Skip to main content

Road to Ischia: i centri del riuso in Emilia-Romagna

| Angelo Mineo

Tempo di lettura: 5 minuti

Road to Ischia: i centri del riuso in Emilia-Romagna
I centri del riuso in Emilia-Romagna hanno una duplice finalità, ecologica e sociale. Gestiti da enti del terzo settore o dai comuni, riducono lo spreco e accrescono l’inclusione.

Manca sempre meno all’evento “Comunità sostenibili e resilienti di terra e di mare: un arcipelago di sostenibilità” che si terrà ad Ischia dal 3 al 5 aprile 2025.

La conferenza è pensata per offrire uno spazio di confronto e collaborazione tra le realtà che hanno già intrapreso o desiderano avviare percorsi di sostenibilità, ma anche per tutte quelle persone che vogliono avvicinarsi alle tematiche di tutela ambientale.

L’obiettivo è sviluppare un evento che sia partecipato attivamente e che promuova iniziative bottom-up, pensate per essere applicabili a contesti differenti, accomunati da eventi climatici estremi sempre più violenti e frequenti, che mettono a rischio il patrimonio sociale e culturale delle nostre comunità.

Per promuovere soluzioni sostenibili e innovative, che affrontino le fragilità di questi territori e ne valorizzino le peculiarità culturali, economiche e ambientali, è necessario sviluppare un pensiero arcipelagico, un approccio partecipativo e interconnesso.

Per non arrivare impreparati ad Ischia, abbiamo deciso di condividere alcuni dei progetti che sono arrivati in redazione. Questo è solo un assaggio di quello che troverete ad Ischia!

Leggi altri progetti nella rubrica Road to Ischia

Cosa sono i centri del riuso?

I centri del riuso in Emilia-Romagna sono nati dalle azioni di diversi attori del territorio: in alcuni casi nati grazie alla lungimiranza di associazioni di volontariato operanti nel sociale (che avevano intravisto le potenzialità ambientali e sociali, nonché i benefici per la comunità, che questi luoghi potevano creare), in altri casi creati dalle amministrazioni pubbliche virtuose (nello specifico i comuni) che avevano promosso politiche per cercare di limitare la produzione di rifiuti e dare sostegno a categorie fragili; infine dalla Regione che, creando una rete per le realtà esistenti, ha fornito un sostegno anche economico ai centri del riuso comunali e ha stimolato la diffusione di queste pratiche virtuose su tutto il territorio regionale.

I centri del riuso sono nati, inizialmente, con lo scopo di prevenire la produzione dei rifiuti, allungando la vita dei beni (oggettistica, mobilio, vestiario, ecc). In qualche caso la loro apertura è stata dettata anche da motivazioni sociali, per permettere a persone meno abbienti di avere accesso ad arredamento o vestiario, a basso costo o addirittura gratuitamente.

Abbiamo intervistato Cristina Govoni, Dirigente del Settore Tutela dell’ambiente ed Economia Circolare, ed Elena Bosi, responsabile della Rete Centri del Riuso della regione Emilia Romagna, che hanno descritto così i centri del riuso:

“Non è la Regione che realizza e gestisce i centri del riuso. Come Regione ci occupiamo del coordinamento e valorizzazione della rete dei centri del riuso comunali e non comunali, in realtà ogni singolo centro, che è il cuore dell’esperienza, può essere realizzato in qualsiasi contesto: urbano/periurbano, area interna/montana. 

Ai sensi delle Linee guida emanate dalla Regione Emilia-Romagna, i centri del riuso comunali sono quelli gestiti da uno o più Comuni direttamente o indirettamente tramite specifica convenzione con soggetti terzi, mentre i centri non comunali sono gestiti da un ente o un’associazione privata. Entrambi, comunali e non comunali, per essere iscritti agli elenchi regionali, devono essere realtà non a scopo di lucro.”

Infatti, un centro del riuso ha bisogno di locali adeguati ad ospitare i beni ma anche le persone che operano nel centro, dietro ogni centro del riuso vi è un soggetto gestore (nella realtà regionale, in prevalenza, soggetti del terzo settore, oppure direttamente amministrazioni comunali), ma anche una rete territoriale che gli permette di operare e di svilupparsi in collaborazione con la comunità.

Come funzionano i centri del riuso? 

Parlando dei centri del riuso bisogna innanzitutto dire che si tratta di luoghi gestiti nella maggioranza dei casi da personale volontario, dove il pubblico può portare beni usati oppure andarli a ritirare.

Periodicamente chi gestisce il centro del riuso si occupa di effettuare operazioni di pulizia e di eliminazione di quelli che sono beni che si possono essere rovinati oppure che sono presenti da troppo tempo presso il centro (e quindi, probabilmente, non di interesse). Questo materiale scartato viene destinato alla raccolta differenziata presente sul territorio (solitamente al centro di raccolta più vicino). 

I centri del riuso sono gestiti da regolamenti di funzionamento specifici: ogni centro può decidere come permettere il ritiro dei beni (se a seguito di offerta libera, o con attribuzione di punteggi) ma anche il conferimento dei beni (solo in determinate giornate e orari).

Il funzionamento dei centri del riuso, per quanto specifico per ogni centro, è regolamentato dalle linee guida regionali. 

Linee guida regionali per i centri del riuso

La Legge regionale n. 16 del 5 ottobre 2015 sull’economia circolare promuove la diffusione dei centri per il riuso, anche in sinergia con i centri di raccolta dei rifiuti, e l’organizzazione di una rete regionale di tali centri per favorire la comunicazione e il reciproco scambio di esperienze e competenze. La promozione dei centri del riuso è altresì tra le misure previste nel Programma Regionale di prevenzione dei rifiuti contenuto nel Piano regionale per la gestione dei rifiuti e la bonifica delle aree inquinate (PRRB) 2022-2027.

Al termine di un percorso di confronto con gli operatori e le amministrazioni interessate, promosso nell’ambito di un processo partecipativo, la Regione ha disciplinato il funzionamento dei centri del riuso attraverso le “Linee guida per i centri comunali del riuso” e le “Linee guida per i centri del riuso non comunali“.

La Regione ha inoltre istituito l’Elenco regionale dei centri comunali del riuso, e l’Elenco dei centri del riuso non comunali a cui sono tenuti ad iscriversi le strutture che risultano conformi alle linee guida regionali e che si impegnano a comunicare annualmente le tipologie ed i quantitativi dei beni conferiti, presenti nel centro, consegnati agli utenti ed avviati a recupero o smaltimento ovvero conferiti presso un centro di raccolta dei rifiuti urbani. Attualmente risultano iscritti 43 centri totali, 30 all’elenco dei centri comunali del riuso e 13 all’elenco dei non comunali.

La Regione mette in rete l’attività dei centri, sostiene l’apertura o l’adeguamento dei centri comunali del riuso mediante una linea del Fondo d’Ambito, gestito da ATERSIR (Agenzia Territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e i rifiuti), La Regione ha altresì predisposto e adottato il sistema informatico SUGAR (Sistema Unificato Gestione Area Riuso) con l’obiettivo di favorire la gestione e la rendicontazione delle attività in conformità alle linee guida (i centri iscritti agli elenchi regionali hanno l’obbligo di rendicontare, entro il 30 marzo di ogni anno i materiali gestiti nell’anno precedente).

Quali sono i benefici dei centri del riuso?

Centri del riuso
Laboratorio svolto nel centro del riuso di Bologna, foto da BolognaToday

I centri del riuso hanno finalità sia ambientali che sociali: da un lato, concorrono a ridurre la produzione di rifiuti favorendo il riuso e prolungando il ciclo di vita dei materiali e dei beni, dall’altro offrono un sostegno alle fasce sensibili della popolazione rendendo disponibili beni usati e creano opportunità di lavoro per persone disoccupate, disabili o svantaggiate. Negli ultimi anni la Regione Emilia-Romagna ha purtroppo sperimentato diversi eventi calamitosi (terremoto, alluvioni) e anche per queste situazioni i centri del riuso hanno permesso un concreto e tempestivo aiuto.

Recentemente, presso i centri del riuso sono state attivate anche delle attività laboratoriali che rappresentano momenti di socializzazione, incontri intergenerazionali, acquisizione di competenze e riscoperta di antichi mestieri o abilità.

Scrive per noi

Angelo Mineo
Angelo Mineo
Volontario presso l'Istituto per l'Ambiente e l'Educazione Scholé Futuro e laureando all'Università di Torino in Scienze Internazionali. Dopo la laurea triennale in Migration Studies mi sono focalizzato sull'analisi dei fenomeni sociali ed ecologici