L’odissea di Mario Burlò. La speranza di una figlia
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Nella foto di apertura, Gianna e Mario Burlò, per gentile concessione della famiglia)
Un imprenditore. Un uomo. Un padre. Uno stato: il Venezuela. Un viaggio.
L’uomo prepara le valigie. Il padre saluta i figli. L’imprenditore parte e scompare.
Di lui non si hanno più notizie.
Le ore diventano giorni e i giorni diventano mesi. Passa un anno.
Non una telefonata, non un messaggio, non una lettera.
Buio assoluto.
A casa, in Italia, c’è una figlia che attende notizie insieme al fratello, ma le notizie non arrivano.
L’angoscia è tanta; le domande senza risposta affollano la sua mente. Le notti sono tormentate dalla paura.
L’uomo si chiama Mario Burlò, ha cinquantadue anni ed è un imprenditore di Torino.
Ma Gianna non si arrende
La figlia si chiama Gianna Burlò, ha ventuno anni ed è impiegata.
Nonostante il terrore, nonostante la paura, nonostante i brutti pensieri, Gianna non si arrende, non perde la speranza di poter rivedere il padre.
Lei sente che il padre è vivo ed un giorno tornerà da lei e dal fratello.
Passano i compleanni, passano le feste del papà, passa il Natale ed ogni altra festa che le famiglie trascorrono insieme e del signor Burlò nessuna traccia.
Mario non torna e sua figlia lo aspetta, gli manda messaggi virtuali pieni d’amore.
Il pensiero è sempre lì a suo padre.
A volte il cuore batte più veloce di quanto dovrebbe. Il sonno tarda ad arrivare. C’è la fatica di chiudere gli occhi per addormentarsi, ma il riposo è difficile e il sonno non arriva.
Il dolore è forte e spaventoso, attanaglia l’anima e ferisce più di un rasoio.
Gianna si interroga su cosa potrebbe essere accaduto al padre e cedere all’idea che il padre non ci sia più non è un’opzione che lei sia disposta ad accettare.
Deve essere forte, non arrendersi, non può permettere che la sua mente indugi su simili crucci. La speranza non può abbandonare il suo cuore.
Nel buio, uno squarcio di luce
Poi improvvisamente il buio viene squarciato da un raggio di luce e una mattina arriva la telefonata tanto agognata: Mario è vivo, è libero e potrà tornare in Italia.
Gianna ed il fratello potranno finalmente rivedere il loro padre, potranno riabbracciarlo e recuperare il tempo trascorso separati dal genitore.
Non lo aspettano a Torino, ma corrono a Roma e, quando il oro papà scende dall’aereo sono lì ad aspettarlo.
Mario è un uomo che è stato privato della libertà e di molti diritti.
Un uomo a cui sono state rivolte delle accuse terrificanti ovvero quelle di terrorismo.
Un uomo che è stato costretto a stare quattordici mesi lontano dai suoi affetti più importanti, i suoi figli.
Un uomo che non si è arreso, che ha continuato a lottare e a sperare nonostante le difficoltose condizioni in cui era costretto a passare le sue giornate.
Un padre che non ha potuto parlare con i figli per mesi.
Una persona che non ha potuto difendersi a cui non è stata data la possibilità di dimostrare la verità.
Una persona che ha sofferto, ma ha saputo essere forte.
Un padre che è riuscito a tornare dai figli che ama e a mostrare che le accuse rivoltegli all’estero erano false.
Intervista a Gianna Burlò
Quali sono i tuoi sentimenti ed i tuoi pensieri in questi mesi lontani da tuo padre?
“Sono anche arrivata a pensare che mio padre fosse morto.
Il pensiero mi logorava, ma non potevo permettermi di arrendermi. Dovevo andare avanti.
In questi mesi terribili mi sono rimasti accanto la mia fidanzata ed il mio carissimo amico Gabriel da cui ho ricevuto grande conforto.
Ho potuto capire quali sono le persone che davvero mi vogliono bene e ci tengono a me e quelle che non provano davvero affetto per me e invece non si sono mai fatte sentire in questo difficile anno.”
Che cosa hai provato quando hai saputo che tuo padre era stato liberato?
“Tanta gioia. Quando mi ha chiamata, erano le quattro del mattino qui in Italia. Io ero a casa della mia fidanzata. Mi sono messa a piangere ed anche lei.
L’emozione di poterlo rivedere e riabbracciare è stata talmente intensa che non dormo da alcune notti.
Papà è stato preso al confine con la Colombia, dove doveva recarsi per motivi di lavoro, ed è stato arrestato con false accuse. Non gli è stato concesso di parlare con un avvocato né di avere contatti con noi figli.”
Chi vorresti che venisse a conoscenza della storia di tuo padre?
“Papà e io vorremmo che tutti conoscessero questa storia, perché ci sono altre persone verso cui hanno rivolto false accuse e che sono state ingiustamente imprigionate. Altre famiglie vivono la nostra stessa angoscia.”
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- Elena Bonino
- Bonino Elena, insegnante di Discipline Sanitarie presso la scuola secondaria di secondo grado, Laurea in Farmacia, Master di primo livello in ‘’Metodologie dell’insegnamento e didattica multimediale per l’apprendimento attivo’’, Corso di Perfezionamento Post lauream in:- ‘’Educazione e insegnamento multiculturale: elementi di didattica’’ e in: -‘’Bisogni Educativi Speciali: Metodologie Didattiche per la gestione di Disturbi Evolutivi Specifici’’. Corso di Specializzazione Biennale Post lauream in: -‘’Teoria e metodologia della valutazione e della programmazione scolastica: elementi di didattica’’. Co-autrice dei libri: -‘’Il nonno racconta: favole di Natale ed altre storie’’,- ‘’Raccolta di poesie e racconti’’, -’’Il Viaggio di Istruzione in Italia-Pedagogia, Didattica e Esperienza’’. E’ anche autrice del libro:’’Natale e l’amore’’.
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