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Il fratino di Barletta: la biodiversità che resiste tra sabbia e silenzio

| Federica Colucci

Tempo di lettura: 4 minuti

Il fratino di Barletta: la biodiversità che resiste tra sabbia e silenzio
La crisi della biodiversità minaccia ecosistemi e specie come il fratino, uccello costiero simbolo della salute ambientale. A Barletta si svolgono attività di tutela e monitoraggio per proteggerlo, ripristinando habitat naturali e promuovendo la convivenza tra uomo e natura, con l’obiettivo di salvaguardare l’equilibrio ecologico.

La crisi della biodiversità è un’emergenza globale, ma anche profondamente locale. La perdita progressiva di specie viventi e l’alterazione degli ecosistemi stanno compromettendo la salute del pianeta e, con essa, la qualità della nostra stessa esistenza. Più gli ambienti naturali vengono modificati e sfruttati, più si riduce la loro capacità di reagire ai cambiamenti. E la fragilità di questi equilibri mette a rischio la sopravvivenza di interi organismi, nonché la continuità dei servizi ecosistemici da cui tutti dipendiamo.

La pressione antropica sul territorio – urbanizzazione, turismo, sfruttamento delle risorse – ha un impatto crescente. Alcune specie, più adattabili, riescono a sopravvivere anche in ambienti trasformati. Ma molte altre, più sensibili, scompaiono in silenzio. Ed è proprio su queste specie, sentinelle invisibili del cambiamento, che si concentrano oggi le attività di ricerca e monitoraggio. Un caso emblematico si sta sviluppando a Barletta, in Puglia, lungo il litorale della provincia di Barletta-Andria-Trani, dove si lavora per proteggere una piccola specie di uccello costiero: il fratino (Charadrius alexandrinus).

La foto di copertina mostra un papà fratino con i suoi due pulli. Foto di Flavia Losacco.

Barletta si affaccia su una costa sabbiosa lunga 14 chilometri, un ambiente ricco e delicato, che ospita una flora arbustiva tipica, come la Tamarix gallica, e numerose specie di avifauna, tra cui garzette (Egretta garzetta), cavalieri d’Italia (Himantopus himantopus), diverse specie di corrieri (Charadrius sp.) e, appunto, il fratino. Proprio quest’ultimo trova in queste spiagge le condizioni ideali per nidificare: clima temperato, bassa antropizzazione invernale, presenza – ancora parziale – di habitat adatti come le dune costiere. Pur essendo una specie migratrice, quando le condizioni ambientali sono favorevoli, il fratino tende a mantenere uno stile di vita stanziale, tornando anno dopo anno nello stesso luogo per riprodursi. È ciò che avviene a Barletta.

Tuttavia, proprio le caratteristiche che lo rendono unico – la sua sensibilità e il suo legame con habitat specifici – lo rendono anche vulnerabile. Il fratino nidifica sulla sabbia, in aree aperte e soleggiate, preferibilmente in prossimità delle dune. Questo comportamento, che in passato garantiva sicurezza e mimetismo, oggi lo espone a gravi rischi: disturbo da parte dei bagnanti, calpestio accidentale dei nidi, interventi di pulizia meccanizzata della spiaggia che non distinguono tra rifiuti e forme di vita.

Per questo, negli ultimi anni sono stati avviati progetti mirati di tutela e rinaturalizzazione. Il ripristino delle dune, per esempio, è una misura fondamentale: negli scorsi decenni, molte sono state completamente eliminate per prelevare sabbia, alterando in modo radicale la morfologia costiera. Senza dune, il fratino non ha più un luogo sicuro dove deporre le uova. E senza protezione, la sua presenza rischia di diventare solo un ricordo.

Ma il fratino non è solo una specie da salvare. È anche un bioindicatore, ovvero un organismo la cui presenza (o assenza) racconta lo stato di salute dell’ambiente. È un interprete silenzioso della qualità del territorio. Se resta, significa che le condizioni ecologiche sono ancora compatibili con la vita; se scompare, vuol dire che abbiamo superato una soglia critica. La sua protezione, dunque, ha un valore simbolico e pratico: conservare il fratino significa proteggere un intero sistema naturale.

Per questo la Rete WEEC Puglia, in collaborazione con il Centro Studi de Romita – APS, ha aderito alle attività di monitoraggio regionale del fratino, seguendo protocolli scientifici rigorosi stabiliti dal Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino (CNCF). Il Centro Studi de Romita, che collabora con enti pubblici e privati come ISPRA, è attivo nel monitoraggio dell’avifauna svernante e include tra i propri membri ornitologi e faunisti professionisti, oltre a censitori abilitati. Proprio sotto il coordinamento del CNCF, la Rete WEEC ha avviato – a partire dal marzo 2025 – un programma di monitoraggio sistematico lungo il litorale di ponente di Barletta, che continuerà fino alla fine di luglio.

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fratino
Maria Cortellino

Maria Cortellino, socia e consigliera della Rete WEEC Puglia nonché operatrice del monitoraggio, racconta con passione la sua esperienza: “L’attività che svolgo unisce il rigore della scienza con la poesia dell’incontro quotidiano con il mare. Ogni giorno, all’alba, mi reco sulla spiaggia con il binocolo, seguo le orme sulla sabbia e cerco i nidi, nascosti e perfettamente mimetizzati. Quando li trovo, ogni volta è un’emozione nuova. Le uova, piccole e mimetiche, sembrano far parte della spiaggia stessa”.

L’area di studio si estende per 3,5 chilometri. Qui, da marzo a oggi, sono stati individuati 19 nidi e deposte 46 uova. I primi dati indicano un incremento rispetto agli anni precedenti: segnale che le attività di tutela stanno producendo risultati concreti. Da queste uova sono già nati 10 pulli, che, pur essendo subito autonomi nei movimenti, hanno bisogno di circa un mese per imparare a volare. È un periodo critico, durante il quale i piccoli sono esposti a rischi elevati: predatori, mareggiate, ma soprattutto la presenza umana. I genitori, per proteggerli, ricorrono a comportamenti ingegnosi: simulano di essere feriti per attirare i predatori lontano dal nido, sacrificando sé stessi per salvare la prole.

È per questo che la protezione di questi ambienti va oltre la semplice salvaguardia della specie. Rinaturalizzare le spiagge significa anche recuperare un valore estetico e culturale: riconnettersi con la complessità dei sistemi naturali, riconoscere che viviamo in un mondo condiviso, dove ogni organismo ha un ruolo. Preservare la biodiversità non è solo un compito per gli scienziati, ma una responsabilità collettiva.

Chi frequenta le spiagge, può contribuire. È sufficiente adottare piccoli accorgimenti: prestare attenzione dove si cammina, evitare di disturbare gli uccelli se li si avvista, segnalare eventuali nidi alle associazioni che li monitorano. La convivenza è possibile, a patto che si coltivi consapevolezza. Perché la spiaggia non è solo un luogo di svago, ma un ecosistema vivo, delicato, abitato da esseri straordinari come il fratino, che ci ricordano – silenziosamente – quanto ancora possiamo fare per difendere la bellezza del mondo.

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(Foto in copertina e all’interno del testo di Maria Cortellino)

Scrive per noi

Federica Colucci
Federica Colucci
Giornalista e project manager con esperienza nella comunicazione ambientale e nell’organizzazione di eventi internazionali. Collabora a progetti che promuovono la sostenibilità e l’educazione ambientale attraverso il giornalismo e la gestione di reti globali.