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Ad un passo dalla sesta estinzione di massa – Le estinzioni della biodiversità

| Riccardo Di Liberto

Tempo di lettura: 5 minuti

Ad un passo dalla sesta estinzione di massa – Le estinzioni della biodiversità
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, Telmo Pievani e Franco Andreone lanciano un allarme chiaro: il pianeta potrebbe essere a un passo dalla sesta estinzione di massa. Tra crisi climatica, perdita di biodiversità e responsabilità umane, l’incontro ha messo in luce quanto sia urgente ripensare il nostro rapporto con la natura, prima che ciò che ancora non conosciamo venga perduto per sempre.

I nostri figli non potranno dire che non ne eravamo a conoscenza. Siamo a un passo dalla sesta estinzione di massa: mai come oggi stiamo perdendo biodiversità. E c’è ancora molto da scoprire, studiare e comprendere, ma a questo ritmo rischiamo di perdere per sempre questa possibilità.

Alca Impenne – Foto dal libro “Le Estinzioni della Biodiversità”

L’incontro tra Telmo Pievani e Franco Andreone, che ha avuto luogo al Salone Internazionale del Libro di Torino nella Sala Argento, prendeva spunto dal libro Le estinzioni e la biodiversità – Idee per la conservazione della natura. Il progetto del volume è iniziato più di dieci anni fa ed è composto da 23 contributi e oltre 30 coautori. Diverse sono infatti le personalità che si sono occupate di biodiversità in Italia e che, nel corso del tempo, hanno raccontato le proprie esperienze all’interno del libro.

Parlare di biodiversità è importante perché, come sottolinea anche Telmo Pievani, il termine è relativamente recente e contemporaneo. Con biodiversità ci si riferisce alla “ricchezza della vita”. Essa può essere osservata e calcolata su più livelli: dal patrimonio genetico agli ecosistemi presenti in un determinato territorio.

Per questo Pievani porta la riflessione sull’Italia e su come questo lembo di terra sia estremamente ricco di biodiversità ed ecosistemi differenti. “L’Italia ha catene montuose che sono barriere ecologiche, vallate e chilometri di costa, insieme a centinaia di isole che sono tutti laboratori di biodiversità”. Infatti, “molti ricercatori sostengono che se si parte a piedi dalla punta meridionale della Sicilia e si risale la penisola fino al Monte Tarvisio si possono incontrare fino a 132 ecosistemi diversi”.

Il professore, filosofo della biologia ed evoluzionista, precisa inoltre che fanno parte della biodiversità non soltanto le specie macroscopiche, come piante e animali, ma anche quelle microscopiche, come i microbi.

I nostri figli non potranno dire che non ne eravamo a conoscenza

Telmo Pievani lancia poi un dato allarmante che, secondo lui, deve essere assolutamente preso in considerazione: il trend del calo della biodiversità potrebbe preannunciare una sesta estinzione di massa. Tiene a precisare che il termine “estinzione di massa” è stato spesso criticato da altri studiosi, ma questo non rende il dato meno preoccupante. “Chiamatelo come volete… ma il tasso del calo della biodiversità degli ultimi 50 anni è 100 volte superiore a quello degli ultimi 20mila anni”.

Urge sottolineare che “non potremo dire ai nostri figli che non sapevamo: lo sapevamo”. Conosciamo perfettamente cause e conseguenze e, secondo Pievani, non abbiamo mai agito in maniera realmente incisiva per frenare questo drammatico calo della biodiversità.

Foresta pluviare di “El Yunque” – Dal libro “Le estizioni della biodiversità”

L’estinzione: perché

Le principali cause individuate sono cinque:

La prima è la deforestazione, causata soprattutto dalla necessità di creare nuovi terreni coltivabili. Un esempio è la deforestazione della foresta amazzonica per fare spazio alle coltivazioni di soia.

La seconda causa è rappresentata dalle specie invasive. Si tratta di specie non originarie di un determinato ecosistema che vengono trasportate, talvolta autonomamente ma più spesso attraverso l’intervento umano. Non avendo predatori naturali e trovando ambienti favorevoli, diventano una minaccia per gli ecosistemi locali. Anche in Italia esistono diversi esempi: dal granchio blu alla cimice asiatica, fino alla formica di fuoco in Sicilia, che sta diventando un problema sempre più serio. Pievani precisa: “Era stato previsto 25 anni fa che potesse arrivare la formica di fuoco in Sicilia e non si è fatto nulla. Adesso la biodiversità in Sicilia è minacciata”.

La terza causa è la crescita della popolazione umana, che comporta un utilizzo sempre più intensivo delle risorse naturali e un aumento dell’inquinamento.

La quarta causa riguarda gli inquinamenti industriali, urbani e gli sversamenti negli ecosistemi naturali, che possono provocare gravi danni ambientali.

La quinta causa, non meno importante, è la caccia e la pesca indiscriminate. Per quanto riguarda la pesca, quella che preoccupa maggiormente è soprattutto quella praticata in acque internazionali, che può portare alla distruzione di interi ecosistemi o all’estinzione di alcune specie.

A queste si aggiunge una sesta causa trasversale, che accelera tutte le altre: la crisi climatica in corso.

Franco Andreone sottolinea inoltre come, a suo avviso rispettoa pievani, la crescita della popolazione umana rappresenti il fattore principale della diminuzione della biodiversità, poiché l’essere umano si comporta “come un tiranno sulla Terra”. “Noi siamo la specie auto-minacciata, siamo riusciti a farci terra bruciata… bisogna raccontare perché le specie si estinguono, anche se oggi può sembrare superfluo, per comprendere perché l’essere umano potrebbe essere il prossimo”.

Prima o poi dovremo pagare la diminuzione della biodiversità

In questo quadro, Pievani invita a domandarsi perché la diminuzione della biodiversità debba interessarci, sia sul piano umano e sociale sia su quello scientifico. Le risposte possono essere diverse. La più comune è quella economica: gli ecosistemi possiedono un valore legato ai cosiddetti “servizi ecosistemici”, ovvero tutte quelle funzioni naturali che rendono possibile la vita umana. Un esempio portato da Pievani è quello degli insetti impollinatori, da cui dipende il 70% del cibo che consumiamo.

Il problema, però, è che questi servizi oggi vengono forniti gratuitamente dalla natura. Se la biodiversità continuerà a diminuire, tali servizi diventeranno sempre più scarsi e, di conseguenza, economicamente più costosi. “Questo significa che dovremo pagare la diminuzione della biodiversità… ma questa motivazione non mi piace perché è puramente utilitaristica”.

Una seconda risposta riguarda il valore estetico della biodiversità: bellezza, salute, armonia. Ma anche questo, per Pievani, non basta.

Esiste infatti una terza motivazione, più profonda: non abbiamo alcun diritto di causare l’estinzione di una forma di vita evolutasi indipendentemente dall’essere umano. La biodiversità deve essere considerata un valore intrinseco.

Questa visione appare oggi sempre più attuale, soprattutto perché alcuni ecosistemi vengono riconosciuti giuridicamente come soggetti di diritto. In Nuova Zelanda, ad esempio, alcuni fiumi e montagne possiedono personalità giuridica, mentre in Ecuador questo riconoscimento riguarda l’intera natura. Si tratta di un principio che, secondo Pievani, dovrebbe diventare universale, per comprendere che danneggiare un ecosistema significa danneggiare un interesse collettivo.

Stiamo distruggendo qualcosa di cui siamo ignoranti

Questo tema appare ancora più importante perché la biodiversità, anche come concetto, è relativamente recente e la conoscenza che ne abbiamo è ancora limitata. Le potenzialità scientifiche da esplorare sono enormi. “Stiamo distruggendo qualcosa di cui siamo ignoranti”, afferma Pievani, e che potremmo non avere più la possibilità di conoscere una volta perduto. Andreone aggiunge: “Spesso pensiamo di aver già scoperto tutto, ma non è così. Ci ritroviamo con tantissimi gruppi che scompaiono e che non sappiamo nemmeno come classificare”.

Franco Andreone – Sala Argento.

Franco Andreone sottolinea infine l’importanza delle collezioni scientifiche del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino. Queste rappresentano non soltanto un patrimonio culturale per la città di Torino, ma soprattutto un patrimonio scientifico fondamentale. Si tratta di materiali raccolti nel corso del tempo che consentono comparazioni storiche e studi approfonditi sull’evoluzione della biodiversità.

Per questo motivo il volume valorizza anche il ruolo dei musei di storia naturale nella conservazione della biodiversità.

L’incontro mette in luce quanto il calo della biodiversità sia ormai un fenomeno estremamente preoccupante. Lo studio di questi temi ha ancora molto da offrire, ma se il trend continuerà con questi ritmi il tempo a disposizione potrebbe ridursi drasticamente. Cause e conseguenze sono ormai note da anni, ma troppo spesso gli interventi si sono rivelati insufficienti.

Eppure, come emerge dall’incontro, la tutela della biodiversità non dovrebbe dipendere soltanto da motivazioni economiche o utilitaristiche, ma dalla consapevolezza che la natura, in tutte le sue forme, rappresenta una componente essenziale e insostituibile della vita stessa.

Continuate a seguire la rassegna di .eco, nei prossimi giorni vi racconteremo altri incontri del Salone del Libro, intanto trovare la nostra Guida al Salone, e il resto della rassegna di venerdi qui.

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