Tuttavia, la banca d’affari mondiale J.P. Morgan ha recentemente criticato aspramente queste costituzioni e dichiarazioni, considerandole troppo democratiche e un ostacolo al progresso e alla risoluzione della crisi strutturale, poiché pongono la dignità umana al centro delle loro preoccupazioni.

Il nostro slogan positivo, “Prima l’umanità, prima le persone”, si propone di contrastare la disuguaglianza globale e la costruzione di muri, frontiere e ghetti nazionalistici ed etnicisti. In questo contesto, le nazioni europee chiudono le porte ai migranti—vecchi, giovani, donne e bambini—che fuggono da guerre, persecuzioni, terrorismo e disastri ambientali, cercando solidarietà, assistenza e accoglienza sulle nostre coste.

Invece, l’Occidente risponde con una politica di riarmo e militarizzazione, con un costante aumento delle spese militari che genera pericoli e miserie per l’umanità, inclusa la minaccia di un inverno e di un’apocalisse nucleare. In questo clima, i diritti e la dignità umana vengono sistematicamente negati e calpestati.

Attualmente, assistiamo a un crescente influsso di ideologie xenofobe, razziste e fasciste, accompagnate dall’esaltazione del cattivismo e da un qualunquismo anti-equalitario, che si oppongono ai principi della nostra Costituzione. Per contrastare questa deriva, l’ANPI nazionale potrebbe considerare di aderire alla rete ICAN, insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2017, per il disarmo nucleare universale, e unirsi alla coalizione per il clima e per una conversione ecologica e rinnovabile della nostra economia e del nostro modo di vivere e pensare.

Anche altre importanti organizzazioni sociali e sindacali, insieme all’ANPI, sostengono la campagna che abbiamo lanciato: “Siamo tutti Premi Nobel per la Pace con ICAN”, con Moni Ovadia come primo testimonial.

La solidarietà umana, richiamata nell’articolo 2 della Costituzione, deve essere praticata attraverso l’unione popolare, superando le barriere nazionalistiche, per difendere un pianeta minacciato dall’attuale dittatura finanziaria dei mercati internazionali. Il diritto a vivere senza la paura della guerra nucleare è un diritto alla pace che va oltre le divisioni ideologiche. Questo diritto, insieme alla Carta della Terra, all’Agenda ONU 2030 e alle COP per la tutela del clima, è parte integrante del programma dell’UNESCO, l’agenzia culturale e scientifica delle Nazioni Unite.

Il diritto alla pace deve essere realizzato al di là di limiti, confini e muri, rifiutando il cattivismo culturale. È fondamentale considerare il valore dell’aiuto umanitario per garantire una svolta umanistica, affinché il debole, l’emarginato e l’oppresso possano essere redenti e valorizzati. Il disarmo nucleare universale e il diritto alla pace rappresentano una rivoluzione significativa nella nostra società globale, dove prevalgono egoismo, individualismo e una sete insaziabile di potere.

Secondo Hessel, questo pensiero unico è alimentato dai mass media. Questi disvalori, di natura neofascista e neoliberista, generano guerre orchestrate dall’intero sistema industriale-militare-energetico, imponendo conflitti in Libia, finanziando le guerriglie siriane e sostenendo i Sauditi contro lo Yemen, in uno dei genocidi più gravi e tragici della storia contemporanea. I movimenti nonviolenti e pacifisti perdono la loro creatività e proattività mentre si affermano poteri forti mascherati da progressisti.

Per contrastare queste condizioni disumane e la deriva dei valori, è necessario costruire ponti di memoria e dialogo, creare reti di relazioni e legami di pace. Solo così potremo evitare la supremazia dei detentori del potere: signori dell’atomo, del petrolio e della guerra, che minacciano di portare l’umanità verso l’apocalisse nucleare.

La forza della nonviolenza e della disobbedienza civile risiede nella volontà di far prevalere la verità, il confronto politico e la pace in contesti plurali e multiculturali. La democrazia e la forza della verità devono trionfare sull’egoismo, sul neoliberismo finanziario e sul potere delle lobby e delle multinazionali che mercificano ogni cosa, disprezzando l’ambiente e i diritti umani e travalicando il significato di bene comune. È fondamentale riappropriarsi dei beni comuni, proteggendoli dalla privatizzazione a favore della vita e della diversità culturale.

I nostri beni comuni—come la pace, l’antifascismo e il disarmo nucleare—devono essere promossi per superare pregiudizi, prevenire e gestire conflitti, stemperare paure e ostilità. Dobbiamo aspirare a una laicità aperta, inclusiva e relazionale, per garantire il diritto alla pace e a vivere senza la paura di uno sterminio nucleare.

Questo è il messaggio profondo dei nostri libri, radicato nelle culture antifasciste, antitotalitarie e antidogmatiche, che oggi si riflettono nelle culture nonviolente. È anche l’essenza della nostra iniziativa, alla quale stiamo dedicando i nostri sforzi per ampliare le adesioni alla Rete ICAN.

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Laura Tussi
Laura Tussi
Laura Tussi, docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, fa parte dei Disarmisti Esigenti, gruppo membro della rete mondiale e premio Nobel per la pace ICAN.