La felicità è un dono. Perché l’altruismo intelligente è la scelta migliore che puoi fare

Questo pianeta di primati pure sapiens.

L’egoismo individuale e parentale è spesso imperfetto, nel senso che può essere bilanciato da un vantaggio di un gruppo appena più largo, oppure della comunità e di specie. L’evoluzione, infatti, accade a più livelli di selezione ed è ambi o plurivalente: tendiamo a essere meno egoisti e più altruisti quando sentiamo (in teoria e in pratica) di appartenere a un insieme.

“Scelti da Valerio” è la rubrica di recensioni e segnalazioni a cura di Valerio Calzolaio.

In un mondo dilaniato da diseguaglianze feroci e da conflitti violenti, abbiamo un grande bisogno di altruismo efficace verso i sapiens e il vivente, niente di solo emotivo o istintuale, niente autolesionismi o sprechi. Fare ciascuno di noi più bene possibile in cerchi morali concentrici sempre più ampi: sé stessi, i parenti stretti e allargati, la propria comunità, le proprie scelte di empatia e solidarietà, il proprio contesto istituzionale, gli otto miliardi della propria specie, gli ecosistemi.

Certo, è inutile dividerci in buoni e cattivi: ereditiamo dal nostro passato evolutivo la capacità di fare il meglio e il peggio al contempo. Tanto vale allora capire, prima o poi, una volta per tutte, che e quanto conviene donare e donarsi, ognuno attraverso un personale consapevole cammino. Risulta pertanto utile distinguere le tre dimensioni della felicità del dono, più facile da raggiungere di quanto si creda, in tutti i suoi tre differenti livelli, in vario modo presenti pure nelle grandi tradizioni del pensiero spirituale e religioso: emotivo, cognitivo, esistenziale. Una nutrita serie di studi sperimentali evidenzia che chi dona ha, in media, una vita più felice e soddisfacente, ed è in media anche più in salute. Provare per credere.

Diventare sapienti “donatori”, intelligenti e felici

Il giovane bioeticista e ricercatore di filosofia della scienza Marco Annoni (1981) descrive le basi serie e oggettive per diventare sapienti “donatori”, intelligenti e felici (da cui titolo e sottotitolo). Possiamo fare del bene o prevenire malori e dolori: chiunque ha la possibilità di salvare o migliorare in modo radicale la vita di decine, se non centinaia, di altre persone che oggi si trovano in una condizione di sofferenza, pericolo o povertà, senza gesti straordinari o eclatanti e senza danneggiare sé stessi (o altri). Praticare l’altruismo attraverso il dono o il volontariato può essere un modo per migliorare il proprio carattere e diventare persone più virtuose, informate e in grado di rispecchiare i valori in cui credono (crediamo). In molti casi, quando si agisce per il bene degli altri, si ha un ritorno positivo anche per sé.

L’ottima prefazione è del grande Telmo Pievani. La chiara narrazione è poi molto ben argomentata con gli aggiornati studi empirici, distinta in due parti, prima la natura quindi la pratica dell’altruismo, in tutto sei capitoli che terminano ognuno con la riassuntiva “idea chiave”, da assimilare e gestire. In fondo, una breve appendice per “verificare personalmente e informarsi in modo adeguato” e la bibliografia sintetica. Provar non nuoce.

Scrive per noi

Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio
Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.

Valerio Calzolaio

Valerio Calzolaio, giornalista e saggista, è stato deputato (1992-2006) e sottosegretario all’Ambiente (1996-2001). Ha pubblicato numerosi libri sul tema della migrazioni e dei profughi ambientali.

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