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In Piemonte serve un nuovo inceneritore?

| Redazione

Tempo di lettura: 3 minuti

In Piemonte serve un nuovo inceneritore?
Nuovo inceneritore regionale. le associazioni ambientaliste Torinesi esprimono dubbi e contrarietà: “Secondo l’analisi dei dati non è necessario. Impatterà fortemente sulla gestione virtuosa dei rifiuti, sulle emissioni climalteranti e sul costo della tassa rifiuti che pagherà la cittadinanza”.

L’ampliamento dell’inceneritore del Gerbido impatterà la realtà sociale ed ambientale non solo del Piemonte, attraverso una linea aggiuntiva che brucerà “fino a 280 mila tonnellate in più l’anno”, de facto aumentando quasi del 50% l’attuale capacità dell’impianto.

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Le associazioni ambientaliste torinesi esprimono forte contrarietà all’impianto.

Il Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate (PRUBAI), propone, in teoria, l’incremento della percentuale di raccolta differenziata all’82%, il miglioramento della qualità dei rifiuti differenziati raccolti e la riduzione della produzione dei rifiuti urbani residuali. In pratica, l’Autorità rifiuti Piemonte definisce la produzione e la gestione dei rifiuti (indifferenziati, organici e ingombranti) sulla base di una previsione demografica estremamente ottimistica, considerando che l’Annuario statistico regionale predisposto in collaborazione con ISTAT prevede un calo demografico per il 2035 nella regione Piemonte.

Dimensione economica

Sul piano economico, i costi della tassa rifiuti, la TARI, aumenterebbero significativamente in tutta la regione. Con la nuova modalità di calcolo della tariffa rifiuti prevista da ARERA verrà meno una fonte di introito importante per l’inceneritore del Gerbido perchè i GRIN (ex “certificati verdi”, ovvero la tariffa incentivante con cui GSE acquista il 51% dell’energia prodotta dall’impianto) verranno fortemente depotenziati, fino al quasi totale annullamento.

L’incenerimento dei rifiuti non sarà più esentato dalla partecipazione al sistema di scambio delle emissioni di carbonio (Emission Trade Scheme – ETS) che prevede il pagamento di un costo per ogni tonnellata di CO2 emessa già dal 2026.

Dimensione ambientale

Sul piano ambientale le emissioni di gas climalteranti del nuovo inceneritore aumenteranno in modo significativo anziché diminuire. In tempo di crisi climatica considerare l’ampliamento di un inceneritore è un controsenso. Considerando il fattore di emissione utilizzato recentemente dalla Città di Torino nell’ambito del “Climate City Contract”, pari a 434 g/t di CO2 equivalente, l’inceneritore del Gerbido ha causato nel 2023 l’emissione di oltre 260.000 t/anno di CO2, il che ne fa la singola fonte di emissione di gas climalteranti più importante della Città.

Le associazioni ambientaliste torinesi si chiedono come un aumento di quasi il 50% delle emissioni possa sposarsi con l’azzeramento delle stesse entro il 2030, come scritto nel citato Climate City Contract che la Città di Torino ha sottoscritto con l’UE, a meno di azzerare queste emissioni utilizzando tecniche di cattura e stoccaggio della CO2, Ipotesi peraltro contenuta nel CCC, priva di ogni analisi di fattibilità, che sicuramente aggiungerà un costo ulteriore tale da rendere l’incenerimento dei rifiuti estremamente oneroso.

Dimensione sociale

Sul piano sociale, lo sviluppo di sistemi di riuso, raccolta differenziata e di riciclo sarebbe messo fortemente a rischio dalla necessità di alimentare un impianto di incenerimento sovra-dimensionato, a meno di ricorrere a sostanziali importazioni di rifiuti da fuori regione o di prevedere l’incenerimento di altre tipologie di rifiuti. 

Inoltre non sarà possibile accedere a finanziamenti pubblici né a fondi strutturali europei per la realizzazione dell’impianto (l’incenerimento dei rifiuti non può essere compreso tra i progetti finanziati da istituzioni comunitarie o statali, perché non rispetta il principio basilare Do not significant harm).

Cosa chiedono le associazioni torinesi?

Clicca qui per leggere il comunicato stampa

Questo progetto impatterà fortemente sulla gestione virtuosa dei rifiuti, sulle emissioni climalteranti e sul costo della tassa rifiuti che pagherà la cittadinanza. Le esperienze di riuso già in essere devono essere valorizzate, e ci devono essere impegni significativi per informare e coinvolgere i cittadini ed il sistema produttivo piemontese in uno sforzo di coinvolgimento della società.

Per tutte queste ragioni le associazioni ambientali torinesi lanciano la raccolta firme, per esprimere forte contrarietà alla realizzazione di una nuova linea di incenerimento di cui il Piemonte ed i suoi abitanti non hanno alcun bisogno. Gli aspetti sociali legati al riuso ed al riciclo devono essere evidenziati con campagne di informazione e strumenti di sostegno ad esperienze di volontariato e di impresa sociale. 

Questi obiettivi devono essere sostenuti da scelte tecnologiche ed organizzative dei sistemi di raccolta che abbiano come obiettivo la massimizzazione non solo la quantità, ma anche e soprattutto la qualità dei materiali raccolti, ed anche questo richiede uno sforzo di informazione e coinvolgimento della cittadinanza molto superiore a quanto fatto finora. 

Enti firmatari

Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta

Comitato Torino Respira

SequS – Sostenibilità Equità Solidarietà

Giustizia Climatica Ora

Circolo Legambiente Molecola

circolo Legambiente greenTO

Fridays For Future Torino

Ecoborgo Campidoglio Aps

Co.Mu.Net Officine Corsare

Comitato torinese del Forum Salviamo il paesaggio

Circolo L’Aquilone Legambiente

Legambiente metropolitano Torino

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".eco", rivista fondata nel 1989, è la voce storica non profit dell'educazione ambientale italiana. Intorno ad essa via via si è formata una costellazione di attività e strumenti per costruire e diffondere cultura ecologica e sostenibilità.