L’educazione in tempi di “policrisi”

«I crocevia della storia sono più complessi di un bivio o un quadrivio. Sono un groviglio di sentieri che si diramano nella foresta, o di piste che si ramificano nel deserto». I punti chiave all’attenzione del congresso mondiale a Abu Dhabi, in un crocevia della storia e della geografia, nel discorso Mario Salomone di apertura del 12th WEEC il 29 gennaio 2024. Annunciato anche un percorso tra il Club di Roma e la rete mondiale WEEC sulla natura dell’apprendimento, che, come diceva un rapporto del 1979, a differenza della crescita “non ha limiti”.

Parlando nella sessione plenaria di apertura del dodicesimo WEEC nel grande centro congressi della capitale degli Emirati arabi uniti, Mario Salomone, in qualità di Segretario generale della rete mondiale WEEC, ha salutato le autorità presenti e tutti i partecipanti e ha ringraziato l’Agenzia per l’ambiente di Abu Dhabi in quanto organizzatrice del Comitato locale, Abu Dhabi e gli Emirati Arabi Uniti per il grande impegno dimostrato.

«Il congresso WEEC 2024 – ha detto tra l’altro – incarna un impegno globale verso educazione ambientale, che il paese che ci ospita con generosità testimonia anche detenendo la presidenza della Unione internazionale per la conservazione della natura.

Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti come nostro ospite è stato fondamentale, creando un effetto a catena che – come mi auguro – si estenderà ben oltre il congresso, ispirando un cambiamento di grande impatto in tutto il mondo.»

Dopo di che ha proseguito:

Venti anni dal primo congresso in Portogallo e dodici congressi sono un bel traguardo.

Abu Dhabi, 29 gennaio 2024. Plenaria di apertura.

Ogni volta cerchiamo di presentare le riflessioni più adeguate al momento che stiamo attraversando, in un mondo in grande accelerazione, le ricerche più aggiornate e le pratiche più efficaci.

Ogni volta ci incontriamo in un luogo diverso del globo che è anche un diverso crocevia della storia, perché il contesto cambia continuamente intorno a noi e perché ogni destinazione porta il segno tradizioni, culture, strutture economiche e sociali differenti così come porta il segno degli eventi della storia passata e risente degli avvenimenti del presente, che è la costruzione della storia che leggeremo nel futuro.

Il futuro, un invenzione collettiva, che è al centro dell’educazione ambientale

Poiché il futuro è un invenzione collettiva, il futuro è il frutto delle azioni, delle scelte e delle speranze dei circa 8,1 miliardi di persone che abitanti la Terra o dei circa 8,5 che ci saranno nel 2030, anno cui guarda l’Agenda ONU.

L’educazione ambientale ha la grande responsabilità di dare un contributo fondamentale a questa invenzione del futuro.

Un crocevia della storia è anche un impasse: quale via o sentiero imboccare? I crocevia della storia sono più complessi di un bivio o un quadrivio. Sono un groviglio di sentieri che si diramano nella foresta, o di piste che si ramificano nel deserto. Oggi la “policrisi” climatica, ecologica, economica e geopolitica rende ancora più intricata e incerta la matassa dei percorsi possibili.

Ecco una primo punto che voglio sottolineare: l’educazione ambientale è, prima di tutto, una educazione al futuro.

La «terza guerra mondiale a pezzi»

Qui a Abu Dhabi ci troviamo in un crocevia particolarmente significativo. Siamo in Asia, ma quasi al crocevia di tre dei cinque, o sei o sette continenti (secondo i criteri) e grosso modo alla stessa distanza, in linea d’aria, dai centri geografici questi tre (Asia, Africa, Europa) e degli altri continenti.

Mi piace ricordare che a Abu Dabi, il 4 febbraio 2019 (dunque siamo al quinto anniversario), il Grand Imam d’Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb con i mussulmani d’Oriente e d’Occidente e Sua Santità Papa Francesco con i cattolici d’Oriente e di Occidente hanno firmato il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.

Il documento citava i segnali di una «terza guerra mondiale a pezzi».

Ebbene, anche i congressi mondiali sono una grande occasione di incontro tra protagonisti dell’educazione di tutto il mondo. Grazie ai congressi mondiali realizziamo quell’«abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud» che la «Dichiarazione sulla fraternità umana» invocava «tra i credenti e i non credenti, e tra tutte le persone di buona volontà».

La dichiarazione indicava tra gli obiettivi una piena cittadinanza, la pace, i diritti, il dialogo, il rispetto reciproco.

Ebbene, questo per dire, in un momento in cui si moltiplicano i segnali di una «terza guerra mondiale a pezzi», che l’educazione ambientale è, insieme, un’educazione alla eco-cittadinanza, alla multiculturalità e alla pace. E, forse, è anche una educazione che – nata storicamente nel Nord globale – deve “decolonizzarsi”, dare più spazio ai saperi, ai punti di vista e ai linguaggi del Sud globale.

Interdisciplinarità e transdisciplinarità: una grande sfida

Accanto alla sfide dell’educazione al futuro e alla sfida dell’educazione alla eco-cittadinanza planetaria e alla pace vedo una terza sfida.

La foresta in cui ci muoviamo noi come educatori del settore formale e non formale è una foresta di discipline in cui sono frammentati i percorsi educativi della scuola e dell’università. Ma anche fuori della scuola e dell’università la separazione, i comportamenti stagni sono in agguato, sia nel nostro stesso lavoro, sia in tutto il contesto che ci circonda, fatto di strutture e di persone intrise di separazioni tra discipline e linguaggi.

L’interdisciplinarità e la transdisciplinarità sono temi di grande rilievo in generale e ancor più per noi: l’ambiente, infatti, si trova all’incrocio tra le prospettive ed è il campo ideale per costruire interdisciplinarità e transdisciplinarità. Attenzione, però: non si tratta di un tema astratto e con implicazioni solo accademiche.

Questa sfida, infatti, ha tante implicazioni: mette in questione la scienza occidentale, il rapporto tra saperi esperti e saperi tradizionali e empirici, pone questioni etico-politiche e passa per una riorganizzazione profonda del sapere, delle strutture, delle leggi, esige di tenere in conto la socio-diversità, la biodiversità, il rapporto umanità-natura. Quale occasione migliore, insomma, per dimostrare la centralità dell’educazione ambientale?

Un importante annuncio

Questa domanda ci porta a una conclusione e a un importante annuncio.

Come conclusione, vorrei citare una frase che qualche giorno fa mi ha suggerito il collega Samy Zalat dell’università egiziana del Canale di Suez: “È cruciale che l’educazione ambientale sia messa al centro a ogni livello”.

I congressi mondiali e la rete mondiale WEEC sono nati per questo. Fare progredire la qualità dell’educazione ambientale e accrescere la sua efficacia, stendere e consolidare la comunità internazionale degli educatori ambientali, fare tornare ciascuno e ciascuna di voi a casa, dopo un congresso, con più idee e energie.

L’invito che faccio a tutti voi è a rafforzare la comunità e a servirvene per costruire partenariati, progetti di ricerca e iniziative, a usare il sito web e le nostre reti sociali, a celebrare il prossimo ottobre la Giornata mondiale dell’educazione ambientale.

Infine, ho promesso un annuncio. I processi di apprendimento sono fondamentali. Grazie all’apprendimento noi acquisiamo gli elementi per muoverci tra i percorsi della storia e i casi della vita. Possiamo apprendere bene o male, possiamo diventare egoisti e individualisti o solidali e cooperativi, possiamo assorbire un sapere conservativo o innovativo.

Una ricerca internazionale sui potenzialità e ostacoli dell’apprendimento oggi

L’apprendimento, a differenza della crescita materiale che non è possibile in un pianeta finito, non ha limiti. Quarantacinque anni fa il settimo rapporto al Club di Roma (di cui tutti noi ricordiamo il primo rapporto a cura del MIT “The Limits to Growth”) pubblicò un rapporto intitolato, appunto, “No Limits to Learning”.

Oggi l’importanza dell’apprendimento per fare fronte alla “policrisi” ci induce a riprendere in mano il rapporto sull’apprendimento per poter costruire tutti insieme il futuro desiderabile.

Ecco, dunque, l’annuncio: inizia adesso un percorso tra il Club di Roma e la rete mondiale WEEC per capire la natura dell’apprendimento al giorno d’oggi, anche alla luce del messaggio che “No Limits to Learning” lanciava di fronte all’immensità del compito di migliorare la qualità degli esseri umani.

Il messaggio si riassume in una frase dell’italiano Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma: “Quello di cui tutti noi abbiamo bisogno a questo punto dell’evoluzione umana è di imparare che cosa ci vuole per imparare quello che dovremmo imparare – e impararlo”.

I lavori del dodicesimo congresso mondiale che si aprono questa mattina ci aiuteranno anche in questo cammino.

Buon lavoro a tutti e tutte!

Scrive per noi

MARIO SALOMONE
MARIO SALOMONE
Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989) e la rivista scientifica "Culture della sostneibilità" (fondata nel 2007), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore, e fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Aurelio Peccei, sezione italiana del Club di Roma.

MARIO SALOMONE

Sociologo dell'ambiente, giornalista e scrittore, Mario Salomone dirige ".eco" dalla fondazione (1989) e la rivista scientifica "Culture della sostneibilità" (fondata nel 2007), è autore di saggi, romanzi e racconti e di numerosi articoli su quotidiani e riviste. Già professore aggregato all'Università di Bergamo, è Segretario generale della rete mondiale di educazione ambientale WEEC, che realizza ogni due anni i congressi del settore, e fa parte del Consiglio di amministrazione della Fondazione Aurelio Peccei, sezione italiana del Club di Roma.

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