MA, IN COSCIENZA, QUANTO AMIAMO IL NOSTRO TERRITORIO A RAGGI X?

PREMESSA. Accade in Piemonte, come anche in alcune altre Regioni d’Italia, che appena affacciatosi il 2021, dopo un 2020 che ha fatto il pieno di paure, al nostro orizzonte già si sia affacciata una nuova paura: quella di rischiare di vedere in vari luoghi d’Italia, il sorgere di un enorme cantiere per lo stoccaggio dei 78 mila metri cubi di rifiuti nucleari prodotti dal nostro Paese negli ultimi decenni. 

E’ da poco iniziato il 2021 – a cinque anni dalla nomina a Riserva di Biosfera MAB UNESCO CollinaPo  – e mentre ancora transitiamo tutti attraverso la pandemia mondiale, tutto sembra già essere stato detto e “saputo” su come lavorare nel prossimo trentennio per migliorare la nodosa questione ambientale. Eppure…

Eppure, oltre a triplicare risorse per impianti fotovoltaici, azzerare consumo di suolo, piantare alberi anche dentro le città, investire in agricoltura biologica, contrastare la perdita della biodiversità, diffondere la sostenibilità in tutti i cicli produttivi, ridurre rifiuti e smaltirli meglio, avere maggiore controllo sulle discariche che inquinano le falde acquifere, implementare e migliorare la qualità dei trasporti pubblici locali, agevolare la mobilità dolce, ridurre le trivellazioni per l’approvvigionamento dei combustibili fossili, incentivare le riconversioni e le bonifiche di aree dismesse, utilizzare fonti di energia rinnovabile e provvedere all’isolamento termico degli edifici attraverso un fondo rotativo a favore dei cittadini a basso reddito, rimane chiaro un fattore: la popolazione va costantemente sensibilizzata, perché presi come siamo dalle difficoltà e travagli di questo incerto quotidiano, rischiamo di dimenticarcene.

E per diffondere a tutti i livelli della società la convinzione che per vivere meglio sia davvero fondamentale un approccio attento ai temi ambientali ed ecologici, occorre offrire continuativamente nel tempo occasioni di gradevole educazione informale, in modo da indurre induttivamente nuovi scenari di prospettiva green in cui si confronta l’insoddisfacente situazione lineare attuale con quella ideale sistemica e futuribile.

Sappiamo che la condizione preliminare per una coscienza ambientale ed il rispetto delle risorse naturali e del territorio, è innanzitutto quella – partendo dai fattori esogeni – che gli abitanti di qualsiasi luogo siano coscienti e consapevoli dei molteplici valori dei patrimonio paesaggistico, territoriale ed ecologico di tali luoghi.

L’esigenza di una cultura green nasce dalla presa di consapevolezza che i dissesti ambientali e i problemi socioeconomici della nostra epoca dipendono proprio dal modello “di sistema” sinora dominante in occidente, i cui assunti – materialismo, scientismo, sviluppo economico illimitato, sfruttamento indiscriminato della natura, competizione sfrenata, individualismo egoico – non possono che condurre l’umanità verso situazioni sempre più conflittuali e violente e il pianeta Terra verso uno stato climatico ed ecologico non sostenibile per la vita della specie umana.

Cosa allora si può fare di concreto per muovere la coscienza collettiva su questa questione?

Diciamo che tra le varie proposte, si potrebbe sviluppare (a carico di qualche Realtà che sia interessata a diffondere questa coscienza) sia una educazione informale per la cittadinanza  – con una progettazione continuativa nel tempo – che passa tramite eventi pubblici gratuiti, meeting virtuali e presenza attiva sui social, e invece dedicare panel di aggiornamento (con contenuti di livello elevato) coerenti alle linee del piano strategico delle Riserve di Biosfera MAB, visto che in Italia sono ormai quasi una ventina  sia ai soggetti privati (imprenditori, associazioni di categoria, federazioni, enti) che agli amministratori pubblici e la classe politica in progress.

Tutto ciò con il doppio intento di fornire, sia maggiori strumenti ai decisori pubblici per lo sviluppo di azioni territoriali, ecofriendly e ispirate all’approccio sistemico, e dall’altro facilitare lo scambio delle conoscenze green tra le comunità, all’interno delle azioni di sostenibilità sociale in particolare verso i Comuni interessati dai MAB.

Solo con le azioni che svolgiamo quotidianamente all’interno di un paradigma comportamentale sensibile ai sopracitati argomenti, possiamo sperare che la società civile possa rinforzare le proprie decisioni verso pratiche ambientalmente incisive. Solo così potremo consolidare un nuovo modello di vita e di società.

L’utilizzo sostenibile delle risorse non dipende solo dalle regole e dalle azioni materiali. Sono infatti le motivazioni ad operare le scelte sostenibili.

Questo nuovo modo di agire e di nuovi rapporti di condivisione, è lo step primario per riconfigurare l’economia, le imprese, la distribuzione, la vendita, la comunicazione, il marketing, e persino i consumi.

Qui in Piemonte, dopo anni di silenzio si torna a parlare di MaB CollinaPo che coinvolge ben 86 Comuni:  Albugnano, Andezeno, Aramengo, Arignano, Baldissero Torinese, Beinasco, Berzano San Pietro, Borgaro Torinese, Brandizzo, Brozolo, Bruino, Brusasco, Buttigliera d’Asti, Cambiano, Candiolo, Capriglio, Carignano, Carmagnola, Casalborgone, Casalgrasso, Caselle Torinese, Castagneto Po, Castagnole Piemonte, Castelnuovo Don Bosco, Castiglione Torinese, Cavagnolo, Cerreto d’Asti, Chieri, Chivasso, Cigliano, Cinzano, Cocconato, Crescentino, Gassino Torinese, Isolabella, La Loggia, Lauriano, Leinì, Lombriasco, Marentino, Mappano, Mazzè, Mombello di Torino, Moncalieri, Moncucco Torinese, Montaldo Torinese, Monteu da Po, Moransengo, Moriondo Torinese, Nichelino, None, Orbassano, Osasio, Passerano Marmorito, Pavarolo, Pecetto Torinese, Pino d’Asti,  Pino Torinese, Piobesi Torinese, Piovà Massaia, Poirino, Pralormo, Riva presso Chieri, Rivalba, Rivalta di Torino, Rondissone, Saluggia, San Benigno Canavese, San Mauro Torinese, San Raffaele Cimena, San Sebastiano da Po, Santena, Sciolze,  Settimo Torinese, Tonengo, Torino, Torrazza Piemonte, Trofarello, Venaria, Verolengo, Verrua Savoia, Villareggia, Villastellone, Vinovo, Virle Piemonte, Volpiano.

Perché tornare a parlare di un’area speciale, denominata Urban MAB dall’UNESCO che comprende comparti sia naturalistici che antropici, pari a una superficie complessiva di 171.233,85 ettari, suddivisi in core area (3.853,05 ha.), buffer (21.161,45 ha.) e transition (146.219,46 ha.)? Perché torna utile ricordarsele nel momento in cui si pensa di proporre tali territori come luoghi per realizzare il deposito nazionale dei rifiuti da radioattivi!

Nella storia della tutela ambientale è successo più volte che ci si ricordi di essere in una zona “speciale” solo quando le minacce arrivano all’orizzonte, senza aver fatto gran che prima per valorizzare o sostenere il fatto di vivere in una tale area di qualità. In questo caso poi sembra che il Ministero, miopemente affermando che tutti i siti individuati in Italia non sono in siti UNESCO, abbia scordato che i MaB sono siti UNESCO, avendo purtroppo individuato numerose localizzazioni dentro il sito UNESCO CollinaPo, a nord e a sud di Torino, anche in vicinanza di aree metropolitane ad alta densità abitativa (a meno che non si sia incorso nel solito errore di considerare di UNESCO solo i Patrimoni dell’Umanità, i WHL in sigla, dimenticandosi quindi non solo dei MaB ma anche dei Global Geopark). E ciò sarebbe davvero grave.

Una vicenda aggravata dal fatto che il territorio del MaB CollinaPo, a parte alcuni sporadici esempi virtuosi come i momenti formativi condotti dal Comitato Territoriale IREN con Engim ( vedasi progetto formativo Copegete ) e pochi altri, non parla di se stesso, e quindi non risveglia la memoria di alcuno a differenza di tante altre aree MaB italiane, caratterizzate da una iperattività straordinaria, come le Alpi Ledrensi e Giudicarie oppure l’Appennino Tosco Emiliano, il quale ha addirittura recentemente depositato un importante ed ambizioso progetto di ampliamento della Riserva.

Pare dunque prioritario quindi comprendere che sono soprattutto le azioni di carattere culturale quelle che di fatto possono assumere una importanza catartica sulla popolazione, molto più delle azioni di natura materiale, poiché sono in grado di coinvolgere direttamente il pensare, il fare e l’agire della gente.

E’ la consapevolezza condivisa che genera il collante.  Solo così possono germinare delle vere e proprie green communities.

Questo obiettivo è stato oggetto di attenzione anche nell’ambito del nostro ordinamento legislativo, che ha individuato una misura per agevolare forme di crescita della sensibilità allo sviluppo sostenibile (articolo 72 della legge 221 del 17.12.2015).

Le Green Community si formano, compattano e agevolano attraverso azioni / manifest-azioni che sviluppano l’attrattività di un pubblico generalista in grado di diventare parte attiva dello scambio dialettico tra Natura e Cultura, favorendo l’acquisizione di una maggiore coscienza sia individuale che collettiva – attraverso esperienze di partecipazione diretta, anche assai diverse tra di loro.

Si pensi, a proposito di Green Community e elementi naturali che nel 2018 a Torino veniva votata all’unanimità in Consiglio comunale la mozione “Istituzione di un Tavolo di Lavoro per la gestione e la fruizione del fiume Po nel tratto cittadino”. L’obiettivo era quello di avviare un percorso di pianificazione e gestione del fiume, in accordo con gli Enti, le associazioni e i circolo remieri, per valorizzare questa risorsa, al pari di altre grandi capitali europee sorte lungo i fiumi. Dopo l’alluvione del 2016 (quella in cui i battelli Valentina e Valentino sono naufragati ), occorreva garantire l’equilibrio con un corso d’acqua che può produrre alluvioni importanti, e contemporaneamente essere una vera occasione per sviluppare iniziative di cultura, arte e sport, essere motore di turismo e prezioso corridoio di biodiversità che attraversa la città. Purtroppo ad oggi nulla è stato fatto per raccogliere tali stimoli, né il  progetto della variante al Piano regolatore ha dedicato una riflessione adeguata al tema del rapporto tra città e fiume. E’ un altro dei temi da cui bisogna ripartire per il futuro di Torino, mettendo a sistema tutti gli aspetti collegati, come la rivalutazione del Parco del Valentino, la riapertura del lungo Po dei Murazzi, la navigazione fluviale.

Tornando al caso CollinaPo MAB in Piemonte, se vogliamo rimanere nel Torinese e entrare nel merito dei luoghi definiti come “transition area” della Riserva di Biosfera MaB, secondo le linee guida internazionali, oltre a valorizzare la cultura ambientale e la ricerca, va ricordato che sono  prioritari il recupero ambientale e il ristoro dei danni ambientali arrecati da anni di attività poco rispettose dell’ambiente e degli equilibri ecologici. Quindi certo non costruire nuove discariche, men che mai di “natura” radioattiva!

Questo è il pensiero “cuore” che Valerio Giacomini, il teorico italiano dei MaB negli anni 70 e 80, sostenne con impegno in sede mondiale. Questa componente eco-logica ed eco-nomica è purtroppo ancora non capillarizzata come informazione di comunità. Si palesa quindi chiaramente l’urgenza, oggi più che mai, di una serie di azioni di educazione informale alla cittadinanza.

A riguardo, fortunatamente ci sono già alcune realtà private imprenditoriali, che nel loro raggio di azione si stanno muovendo in tal senso. Cave Germaire è una di queste. L’attività industriale storicamente nata nel sito ha visto nei decenni momenti di evoluzione: dalla sua origine negli anni Ottanta con l’insediamento dell’impresa e lo sviluppo dell’attività industriale a livello locale, poi maturata dagli anni ‘90 con l’arrivo del Parco del Po e Collina Torinese nell’opportunità del suo rilancio grazie al progetto di ampliamento e contestuale recupero e riqualificazione, per arrivare al terzo momento con il riconoscimento UNESCO nel programma MaB Biosphere. E’ stato un crescendo in una ottica che ha saputo tenere sempre insieme economia ed ecologia. Le Cave in questione sono un settore dove si vive quotidianamente la coesistenza tra industria e sua trasformazione Green, messa in pratica proprio con la sostituzione di usi del suolo antropici con quelli naturali. Germaire ha generato nuova natura. Dal 1990 l’attività produttiva delle loro aziende estrattive è stata convenzionata con l’ente Parco del Po, grazie alle regole stabilite dal suo Piano d’Area approvato dalla Regione Piemonte sulla base del lavoro svolto in particolare dal Politecnico di Torino, per qualificare naturalisticamente i laghi di cava. Da allora, i bacini ridisegnati e le sponde sono accessibili per visite didattiche in sicurezza, mentre le estrazioni continuano in un’altra parte della grande area. L’alveo del Po si è spostato nella pianura nel corso dei secoli e dei decenni, migrando a seconda della sua tendenza naturale idraulico-geomorfologica. In questo tratto pedemontano del fiume si sono accumulate ghiaie e sabbie di altissima qualità e pregio con sedimentazioni di molte decine di metri: un gigantesco giacimento di materiale utile per l’edilizia, unico in tutta Italia per le sue speciali qualità chimico-fisiche.

Di fatto sono stati già riqualificati oltre 400 ettari di aree emerse dal territorio che va da Moncalieri, Carignano, Carmagnola, La Loggia, Faule, Casalgrasso e Pancalieri. Canneti, lanche, saliceti di ripa (boschi di sponda) e boschi ripariali sono ambienti che sono stati conservati anche grazie agli investimenti fatti dalle società estrattive guidati dal Piano d’Area del Parco regionale del Po (denominato dal 1 gennaio 2021 Ente di gestione delle aree protette del Po piemontese). Questi progetti sono tutt’oggi alla base dell’evoluzione della pianificazione che con il Masterplan Po dei Laghi propone al territorio una ulteriore fase di maturazione dello strumento a scala territoriale più vasta (approfondimenti sul canale Youtube Cave Germaire Green. Vedi qui il video sulle attività in cava).

Esiste un potenziale di interesse in merito che pone in analogia il sito con il grande tema della riconversione delle aree industriali dismesse urbane che in questo caso è arricchito dal fatto che l’attività non è dismessa ma sta producendo ricchezza, spazi e paesaggi nuovi. Questa concezione di unione tra Economia ed Ecologia è proprio quella che lega Uomo e Biosfera nel programma UNESCO. Qui la comunità umana coesiste con gli ambienti naturali e gli usi rispettosi del suolo, cercando nuove soluzioni per la sua evoluzione futura. I territori carmagnolesi stanno già affrontando, e con successo, il recupero di attività che oggi sono state rese compatibili legate alle cave di inerti, che hanno interessato le falde acquifere e quindi territori ad alta sensibilità ambientale, verso i quali non si devono apportare altre modificazioni che ne pregiudichino l’equilibrio idrogeologico.

Anche quelli della Dora Baltea stanno affrontando da anni il problema di un deposito di rifiuti radioattivi provvisorio (Rondissone, Caluso, Mazzè) costruito su terreni alluvionali e non hanno certo bisogno di aprire un nuovo fronte su questo tema.

Ci si augura proprio che essere un MaB italiano risvegli la memoria, ricordando a tutti che per amare i nostri territori occorre difenderli e curarne i riconoscimenti internazionali, adempiendo fattivamente e proattivamente ai compiti che UNESCO gli ha assegnato, invece di far passare inutilmente il tempo senza costruire il futuro dei propri territori.

Scrive per noi

Monica Nucera Mantelli
Monica Nucera Mantelli
“La Natura torna ad Arte” è una piattaforma di rapporti/scambi tra la creatività e buone pratiche dell'uomo e lo spazio - paesaggio del pianeta Terra.
Ideata da Monica Nucera Mantelli.
Giornalista – Facilitatore di reti e progetti territoriali - Event & Communication Manager.
Monica Nucera Mantelli nasce in Italia ma cresce e studia sin da ragazzina in Inghilterra. Si forma in una cultura anglosassone innervata di valori sociali e attenti all’interdipendenza tra uomo e natura. Dopo il doppio diploma sia nel Regno Unito che a Torino, si laurea alla Facoltà di Magistero in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo comparativo ed artistico e si trasferisce per l’anno sabbatico in Nuova Zelanda dove si forma su agricoltura biodinamica, pratiche di vita sostenibili e eventi outdoor. Vince un Master Enea Olivetti per l’Imprenditoria al Femminile con il progetto TRENOVIVO sul turismo & slow living con i treni a vapore sulla linea Ciriè-Lanzo e Torino – Ceres in collaborazione con il Museo Ferroviario Piemontese. Nel mentre scrive articoli, interviene come divulgatrice e moderatrice su temi cultura-arte-natura a conferenze e tavole rotonde e collabora per testate nel settore dei beni culturali, artistici ed enogastronomici. Si diploma ONAV – Assaggiatrice di Vino – nel 1994. Parimenti lo stesso anno prende il Patentino da Giornalista Pubblicista e entra all’Albo di Roma. Si occupa di servizi di comunicazione, mkt culturale e pianificazione territoriale strategica per realtà aziendali di primo livello. Collabora con imprese agricole, ristoranti e strutture ricettive. Progetta con Enti pubblici e privati attività di animazione e fruizione di territorio, raccordando beni naturali/paesaggistici/produttivi a arte, ambiente e cultura.
Dopo aver maturato una solida esperienza di curatela espositiva e project management nella gestione di manifestazioni culturali inserite nei contesti più vari, decide di ampliare le sue competenze in ambito di buone pratiche sistemiche ed “eco-friendly” focalizzandole alla riqualificazione dei territori. Ad oggi si occupa di raccordi e facilitazione di rete tra produzioni di eccellenze locali e politiche di sostenibilità ambientale. E’ ideatrice di festival, convegni, eventi e incontri multidisciplinari. E’ stata direttrice del Museo del Design GH di Torino e Vice-Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) Piemonte e Valle d’Aosta.
Tra i molteplici servizi svolti, ha collaborato con l’Opera Torinese del Murialdo nel progetto di rigenerazione Artigianelli150. Ha creato e sviluppato eventi culturali con l’Orchestra da Camera “G. B. Polledro” diretta dal M° Federico Bisio. Ha ideato progetti di valorizzazione territoriale come DE.GU.CRE’ e SUPERGA PARK TOUR, la rassegna sui temi tra natura, ambiente e sostenibilità GREEN MOOD, il talk-show tra ecologia ed economia THE GREEN THEATRE PARK DAY e il format convegno/evento/mostra sulla rete territoriale GREEN GRAIN.
Suo il progetto di riqualificazione ILOVEPULCHERADA.
Ha teorizzato “PER UN UMANESIMO VERDE. TRA AREE VERDI E NUOVE MODALITÀ DI SVILUPPO METROPOLITANO” nell’ambito della progettazione di Torino Strategica 2015-2025. E’ stata collaboratrice per l’Ente Parco regionale del Po To.se per la nomina del comprensorio metropolitano di 86 Comuni torinesi a Riserva di Biosfera MAB UNESCO COLLINAPO.
Ha scritto e co-prodotto il film sul paesaggio urbano e live performance POEMA CIRCULAR con il regista Alessandro Avataneo. Ha scritto e diretto l’opera –concerto PIAZZOLLA’S DAEDALUS con il M° Raffaele Tavano e il Piazzolla Modern Quartet e l'agri-commedia DUE CUORI E UN PEPERO'con la cantante argentina Sonia Farrell. Pubblica saggi sulla rubrica editoriale IN PUNTA DI TANGO.
Ha curato circa un centinaio di mostre e scritto decine di testi critici di accompagnamento alla produzione artistica di artisti internazionali. Redige la sua rubrica fissa NELL'ANTRO DELL'ARTISTA sulla rivista ContemportArt.
E’ co-autrice con Ippolito Ostellino del libro “UN PO DA CAMMINARE” Ed. Il Capricorno. Sempre con Ippolito Ostellino ha fondato la piattaforma e comunità virtuale LA NATURA TORNA AD ARTE, da cui è nata la rubrica omonima sulla testata .ECO EDUCAZIONE SOSTENIBILE.
Da oltre un ventennio è direttrice artistica di ETNOTANGO LCMM, con autoproduzioni tra musica, arte, letteratura, danza e molto altro per comunicare e trasferire la ricchezza culturale il patrimonio UNESCO del Tango rioplatense.
Tra le sue passioni: la musica, il design, l’arte contemporanea, il tango argentino, l’enologia, la gastronomia gluten-free e la ricerca esoterica.
Tutti i suoi progetti sono caratterizzati da una peculiare chiave di volta: sottendono al risveglio evolutivo dell’Uomo.

Monica Nucera Mantelli

“La Natura torna ad Arte” è una piattaforma di rapporti/scambi tra la creatività e buone pratiche dell'uomo e lo spazio - paesaggio del pianeta Terra. Ideata da Monica Nucera Mantelli. Giornalista – Facilitatore di reti e progetti territoriali - Event & Communication Manager. Monica Nucera Mantelli nasce in Italia ma cresce e studia sin da ragazzina in Inghilterra. Si forma in una cultura anglosassone innervata di valori sociali e attenti all’interdipendenza tra uomo e natura. Dopo il doppio diploma sia nel Regno Unito che a Torino, si laurea alla Facoltà di Magistero in Lingue e Letterature Straniere con indirizzo comparativo ed artistico e si trasferisce per l’anno sabbatico in Nuova Zelanda dove si forma su agricoltura biodinamica, pratiche di vita sostenibili e eventi outdoor. Vince un Master Enea Olivetti per l’Imprenditoria al Femminile con il progetto TRENOVIVO sul turismo & slow living con i treni a vapore sulla linea Ciriè-Lanzo e Torino – Ceres in collaborazione con il Museo Ferroviario Piemontese. Nel mentre scrive articoli, interviene come divulgatrice e moderatrice su temi cultura-arte-natura a conferenze e tavole rotonde e collabora per testate nel settore dei beni culturali, artistici ed enogastronomici. Si diploma ONAV – Assaggiatrice di Vino – nel 1994. Parimenti lo stesso anno prende il Patentino da Giornalista Pubblicista e entra all’Albo di Roma. Si occupa di servizi di comunicazione, mkt culturale e pianificazione territoriale strategica per realtà aziendali di primo livello. Collabora con imprese agricole, ristoranti e strutture ricettive. Progetta con Enti pubblici e privati attività di animazione e fruizione di territorio, raccordando beni naturali/paesaggistici/produttivi a arte, ambiente e cultura. Dopo aver maturato una solida esperienza di curatela espositiva e project management nella gestione di manifestazioni culturali inserite nei contesti più vari, decide di ampliare le sue competenze in ambito di buone pratiche sistemiche ed “eco-friendly” focalizzandole alla riqualificazione dei territori. Ad oggi si occupa di raccordi e facilitazione di rete tra produzioni di eccellenze locali e politiche di sostenibilità ambientale. E’ ideatrice di festival, convegni, eventi e incontri multidisciplinari. E’ stata direttrice del Museo del Design GH di Torino e Vice-Presidente ADI (Ass. Disegno Industriale) Piemonte e Valle d’Aosta. Tra i molteplici servizi svolti, ha collaborato con l’Opera Torinese del Murialdo nel progetto di rigenerazione Artigianelli150. Ha creato e sviluppato eventi culturali con l’Orchestra da Camera “G. B. Polledro” diretta dal M° Federico Bisio. Ha ideato progetti di valorizzazione territoriale come DE.GU.CRE’ e SUPERGA PARK TOUR, la rassegna sui temi tra natura, ambiente e sostenibilità GREEN MOOD, il talk-show tra ecologia ed economia THE GREEN THEATRE PARK DAY e il format convegno/evento/mostra sulla rete territoriale GREEN GRAIN. Suo il progetto di riqualificazione ILOVEPULCHERADA. Ha teorizzato “PER UN UMANESIMO VERDE. TRA AREE VERDI E NUOVE MODALITÀ DI SVILUPPO METROPOLITANO” nell’ambito della progettazione di Torino Strategica 2015-2025. E’ stata collaboratrice per l’Ente Parco regionale del Po To.se per la nomina del comprensorio metropolitano di 86 Comuni torinesi a Riserva di Biosfera MAB UNESCO COLLINAPO. Ha scritto e co-prodotto il film sul paesaggio urbano e live performance POEMA CIRCULAR con il regista Alessandro Avataneo. Ha scritto e diretto l’opera –concerto PIAZZOLLA’S DAEDALUS con il M° Raffaele Tavano e il Piazzolla Modern Quartet e l'agri-commedia DUE CUORI E UN PEPERO'con la cantante argentina Sonia Farrell. Pubblica saggi sulla rubrica editoriale IN PUNTA DI TANGO. Ha curato circa un centinaio di mostre e scritto decine di testi critici di accompagnamento alla produzione artistica di artisti internazionali. Redige la sua rubrica fissa NELL'ANTRO DELL'ARTISTA sulla rivista ContemportArt. E’ co-autrice con Ippolito Ostellino del libro “UN PO DA CAMMINARE” Ed. Il Capricorno. Sempre con Ippolito Ostellino ha fondato la piattaforma e comunità virtuale LA NATURA TORNA AD ARTE, da cui è nata la rubrica omonima sulla testata .ECO EDUCAZIONE SOSTENIBILE. Da oltre un ventennio è direttrice artistica di ETNOTANGO LCMM, con autoproduzioni tra musica, arte, letteratura, danza e molto altro per comunicare e trasferire la ricchezza culturale il patrimonio UNESCO del Tango rioplatense. Tra le sue passioni: la musica, il design, l’arte contemporanea, il tango argentino, l’enologia, la gastronomia gluten-free e la ricerca esoterica. Tutti i suoi progetti sono caratterizzati da una peculiare chiave di volta: sottendono al risveglio evolutivo dell’Uomo.

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