Marcher sur l’Eau: un manifesto per la giustizia climatica che ci porta a riflettere sulle responsabilità condivise della crisi idrica attuale
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Presentato all’ultimo Festival Internazionale del Cinema di Saint-Jean-De-Luz e vincitore del Premio Asja Energy come migliore documentario dell’edizione 2021 di CinemAmbiente, Marcher sur l’eau è un promemoria dell’emergenza climatica mondiale in cui ci troviamo
Nel mondo, 2,2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Il continente africano risente maggiormente del riscaldamento globale nonostante quest’ultimo sia principalmente la conseguenza dei modelli produttivi e di consumo del Nord.
Attraverso gli occhi di Houlaye, una ragazzina del villaggio nigeriano di Tatiste, viene raccontata una storia di vera e propria sete di risorse e della determinazione dei suoi protagonisti nel far fronte alle difficoltà. Per raggiungere l’unica fonte d’acqua vicina, gli abitanti del villaggio sono costretti a camminare a lungo ogni giorno, sfruttando le prime ore del mattino per evitare le temperature troppo elevate. Questo compito quotidiano impedisce ai bambini e ragazzi di frequentare la scuola. La mancanza d’acqua costringe anche gli adulti, soprattutto le donne, a lasciare le loro famiglie per cercare oltre il confine le risorse di cui hanno bisogno per sopravvivere.
Nonostante la regione sia una delle più colpite dal riscaldamento globale e dal conseguente esodo della popolazione, nel sottosuolo è presente una falda acquifera di diverse migliaia di km². La comunità di Tatiste fa sentire la propria voce per migliorare le condizioni di vita che dipendono in primis dall’accesso all’acqua e, con il sostegno della ONG “Amman Imman: Water is Life” si batte affinché venga effettuata una trivellazione per collegare la falda acquifera sotterranea al villaggio. Il miraggio del pozzo diventa realtà grazie alla perseveranza degli abitanti, custodi del territorio che si appropriano della tecnologia per gestire l’acqua, la risorsa naturale forse più preziosa.
La crisi idrica come problema globale

Maïga affronta la questione della giustizia ambientale evitando una retorica colpevolizzante o moralista che rischierebbe di allontanare lo spettatore; al contrario, racconta una storia di sofferenza e di resilienza puntando sull’empatia verso i suoi protagonisti e sulla responsabilizzazione del pubblico. Lo spettatore entra nel villaggio, conosce da vicino gli abitanti e il vissuto personale di ognuno di essi, si immedesima e si emoziona, comprende le questioni in gioco, il pericolo che incombe e l’entità del problema.
Marcher sur l’eau non racconta solamente l’esperienza di popoli lontani ma offre un invito a pensare alla crisi idrica come un problema globale che riguarda tutti noi e le nostre responsabilità verso il Pianeta e i popoli che lo abitano.
Lo sguardo attento e ottimista di Maïga ci ricorda che non è ancora troppo tardi per agire, ricordandoci che l’umanità può fare affidamento sulla sua straordinaria capacità di adattamento.
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- Elena Bonvecchio
- Ha conseguito la doppia laurea in Scienze internazionali e Scienze politiche presso l’Università degli studi di Torino e Sciences Po Bordeaux. E’ attualmente impegnata nel programma di Servizio Civile presso Legambiente Metropolitano, occupandosi di educazione ambientale e alimentare, mobilità sostenibile e rifiuti urbani.
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