Il Ponte sullo stretto? Non s’ha da fare. “.eco” spiega perché
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Nonostante l’approvazione del decreto sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina, confidiamo che il ponte non si faccia mai, come successo fortunatamente a tutti i tentativi precedenti. Mentre l’Italia è un desolante paesaggio fatto di inquinamento, degrado ambientale, dissesto idrogeologico, ospedali al collasso, scuole e università senza mezzi, collegamenti ferroviari tagliati, trasporti pubblici insufficienti, si pensa di buttare al vento miliardi per un’opera che se venisse disgraziatamente realizzata si rivelerebbe pericolosa, antieconomica e a grave rischio. Il numero di giugno di “.eco” spiega dettagliatamente perché.
(Nell’immagine di apertura, il “mitico” ponte Morandi)
Mentre il ministro alla opere inutili o dannose Salvini festeggia il presunto passo avanti verso la megaopera-ponte sullo stretto, gli italiani piangono i morti e i gravi danni materiali dovuti all’incuria e al consumo di suolo, gli studenti universitari sperimentano (come milioni di altre persone) le conseguenze della mancanza di una edilizia pubblica e i malati le gioie di dover pagare salate prestazioni della sanità privata perché il servizio sanitario nazionale viene deliberatamente smantellato.
Un’opera dannosa per il paese e inutile per il Sud

Lo sperpero di denaro previsto per il ponte sullo stretto di Messina conferma che quando c’è da trovare risorse da regalare alle potenti lobby del cemento, dei combustibili fossili, del nucleare, della sanità privata i soldi si trovano.
Ma che il “mitico” ponte non sia né green né economico e che non serva al Sud lo spiegano bene Ugo Leone e Aurelio Angelini nei loro articoli sul numero di giugno di “.eco” in distribuzione.
Ai siciliani e ai turisti servirebbe, ad esempio, non dover impiegare tra le 5 e le 8 ore per andare in treno tra Palermo e Siracusa.
Sul numero di giugno 2023 di “.eco” esperienze, percorsi e proposte per una educazione rinnovata e trasformativa.
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