Morfologie di arte naturale
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Come scriveva Lucrezio, forze naturali ed esseri umani cooperano nella creazione della bellezza. Anche l’oreficeria può essere un esempio di forme estetiche ispirate alla natura.
(Nell’immagine di apertura, un gioiello-orchidea; tutte le immagini sono tratte dal sito de “Il Sagittario gioielli”)
“L’arte imita la natura” ha sostenuto Aristotele (Physica 194 a 21-22); la parola “arte” corrisponde, nel testo originale, a téchne (“arte”, ma anche “tecnica”); “natura” corrisponde alla parola phýsis, sostantivo che indica l’atto del nascere, del crescere, del dispiegarsi di una forma; ma “natura” è, secondo Aristotele, anche l’essenza (o forma) delle cose che compongono quello che noi chiamiamo, ancora oggi, “natura”. Ogni procedimento tecnico ripete e piega alle esigenze umane procedimenti già esistenti in natura. Le esigenze possono essere di natura estetica, oltre che economica o produttiva.
Noi, oggi, siamo abbastanza propensi a contrapporre “natura” e “cultura”: due secoli di industrializzazione ci hanno abituato a questo (sino agli estremi del degrado ambientale); l’arte pittorica, l’arte plastica quando si sono allontanate dal figurativismo, hanno realizzato il massimo momento di distanza dalla mimesi che, nella visione aristotelica, incarnava il modo di fare “arte”. Eppure, andando oltre l’immagine percepibile, nella struttura dei cristalli, nella fisica quantistica, nella microbiologia, non è difficile ravvisare forme analoghe a quelle dell’arte di avanguardia (Kandinsky, a esempio). Sicché il nostro allontanarci dalla natura sarebbe, in fondo, soltanto un momento di un giro di circonferenza attorno a essa. E non di rado, la forma apparentemente meno “naturale” è la forma più naturale, perché ci porta nel cuore (o nei cuori) della natura stessa.

Prendiamo come esempio la lavorazione dei metalli, in particolare dei metalli preziosi (oro, argento e platino); spesso nell’arte orafa prevalgono proprio immagini mimetiche delle forme naturali. Un esempio di natura/arte lo possiamo trovare nelle creazioni de “Il Sagittario gioielli”. Vediamone alcune.

L’ispirazione della natura dà vita a forme artistiche in cui sopravvivono morfologie naturali che divengono culturali proprio perché oggetti estetici, oggetti di bellezza, da indossare. La cultura cresce sulla natura, germoglia dalla natura attraverso l’opera dell’artista. Lo schematismo geometrico della natura informa di sé l’oggetto estetico. Il truciolo del legno e il ricciolo modellato sono opere artigianali; l’artista crea una nuova immagine con materiale naturale metallico. Continuiamo sulla scia di questo esempio: il truciolo del legno che si avvita su di sé diviene un orecchino a spirale, un “vortice”. La forma evolve in materiali diversi. La costellazione del Sagittario diviene una spilla. La funzione mimetica dell’operare artistico è la natura che dà forma a sé stessa attraverso la mano umana (che è anch’essa natura). Le forme stesse degli oggetti d’arte risultano da linee geometriche, continue, curve, a frattali, ecc.
L’ambiente naturale è una fonte inesauribile di ispirazione

Sono gioielli ispirati dalla natura, dunque, le creazioni di Sergio Abbracciavento (nomen omen, ha scritto già Plauto…); nel sito ogni gioiello è posato su una base di legno grezzo; due forme naturali, dunque: il legno e il metallo, la flora e il minerale.
L’ambiente naturale è una fonte inesauribile: trasforma, opera metamorfosi, evoluzioni; e l’artigiano lo imita nell’azione plasmatrice dei materiali che della natura fa arte. C’è un ponte ideale dalla natura all’arte, una metamorfosi della natura in arte. Un ponte che gli uomini hanno costruito lentamente nei millenni sforzandosi di utilizzare le forze naturali imitandone i procedimenti.
Come scrive il poeta romano Lucrezio nel De rerum natura (V, 1253-1263 tr. it. di Olimpio Cescatti) delineando la vita dei primi uomini e come essi hanno scoperto dagli incendi provocati dai fulmini la possibilità di fondere i metalli, impadronendosi della forza naturale del fuoco: “Quando l’ardore delle fiamme, in mezzo a un orribile fragore, aveva divorato le foreste sino al più profondo delle radici, e quando i fuochi avevano calcinato le viscere della terra, scorrevano nelle sue vene brucianti e venivano a formarsi nelle cavità del suolo ruscelli d’oro e d’argento, e anche di bronzo e di piombo.

Quando gli uomini vedevano quei metalli solidificati diffondere sulla terra il fulgore dei loro vivi colori, li portavano via, sedotti dalla bellezza brillante e levigata, e notavano che ognuno conservava la forma e l’impronta della cavità da cui proveniva. Allora nacque l’idea che quei metalli, fusi dal fuoco, erano capaci di colare in tutte le figure e le forme di oggetti possibili (…).” Sono versi che ci parlano della cooperazione tra forze naturali ed esseri umani nella creazione della bellezza.
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- TIZIANA CARENA
- Tiziana C. Carena, insegnante di Filosofia, Scienze umane, Psicologia generale e Comunicazione, Master di primo livello in Didattica e psicopedagogia degli allievi con disturbi dello spettro autistico, Perfezionamento in Criminalistica medico-legale. È iscritta dal 1993 all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Si occupa di argomenti a carattere sociologico. Ha pubblicato per Mimesis, Aracne, Giuffrè, Hasta Edizioni, Brenner, Accademia dei Lincei, Claudiana.
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